Studio di psicologia-Carla Costanzo

Studio di psicologia-Carla Costanzo "Non puoi insegnare qualche cosa a un uomo.Puoi solo aiutarlo a scoprirla dentro di sè". Galileo

Lo studo di psicologia fa riferimento ai principi dell'Analisi Transazionale e alla Psicologia della Gestalt. Sono previste consulenze psicodiagnostiche, sedute individuali, familiari e di gruppo.

23/04/2026

NON GIUDICATE UNA MADRE

(Di Patrizia Coffaro)

Questa mattina una donna si è Ianciata dal baIcone con i suoi tre bambini. Il più piccolo aveva quattro mesi... aveva un rosario in mano, e già qui, se ci si ferma un attimo, si capisce che non siamo davanti a un gesto freddo, razionale, lucido. Siamo davanti a una mente che si è spenta nella disperazione, a un dolore che ha superato la soglia del sopportabile.

E la prima cosa da dire, senza girarci intorno, è questa... non giudicate. Non perché quello che è successo sia accettabile, non lo è. È devastante, è straziante, ma il giudizio, quello rapido, quello che serve solo a mettere distanza tra noi e lei, non aiuta a capire e se non capiamo, continueremo a vedere tragedie così, ancora, ancora e ancora.

In Italia c’è un problema enorme che viene ancora trattato come marginale, come qualcosa di raro, come una fragilità individuale... la depresslone post parto.

Non è una tristezza passeggera o solo stanchezza, non è passerà, ma è una condizione reale, biologica, neurologica, ormonale, emotiva... è un terremoto interno.

Una donna partorisce e nel giro di poche ore il suo assetto ormonale cambia in modo drastico, estrogeni e progesterone crollano, il sonno sparisce, il corpo è svuotato, infiammato, vulnerabile. Spesso ci sono carenze nutrizionali importanti, ferro, vitamine del gruppo B, omega 3. Il sistema nervoso è sotto pressione costante e sopra tutto questo si aggiunge una cosa che oggi diamo per scontata ma che è profondamente innaturale.. la solitudine.

Un tempo, e non è nostalgia, è antropologia, la donna dopo il parto non veniva lasciata sola. C’erano altre donne, madri, sorelle, zie, c’era una rete. Il suo compito era uno... nutrire e recuperare. Tutto il resto veniva sostenuto... oggi no.

Oggi dopo due, tre giorni si torna a casa e inizia una maratona senza fine, notti insonni, pianti, allattamento, dubbi continui.p aura di sbagliare, corpo che non riconosci più e spesso accanto c’è un partner che, anche in buona fede, non capisce cosa sta succedendo, perché nessuno glielo ha mai spiegato realmente cosa sta accadendo.

E allora succede che la donna non si riconosce più, ma non sa nemmeno dare un nome a quello che sta vivendo. Non dice... ho bisogno di aiuto.ma pensa: "sono io che non vado bene".

E quando entri in quel punto lì, quando tutto diventa nero, quando la mente inizia a distorcere la realtà, quando il dolore diventa costante, quando la stanchezza diventa disconnessione… chiedere aiuto non è più semplice, è quasi impossibile.

Questa è la parte che fa più paura.

Perché da fuori si continua a dire “perché non ha chiesto aiuto?”. Ma la verità è che spesso, in quello stato, non riesci nemmeno a capire che ti serve aiuto, sei dentro e allora sì, dobbiamo dirlo chiaro... abbiamo fallito.

Abbiamo fallito come sistema sanitario, che ancora tratta la salute mentale post parto come qualcosa di secondario. Abbiamo fallito come società, che idealizza la maternità ma non sostiene le madri. Abbiamo fallito come famiglie, che spesso non vedono, o vedono ma minimizzano, oppure aggiungo stress a una donna che ha bisogno di tutto all'infuori di altro stress e giudizi sulla gestione del bambino. Abbiamo fallito anche come cultura, che continua a raccontare che diventare madre è la cosa più bella del mondo senza raccontare anche quanto può essere destabilizzante.

E c’è un altro punto, delicato ma necessario... i partner. Un marito, un compagno, non deve diventare psicologo, ma deve diventare attento. Se vede la donna che AMA cambiare, spegnersi, chiudersi, non deve interpretarlo come rifiuto, pigrizia, esagerazione. Deve fermarsi e dire... qui c’è qualcosa che non va, e deve chiedere aiuto, anche al posto suo.

Perché ci sono momenti in cui una madre non riesce a salvarsi da sola e non è debolezza, è fisiologia che diventa fragilità. Quella donna con il rosario in mano non stava scegliendo, stava crollando e questo dovrebbe farci smettere di parlare di casi isolati e iniziare a parlare di prevenzione vera.

Significa preparare le donne prima del parto, non solo al travaglio ma al dopo. Significa monitorarle nelle settimane successive, significa costruire reti di supporto, parlare di nutrizione, integrazione, di sonno, di sistema nervoso, di cambiamenti ormonali. Significa normalizzare il fatto che si può stare male, anche profondamente, dopo aver dato la vita.

E significa soprattutto una cosa... non lasciare sole le donne. Perché quando una donna crolla dopo il parto, non crolla da un giorno all’altro, ci arriva e se impariamo a vedere prima, forse, possiamo evitare che il buio diventi così profondo da non lasciare più via d’uscita. Non è una questione di colpa, è una questione di responsabilità collettiva.

