Studio Oculistico Bellizzi

Studio Oculistico Bellizzi Centro di Oftalmologia in Bari dal 1975 come riferimento per Oftalmopediatria, Strabismi, Ortottica, Neuroftalmologia.

La fotobiomodulazione (PBM) rappresenta una delle frontiere più promettenti per il trattamento dell'Atrofia Geografica (...
22/01/2026

La fotobiomodulazione (PBM) rappresenta una delle frontiere più promettenti per il trattamento dell'Atrofia Geografica (GA), lo stadio avanzato e non essudativo della degenerazione maculare senile (AMD).
A differenza delle terapie farmacologiche, la PBM utilizza lunghezze d'onda specifiche della luce (infrarosso 660nm, 590nm e 850nm) per modulare l'attività cellulare a livello retinico.
La luce viene assorbita dal citocromo c ossidasi mitocondriale nella catena di trasporto degli elettroni e questo stimola la produzione di ATP, migliorando il metabolismo energetico delle cellule dell'Epitelio Pigmentato Retinico (EPR) e dei fotorecettori.
Tale processo riduce i marker pro-infiammatori e la deposizione di drusen, rallentando la progressione delle lesioni atrofiche.
Tuttavia complete evidenze scientifiche non sono ancora disponibili su larga scala e in una minima percentuale di casi non sono da escludersi alcuni effetti secondari o collaterali.
La PBM segue la legge di Arndt-Schulz: se l'intensità o il tempo di esposizione eccedono i parametri ottimali, si può verificare un effetto inibitorio anziché stimolante, potenzialmente accelerando lo stress cellulare anziché ridurlo.
Ad oggi, i dati dei trial clinici (incluso il follow-up a lungo termine di LIGHTSITE III) confermano che la PBM non aumenta il rischio di sviluppare neovascolarizzazione coroideale (CNV), un vantaggio significativo rispetto alle terapie intravitreali attuali.
Sebbene rari nell'applicazione oculare, sono monitorati sempre i potenziali effetti bio-umorali secondari: la stimolazione locale può indurre una lieve modulazione sistemica delle citochine antinfiammatorie, anche se l'impatto clinico rimane circoscritto alla retina trattata.
Circa il 15-20% dei pazienti non mostra benefici funzionali, probabilmente a causa di uno stadio di atrofia troppo avanzato dove la densità mitocondriale residua è insufficiente per innescare la cascata biochimica della PBM.
In questo caso clinico da noi precedentemente seguito e poi trattato con PBM (6 mesi di trattamenti) da altra struttura specialistica, abbiamo verificato in urgenza una accellerazione dell'atrofia geografica con conversione dalla forma secca a quella umida di AMD con emorragia subretinica da sviluppo di CNV (pz. diabetico).
Pertanto è sempre consigliabile affidarsi a specialisti che possono valutare al meglio le condizioni cliniche dei pazienti affetti da GA-AMD e consigliare il migliore percorso terapeutico onde evitare rischi da trattamenti non personalizzati o superficialmente indicati.

L'ambliopia (o occhio pigro) non è solo un deficit funzionale visivo, ma anche una condizione neurologica caratterizzata...
19/01/2026

