Dott.ssa Fabrizia Capurso Psicologa-Psicoterapeuta EMDR

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Dott.ssa Fabrizia Capurso Psicologa-Psicoterapeuta EMDR Pagina dedicata a chi cerca un aiuto per il proprio benessere psicologico, su Bari o anche a distanza

Qualcuno porta intere librerie di parole non dette. Ogni scaffale scricchiola, appesantito dal cuore. Non si tratta solo...
15/01/2026

Qualcuno porta intere librerie di parole non dette. Ogni scaffale scricchiola, appesantito dal cuore. Non si tratta solo di silenzi, ma di emozioni trattenute, bisogni non riconosciuti, confini mai espressi.
Conserva lettere mai consegnate, promesse spezzate nell'aria, silenzi che feriscono più di qualsiasi urlo.
Ci sono verità che sono rimaste incastrate in gola come lame: ciò che avrebbe voluto dire quando c'era ancora affetto, ciò che avrebbe dovuto dire quando ha iniziato a far male e ciò che non ha mai detto per paura di perdere chi comunque se ne stava già andando.
Le parole accumulate diventano piccole rovine. Le impila tutte dentro di sé e continua a camminare in questo labirinto interno dove ogni angolo rivela un rimpianto, dove ogni passo riecheggia del suono di ciò che non ha mai avuto il coraggio di nascere.
Portare intere librerie di parole non dette, a volte fa sentire come se aprire la porta sbagliata rischiasse di far crollare tutto addosso in una valanga di verità tardive.
Eppure si può trasformare questo peso in senso. Anche con questa paura e questa voglia: lasciar scivolare fuori, per la prima volta, una parola e finalmente respirare.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

La paura di non appartenere può portare lentamente a sparire. Non sempre è empatia: a volte è paura di disturbare, di no...
14/01/2026

La paura di non appartenere può portare lentamente a sparire. Non sempre è empatia: a volte è paura di disturbare, di non contare abbastanza, di chiedere troppo. Da piccoli si impara che essere accettati significa essere amati. Così, senza accorgersene, comincia l'adattamento: si cambia il modo di parlare, di agire e perfino sentire, pur di andare bene agli altri. Si impara ad aiutare prima di chiedere, a sorridere ingoiando il pianto, a tacere per mantenere la pace. All'inizio sembra una soluzione: evitare il rifiuto da un sollievo momentaneo, ma nel tempo il prezzo diventa alto, con stanchezza, risentimento e senso di vuoto, come se qualcosa interiormente non trovasse mai spazio. Non c'è vera appartenenza quando bisogna abbandonare parti di sè per essere accettati. L'appartenenza autentica nasce quando possiamo essere presenti senza maschere, senza sforzi continui.
Un piccolo esperimento può essere questo: spostare la domanda da "Come posso essere accettato?" a "Chi sono davvero?" E osservare chi resta. Chi riconosce, accoglie e sceglie, anche quando non ci si nasconde.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Da bambini, l'Epifania è come una lanterna accesa nella notte: la magia dell'attesa, il silenzio della casa all'alba, la...
06/01/2026

Da bambini, l'Epifania è come una lanterna accesa nella notte: la magia dell'attesa, il silenzio della casa all'alba, la fantasia e la meraviglia che prendono forma.
La Befana, figura gentile che arriva quando tutto dorme, le calze appese come piccoli contenitori di speranza, le storie raccontate: rituali semplici che nutrono l'immaginazione e costruiscono un senso profondo di sicurezza.
Dal punto di vista psicologico, queste tradizioni hanno un grande valore. La magia aiuta i bambini a dare spazio alla creatività, a elaborare le emozioni e a costruire ricordi affettivi che restano nel tempo.
Crescendo, l'Epifania segna spesso la fine delle feste, ma porta con sé una nostalgia particolare, come una stanza della memoria che si riapre.
È la nostalgia delle attese, dei rituali, la sensazione del tempo più lento e delle emozioni più semplici. La nostalgia non è solo "guardare indietro". È un'emozione complessa, che parla di bisogni profondi: sicurezza, appartenenza, cura. Quando si torna ai ricordi dell'infanzia, spesso non si rimpiange il passato in sé, ma ciò che rappresentava: sentirsi protetti, visti, liberi di immaginare.
Le feste, allora, diventano specchi interiori. Possono suggerire la necessità di dire qualche "no" in più, di rallentare, di ritagliarsi spazi di ascolto. A volte indicano che c'è bisogno di più tempo per sé.
Epifania, del resto, significa "manifestazione", "rivelazione".
In psicologia, le epifanie sono quei momenti in cui qualcosa emerge alla coscienza: un'emozione, un bisogno, una verità. A volte arrivano come un lampo improvviso; altre volte sono come un'alba graduale, che nasce dal tempo, dall'ascolto e dal coraggio di fermarsi.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