E finché non lo capiamo, continueremo a piangere tragedie che, in molti casi, si potevano intercettare prima. Spero davvero che il Sistema Sanitario, insieme alla sua rete di medici, inizi a sostenere concretamente le madri nel post parto. Non solo con parole, ma con un supporto reale, anche sul piano nutrizionale e integrativo. Perché dopo il parto e durante l’allattamento, una donna è profondamente deprivata di nutrienti e proprio quei nutrienti sono fondamentali per sostenere il sistema nervoso, l’equilibrio ormonale e la stabilità emotiva. Senza questo supporto, chiediamo a una donna di reggere tutto… quando in realtà è il momento in cui avrebbe più bisogno di essere sostenuta.

XO - Patrizia Coffaro

22/04/2026

In psicoterapia, un aumento del dolore percepito non indica di per sé un peggioramento, ma l’ingresso in una fase di contatto più autentico con la propria esperienza emotiva. 🧩

Quando la persona smette di evitare ciò che prova, tornano a emergere emozioni che per molto tempo erano state messe da parte per riuscire a far fronte alle difficoltà. 🌊

Questo passaggio può generare un incremento temporaneo della sofferenza, che non va interpretato come un fallimento del processo, bensì come un segnale che si sta lavorando su ciò che realmente necessita di essere elaborato. 🔍
Attraversare il dolore significa permettersi di riconoscere e nominare ciò che è stato taciuto, tollerare l’attivazione emotiva e riorganizzare il proprio vissuto in un contesto relazionale sicuro. 🤝
È proprio la presenza del terapeuta a rendere possibile questo, senza che la persona ricada nelle difese che in passato si erano rese necessarie. 🛟

Il dolore che emerge non è un ostacolo alla cura, ma una parte della cura stessa: indica dove si trovano le ferite, quali bisogni sono rimasti insoddisfatti e quali schemi relazionali continuano a ripetersi. 🌱
Solo attraversando le ferite è possibile trasformare la sofferenza in comprensione e la comprensione in cambiamento. 🔄

La psicoterapia, quindi, non mira a eliminare il dolore, ma a creare le condizioni perché possa essere riconosciuto, compreso e trasformato. È attraverso questo lavoro di contatto e rielaborazione che la persona costruisce un benessere più solido, radicato nella consapevolezza e non nell’evitamento. ✨

21/04/2026

🌺 Quando uno va incontro a se stesso, smette di cercare di completare se stesso negli altri; qualcosa si ferma, e da lì l'amore cessa di essere bisogno, sforzo o fantasia... e inizia a emergere come un modo più naturale di essere.

Forse non si tratta di imparare ad amare, ma di ricordare l'amore che siamo.

C.Naranjo

Una paziente speciale ❤️
16/04/2026

Una paziente speciale ❤️

14/04/2026
Il mio lavoro ❤️
09/04/2026

Il mio lavoro ❤️

07/04/2026

Indipendentemente dalle controversie storiche, la metafora del viaggio sulla Luna ci riguarda.
Nel 1968, come oggi , l’Apollo 8 fece il giro intorno alla Luna.

A un certo punto, uno degli astronauti disse: “stiamo girando la telecamera per mostrarvi la Terra.”
E così fece.
Era la prima volta che l’essere umano vedeva il proprio pianeta sospeso in quel modo nello spazio. E fu profondo, per molte altre persone fu quasi uno shock.
Probabilmente nessuno si aspettava che quella visione ci avrebbe dato una prospettiva così diversa: il focus era sul fatto che stavamo andando sulle stelle, su altri pianeti.
Improvvisamente, la camera venne girata verso noi stessi, e questo ha comportato un salto di coscienza.
Uno degli astronauti disse: “Quando inizialmente siamo partiti per la luna, la nostra attenzione era solo per la luna. Non avevamo in mente di guardare indietro verso la Terra.
Ma una volta fatto, questa potrebbe diventare la ragione più importante per la quale siamo andati.
Tutti noi abbiamo la connessione con la terra. E’ la nostra casa.
E non so come si possa tornare dalla luna e non essere, in qualche modo, cambiati.
È davvero un’esperienza commovente poter vedere tutto questo con i tuoi occhi."

Nella metafora, questo spostamento di prospettiva è il dono che ci possono offrire le 5 Leggi Biologiche: il ritorno a se stessi, che dà la sensazione di tornare a casa.
Se quindi ti chiedi cosa significhi essere “profughi” persi nell’omonimo conflitto, lasciati ispirare da questo video per cominciare a percepire che la strada di casa la si trova voltandosi indietro, guardandosi dentro, per ricongiungersi con il proprio Sè più autentico e profondo.
Dal nostro Laboratorio di Presenza: https://dex.5lb.eu/corsi/laboratorio-di-presenza/lezione/voltarsi-verso-se-autentico-trovare-casa

31/03/2026

In terapia non si guarisce.
Si lascia morire ciò che non tiene più.

La psicoterapia non serve a cancellare il dolore.
Serve a renderci capaci di sostenerlo. Non serve ad aggiustare le nostre bugie. Serve a incontrare la verità senza crollare. Non promette una vita felice come nelle favole. Promette una vita vera. Una terapia riuscita non elimina l’ombra, ma insegna a camminare dentro la luce e dentro il buio. Perché vivere non significa non soffrire. Significa scoprire che la vita, anche quando fa male, vale ancora la pena di essere vissuta. E che il nostro tempo non è fatto per evitare il dolore,ma per costruire qualcosa che abbia senso.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Indirizzo

Via J. Serra 13
Bari
70125

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