L'ambliopia (o occhio pigro) non è solo un deficit funzionale visivo, ma anche una condizione neurologica caratterizzata da una ridotta sensibilità al contrasto e una incompleta comunicazione tra retina e corteccia visiva.
Il biofeedback Retimax rappresenta una delle frontiere più avanzate della riabilitazione visiva elettrofunzionale per il trattamento dell’ambliopia, specialmente nei casi in cui le terapie occlusive standard abbiano raggiunto un plateau di efficacia o in pazienti oltre l'età plastica.
​Il sistema Retimax utilizza i Potenziali Evocati Visivi (PEV) in tempo reale per stimolare la neuroplasticità ed al tempo stesso controllare il risultato.
​Il paziente osserva uno stimolo (solitamente un pattern checkerboard invertito) mentre il sistema monitora costantemente l'ampiezza dell'onda P100 dei PEV.
​Quando l'attività elettrica cerebrale del paziente indica una fissazione maculare corretta e un aumento del reclutamento neuronale, il sistema emette un segnale sonoro.
​Questo meccanismo "premia" il cervello quando utilizza correttamente la via visiva deficitaria, rinforzando le connessioni sinaptiche e migliorando la stabilità della fissazione.
​A differenza dell'occlusione ortottica passiva, il biofeedback con Retimax è una terapia proattiva.
Il protocollo standard prevede generalmente 10-20 sedute della durata di circa 20 minuti per occhio con utilizzo di stimoli a frequenze spaziali variabili che si adattano al visus residuo del paziente in modo tale da trasformare una fissazione eccentrica o instabile in una fissazione centrale foveale, aumentando la risoluzione spaziale della corteccia visiva primaria.
Il biofeedback agisce riducendo l'inibizione interoculare mediata dal neurotrasmettitore GABA e potenziando i meccanismi di long-term potentiation (LTP) a livello corticale.
Questo lo rende uno strumento d'elezione per il recupero funzionale nei casi di ambliopia anisometropica e strabica, ma anche per sfruttare al meglio il residuo visivo in molte patologie dell'adulto o della terza età causanti ipovisione.
​L'integrazione del sistema Retimax nei protocolli di riabilitazione visiva permette di passare da un approccio puramente "passivo" (occlusione) a uno "interattivo" e misurabile.
La capacità di monitorare oggettivamente il miglioramento elettrofunzionale garantisce una precisione clinica superiore rispetto ai metodi tradizionali; siamo stati tra i primi centri in Italia ad adottarlo giá dal 2010 con risultati eccellenti in quasi tutti i casi trattati, anche in quelli molto complessi di ambliopie refrattarie alle varie terapie tradizionali.
Affidati ai nostri specialisti per la valutazione e i trattamenti riabilitativi dell'ambliopia.

La papilla di Bergmeister rappresenta il residuo fibroso del tessuto gliale che circonda la porzione prossimale dell'art...
15/01/2026

La papilla di Bergmeister rappresenta il residuo fibroso del tessuto gliale che circonda la porzione prossimale dell'arteria ioidea durante la vita fetale. Clinicamente, si manifesta come una piccola massa di tessuto biancastro, di forma conica o a ciuffo, che emerge dal centro del disco ottico.
​È classificata come una persistenza della vascolarizzazione fetale di tipo benigno e asintomatico, riscontrabile in rare occasioni durante esami del fondo oculare.

L'Optoretinografia (ORG) rappresenta l'ultima frontiera dell'imaging funzionale della retina, offrendo un metodo non inv...
12/01/2026

L'Optoretinografia (ORG) rappresenta l'ultima frontiera dell'imaging funzionale della retina, offrendo un metodo non invasivo per misurare la risposta fisiologica dei fotorecettori allo stimolo luminoso con una dimensione e sensibilità nanometrica.
Tale tecnica inoovativa combina la tecnologia già impiegata in elettrofisiologia oculare, come l'Elettroretinogramma (ERG) e la tomografia a coerenza ottica (OCT) ad alta risoluzione con ottiche adattative in grado di visualizzare singolarmente i fotorecettori retinici.
A differenza dell'ERG, che misura potenziali elettrici di massa, l'ORG utilizza la luce per sondare l'integrità biomeccanica e metabolica delle cellule retiniche.
Il principio cardine si basa sull'OCT ad alta velocità; quando i fotopigmenti assorbono i fotoni, si innesca una cascata biochimica che causa: cambiamenti osmotici (movimento di ioni e acqua attraverso la membrana plasmatica con allungamento meccanico misurabile in nanometri) e variazioni dell'indice di rifrazione (modifiche strutturali nelle membrane dei fotorecettori alterano il segnale di backscattering dell'infrarosso OCT).
L'analisi di fase del segnale interferometrico permette di rilevare variazioni della lunghezza del cammino ottico nell'ordine dei 5-10 nanometri, ben al di sotto della risoluzione assiale strutturale dei comuni OCT clinici.
Attualmente, in fase sperimentale, l'ORG si è consolidata come strumento critico per:

