Atelier Psychologique De Giglio - Bari

Atelier Psychologique De Giglio - Bari Studio Professionale Specialistico di Psicologia, Psicodiagnosi, Psicoterapia e Medicina-Psichiatria. Approccio Integrato.

26/04/2026
12/04/2026

L'Ombra ... non puoi cancellarla. Perche' non sei un fantasma.
Ma puoi alleggerirla, farla scivolare alle spalle anzichè portarla su di esse.
CDG

Ci sono giorni in cui il cuore non cade. Si ritira.Fa un passo indietro dal mondocome fanno le onde quando stanno per to...
09/04/2026

Ci sono giorni in cui il cuore non cade. Si ritira.

Fa un passo indietro dal mondo
come fanno le onde quando stanno per tornare più forti ma ancora non lo sanno.

Non ha lividi da mostrare.

Si è piegato, senza spezzarsi davvero, ma abbastanza da non riconoscersi più.

Sta lì, in quella terra di mezzo
dove il dolore non fa più buio
ma nemmeno la luce ha il coraggio di entrare.

E tu lo senti.
Non batte meno, ma batte più piano. Come se stesse chiedendo permesso alla vita.

È in quel silenzio che arriva una voce antica.

Dice solo:
Cuore, rialzati.

Non perché il mondo ti aspetta.
Il mondo va avanti comunque.

Rialzati,
che non è tornare come prima.
È accettare che prima non esiste più
e scegliere comunque di restare in piedi.

Rialzati,
perché ...DENTRO DI TE C'È ANCORA QUALCOSA CHE NON HA FINITO DI ACCADERE...

Rialzati,
anche se non sai più da dove si ricomincia.

Il cuore non si aggiusta.

Rialzarsi non è tornare interi.

È tornare a sentire.
Tornare a esporsi.
Tornare a quella forma imperfetta di luce che sei quando non ti difendi.

G.C.

Dipinto di Maria De Carne

L’anima non si rompe tutta insieme come un vetro.Si sparge.Un pezzo.Poi un altro.Si posa sulle cose che abbiamo amato tr...
09/04/2026

L’anima non si rompe tutta insieme come un vetro.
Si sparge.
Un pezzo.
Poi un altro.

Si posa sulle cose che abbiamo amato troppo.
Resta nelle pieghe dei giorni che non abbiamo capito subito.
Si attarda nei nomi che non chiamiamo più, ma che continuano a risponderci dentro.

Un pezzo resta in una stanza dove non torni più.
Uno resta nei luoghi in cui sei stata felice senza accorgertene.
Uno si ferma nelle parole che non hai avuto il coraggio di dire.
Alcuni poi li posiamo davanti a qualcuno sperando che li raccolga.

Il resto continua a camminare,
facendo finta di essere intero.

Ci insegnano a essere interi.
A tenere tutto insieme.
A non perdere pezzi per strada.

A essere composti.

Ci sono pezzi che non riconosci più.
Quelli che ti sorprendono
quando torni in una versione di te
che pensavi dispersa.

Ci sono frammenti che trattengono luce, come vetri dimenticati al sole.
Altri custodiscono il buio — non quello che spaventa, ma quello che ci conosce.

Andiamo avanti così, con una geografia invisibile dentro, fatta di assenze che hanno imparato ad abitarci.

Non siamo ciò che resta intatto.
Siamo ciò che scegliamo di non lasciare indietro.

Allora crescere diventa camminare con le mani piene di pezzi, senza pretendere di incastrarli subito.

Finché qualcosa ci chiama indietro — un odore, una musica, una parola detta a metà — e allora torniamo.

Non per ricomporre.
Non per aggiustare.

Solo per raccogliere.

Con una CURA LENTA, quasi antica.
Come si fa con ciò che non si può sostituire.

Avendo, ogni tanto, la grazia di fermarsi, chinarsi, e riconoscere un frammento come proprio.

Anche se è cambiato.
Anche se siamo cambiati.
Anche se non combacia più con niente
tranne che con noi.

Un frammento alla volta.
Senza fretta.
Senza ordine.

Fino a capire che non esiste una forma definitiva, ma una fedeltà silenziosa a tutto ciò che siamo stati e a ciò che diventeremo.

Forse l’anima è proprio questo:
la capacità di non perdersi del tutto,
anche quando ci siamo dispersi ovunque.

G.C.

