Antonio Di Mauro Pediatra

Antonio Di Mauro Pediatra Antonio Di Mauro (Bari, 14/06/1984) è un medico, specialista in Pediatria e Dottore di Ricerca. Si è poi perfezionato in Biologia della Nutrizione.

Dopo essersi diplomato presso il Liceo "Quinto Orazio Flacco" di Bari, ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia, la Specializzazione in Pediatria e il Dottorato di Ricerca in Scienze Biomolecolari Farmaceutiche e Mediche presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". E' Autore di pubblicazioni scientifiche edite su riviste internazionali in ambito neonatologico e pediatrico. Ha partecipato come relatore a numerosi Congressi e Convegni scientifici in ambito nazionale ed internazionale. E' consigliere Jr della Società Italiana di Pediatria e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri.

🚨 Infezioni respiratorie acute: siamo al picco?📈 Anche quest’anno le infezioni respiratorie acute stanno raggiungendo un...
13/01/2026

🚨 Infezioni respiratorie acute: siamo al picco?

📈 Anche quest’anno le infezioni respiratorie acute stanno raggiungendo un’intensità molto alta in Puglia, soprattutto nella popolazione pediatrica.

👶 I bambini più piccoli sono i più colpiti

In studio osserviamo frequentemente:
• Febbre alta, spesso protratta per più giorni
• Andamento bifasico della febbre, che sembra passare… ma poi ritorna
• Bronchiti con tosse insistente, che può persistere anche settimane dopo l’episodio acuto

🟢 Una buona notizia
Nel nostro studio le complicanze come otiti e polmoniti sono fortunatamente basse.
👉 Questo anche grazie al fatto che molti genitori hanno agito per tempo, scegliendo di vaccinare i propri bambini: una decisione che fa davvero la differenza nel ridurre la gravità delle infezioni.

💡 Per i genitori
La tosse che persiste dopo un’infezione respiratoria virale è frequente e, nella maggior parte dei casi, non indica una complicanza.

Resta fondamentale il monitoraggio clinico e il confronto con il pediatra di fiducia.

👩‍⚕️ Informazione corretta, prevenzione e fiducia:
così proteggiamo al meglio i nostri bambini 💙

Succede spesso in studio.Bambino accompagnato dal padre.Alla prima domanda, però, parte la chiamata alla mamma.Oppure il...
10/01/2026

Succede spesso in studio.

Bambino accompagnato dal padre.
Alla prima domanda, però, parte la chiamata alla mamma.
Oppure il pizzino scritto da lei.
O la nota sul cellulare da farmi leggere.

Da pediatra e da padre, questa cosa — per quanto normalizzata — mi infastidisce parecchio.

È il riflesso di una narrazione tossica che conosciamo bene:
la madre come unica depositaria della cura,
il padre come “aiutante”, da monitorare e guidare a distanza.

Una narrazione che fa male a tutti.

Fa male alle madri, caricate di una responsabilità continua e totale, sempre reperibili, sempre sul pezzo, fino a esaurirsi senza mai staccare davvero.

Fa male ai padri, infantilizzati, deresponsabilizzati, trattati (e spesso percepiti) come incapaci di gestire da soli i propri figli.

E poi ci sono le frasi che sento dire:
“oggi la mamma lavora, faccio io il babysitter”
oppure “oggi faccio il mammo”.

No.
Non fai il babysitter.
Non fai il “mammo”.
Fai il padre.

Accompagnare tuo figlio dal pediatra non ti rende “bravo”. Ti rende semplicemente… genitore.

La genitorialità è una responsabilità condivisa.
Non un favore.
Non un’eccezione.

Di chi sia la colpa non lo so davvero.
Di alcune madri iper-controllanti?
Di alcuni padri eterni Peter Pan?
Di una cultura che ancora oggi racconta la cura come una cosa “da donne”?

So solo che finché continuiamo a raccontarcela così, continueremo a crescere madri stanche
e padri poco presenti.

E i bambini, più di tutti, meritano di meglio.

P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.Non è solo la risposta il problema. O meglio, non è il ...
08/01/2026

P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.

Non è solo la risposta il problema.

O meglio, non è il problema principale.

Il vero nodo è la domanda.

La domanda di salute è oggi fuori controllo e finché non si interviene su quella non si va da nessuna parte.

Si è costruita una pazzesca ipocondria genitoriale, che non può essere contenuta perché non è razionale: nasce dall’ansia, viene alimentata da informazioni frammentarie e contraddittorie, è rinforzata dai social e non trova alcun vero intervento medico che possa sostenerla o arginarla.