1) screening pre-sintomatico di disfunzioni nei coni e nei bastoncelli in pazienti con Degenerazione Maculare legata all'Età (AMD) o Retinite Pigmentosa (RP) prima della comparsa di atrofia strutturale;
2) trial di terapia genica, utilizzata come endpoint primario per verificare il ripristino della funzione cellulare dopo l'iniezione di vettori virali, fornendo prove oggettive di efficacia biologica;
3) classificazione dei fotorecettori in vivo tra coni L, M e S in base alla loro risposta spettrale specifica.

L'Optoretinografia trasforma l'OCT da uno strumento puramente morfologico a una piattaforma di fisiologia cellulare in vivo, la sua capacità di mappare la funzione retinica a risoluzione cellulare promette di rivoluzionare la Medicina di precisione in Oftalmologia.

Maggiori info in questo articolo recentemente pubblicato:
https://www.nature.com/articles/s41377-025-02149-6

La terapia antiaggregante nei pazienti con AMD: Sebbene la terapia antiaggregante (es. aspirina) sia fondamentale per la...
05/01/2026

La terapia antiaggregante nei pazienti con AMD:

Sebbene la terapia antiaggregante (es. aspirina) sia fondamentale per la prevenzione cardiovascolare, il suo impiego in pazienti affetti da Degenerazione Maculare Senile (AMD) richiede un monitoraggio attento, specialmente nella variante neovascolare o umida (n-AMD).
L'evidenza clinica più recente indica una correlazione significativa tra l'uso di antiaggreganti e l'incidenza di emorragie intraoculari gravi; farmaci antiaggreganti possono aumentare il rischio di sanguinamento retinico o sottoretinico di circa il 50% nei pazienti con n-AMD.
Il rischio è sensibilmente più elevato nei pazienti che presentano contemporaneamente ipertensione arteriosa, nei pazienti ipertesi o in oresenza di diabete; l'uso di antiaggreganti aumenta il tasso di emorragia retinica/sottoretinica (circa il 66,8% contro il 56,4% dei non utilizzatori) sebbene non sembri influenzare drasticamente la dimensione della lesione iniziale.
L'uso combinato di antiaggreganti e anticoagulanti rappresenta il fattore di rischio massimo per emorragie oculari clinicamente rilevanti (es. aspirina + clopidogrel).
Nonostante il rischio emorragico, alcuni studi (trial BRAMD) suggeriscono che l'assunzione di antiaggreganti non influenza negativamente gli esiti visivi a lungo termine nella n-AMD se la patologia è gestita correttamente con iniezioni intravitreali di anti-VEGF.
Nella forma secca, invece, non vi è un'associazione provata tra l'uso di aspirina a lungo termine e la progressione verso l'atrofia geografica avanzata; al contrario, alcune teorie ipotizzano che alte dosi di antiaggreganti possano prevenire l'occlusione della coriocapillare, riducendo l'ipossia retinica.

I clinici devono operare un bilanciamento tra il rischio sistemico (infarto, ictus) e il rischio oculare.

• Non sospendere autonomamente: è tassativamente sconsigliato interrompere la terapia antiaggregante senza consulto specialistico, poiché i rischi cardiovascolari spesso superano quelli oculari.
• Monitoraggio: i pazienti in terapia antiaggregante con AMD devono essere sottoposti a controlli periodici tramite OCT per rilevare precocemente nuovi segni di attività emorragica.
• Comunicazione Proattiva: è necessaria una stretta collaborazione tra cardiologo e oculista per ottimizzare il regime terapeutico in base al profilo di rischio individuale.

