19/12/2025
RESTARE
"Restare" significa non fare subito qualcosa per calmarti. Non aprire il frigo per sedarti, non buttarti nel lavoro per sentirti utile, non uscire per non sentire il vuoto. Restare è sentire quel tormento sottile e lasciarlo lì un momento, senza trasformarlo in una missione, senza dargli una soluzione immediata. È accorgerti dei pensieri che partono a raffica, “non è niente”, “passerà”, “devo reagire”, “dai, smettila”, e non seguirli. È restare ferma mentre dentro tutto spinge verso una fuga.
La fuga, se guardi bene, non ha quasi mai la faccia del caos. Ha la faccia della competenza. Della persona che tiene, che fa, che risolve. Ti alzi, organizzi, rispondi, sistemi, produci. Funzioni. E proprio perché funzioni, nessuno si accorge che dentro sei rimasta indietro. A fine giornata sei stanca, ma non piena. E quella stanchezza non viene da ciò che hai fatto, viene da ciò che non hai ascoltato dentro te.
A volte la fuga è ancora più raffinata. È l’allegria sociale, la battuta pronta, il “dai, non pensarci”. È il bisogno di rumore, di voci, di presenza continua. Perché il silenzio, quello vero, ti mette davanti a qualcosa che è dentro te e non vuoi incontrare. Non perché sia enorme, ma perché è rimasto lì troppo a lungo.
Poi ci sono le fughe ben educate. Quelle che passano per maturità, spiritualità, controllo. “Non dovrei sentirmi così.” “C’è chi sta peggio.” “Bisogna lasciar andare.” Frasi pulite, ordinate, che però spesso servono a una cosa sola: non restare. Perché restare significa anche ammettere che qualcosa fa male, e che non puoi più trattarlo come un difetto da correggere o un tormento interiore da soffocare.
Ora prova a vederti in una scena qualsiasi della tua giornata. In cucina, in macchina, davanti al computer. Il corpo lo senti prima dei pensieri: lo stomaco che si stringe, la mandibola serrata, il respiro corto. E subito parte il riflesso: fai qualcosa. Muoviti. Riempì. Controlla. Distraiti. Mangia. Fuma. La fuga è sempre un movimento che ti allontana da ciò che stai sentendo, anche quando sembra innocua.
Se invece resti, anche solo per mezzo minuto, succede qualcosa di diverso. Non cerchi una spiegazione, non cerchi un senso. Senti. E basta. Quello che emerge non parla solo del presente. Emergono voci antiche: “Non posso fermarmi.” “Devo farcela da sola.” “Se mollo, crollo.” Non sono pensieri sbagliati. Sono strategie che un tempo ti hanno salvata. Ma continuare a obbedirgli oggi ha un costo: restare lontana da te.
Restare non rende tutto facile. Rende tutto vero. E quando qualcosa viene visto davvero, smette lentamente di tormentare (...) Non serve cancellare questo passaggio, ma è importante renderlo attraversabile.
(La Psicoterapia )... ti sostiene mentre resti, mentre ascolti, mentre smetti di scappare, mentre diventi adulto. Perché ciò che hai evitato per anni non voleva distruggerti. Voleva solo essere trasformato.
D. P