Non si tratta di maggiore consapevolezza sanitaria, ma di una richiesta continua di rassicurazione che la medicina non può e non deve soddisfare.

La biologia ha tempi che non sono negoziabili.

Un raffreddore dura circa sette giorni e non esiste terapia in grado di accorciarlo in modo significativo: bisogna farsene una ragione.

La tosse dopo un’influenza può durare due o tre settimane senza che questo significhi malattia in atto o complicanza: anche di questo bisogna farsene una ragione.

La febbre nei bambini può oscillare, salire e scendere, senza che ogni variazione rappresenti un peggioramento clinico.

Eppure la domanda di salute oggi pretende che ogni sintomo abbia una terapia, che ogni terapia produca un effetto immediato e che ogni minimo cambiamento richieda una nuova valutazione.

Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, non si accetta il limite biologico e clinico, ma si cambia medico, si accede ad altro servizio, si richiedono ulteriori accertamenti, si potenziano terapie.

Nasce così una transumanza sanitaria f***e.

Questo non è solo clinicamente inutile, ma organizzativamente devastante e culturalmente patologico.

Non migliora gli esiti di salute, aumenta l’ansia dei genitori, consuma risorse e finisce per delegittimare il professionista, perché il ricorso ripetuto ai servizi per la stessa patologia viene vissuto come la prova che la risposta precedente non era adeguata.

Il punto centrale è che questa domanda non è contenibile con gli strumenti della clinica.

Non si governa con più visite, non si placa con più prescrizioni, non si risolve con più accessi.

È una domanda emotiva, non razionale, e la medicina fallisce quando prova a rincorrerla invece di contenerla.

L’unica strada possibile è un cambiamento culturale profondo: un’educazione sanitaria chiara, coerente e ripetuta, messaggi pubblici semplici e condivisi su ciò che è normale e ciò che non lo è, la restituzione di dignità al non intervenire come atto medico e il recupero del senso del tempo della malattia.

Finché il sistema sanitario continuerà a rispondere a ogni richiesta come se fosse clinicamente fondata, continuerà a validare una domanda patologica.

E finché questo accadrà, non sarà possibile andare avanti.

Non per mancanza di umanità, ma per mancanza di senso del limite.

La befana è arrivata!
06/01/2026

La befana è arrivata!

Oggi il Tgr Rai Puglia è venuto a farmi visita.Il numero dei contagi sale. Negli ambulatori dei pediatri il ritmo delle ...
05/01/2026

Oggi il Tgr Rai Puglia è venuto a farmi visita.

Il numero dei contagi sale. Negli ambulatori dei pediatri il ritmo delle visite per i sintomi influenzali è continuo.

Il video completo su https://tinyurl.com/2d6scp6y

Sono tornato al cinema dopo anni – dai tempi del Covid – per vedere “Buen Camino” di Checco Zalone. Ho sempre amato la s...
04/01/2026

Sono tornato al cinema dopo anni – dai tempi del Covid – per vedere “Buen Camino” di Checco Zalone.

Ho sempre amato la sua comicità (è barese come me) e la trama padre‑figlia mi incuriosiva da pediatra e da genitore.

Che sorpresa!

Ho riso di gusto e, allo stesso tempo, ho visto riflessi molti dei temi che incontro nel mio lavoro: genitori pieni di buone intenzioni che danno tutto ai figli tranne ciò che conta davvero, cioè tempo, ascolto e presenza autentica.

Il film segue un uomo ricchissimo che, per ritrovare la figlia adolescente scappata, decide di fare con lei il Cammino di Santiago; strada facendo, riscopre i valori e il significato della genitorialità.

Un momento particolare è la questione “Prostata Enflamada”: apparentemente una gag, in realtà elenca i sintomi che dovrebbero spingere ogni uomo a fare prevenzione.

Parlare di prostata in un film natalizio può sembrare fuori luogo, ma dietro la risata c’è un invito serio a prendersi cura di sé.

In Italia migliaia di uomini si ammalano ogni anno di tumore alla prostata; se una commedia fa nascere qualche prenotazione dal medico, ben venga!

Da pediatra, credo che questo film abbia il merito di far divertire e riflettere insieme.

Invita a riconsiderare le priorità familiari e a ricordare che la prevenzione riguarda tutte le età e tutti i generi.

Se avete voglia di ridere, emozionarvi e magari avviare una conversazione importante in famiglia, vi consiglio di vederlo e condividere il messaggio.

P.S. Mia moglie dice che assomiglio a lui, non solo fisicamente ma anche nelle cose che faccio e dico a casa! 😅

Parlo di questa tragedia da pediatra, ma prima ancora da adulto che ricorda bene cosa significhi avere sedici anni.Io c’...
03/01/2026

Parlo di questa tragedia da pediatra, ma prima ancora da adulto che ricorda bene cosa significhi avere sedici anni.

