Scuola di Medicina - Università di Bari "Aldo Moro"

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La Presidenza della Scuola di Medicina e l’UNICEF
15/11/2022

La Presidenza della Scuola di Medicina e l’UNICEF

La Scuola di Medicina di Bari ha perso il Prof. Nicola Brienza.E' difficile esprimere il senso di incredulità e sgomento...
30/09/2022

La Scuola di Medicina di Bari ha perso il Prof. Nicola Brienza.
E' difficile esprimere il senso di incredulità e sgomento che la Scuola vive. Il Prof. Brienza era (e per noi ora e sempre è e sarà) Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione ed è sufficiente questo per ricordare le capacità di Medico, Ricercatore e Docente. Ma il Prof. Brienza è di più. E' la persona e l'amico che c'è quando ne hai bisogno, che ha equilibrio, profondità di pensiero e di analisi. E' quello al quale chiedere consiglio e, alle volte, una pacca sulla spalla. Ci mancherà per sempre il suo sorriso.
Il Presidente della Scuola di Medicina

28/07/2021

MARATONA DI TRAPIANTI IN PUGLIA. L’INTERVISTA DEL TG3 AL PROF. LORETO GESUALDO COORDINATORE REGIONALE.

Maratona di trapianti negli ultimi venti giorni in Puglia. L'ultimo consenso alla donazione è arrivato da San Giovanni Rotondo sabato e la macchina del Centro Regionale Trapianti si è rimessa in moto, in poche ore sono stati trapiantati 2 reni e un fegato al Policlinico di Bari.

I risultati delle ultime due settimane sono da record: 9 reni, 4 fegati ed 1 cuore trapiantati al Policlinico di Bari. Grazie a 8 donatori è stato possibile prelevare 24 organi e salvare molte vite. Sono stati, infatti, trapiantati fuori regione 4 polmoni (2 a Roma e 2 a Torino), 3 reni (2 a Palermo ed 1 a Novara), 2 fegati (1 a Roma ed 1 a Milano), 1 cuore a Torino.

"Una maratona che è stata innescata dalla grande solidarietà delle famiglie pugliesi, a loro va il nostro principale ringraziamento.

Questo mese abbiamo ridotto le opposizioni al trapianto al 12% e grazie alla scelta delle famiglie dei donatori offerto nuove possibilità di vita a pazienti con gravi insufficienze d'organo", commenta il prof. Loreto Gesualdo, coordinatore del Centro Regionale Trapianti.

"Il secondo ringraziamento va alla scuola trapiantologica pugliese che continua a dimostrare di essere tra le migliori del Paese, sta formando una classe di giovani chirurghi e rianimatori all'altezza dei loro maestri", aggiunge il prof. Gesualdo.

Solo al Policlinico di Bari sono stati più di cento gli operatori sanitari coinvolti negli interventi di trapianto. Il prof. Aldo Milano, direttore dell'unità operativa di Cardiochirurgia, con la sua equipe è stato impegnato nel trapianto di cuore. Il prof. Piercarmine Panzera, dell'equipe del prof. Luigi Lupo, è stato il primo operatore in sala trapianti di fegato e il dott. Marco Spilotros ha affiancato il prof. Michele Battaglia nei trapianti di rene. Sono state impegnate le squadre di rianimatori e anestesisti di San Giovanni Rotondo, del Santissima Annunziata di Taranto, del Di Venere, di Andria e del Policlinico di Bari. Accanto ai medici, ci sono infermieri e operatori di sala sempre più specializzati e il supporto del Centro di tipizzazione e banca del sangue.

"La direzione strategica si unisce ai ringraziamenti alle equipe chirurgiche e alle famiglie pugliesi. L'attività trapiantologica al Policlinico di Bari non si è mai fermata, anche durante l'emergenza Covid le equipe specialistiche hanno realizzato percorsi sicuri e assicurato continuità di intervento.

Effettuare un così alto numero di trapianti in poco tempo, garantendo le altre attività, comporta uno sforzo organizzativo che solo pochi ospedali in Italia sono in grado di assicurare", conclude la direttrice sanitaria del Policlinico di Bari, Anna Maria Minicucci. (ANSA).