NEUROPSICOLOGIA/DEMENZAPresso lo studio si effettua batteria di test di SCREENING NEUROPSICOLOGICO per l'individuazione ...
22/03/2026

NEUROPSICOLOGIA/DEMENZA

Presso lo studio si effettua batteria di test di SCREENING NEUROPSICOLOGICO per l'individuazione di eventuale declino cognitivo lieve/moderato/grave.

In sole 3 sessioni (incontri) si effettuano: Colloquio Anamnestico, analisi dei principali domini cognitivi quali Memoria, l'Attenzione/Concentrazione, le funzioni Esecutive, Prassiche, abilità VisuoSpaziali, Linguaggio, Gnosie. Si valutano i principali aspetti emotivi, affettivi. Si restituisce quanto emerso con relazione/certificazione conclusiva da presentare allo specialista Neurologo di riferimento.

Se richiesto, puo' seguire trattamento di supporto psicologico ai Caregiver e alla persona che presenta defaillance cognitive.

Nessuno dovrebbe attraversare le soglie da solo...Perché ogni soglia espone.Ogni soglia spoglia.Ogni soglia cambia per s...
26/02/2026

Nessuno dovrebbe attraversare le soglie da solo...

Perché ogni soglia espone.
Ogni soglia spoglia.
Ogni soglia cambia per sempre qualcosa.
Si può essere forti, maturi, autonomi.
Ma davanti a un passaggio vero, una perdita, una scelta, una fine, un inizio, anche l’uomo più solido trema. Non serve qualcuno che risolva. Serve un testimone fedele.
Qualcuno che resti.
Che non invada.
Che non interpreti al posto tuo.
Che non ti dica cosa devi fare.
Un testimone non guida. Presenzia. È lo sguardo che non giudica.
La voce che non sovrasta. La mano che non trattiene ma accompagna.
Le soglie non si superano perché qualcuno ci spinge. Si attraversano perché qualcuno resta.
E quando c’è uno sguardo fedele accanto a noi, anche il passaggio più buio diventa trasformazione.
Perché non è la solitudine che ci fa crescere.
È la presenza che ci permette di non fuggire.
Nessuno dovrebbe attraversare le soglie da solo. E quando diventiamo noi il testimone per qualcuno, allora comprendiamo che l’amore non è trattenere, ma restare.

C. D.A.

Lavoro su me stessa davvero da tanto tempo e ancora oggi spesso mi accade di osservare come le mie zone d’ombra riemerga...
25/02/2026

Lavoro su me stessa davvero da tanto tempo e ancora oggi spesso mi accade di osservare come le mie zone d’ombra riemergano periodicamente, quasi avessero una personalità propria che si indispettisce al mio tentativo perpetuo di migliorare facendo luce.

Così per tutti , può capitare che il giorno prima ci sentiamo integri e tutto sembra esserci chiaro e limpido, vediamo che riusciamo ad avere davvero atteggiamenti differenti e il giorno dopo piombiamo di nuovo in pensieri tossici e comportamenti assolutamente disfunzionali per noi.

Fino a qualche tempo fa ritenevo
questi momenti come fossero stati degli episodi di regressione: mi rimproveravo, dicendomi che stavo tornando indietro invece che progredire.
Invece sto imparando che questi episodi di riacutizzazione dell’ombra che ci appartiene non sono altro che il segnale che stiamo proseguendo nel modo giusto.
Non possiamo pensare di cambiare da un giorno all’altro e le ombre vanno integrate, non eliminate.
Per farlo dobbiamo conoscerle ed esprimerle per ridurre il loro potere.

Quando provo fastidio per qualcuno, quando non riesco ad essere gentile, quando mi sveglio con il cuore pesante, quando l’ansia torna a togliere il fiato, quando torna la memoria di una ferita che brucia, quando i pensieri negativi sembrano occupare tutto lo spazio non sto tornando indietro, ma sto facendo luce e progredendo.
M. Toto

(Una fine fa spazio ad un nuovo inizio)Dietro a una grande donna ci sono gli ex... ex fidanzati, gli ex amici, gli ex la...
24/02/2026

(Una fine fa spazio ad un nuovo inizio)

Dietro a una grande donna
ci sono gli ex... ex fidanzati, gli ex amici, gli ex lavori.
“Ex” ha quella x che sembra una croce dove una volta c’era un tesoro.
Ma “ex” in latino vuol dire anche “da”,
come “uscire da”, “venire da” e a pensarci bene, gli ex sono anche radici, da lì si viene, da lì si riparte.
Dietro a una grande donna ci sono inverni infiniti. Gli anni si contano in primavere, ma la maturità si misura in inverni. E si impara dagli alberi, che sono matti gli alberi a spogliarsi quando fa freddo, e invece no, abbandonano il superfluo, si fanno oggetti e aspettano. E si impara dai ricci che si chiudono e le spine vanno fuori, non dentro. Si impara che la letargia non è l’allergia all’inverno, si impara il letargo, come pausa piena di vita e di malinconia.
E. T.