Io c’ero in “quei locali”. Io c’ero in “quel pericolo”.

A quell’età il rischio non è una categoria mentale.

Non perché manchi l’intelligenza, ma perché manca l’esperienza emotiva del limite.

Si vive nel presente, con un senso di potenza che non è arroganza, ma immaturità neurologica normale.

Il cervello adolescente non valuta il pericolo come fa quello adulto: lo sottostima, lo rimanda, spesso lo nega.

Ne ho parlato in studio con genitori di preadolescenti e trovo profondamente sbagliato leggere quanto è accaduto attraverso la lente del giudizio morale.

Non serve chiedersi se quei ragazzi fossero sobri, attenti, prudenti.

Non serve invocare paragoni con “i tempi nostri”, né chiamare in causa social network, telefoni o presunte derive generazionali.

Un adolescente, davanti a una situazione anomala, non reagisce come un adulto.

Non perché sia stupido o irresponsabile, ma perché non è ancora strutturato per farlo. È un dato biologico, non un’opinione.

Attribuire la responsabilità a chi non aveva gli strumenti cognitivi per comprendere davvero il pericolo è un modo comodo per spostare lo sguardo altrove.

Il punto non è cosa hanno fatto quei ragazzi. Ma chi “non ha fatto” perché si potessero divertire in sicurezza.

Davanti a una tragedia che coinvolge adolescenti, l’unica posizione onesta è la responsabilità adulta.

Tutto il resto è rumore.

01/01/2026
24/12/2025

Ci è venuto a trovare un po’ in anticipo, portando con sé “un pizzico di felicità” per tutti i bambini dello studio… 🎅✨

Buon Natale a chi ha scelto di affidarsi a me e lo ha fatto con fiducia.

Grazie di cuore a chi, con un pensiero gentile, ha reso il mio Natale ancora più speciale. Ho casa invasa dai vostri regali e il cuore colmo di gratitudine: non so davvero se merito tutto questo affetto. In fondo, faccio solo il mio lavoro...

Buone feste a tutti 🎄💫

Ossiuri e “sparadrapp” (dialetto barese per “cerotto”)(scena di vita vera in uno studio pediatrico verace)Oggi, momento ...
23/12/2025

Ossiuri e “sparadrapp” (dialetto barese per “cerotto”)

(scena di vita vera in uno studio pediatrico verace)

Oggi, momento epico.

Una mamma arriva trafelata, accompagnata dal nonno, con una comunicazione nella chat delle mamme:

“Presenza di ossiuri.”

Panico.

Faccio subito chiarezza e sedo l’ansia.

Gli ossiuri sono piccoli nematodi intestinali (Enterobius vermicularis), responsabili dell’enterobiasi, un’infezione molto frequente in età pediatrica. Il sintomo cardine: il prurito al culetto, specie notturno.

La trasmissione avviene per via oro-fecale: contatto con superfici contaminate oppure, più spesso, grattamento della zona perianale e successiva ingestione accidentale delle uova.

Sì, è una cosa comune.
Sì, è un po’ schifosa.

Il trattamento è semplice:
➡️ farmaci antielmintici in dose singola, da ripetere dopo 2 settimane.

➡️ vanno trattati tutti i conviventi, quindi fratelli-sorelle-mamma-papà, perché la reinfezione è dietro l’angolo.

➡️ fondamentale associare misure igieniche: lavaggio delle mani, cambio e lavaggio frequente della biancheria, pulizia delle superfici.

Fin qui tutto chiaro.

Poi arriva la parte più delicata: la diagnosi.

Spiego che si basa sul cosiddetto “scotch test”: un nastro adesivo va applicato sulla regione perianale del bambino al risveglio, prima di lavarsi, per 3 mattine consecutive, e poi osservato al microscopio alla ricerca delle uova.

Aggiungo che, in alternativa, anche la visualizzazione diretta dei vermi, soprattutto di notte, è già diagnostica.

La mamma mi guarda.

Perplessa.

Pallida.

Visibilmente disgustata.

Silenzio.

Il nonno, che fino a quel momento aveva ascoltato serio serio, prende in mano la situazione e, con tono rassicurante, sentenzia:

“Ngiu mettc’ ji u sparadrapp ngul au piccinin.”

“Grazie dotto’ e Buon Natale!”

Chiusura del sipario. Ho adorato questo nonno. Sintetico. Risolutivo.