24/06/2021

Gli antibiotici possono avere effetti collaterali anche severi ma dalla Scuola di Medicina di Bari arriva una importante scoperta

17/06/2021

FORMAZIONE DEI MANAGER DELLA SANITÀ, IN PUGLIA UN MODELLO CERTIFICATO DALLE 5 UNIVERSITÀ.

Metti insieme, le cinque Università pugliesi, l’AReSS Puglia (l’Azienda Regionale Strategica per la Salute) ed ecco il risultato: un modello che fa scuola a livello nazionale nella formazione manageriale per Direttore Generale, Direttore Sanitario e Direttore Amministrativo delle Aziende ed Enti del Sistema Sanitario della Regione Puglia.

Professore Alessandro Dell’Erba, in un momento cruciale nella gestione della Sanità, potete ritenervi soddisfatti per avere adottato in questi anni un metodo certificato nella formazione del management che porta la firma delle Università pugliesi, ossia di tutte e cinque gli Atenei in un rapporto sinergico che è difficile trovare in altre realtà italiane. È così?

“Assolutamente sì”.

In cosa consiste il CURSuS, “Coordinamento Universitario Regionale per la Formazione Superiore in Salute e Sociale?

“Nel formare i nostri manager. Secondo me pero - dice il professore Dell’Erba
professore ordinario di Medicina Legale e Coordinatore regionale della Gestione del Rischio Clinico e la Sicurezza pazienti - questo organizzato in Puglia è più di un master”.

In che senso?

“Nel senso che è un progetto che è nato da una intuizione dell'AReSS, nella persona del suo Direttore generale, Giovanni Gorgoni e con la collaborazione del Dipartimento della Salute della Regione, che per la prima volta, appunto, vede insieme le 5 Università pugliesi pubbliche e private (di Bari, di Foggia, del Salento, il Politecnico di Bari e la Lum); cinque realtà accademiche che in una sorta di consorzio organizzano i corsi di formazione manageriale per la gestione delle strutture della Sanità. E soprattutto con la partecipazione dell’Istituto Superiore della Sanità con il quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa”.

A chi è rivolto questo progetto?

“In particolare ai direttori di Struttura complessa (quelli che una volta erano i primari) e ai direttori Generali, Sanitari e Amministrativi”.

Ma qual è la novità di questa iniziativa?

“Nell’avere realizzato un esperimento che vede insieme le migliori risorse di ognuna delle Università pugliesi. Una intuizione che registra un riscontro anche nel numero di iscritti provenienti anche da fuori regione. Questo a dimostrazione della validità della proposta che le università sono riuscite a porre in essere”.

Una collaborazione originale anche per la sua struttura organizzativa.

“Devo dire che l'esperienza del consorzio è la strada maestra per una questione di sistema. La Regione Puglia è riuscita ad avere una visione complessiva che altri sistemi, come quello Lombardo e Veneto non hanno. Una sinergia veramente importante che mi auguro, anzi ne sono certo, possa rappresentare un seme per il sistema delle università pugliesi che può produrre effetti anche in altre circostanze”.

Veniamo ai numeri.

“Il corso di struttura complessa ha avuto circa 10 edizioni con oltre 250 certificati di formazione manageriale riconosciuto da ciascuna Regione o Provincia Autonoma. Attualmente sono iscritti ulteriori 83 partecipanti.
Mentre sono stati formati nel 2019/20 74 tra Direttori Generali, Direttori Sanitari e amministrativi. Attualmente sono iscritti altri 74 partecipanti. La parte importante non direi che è rappresentata però dai numeri, ma dal fatto che le università si siano unite sotto un obbiettivo comune”.

E’ SCOMPARSO IL PROF. RICCARDO GIORGINO. L’ENDOCRINOLOGIA ITALIANA PERDE UNO DEI SUOI PADRI FONDATORI.BARI - “L’Endocrin...
25/05/2021

E’ SCOMPARSO IL PROF. RICCARDO GIORGINO. L’ENDOCRINOLOGIA ITALIANA PERDE UNO DEI SUOI PADRI FONDATORI.

