14/04/2026
La tauopatia retinica:
La tauopatia retinica si riferisce all'accumulo di proteina tau anomala e iperfosforilata all'interno degli strati della retina.
Poiché la retina è un'estensione anatomica del cervello (derivante dallo stesso tessuto embrionale), spesso riflette i cambiamenti patologici osservati nel sistema nervoso centrale.
Questo ha portato diversi ricercatori a considerare l'occhio come una "finestra sul cervello", utile soprattutto per la diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative.
In condizioni come la malattia di Alzheimer, la proteina tau, che normalmente stabilizza i microtubuli nei neuroni, si ripiega in modo errato formando dei "grovigli".
I depositi retinici di tau compaiono spesso prima di un declino cognitivo significativo o della perdita di memoria.
La tauopatia retinica progredisce tipicamente in tre fasi, iniziando dallo strato plessiforme esterno e spostandosi verso l'interno, verso le cellule gangliari della retina.
È stato riscontrato che il livello di fosforilazione della tau nella retina correla con la gravità della patologia nel ippocampo (il centro della memoria nel cervello).
È interessante notare che la tauopatia non è esclusiva dell'Alzheimer: ci sono prove crescenti che il glaucoma (la principale causa di cecità irreversibile) possa essere in realtà una tauopatia localizzata.
Nel glaucoma, si trovano aggregati di tau nelle cellule gangliari retiniche.
Si ritiene che l'elevata pressione intraoculare (IOP) inneschi la fosforilazione della tau, che poi destabilizza la struttura delle cellule del nervo ottico, portando alla loro morte e alla conseguente perdita della vista.
Sebbene la "tauopatia" sia una diagnosi cellulare, la sua manifestazione clinica oftalmica include: 1) l'assottigliamento dello spessore retinico interno, in particolare dello strato delle fibre nervose retiniche (RNFL) rilevabile tramite Tomografia a Coerenza Ottica (OCT); 2) perdita del campo visivo e perdita della visione periferica (comune nel glaucoma); 3) ridotta sensibilità al contrasto con dfficoltà a distinguere un oggetto dallo sfondo; 4) cambiamenti vascolari quali restringimento o tortuosità dei vasi sanguigni retinici.
In una retina sana, la proteina tau funge da "binario" per i microtubuli all'interno degli assoni (le fibre lunghe trasmissive dei neuroni).
Questi binari permettono il trasporto di nutrienti e segnali elettrici.
Per ragioni ancora sotto studio (stress ossidativo, infiammazione o pressione oculare), la tau subisce un cambiamento chimico come l'aggiunta eccessiva di gruppi fosfato.
La tau, pertanto, si stacca dai microtubuli, che si sfaldano e la cellula perde la sua struttura e la capacità di comunicare.
Una scoperta recente e inquietante è che la tau anomala può "infettare" le cellule vicine.
Se una cellula gangliare della retina presenta tau degradata, può trasmettere la malformazione alle cellule sane adiacenti attraverso le sinapsi, diffondendo la degenerazione lungo il nervo ottico fino al cervello (degenerazione retrograda).
Esistono diverse varianti della proteina tau.
Ricerche recenti suggeriscono che la retina possa esprimere un rapporto diverso tra le varianti 3R e 4R rispetto alla corteccia cerebrale, il che potrebbe spiegare perché alcune persone sviluppano problemi visivi molto prima di quelli cognitivi.
Attualmente, l'OCT misura solo lo spessore dei vari strati retinici, interni ed esterni.
Quando lo spessore diminuisce, il danno è già presente ed in avanzamento.
La ricerca ormai si sta spostando sul rilevamento della proteina prima che le cellule muoiano, ovvero prima della valutazione morfometrica, concentrandosi sulle minime variazioni di potenziale elettrico di trasmissione (microvolt) delle cellule gangliari, come per il glaucoma.
Attraverso indagini elettrofunzionali accurate (PERG, h-PERG, Mf-PEV) da affiancare a quelle morfometriche, si possono ottenere valori predittivi rapidamente e senza alcuna necessità di indagine invasiva o complessa (RMN, biopsie, esami liquorali, ecc.).
Si stanno inoltre testando colliri o molecole somministrate per via orale che "colorano" la proteina tau (biomarkers): una volta legate alla tau, queste molecole brillano sotto una luce blu speciale, permettendo all'oculista di vedere i depositi di tau durante una normale visita.
Algoritmi di deep learning AI vengono addestrati per riconoscere pattern invisibili all'occhio umano nelle scansioni retiniche standard, correlando micro-alterazioni dei vasi e della trama nervosa con i livelli di tau nel sangue.
Se la tauopatia retinica e quella cerebrale sono collegate, i trattamenti potrebbero essere comuni.
Sono in corso trial clinici per anticorpi monoclonali che "puliscano" i depositi di tau.
La retina funge da sito di monitoraggio: se il farmaco riduce la tau nell'occhio, è probabile che stia funzionando anche nel cervello.
Nel caso del glaucoma, si ipotizza che l'uso di farmaci che stabilizzano la tau direttamente nell'occhio possa prevenire il danno visivo anche in presenza di pressione oculare alta.
BACKGROUND Phosphorylated tau (p-tau) accumulation, a hallmark of Alzheimer's disease (AD), can also be found in the retina. However, it is uncertain whether it is linked to AD or another tauopathy....