L'inizio di un nuovo anno non è sempre una linea di partenza da cui scattare con risoluzioni ambiziose o obiettivi da ra...
03/01/2026

L'inizio di un nuovo anno non è sempre una linea di partenza da cui scattare con risoluzioni ambiziose o obiettivi da raggiungere a tutti i costi. A volte somiglia più a una sosta lungo il cammino, un momento in cui fermarsi, riprendere fiato, curare le ferite e alleggerire lo zaino. È lì che possono trovare spazio il riposo, il perdono verso se stessi e nuovi inizi interiori.
Valutare il proprio percorso solo dai risultati visibili è come giudicare un viaggio guardando esclusivamente la destinazione, dimenticando le strade tortuose, le deviazioni forzate e le competenze acquisite lungo il tragitto.
Il marketing di Capodanno propone spesso l'immagine di una trasformazione istantanea, come se bastasse girare pagina per diventare qualcun altro. Il cambiamento reale invece assomiglia più a un lavoro di fino, come la scrittura di un testo: non nasce da una bozza perfetta, ma da revisioni successive, cancellature e nuove formulazioni che, poco alla volta, rendono la narrazione più autentica.
È naturale provare frustrazione per alcuni obiettivi non raggiunti. Eppure molti cambiamenti profondi non fanno rumore: maturano in silenzio, come radici che si rafforzano sotto terra, attraverso piccole vittorie quotidiane su schemi che accompagnano da tempo. Ed è proprio lì, spesso, che il cambiamento sta già avvenendo.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

A dicembre, nella stanza di terapia, spesso emergono paure legate a incontri familiari tesi, ricordi dolorosi e il conti...
22/12/2025

A dicembre, nella stanza di terapia, spesso emergono paure legate a incontri familiari tesi, ricordi dolorosi e il continuo tentativo di bilanciare il peso delle aspettative altrui con il desiderio di essere accettati per ciò che si è davvero.
C'è chi pensa che tematiche scomode diventeranno lo spartito delle conversazioni durante pranzi e cene in famiglia.
Per alcune persone il Natale non è solo tempo di luci e convivialità, ma anche un momento in cui il pensiero va a chi manca. Le festività, con i loro rituali e significati, possono rendere più vivi ricordi ed emozioni legati alle perdite. Ricordare non significa restare bloccati nel passato. I legami importanti non si interrompono: si trasformano. In questo tempo dell'anno, emozioni anche contrastanti possono convivere. Accoglierle senza giudizio è già un modo per prendersi cura di sé, ricordando che nel percorso di vita si sono costruite risorse che possono sostenere anche quando le emozioni sembrano traboccare.
Forse il Natale può essere anche questo: un tempo imperfetto, in cui memoria e presente si incontrano, in cui provare a stare con ciò che c'è, così com'è.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Ci sono palcoscenici interiori in cui l'unica luce accesa è quella della disponibilità. Luoghi in cui qualcuno, con una ...
12/12/2025

Ci sono palcoscenici interiori in cui l'unica luce accesa è quella della disponibilità. Luoghi in cui qualcuno, con una voce segnata da ricordi e forse da paure, dice: "È una lunga storia". Non è solo l'apertura del passato, ma un gesto di fiducia verso il presente. E poi c'è chi risponde "Ho tempo". Non come una formalità, ma come un atto autentico di presenza: la scelta di rallentare, di lasciare fuori la fretta del mondo per accogliere l'altro così com'è. Per chi sa amare ed essere disponibile, l'amore non è un capitolo breve. È l'intero libro.
È il coraggio di incontrare la complessità dell'altro e accettarne la storia intera: ferite, glorie, silenzi e ripartenze.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Prendersi cura è un gesto che sembra piccolo, quasi timido, ma conserva la forza di un terremoto evitato. È la conversaz...
02/12/2025

Prendersi cura è un gesto che sembra piccolo, quasi timido, ma conserva la forza di un terremoto evitato. È la conversazione difficile prima della caduta. È la paura che impedisce il collasso. È l'onestà che salva i legami prima che si rompano. È guardarsi dentro e ammettere che ci sono parti che chiedono un grembo prima che un riscatto. Il dolore non ha un cronometro e la cura non va di fretta. Si comprende facilmente che il corpo ha bisogno di riposo, pazienza e cura per riprendersi e funzionare, ma si dimentica che anche l'anima si ammala e quando la sofferenza è emotiva anche il tempo di guarigione è reale e necessario. Proprio come non ci si aspetta che un osso rotto si ricostituisca in due giorni, non ha senso affrettare il cuore ferito.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

I lutti invisibili sono perdite che non fanno rumore, ma che vibrano nel profondo. Non hanno un nome ufficiale. Per loro...
14/11/2025