BARI - “L’Endocrinologia nella Università di Bari è nata ufficialmente come disciplina autonoma agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso. Un Insegnamento tra i primi istituiti in Italia. Una storia che coincide in gran parte con quella personale del prof. Riccardo Giorgino”.

È quanto si legge nella prefazione del volume “La storia della Endocrinologia nell’Università di Bari (1963-2008) pubblicato dalla stessa Università nel 2020 e a firma del professore Riccardo Giorgino che il 23 giugno avrebbe compiuto 88 anni, 64 dei quali dedicati (si legge nella dedica del libro con la Presentazione del Magnifico Rettore Stefano Bronzini) “ai miei Allievi”.

Dopo la laurea alla Università “La Sapienza” il prof. Riccardo Giorgino si specializza in Medicina interna a Bari, poi anche in Endocrinologia e Malattie Metaboliche, e Gerontologia e Geriatria.

Nel corso della sua lunga carriera accademica il prof. Giorgino ha ricoperto ruoli di grande prestigio. Nel 2008, su proposta del Senato Accademico dell’Università di Bari, il ministro per la Ricerca lo nomina Professore Emerito di Clinica Medica”. Ma è stato anche direttore della Scuola di Specializzazione di Endocrinologia, delegato del Rettore per le Scuole di specializzazione dell’Area medica dell'Università di Bari, Presidente della Società italiana di Endocrinologia e della Società italiana di Diabetologia e vice presidente del Mediterranean Group for the Study of Diabetes.

A lui si devono importanti contributi scientifici: in qualità di editor di prestigiose riviste internazionali e coordinatore di progetti di ricerca sul diabete e sulle malattie diabetiche.

Ricchissima la produzione scientifica, testimoniata da oltre 300 pubblicazioni tra libri di testo, lavori originali, rassegne, in tutti i settori dell’ambito culturale dell’Endocrinologia e delle Malattie Metaboliche, testimoniati da un H Index pari a 40.

Il prof. Giorgino ha ricoperto inoltre ruoli di responsabilità istituzionale nell’Università degli Studi di Bari: Direttore della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo e del Centro per lo Studio e la Cura del Diabete; Direttore dell’Istituto di Clinica Medica, Endocrinologia e Malattie Metaboliche; Direttore della Sezione di Medicina Interna, Endocrinologia, Andrologia e Malattie Metaboliche del Dipartimento dell’Emergenza e dei Trapianti di Organi; Direttore della Scuola di Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Ricambio; Direttore del Corso di Diploma Universitario in Dietologia e Dietetica Applicata, Presidente del Corso di Laurea in Dietistica.

Il professore andava particolarmente fiero della sua pluriennale Direzione della rivista scientifica “Il Diabete”, organo ufficiale della Società Italiana di Diabetologia. “Una attività di alta divulgazione e promozione culturale, svolta in ambito nazionale e internazionale” grazie alla quale la Scuola di Endocrinologia guidata dal prof. Giorgino ha lasciato un segno indelebile nella Medicina a livello Internazionale.

Con un toccante auspicio - come scrive lo stesso prof. Giorgino in conclusione della sua prefazione del libro che è un vero e proprio testamento: il cammino prosegue e sono sicuro che, grazie a chi ha raccolto questa eredità, raggiungerà mete più fulgide”.

“Noi tutti come studenti e come colleghi - dice il presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, prof. Loreto Gesualdo - abbiamo imparato molto dai suoi insegnamenti. La sua lezione di vita e i suoi scritti resteranno nella memoria di tutti noi e nella Storia della Medicina”.
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I funerali si terranno domani, mercoledì 26 maggio, alle ore 17 nella chiesa di San Giovanni Battista a Bari.