La gestione del paziente richiede un equilibrio tra sicurezza sistemica e salute oculare; per gestire le complicanze emorragiche indotte o aggravate dagli antiaggreganti, la combinazione di tPA (attivatore tissutale del plasminogeno) e iniezioni di anti-VEGF si è dimostrata efficace nel migliorare l'acuità visiva e limitare l'emorragia sottoretinica.
Nonostante il rischio oculare, le attuali linee guida (2025-2026) ribadiscono che i pazienti non devono sospendere l'aspirina se indicata per la prevenzione di eventi cardiovascolari maggiori, poiché il rischio cardiaco o di ischemia sistemica supera quello di perdita visiva.
Parlane con i nostri specialisti.

La microesfoliazione palpebrale (MBE) è una procedura ambulatoriale mini-invasiva volta alla rimozione meccanica dei det...
29/12/2025

La microesfoliazione palpebrale (MBE) è una procedura ambulatoriale mini-invasiva volta alla rimozione meccanica dei detriti infiammatori, del biofilm batterico e delle croste cheratiniche (colletti) dal margine palpebrale.
Nelle blefariti croniche (anteriori, posteriori o miste), l'accumulo di esotossine batteriche e detriti cellulari alimenta un circolo vizioso di infiammazione neurogena e disfunzione delle ghiandole di Meibomio.
​Il trattamento utilizza una testina rotante in micro-spugna di grado medico, monouso e imbevuta di soluzioni detergenti specifiche, l'azione meccanica permette: 1) l'eradicazione fisica delle colonie batteriche (spesso Staphylococcus aureus) che producono enzimi responsabili della degradazione dei lipidi lacrimali, 2) l'eliminazione dei detriti cilindrici tipici dell'infestazione da Demodex folliculorum, 3) la stimolazione meccanica favorisce l'apertura degli orifizi delle ghiandole di Meibomio, facilitando la fuoriuscita del sebo.
la MBE induce un miglioramento significativo nei seguenti parametri: 1) riduzione soggettiva della sintomatologia (bruciore, sensazione di corpo estraneo), 2) aumento del tempo di rottura del film lacrimale (BUT test) indicando una maggiore stabilità dello strato lipidico, 3) riduzione dei marker infiammatori (metalloproteinasi) nel film lacrimale.
La durata media del trattamento é di 10-15 minuti per entrambi gli occhi, prevede l'instillazione di un anestetico topico per minimizzare il discomfort.
​Solitamente viene ripetuta ogni 3-5 mesi, a seconda della gravità della patologia e della velocità di riformazione del biofilm.
​Non ci sono controindicazioni tranne per infezioni oculari acute in atto e traumi recenti.
​La microesfoliazione palpebrale rappresenta un "reset" dell'ecosistema del margine palpebrale.
Non sostituisce la terapia domiciliare (igiene palpebrale e applicazioni caldo-umide), ma agisce come coadiuvante fondamentale per rendere i trattamenti topici più efficaci, interrompendo la cronicità dell'infiammazione superficiale.
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La Christmas Tree Cataract è un tipo di cataratta caratterizzata dalla formazione di minuscoli cristalli policromatici a...
22/12/2025

La Christmas Tree Cataract è un tipo di cataratta caratterizzata dalla formazione di minuscoli cristalli policromatici all'interno del cristallino.
Quando l'oculista osserva l'occhio con la lampada a fessura, questi cristalli riflettono la luce in mille colori (rosso, verde, blu e oro), proprio come le luci di un abete natalizio.
A differenza della cataratta comune legata all'età, questa variante è spesso associata ad alterazioni metaboliche legate al metabolismo delle proteine e dei cristalli di colesterolo nella lente.
Inizialmente non disturba la vista, tuttavia con il tempo puó aumentare di densità, causare un calo del visus, abbagliamento o aloni e richiedere l'intervento chirurgico di sostituzione del cristallino.
​I riflessi colorati sono dovuti all'effetto di diffrazione della luce attraverso i cristalli aghiformi, probabilmente composti da una proteina chiamata cistina o da lipidi.