I lutti invisibili sono perdite che non fanno rumore, ma che vibrano nel profondo. Non hanno un nome ufficiale. Per loro non ci sono riti o consolazioni, eppure abitano le pieghe più intime dell'anima. Sono l'amore che non ha trovato strada, un'amicizia che si è dissolta come nebbia al mattino, un sogno sfilacciato tra le dita, la giovinezza che cambia pelle e forma, la fragilità della salute, il tempo con i figli che corre troppo veloce, l'ideale di vita che si è dovuto deporre con fatica.
Questi lutti silenziosi richiedono un coraggio delicato. Il coraggio di guardare ciò che non è stato, di accogliere il dolore senza colpa e giudizio, di lasciar andare senza testimoni. Nessun annuncio, nessun applauso, solo il proprio passo interiore che si reinventa, mentre il mondo continua il suo cammino. Intanto dentro il proprio essere qualcosa dice addio. Un addio che non ferma la vita, ma la trasforma. Un addio che, se ascoltato, apre spazio a un modo nuovo di esistere.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

La mente preferisce il noto all'incerto, anche quando ciò che conosce fa male. Il cambiamento obbliga ad attraversare re...
12/11/2025

La mente preferisce il noto all'incerto, anche quando ciò che conosce fa male. Il cambiamento obbliga ad attraversare resistenze interne che fungono da catene invisibili: la paura di fallire, la vergogna antica, le aspettative inconsce, le voci già sentite. Queste catene sono spesso ciò che tiene in ostaggio. Non sono segno di debolezza, ma di storia. Sono modi in cui la mente ha imparato a proteggersi dal dolore. Eppure il fatto che qualcosa sia difficile non significa che sia impossibile. Il cambiamento non è un salto gigantesco, ma un attraversamento quotidiano di queste resistenze, un gesto di presenza verso se stessi. Quando si impara a usare il proprio coraggio come chiave, le catene iniziano ad allentarsi. Non sempre il cambiamento è spettacolare. Spesso è silenzioso, quasi invisibile, ma dentro quel silenzio, qualcosa si muove e ciò che si muove è la vita che riprende il suo corso.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Ascoltare e sentire non sono la stessa cosa. Sentire è percepire un suono. Ascoltare è accogliere un senso. Molte person...
11/11/2025

Ascoltare e sentire non sono la stessa cosa. Sentire è percepire un suono. Ascoltare è accogliere un senso. Molte persone si interessano solo per rispondere, non per capire. Ascoltare davvero richiede presenza, empatia e silenzio interiore. È mettere da parte l'ego e ascoltare davvero quello che l'altro sta cercando di dire, anche tra le pause e le lacrime. Nelle relazioni, gran parte dei conflitti nasce dalla mancanza di ascolto autentico. Sentire è biologico. Ascoltare è umano. E forse, prima ancora di imparare ad ascoltare gli altri, si dovrebbe partire dall'ascolto del proprio sé, perché solo chi sa dare spazio alla propria voce interiore può davvero accogliere quella dell'altro.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Uno dei tanti modi per proteggersi, per mantenere il controllo o evitare domande è dire "sto bene". Il problema è quando...
30/10/2025

Uno dei tanti modi per proteggersi, per mantenere il controllo o evitare domande è dire "sto bene". Il problema è quando questo smette di essere un jolly da giocare e diventa una carta fissa. Quando si inizia a credere che bisogna nascondere ciò che si prova per essere accettati e quel "sto bene" diventa una password memorizzata per accedere alla vita tutti i giorni. Fingere che vada tutto bene è un riposo passeggero. Negare quello che si prova è un esaurimento lento. C'è differenza tra nascondersi per un attimo e tacere per sempre. Il dolore che viene riconosciuto e nominato inizia a indebolirsi e a volte il gesto più coraggioso che si possa compiere è capire che la vulnerabilità è anche forza.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Le persone manipolatrici raramente si guardano allo specchio emotivo. Il problema non è mai loro. La manipolazione è com...
24/10/2025

Le persone manipolatrici raramente si guardano allo specchio emotivo. Il problema non è mai loro. La manipolazione è come un velo che impedisce a chi ne è vittima di vedere con chiarezza, per cui ci si sente sempre in colpa e in preda a confusione. La manipolazione spesso non urla, ma si traveste da cura. Va alla ricerca, fino a trovare l'incastro "perfetto" con chi, dipendente emotivamente, cerca di trattenere qualcuno che non c'è mai stato. Rendersi conto di essere all'interno di una dinamica manipolativa non è facile. È un risveglio lento, che passa attraverso il dubbio, il dolore, ma anche la forza di rimettersi al centro. Chi manipola teme la libertà altrui. Per questo confonde, sminuisce, colpevolizza. Chi ne esce, invece, inizia un percorso di riscoperta delle proprie emozioni, dei propri confini, del diritto a relazioni sane e autentiche. Riscoperta della propria voce, che per troppo tempo è stata messa a tacere.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

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