COVID, IL MANUALE “REGIONI SICURE” DELLE UNIVERSITÀ PUGLIESI PRESENTATO AL MINISTERO DELLA SALUTE.Il 12 maggio scorso ne...
13/05/2021

COVID, IL MANUALE “REGIONI SICURE” DELLE UNIVERSITÀ PUGLIESI PRESENTATO AL MINISTERO DELLA SALUTE.

Il 12 maggio scorso nell’Auditorium del Ministero della Salute a Roma, alla presenza del ministro della Salute Roberto Speranza, si è svolta la conferenza di presentazione del Manuale “Regioni Sicure” redatto da 130 docenti delle 4 Università della Puglia (e coordinato dalla Fondazione “L’isola che non c’è”).

In collegamento i Magnifici Rettori Francesco Cupertino, Pierpaolo Limone, Fabio Pollice. In presenza: il presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, prof. Loreto Gesualdo, il presidente nazionale dell’Ordine dei medici FNOMCeO Filippo Anelli, il presidente della Scuola di Medicina, il prof. Luigi Vimercati, e con la moderazione del giornalista Franco Giuliano.

Il 12 maggio 2021 dall’Auditorium del Ministero della Salute a Roma, si è svolta la conferenza di presentazione del Manuale “Regioni Sicure” redatto da 130 d...

12/05/2021
13/04/2021

“TEXT MINING IN AMBITO CLINICO”, OVVERO “COME UTILIZZARE E RIELABORARE QUEI DATI CONTENUTI NELLA CARTELLA DEL PAZIENTE”. LO STUDIO DEL PROF. ANGELO V***A.


“Le basi di dati dei sistemi sanitari contengono una grande quantità di informazioni utili. Molte di queste sono strutturate, e dunque facilmente reperibili per una semplice consultazione o una più sofisticata modellazione statistica”.

È questa la straordinaria intuizione che sta alla base di uno studio condotto dalla equipe del prof. Angelo V***a direttore della Clinica di Medicina Interna del Policlinico Universitario di Bari: utilizzare quei dati, spesso dispersi e, attraverso la loro elaborazione statistica, giungere ad una diagnosi.

“Un'altra parte di queste informazioni (si stima che sia circa il 40% del totale) - spiega V***a - risulta invece essere non strutturata ma contenuta all'interno di testi clinici,dalla necessità di reperirle nasce il text mining clinico, ovvero l'adattamento di uno strumento, il text mining, al contesto sanitario”.

“ L'obiettivo del text mining clinico - aggiunge il professore - è estrarre l'informazione contenuta nei testi clinici, colmando dunque il gap fra informazione strutturata e non strutturata e permettendo l'accesso a una maggiore quantità di dati. Le informazioni da estrarre sono la stadiazione TNM del tumore, la dimensione del tumore primitivo, il coinvolgimento di linfonodi e la presenza di metastasi”.

Professore, la sua idea sembra quasi la scoperta dell’Uovo di Colombo. Nel senso che questo patrimonio di dati dovrebbe essere già alla base di una normale valutazione clinica. In questo caso lo studio da lei condotto, invece, li elabora attraverso il ricorso alla intelligenza artificiale e ai big data.

“La necessità di reperire informazioni in campo medico ha portato vari attori, quali clinici, statistici o ricercatori, a ricorrere all'utilizzo delle fonti più disparate: oggigiorno è comune estrarre informazioni da esami clinici, strumenti diagnostici o perfino immagini. I testi liberi (free text ), ovvero quei testi scritti senza degli schemi strutturati, non fanno eccezione. In particolare, in campo medico è comune trovare testi liberi in cartelle cliniche, diagnosi, referti e schede: questi testi possono costituire una fonte di informazione importante a patto che siano analizzati correttamente. Essi contengono, ad esempio, informazioni sullo stato di salute dei pazienti, sui sintomi delle malattie o sui trattamenti consigliati. Se queste informazioni non sono state registrate separatamente, è necessario ricavarle dal testo. E se questa estrazione di informazioni viene fatta in maniera automatica, si ricorre al text mining”.

Oggi come avviene il reperimento di queste informazioni sulla malattia del paziente?