Non potevo non condividere🤣

Una faringotonsillite “streptococcica” che streptococcica non è (o non solo).È il terzo caso che osservo negli ultimi me...
22/12/2025

Una faringotonsillite “streptococcica” che streptococcica non è (o non solo).

È il terzo caso che osservo negli ultimi mesi.
Un buon esempio di quanto ciò che sembra semplice, spesso non lo sia.

Quadro clinico: febbre, tonsille ipertrofiche con essudato ( placche), linfoadenomegalia (linfonodi gonfi).
Un quadro perfettamente compatibile con una faringotonsillite streptococcica.

Si esegue test rapido: positivo.
Si avvia terapia antibiotica. Quella classica, con amoxicillina.

Passano i giorni.
La febbre persiste.
Magari compare un esantema.

È scarlattina?
È un esantema virale?
È una reazione cutanea all’antibiotico?

Non lo sappiamo.
Dobbiamo rivalutare il paziente.

Ma possiamo ipotizzare che lo streptococco non sia l’unico ospite del cavo orale.
Probabilmente c’è altro.

Cosa?
Verosimilmente un virus.

Quale?
Per saperlo servirebbero ulteriori indagini.

Sono strettamente necessarie?

No, se il quadro clinico non è allarmante.
In questi casi, il watch and see resta l’approccio migliore.

Facile a dirlo da pediatra.
Più difficile da accettare per un genitore.

Nei miei casi recenti, alcuni hanno scelto una nuova valutazione clinica, altri di procedere con esami ematochimici.

In un caso, durante la rivalutazione clinica, ho eseguito un tampone virologico, risultato positivo per Adenovirus.
In un altro caso si è optato per il prelievo ematico, risultato positivo per infezione attiva da virus di Epstein-Barr.
Nel terzo caso, invece, sia il tampone virologico rapido sia gli esami ematici sono risultati negativi.
E la febbre è passata dopo “soli” otto giorni.

Probabilmente il virus responsabile non lo sapremo mai.

La distinzione tra infezione acuta da Streptococco β-emolitico di gruppo A e stato di portatore non è possibile con i comuni test di laboratorio, poiché la positività al tampone faringeo può riflettere sia colonizzazione sia infezione.

Il fatto che il portatore sano di SBEGA sia una condizione frequente, soprattutto in età pediatrica, complica notevolmente le valutazioni cliniche che — agli occhi di un genitore — dovrebbero essere “semplici” o quantomeno lineari.

Come spesso accade:
👉 l’attesa e il monitoraggio clinico sono la chiave per la diagnosi
👉 il tempo, quando l’antibiotico fallisce, è la vera chiave della terapia

Oggi pomeriggio, dopo lo studio, sono tornato in Facoltà di Medicina per regalarmi un’emozione.Quella autentica, profond...
19/12/2025

Oggi pomeriggio, dopo lo studio, sono tornato in Facoltà di Medicina per regalarmi un’emozione.
Quella autentica, profonda, vera…della laurea in Medicina e Chirurgia.

Seduto lì, ho rivissuto la mia.

I sacrifici, le notti lunghe, le paure, le speranze.

Un’ondata di nostalgia e orgoglio mi ha attraversato il cuore.

L’occasione era speciale: la laurea di un ragazzo che ha svolto la tesi con me. Nel mio studio.

Quel ragazzo - oggi è un collega, il Dott. Antonio Musciacchio.

Nella sua tesi ha dimostrato come le strategie digitali, inclusi i social – anche questa pagina – possano diventare strumenti concreti di sanità pubblica, capaci di supportare la campagna vaccinale antinfluenzale e avere un reale impatto clinico nella gestione della stagione influenzale.

Vedere un’idea crescere, diventare studio, ricerca, e poi medicina vera, è qualcosa che va oltre la soddisfazione professionale.
È emozione pura.

Bravo Antonio.
Oggi non hai conquistato solo una laurea.
Hai acceso il tuo futuro. Ti auguro il meglio…

Indirizzo

Via De Angelis 10
Bari
70131

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Dr. Antonio Di Mauro, Ph.D.

Antonio Di Mauro (Bari, 14/06/1984) è un medico, specialista in pediatra e dottore di ricerca.

E’ attivo nella divulgazione scientifica ed ha acquisito notorietà con i suoi interventi sui social media con la campagna #immunitàsolidale a favore di una efficace comunicazione medico/paziente e contro la diffusione di fake news.

Dopo essersi diplomato presso il Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Bari, ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia, la Specializzazione in Pediatria e il Dottorato di ricerca in Scienze Biomolecolari Farmaceutiche e Mediche presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

E’ autore di pubblicazioni scientifiche edite su riviste internazionali in ambito neonatologico e pediatrico.