Charles Kelman MD (1930-2004, USA), dal sax tenore al facoemulsificatore :Prima dell'avvento della facoemulsificazione, ...
15/12/2025

Charles Kelman MD (1930-2004, USA), dal sax tenore al facoemulsificatore :

Prima dell'avvento della facoemulsificazione, l'intervento di cataratta (estrazione intracapsulare o ICCE) era una procedura altamente invasiva.
Richiedeva un'incisione corneale o sclerale estesa, fino a 180°, per consentire la rimozione manuale dell'intero cristallino opacizzato, spesso utilizzando una pinza di Arruga o un criostato che congelava la lente per estrarla dal bulbo.
Questa tecnica era associata a lunghi tempi di degenza ospedaliera, elevato rischio di complicanze, tra cui astigmatismo post-operatorio elevato, infezioni e distacco di retina.
La riabilitazione visiva era prolungata ed inoltre richiedeva la correzione del difetto refrattivo con lenti a tempiale ad alto potere diottrico o lenti a contatto rigide.
Charles Kelman (1930-2004) è stato una figura poliedrica: un brillante chirurgo e inventore, ma anche un musicista e intrattenitore di talento, che ha condotto una vita al di fuori degli schemi convenzionali del mondo accademico.
Nato a Brooklyn, New York, il 23 maggio 1930, Kelman si laureò alla Tufts University e conseguì la laurea in medicina (MD).
Completò la sua specializzazione in oftalmologia, dedicandosi poi alla ricerca di metodi meno invasivi per la chirurgia della cataratta; la sua perseveranza fu notevole, specialmente di fronte allo scetticismo iniziale della comunità medica, che riteneva la sua tecnica, la facoemulsificazione, troppo azzardata.
L'intuizione di Kelman, sviluppata a metà degli anni '60, fu di applicare i principi della cavitazione e degli ultrasuoni per frammentare il cristallino in situ, consentendone l'aspirazione attraverso un'apertura minima.
Egli si ispirò per il suo strumento al meccanismo del trapano ad ultrasuoni con idrogetto che osservava sempre durante i suoi trattamenti odontoiatrici.
La facoemulsificazione si basa sull'uso di un manipolo (sonda) che genera vibrazioni ultrasoniche ad alta frequenza (tipicamente 40.000-50.000 Hz): la punta della sonda, vibrando ad alta velocità, impatta direttamente il nucleo del cristallino, frantumandolo in microframmenti, le rapide oscillazioni di pressione create dalla sonda generano microbolle di gas nel fluido oculare.
Queste bolle implodono violentemente, rilasciando energia d'urto che contribuisce alla disgregazione del tessuto lenticolare, il movimento del fluido generato dalle vibrazioni facilita l'emulsificazione e l'aspirazione dei frammenti (tecnica extracapsulare o ECCE).
Il primo prototipo di successo, il Cavitron Phaco-Emulsifier, fu introdotto da Kelman nel 1967.
Questo dispositivo monouso fu accolto inizialmente con grande scetticismo dalla comunità oftalmologica, che lo riteneva pericoloso per le delicate strutture intraoculari.
La perseveranza di Kelman nel dimostrare l'efficacia e la sicurezza della tecnica fu enorme per la sua accettazione globale.
I primi manipoli del facoemulsificatore di Kelman, ovvero le sonde che dovevano essere introdotte nelle strutture oculari, pesavano oltre 1Kg ed erano difficili da manovrare, riducendo molto i movimenti del chirurgo (attualmente sono grandi e leggeri come una penna stilografica).
I moderni facoemulsificatori utilizzano spesso ultrasuoni torsionali, che riducono la generazione di calore e l'energia necessaria, aumentando ulteriormente la sicurezza per le strutture adiacenti come la cornea.
In fase di frantumazione si creava il problema del contatto dannoso degli ultrasuoni con l'endotelio corneale cosi come in fase di aspirazione l'abbassamento della camera anteriore (non erano stati inventati i moderni viscoelastici), pertanto Kelman si recò dal migliore maestro di nota fama mondiale per l’Oftalmologia: il Prof. J.Barraquer, il quale gli diede preziosi consigli su come risolvere il problema e condivise pienamente il suo progetto poiché egli aveva già introdotto l’utilizzo del microscopio operatorio e dell’enzima proteolitico per la dissezione del cristallino (zonulasi) da diversi anni prima di Kelman.