“L'estrazione di informazione dai testi clinici avviene per lo più a mano: un soggetto opportunamente qualificato legge il testo e registra in un database le informazioni richieste. Questo lavoro avviene di norma nei registri tumori, i quali stanno iniziando a dotarsi di strumenti di text mining solo di recente. L'estrazione manuale di informazione è molto dispendiosa in termini di tempo e costi, inoltre i lavoratori che se ne occupano (data manager) leggono i testi per diverse ore di lavoro possono commettere errori. Per valutare questo errore sarebbe necessario condurre uno studio con più data manager che estraggono le medesime informazioni dagli stessi testi per poi valutare i risultati ottenuti con una misura di concordanza.

L'estrazione di informazione dai testi clinici può avere svariati utilizzi, ma li riassumiamo in tre principali classi:
1. controllo degli eventi avversi;
2. supporto alla decisione clinica;
3. riassunto automatico dei testi clinici.

Controllo degli eventi avversi: ovvero sfruttare i testi delle cartelle cliniche per portare alla luce quei pazienti che potrebbero essere propensi a peggiorare il loro stato di salute o riammalarsi. Qui l'informazione estratta tramite il text mining gioca il ruolo di trigger : se, ad esempio, un paziente viene considerato a rischio di peggiorare in base alla sua cartella clinica, si attivano le relative procedure di sorveglianza. È evidente come il text mining clinico in questo caso funga da classificatore del paziente tra le classi “a rischio”e “non a rischio”, privilegiando ovviamente la massima sensibilità.

Strutturazione dell'informazione: ovvero “incasellare” l'informazione contenuta nei free text in campi strutturati. Spesso accade che un medico di un dato reparto scriva un testo, per esempio una diagnosi, e dentro di essa indichi una serie di parametri relativi alla salute del paziente, per esempio lo stadio di un tumore o la sua pressione sanguigna. Per agevolare le analisi delle cartelle cliniche nel loro insieme può essere utile un database contenente tutti gli stadi tumorali e tutte le pressioni sanguigne indicate nei testi. Questo database, la cui creazione con il text mining sarebbe molto più rapida che tramite la lettura manuale dei testi, avrebbe una grande utilità decisionale in campo epidemiologico dato che riassumerebbe le caratteristiche mediche di una vasta popolazione.

Questo utilizzo del text mining clinico è però più complesso del precedente: non si tratta di classificare un testo in due classi, ma di farlo in molteplici classi (tutti gli stadi tumorali) o addirittura di estrarre un valore continuo (la pressione sanguigna)”.

Infine: “Estrazione automatica di informazioni dalla letteratura medica. Questo utilizzo del text mining in campo clinico è totalmente slegato dai precedenti, cionondimeno presenta una certa rilevanza. La mole di letteratura medica è impressionante e la sua analisi presenta una sfida per i clinici che devono prendere decisioni in tempi rapidi su che procedure seguire o che interventi effettuare: il text mining può essere usato come strumento per estrarre i concetti chiave da una vasta collezione di articoli su un determinato tema. Può anche fornire grande supporto ai ricercatori nello sviluppo di meta-analisi: dal momento che le banche dati contenenti articoli scientifici sono in forte crescita, la necessità di rendere le revisioni di papers sempre più veloci unita alla facilità con cui gli stessi possono essere recuperati ha aperto la via per uno sviluppo dell'analisi automatica dei testi anche in questo campo”.

13/04/2021

UNIVERSITÀ DI BARI, ECCO LA NUOVA PROCEDURA ADOTTATA DALLA CLINICA DI CARDIOCHIRURGIA.

Il prof Aldo Milano, direttore della Clinica di Cardiochirurgia dell’Università di Bari, autore, insieme alla sua equipe di un intervento innovativo.

Si trattava di sostituire la valvola mitrale ad un soggetto che non poteva essere sottoposto ad intervento a cuore aperto (cioè: aprire il torace, fermare l’organo e utilizzare la circolazione extra corporea).

