24/04/2026
Perché si mente al proprio psicologo?
Il 93% dei pazienti in psicoterapia dichiara di aver mentito almeno una volta al proprio terapeuta, e il 73% ha mentito su almeno un argomento direttamente legato alla terapia stessa (Blanchard & Farber, 2016).
Su cosa? Su tutto. Su come ci si sente davvero, su quanto la terapia stia funzionando, su quello che si fa o non si fa fuori dalla stanza.
E se è successo anche a te, sappi che non sei un cattivo paziente. È una cosa molto più comune di quanto immagini, e può essere un meccanismo di protezione. Il 61% cita la vergogna come ragione primaria. Una parte di te sta cercando di proteggersi (da un giudizio, da una reazione, da qualcosa che fa paura).
Nei disturbi alimentari questo meccanismo è ancora più presente. Uno studio qualitativo di Patmore & Farber (2022, pubblicato su Eating Disorders, 2023) ha indagato direttamente l’esperienza di chi ha mentito in terapia su alimentazione e immagine corporea. Quello che emerge è una vergogna che agisce su più livelli: verso il proprio corpo, verso i propri comportamenti, verso la reazione temuta del terapeuta. E accanto alla vergogna, una paura molto comprensibile: quella di perdere il controllo sul proprio percorso. “Se dico la verità, qualcuno deciderà per me.”
Quello che la ricerca ci dice, però, è che quando qualcosa di importante resta fuori dalla stanza, l’alleanza terapeutica ne risente da entrambe le parti, anche quando il terapeuta non sa cosa viene taciuto (Baumann & Hill, 2015).
Il lavoro del terapeuta è creare le condizioni perché dire la verità diventi possibile, un po’ alla volta, senza che faccia troppa paura.
Fonti:
– Blanchard & Farber (2016). Lying in psychotherapy.
– Patmore & Farber (2022). Dishonesty about eating and body image in therapy. Eating Disorders, 2023.
– Baumann & Hill (2015). Client concealment and the working alliance.
– Vandereycken & Humbeeck (2008). The concealment strategies of eating disorder patients.