Il resto dell’accademia contemporanea non considerava assolutamente sicura l’invenzione di Kelman, continuando a praticare il tradizionale intervento (ECCE) con crioestrazione lenticolare.
I numeri però stavano cambiando: già a fine anni 70 la facoemulsificazione rappresentava il 20% degli interventi di cataratta; in epoca successiva vennero introdotte anche le lenti intraoculari (IOL) che potevano sostituire il cristallino una volta asportato e risolvere il difetto refrattivo residuo in modo personalizzato e definitivo (bioprotesi, prima in silicone e poi in materiale acrilico).
Gli USA iniziarono ad impiegare l’intervento di Kelman e dal 1980 in poi si diffuse in tutto il mondo.
Anche in Italia ci furono molte resistenze allora da parte dell’accademia: nei primi anni 80 vi furono al congresso della Società Oftalmologica Italiana grandi scontri tra l’accademia e alcuni giovani chirurghi che ebbero l’intuizione di andarsi a formare negli USA, Germania e Svizzera dove si iniziarono ad impiantare le prime IOL insieme alla facoemulsificazione.
Charles Kelman, con la sua invenzione, non ha solo sviluppato un nuovo strumento, ma ha inaugurato un'era completamente nuova nella chirurgia oftalmica.
Il suo approccio pionieristico ha trasformato un intervento maggiore in una procedura ambulatoriale di routine, sicura ed efficace, migliorando la qualità della vista e la vita di milioni di pazienti.
Queste tecniche hanno permesso di ridurre drasticamente il trauma chirurgico, minimizzare l'astigmatismo indotto e accelerare il recupero visivo a pochi giorni.
Attualmente quello di cataratta è l’intervento chirurgico più praticato al mondo attraverso la MICS.
La tecnologia più recente integra l'uso del laser a femtosecondi per eseguire passaggi chiave della chirurgia (incisioni corneali, capsulotomia e pre-frammentazione del nucleo) con precisione sub-micrometrica, riducendo ulteriormente la dipendenza dall'energia ultrasonica intraoculare e offrendo la possibilità di impiantare IOL multifocali che correggono il difetto refrattivo per tutte le distanze focali.
L'eredità di Kelman va oltre il mero progresso tecnico: ha avuto un impatto monumentale sulla salute pubblica globale e sull'economia sanitaria.
La facoemulsificazione ha reso l'intervento di cataratta una procedura ambulatoriale standardizzata, rapida (spesso meno di 15 minuti) e con un'altissima percentuale di successo (oltre il 99% dei pazienti sperimenta un miglioramento della vista).
Spostando la procedura dall'ospedale a centri chirurgici ambulatoriali, i costi complessivi per il sistema sanitario e per i pazienti sono diminuiti drasticamente, rendendo l'intervento accessibile a una fetta più ampia della popolazione.
La rapida riabilitazione visiva ha permesso ai pazienti anziani di recuperare rapidamente l'autonomia, riducendo l'onere sociale e familiare legato alla disabilità visiva.
L'invenzione ha creato un'intera filiera industriale legata alla produzione di facoemulsificatori, lenti intraoculari (IOL), fluidi chirurgici e farmaci correlati.
Le innovazioni continue, come la femtocataract, si basano ancora sui principi fondamentali stabiliti da Kelman.
Il suo impatto sulla Medicina gli valse numerosi riconoscimenti, tra cui la National Medal of Technology and Innovation consegnatagli dal presidente Ronald Reagan, un onore precedentemente conferito a luminari come Jonas Salk e Michael DeBakey.
“Charlie” Kelman non solo è stato un grande inventore e chirurgo ma anche un ottimo sassofonista jazz, suonò alla Carnagie Hall mentre duettava spesso con Lionel Hampton; si divertiva ad intrattenere il pubblico con i suoi spettacoli ed era frequente ospite dei principali tv-show, spesso raccontava che il facoemulsificatore aveva la tonalità del Mib.
Le sue giornate si dividevano tra varie sale operatorie in tutta New York che spesso raggiungeva pilotando l’elicottero, sua grande passione oltre al jazz.
Fu tra i primi ad organizzare congressi di live-surgery per insegnare a tutti gli oculisti la nuova chirurgia in diretta della cataratta (in Italia giunse in seguito, con 10 anni di ritardo circa).
Charles Kelman é morto nel 2004, lasciando un'eredità che continua a influenzare la vita e la vista di milioni di persone in tutto il mondo.
(photo courtesy: Kelman Foundation)

