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31/01/2026
La Bari s’inchina al Palermo….
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31/01/2026

Ci sono due passaggi della conferenza stampa di Jannik Sinner che spiegano bene quanto gli abbia fatto male lo schiaffo di realtà preso per la sconfitta in semifinale agli Australian Open contro Novak Djokovic. Il primo è nella risposta che l'alto-atesino dà al giornalista che gli chiede: "sei rimasto sorpreso dal suo livello?". L'espressione fa capire quanto abbia ritenuto inopportuna quella considerazione. "No. Ha vinto 24 Slam – la replica -. È il più grande di tutti i tempi e ci ha ricordato perché. Lo prenderò come una lezione". Il secondo fa riferimento alla logica algida dei numeri, che non bastano a spiegare tutto e alimentano solo rimpianti: "Sapevo di aver fatto più punti di lui, ma allo stesso tempo questo è piuttosto irrilevante se si guarda come è andata a finire".

In mezzo all'una e all'altra riflessione c'è tutta l'amarezza per aver sbattuto il muso contro un dato incontrovertibile: Djokovic è stato più feroce, cinico e lucido quando è servito: ha vinto 12 game su 14 ai vantaggi e tra questi ben 8 tra il 4° e il 5° set. Ha salvato 8 p***e break negli ultimi 7 game di servizio, 16 su 18 nel corso del match. E tanto basta a spiegare perché abbia prevalso nonostante un numero di punti (140) inferiore rispetto a Sinner (152) e le statistiche stesse dell'incontro abbiano certificato la ‘grandezza' della prestazione di Jannik.

Ma 26 ace, il 75% di prime in campo, l'80% di punti con la prima e il 52% con la seconda non sono bastati per sconfiggere Nole. La deduzione dello sconfitto è semplice: "Ho avuto molte opportunità, non le ho sfruttate, e questo è il risultato che fa molto male. Dall'altra parte della rete oggi c'era un grande giocatore e ho preso decisioni che non erano quelle giuste, senza riuscire a convertire le molte p***e break che ho avuto. A volte le cose si decidono per piccoli dettagli".

Quanto accaduto contro Djokovic è un esito duro, un boccone amaro che Sinner ha mandato giù in altre quattro occasioni della sua carriera: ossia, uscire sconfitto nonostante abbia conquistato un numero di punti maggiore. E non è solo questione di appannamento che sopraggiunge quando una sfida si protrae per 4 ore e anche di più. Gli è successo al secondo turno del Roland Garros nel 2023 contro Altmaier (+5 punti), nei quarti di finale di Wimbledon 2024 contro Medvedev (+4), per due volte ancora al Roland Garros (2024 in semifinale e 2025 in finale) contro Alcaraz (+2 e +1). E adesso adesso agli Australian Open con Djokovic (+12).

A 38 anni il serbo ha mostrato al mondo intero cosa (ancora) è capace di fare, rispondendo sul campo a chi lo considera già un ‘pensionato' rispetto all'italiano e a Carlos Alcaraz. Novak è stato chirurgico nella cura dei dettagli e nella gestione dei momenti chiave. Nole ha sfruttato solo 3 p***e break su 8 ma ha impedito al "ragazzo" che aveva di fronte a sé di capitalizzarne 16 su 18. Un dato tremendo e frustrante per l'italiano. Lo ha logorato a livello nervoso poi gli ha strappato il cuore.

"Sì, Novak gioca meno tornei a causa della sua età e di tutto il resto, ma sappiamo anche quanto siano importanti gli Slam per me, per lui, per Carlos e per chiunque altro abbia a cuore il tennis. Ha giocato un tennis spettacolare – ha aggiunto Sinner -. Spero di poter trarre qualcosa di positivo da questa esperienza, di imparare qualcosa e di vedere dove posso migliorare".

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Jannik è sempre lucido, corretto e ha sempre la parola giusta nel Momento giusto. Questo è il tennis e questo è lo sport. E speriamo che anche alcuni pseudo tifosi possano imparare da tutto questo. Perché è lecito fare il tifo per Djokovic, anche se si è italiani, ma l'insulto ad un ragazzo che ha portato l'Italia del Tennis sulle più alte vette del mondo, è un qualcosa di difficile comprensione.

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Bari
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