“Così - spiega il professore Milano forte di una esperienza trentennale, da due anni a Bari - abbiamo pensato di intervenire utilizzando una procedura a cuore battente cosiddetta “trans catetere”. Siamo cioè entrati attraverso la vena femorale nell’atrio destro e quindi nell’atrio sinistro, posizionando così la nuova protesi che doveva espandere l’anello mitralico precedentemente impiantato”.

“Una tecnica - aggiunge Milano - già in uso per la sostituzione della valvola aortica, ma assolutamente innovativa per la valvola mitrale”.

Un risultato importante, dunque.

“Tutto ciò, rappresenta indubbiamente un risultato clinico straordinario che va attribuito ad una collaborazione tra le diverse figure professionali, come i nefrologi, i cardiologi, gli anestesisti e tutto il personale infermieristico”.

“In questo caso - conclude il prof. Milano - abbiamo saputo coniugare: la capacità di diagnosi dei nefrologi, che hanno individuato questa rara malattia autoimmune del paziente; l’esperienza dei cardiologi, che hanno perfezionato la diagnosi; infine la tecnica degli anestesisti, che hanno saputo gestire il decorso intra e post operatorio di questo delicato e raro intervento”. Non si vince mai da soli.

12/04/2021

UNIVERSITÀ DI BARI, LE NUOVE FRONTIERE DELLA NEUROCHIRURGIA.

Prof. Francesco Signorelli, direttore della Unità operativa di Neurochirurgia Universitaria del Policlinico di Bari, lei nei giorni scorsi ha portato a termine un importante intervento su di una paziente in anestesia « awake ». Cioè l’ha operata al cervello mentre era perfettamente sveglio. Anzi: cosciente e reattiva. In che cosa consiste e perché questo rappresenta un caso di scuola?

“La neurochirurgia - dice Signorelli - è nata utilizzando tecniche di intervento su pazienti svegli e quindi non è una novità. Negli anni successivi le tecniche anestesiologiche sono state perfezionate fino ad introdurre l’anestesia generale e riservare l’anestesia locale per la chirurgia di tumori in area del linguaggio, in centri di eccellenza . Anche a Bari usiamo tali tecniche di chirurgia da sveglio, già da 3 anni. La particolarità del recente intervento è che, oltre al monitoraggio delle aree del linguaggio, per le quali l’intervento da svegli è in genere proposto, abbiamo controllato altre capacità cognitive, come ad esempio l’orientamento nello spazio, il disegno, il poter distinguere la destra dalla sinistra, la visione dello spazio circostante. Tutte queste informazioni non sarebbero possibili da ottenere in un paziente sottoposto ad anestesia generale”.

E perché in questa circostanza è stato possibile?

“Questa volta è stato possibile perchè c’è stato un lavoro di equipe. Il nostro affiatamento con gli anestesisti, i neuropsicologi e tutto il gruppo infermieristico del reparto e del blocco operatorio è arrivato ad un punto tale da consentire questo tipo di mappaggio funzionale molto complesso, che richiede una simbiosi tra tutti gli operatori presenti nella sala operatoria”.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro. Quali altri risultati ci offrirà sul piano scientifico e clinico?

“L’obiettivo futuro - conclude il prof Signorelli - è quello di continuare su questa linea, cercando di utilizzare quella che è la risorsa principale contro i tumori cerebrali e cioè la chirurgia. Cercando però di ridurre l’impatto negativo di essa, rappresentato non solo da disturbi motori e del linguaggio, ma anche da deficit cognitivi. In questo momento stiamo lavorando sull’utilizzo del mappaggio funzionale per preservare facoltà cognitive come anche la memoria, ad esempio. Ció richiede un lavoro anche a monte, coordinando le varie figure coinvolte come anestesisti, neuropsicologi e l’équipe infermieristica del reparto ed in sala operatoria, figure essenziali, che rimangono a contatto con il paziente in tutte le fasi del trattamento.
—-

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1291721/bari-al-policlinico-rimosso-un-tumore-al-cervello-su-paziente-sveglio.html

Indirizzo

Piazza Giulio Cesare 11, Polifunzionale "De Benedictis"
Bari
70124

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