Una importante norma a maggiore inclusivitá é stata approvata in materia di sordocecitá con il DdL Semplificazioni-bis:
12/12/2025

Una importante norma a maggiore inclusivitá é stata approvata in materia di sordocecitá con il DdL Semplificazioni-bis:

La prima testata e agenzia giornalistica completamente dedicata alle malattie rare e ai tumori rari.

Il 45° anniversario del terremoto dell'Irpinia, commemorato il 23 novembre 2025, ha rappresentato un'occasione di profon...
11/12/2025

Il 45° anniversario del terremoto dell'Irpinia, commemorato il 23 novembre 2025, ha rappresentato un'occasione di profonda riflessione sulla tragedia, sulla memoria collettiva e sull'importanza della prevenzione in Italia.
Quel sisma è stato uno degli eventi più drammatici della storia repubblicana italiana, lo ricordiamo particolarmente per un avvenimento accaduto nella stessa circostanza: il Prof. Bellizzi quel pomeriggio era in autostrada per Bari dopo le tre giornate dell’annuale congresso nazionale della Società Oftalmologica Italiana svoltosi a Roma durante la presidenza del Prof. Maione.
Quasi tutti i medici della Clinica Oculistica del Policlinico di Bari si erano recati al congresso e non erano ancora rientrati in sede, inoltre era domenica e quindi un giorno festivo.
In un’epoca dove non esistevano gli attuali mezzi di comunicazione, inclusa la telefonia mobile, venne contattato a casa dal quartiere operatorio della clinica per una grave urgenza giunta dal pronto soccorso.
Appena ricevuta la notizia durante una sosta, non rientrò a casa dal viaggio e si recò direttamente in clinica per operare l’urgenza con l’equipe reperibile già pronta.
Era giá tutto pronto in sala con l'intervento inziato, alle 19:35 avvenne la scossa di terremoto propagatasi a Bari dall’epicentro irpino, tutta l’Italia centro-meridionale fu improvvisamente investita dal sisma.
Sebbene l'epicentro fosse lontano, la potenza del sisma (magnitudo 7 scala Mercalli) fece sì che venne avvertito in tutta l'Italia meridionale, inclusa Bari, che si trovava a circa 200 km di distanza dall'area epicentrale (magnitudo 5).
La scossa duró circa 90 secondi (un minuto e mezzo), un tempo insolitamente lungo per un terremoto.
La popolazione barese, colta di sorpresa si riversò nelle strade in preda al panico.
L'assenza di crolli o danni gravi in città non mitigò la paura generata dalla lunga e inusuale vibrazione del terreno e degli edifici.
In quel momento bisognava mettere in sicurezza tutti i degenti della clinica (tra le più grandi allora in Italia per posti letto) e al tempo stesso terminare il delicato intervento in corso supportato da ventilazione manuale e non piú meccanica da parte dell’anestesista e il gruppo elettrogeno di supplenza per via del blackout generale che avvenne in diversi punti della città.
Concluso l’intervento i pazienti furono tenuti, insieme agli altri degenti presenti nel principale ospedale barese, all’esterno delle strutture fino a quando in tarda sera giunsero le prime notizie attendibili dai vari telegiornali in edizione straordinaria poiché non era ancora noto l'epicentro.
Egli si trattenne con loro e con il personale presente di turno, oltremodo ridotto per via del giorno festivo.
Terminate le operazioni di messa in sicurezza, ricevute indicazioni da parte delle autorità predisposte in un’epoca dove non esisteva la Protezione Civile, in assenza di ulteriore sciame sismico, rientrò a casa soltanto in tarda notte dopo essersi sincerato delle condizioni di tutti i pazienti degenti.
La città di Bari partecipò successivamente alle operazioni di soccorso e ha accolto parte degli sfollati, offrendo supporto logistico e solidarietà alle popolazioni delle zone più colpite.

La Skew Deviation è un disallineamento verticale degli occhi, non paralitico e supranucleare, che segnala un'alterazione...
09/12/2025

La Skew Deviation è un disallineamento verticale degli occhi, non paralitico e supranucleare, che segnala un'alterazione del tono otolitico e del network vestibolare centrale; è considerata un segno clinico di sofferenza delle vie neurologiche centrali.
La skew deviation deriva da un danno alle aree supranucleari che controllano i movimenti oculari, in particolare le vie vestibolo-oculari.
Il tono otolitico, che regola l'allineamento verticale e torsionale degli occhi in relazione alla gravità, viene alterato.
La condizione è spesso parte di una reazione clinica più complessa definita "ocular tilt reaction" (OTR), che include una triade di segni:

- Skew deviation: disallineamento verticale degli assi visivi.
- Torsione oculare (binocular torsion): rotazione degli occhi sul loro asse antero-posteriore.
- Inclinazione compensatoria del capo (torcicollo oculare): il paziente inclina la testa per compensare la torsione e stabilizzare il campo visivo.

A differenza delle paralisi dei nervi oculomotori (III, IV e VI nervo cranico), la skew deviation è tipicamente incomitante, ovvero la misura della deviazione varia a seconda della direzione dello sguardo, sebbene possa talvolta presentarsi in forma più comitante.
Raramente, può manifestarsi in assenza di anomalie evidenti all'imaging cerebrale.
La diagnosi si basa sull'esame clinico, in particolare sul "cover test" o "skew test".
Durante il test, l'oculista copre e scopre alternativamente gli occhi del paziente mentre fissa un punto fisso; un movimento verticale dell'occhio scoperto indica una skew deviation.
Questo test è fondamentale, specialmente in un contesto di vertigine acuta, per differenziare una causa periferica da una causa centrale.
Sebbene il test abbia una bassa sensibilità, possiede un'alta specificità.
Inoltre per differenziarla da una paralisi muscolare periferica (muscolo obliquo superiore) è utile eseguire anche il 3-step Parks-Bielschowsky test.
Il trattamento della skew deviation è primariamente rivolto alla gestione della patologia neurologica sottostante.
Per i sintomi visivi, principalmente la diplopia, possono essere adottate diverse opzioni come principalmente l'uso dei prismi o della tossina botulinica; in casi più difficili diviene necessario un corretto trattamento chirurgico.
Parlane con i nostri specialisti in caso di diplopia verticale.

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Via Principe Amedeo, 25
Bari
70121

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