22/02/2026

LA MISSION DELLE CONFESSIONI
..Ecco cosa è una confessione. Una confessione è il momento più alto del nostro vivere. È il momento in cui, levati i veli, ci sveliamo. Ma non è un’ostentazione, piuttosto è mostrare le parti che non vanno svelate e questo non può che essere il primo obiettivo di una psicoterapia. Jung citava diverse funzioni della psicoterapia, quella pedagogica, quella trascendente e così via… ma sempre, tutte, immancabilmente, dopo la confessione.

Così abbiamo rubato il mestiere ai preti, semplicemente aggiungendo, all’inizio, “prego si spogli e si stenda”. Allora perché un paziente lo faccia, perchè si spogli, perché il mondo smetta di nascondersi è importante che la psicoterapia smetta di essere il nascondiglio ideale. Perché il paziente si spogli, anche il terapeuta è opportuno lo faccia, si spogli delle fantasie di cui è stato adornato.

Dunque. Lo confesso! Il solo concepire la psicologia e la psicoterapia è il mezzo con cui si rischia di minacciare la salute psicologica, è il primo modo con cui si contribuisce alla sofferenza. Il paziente che giunge mi attribuisce poteri superiori, mi osserva convinto che io sappia qualcosa di segreto. E invece non sa che una volta giunto nella stanza d’analisi, cercherò di "suicidarmi" per tutto il tempo, cercherò di aiutare il paziente a vivere il lutto dell’immaginario terapeutico, lo accompagnerò, anche violentemente, di fronte a uno specchio in cui la mia immagine, dovrà comprendere, non è altro che il peggior nemico della sua salute psicologica che, secondo necessità, percorre vie che nessun terapeuta conosce.

Siete tutti i benvenuti in questo viaggio immaginale che niente altro è che una sorta di "elogio del suicidio" immaginale, ossia, semplicemente la capacità di rinunciare alle nostre illusorie aspettative sul mondo che ci circonda, rinunciare all'ideale di sè, rinunciare all'idea salvifica che qualcuno ci solleverà dal corso del nostro vivere può diventare il primo passo per trovare le risorse per condurre proprio quel "vivere".

Luca U. B.

C’è una verità antica che precede il linguaggio, più vecchia delle sillabe, più sincera di ogni frase: il contatto.Prima...
21/02/2026

C’è una verità antica che precede il linguaggio, più vecchia delle sillabe, più sincera di ogni frase: il contatto.

Prima della parola, fu la pelle.
Prima del discorso, fu il calore.

L’essere umano nasce immerso in un mondo che non comprende, eppure non muore di ignoranza: sopravvive perché viene toccato.

Una mano che sostiene, un petto che accoglie, una presenza che avvolge.

La psiche, fragile e vastissima, non si costruisce con definizioni, ma con prossimità.

Non è il significato a salvarci per primo ma la vicinanza.

Le parole spiegano.
Il contatto rassicura.

Le parole interpretano il mondo.
Il contatto ci dice che possiamo abitarlo.

C’è qualcosa di druidico, di primordiale, in questa legge silenziosa.
Come radici che si intrecciano sotto terra, gli esseri umani si regolano attraverso la presenza reciproca.

Un abbraccio non è solo gesto emotivo: è biologia, è regolazione del sistema nervoso, è il battito che trova un ritmo comune.

Due corpi vicini ricordano ciò che la mente dimentica: non siamo fatti per esistere da soli.

Le parole possono mentire, possono essere levigate, costruite, difese.
Il corpo, raramente.

Una stretta di mano incerta, una spalla che cede, un respiro che trema: lì vive una sincerità che il linguaggio spesso tradisce.

Il corpo non argomenta, rivela.
Non discute, testimonia.

In un mondo saturo di comunicazione, paradossalmente cresce la fame di contatto.

Messaggi, commenti, dichiarazioni, eppure resta quella sensazione sottile di distanza, come se qualcosa di essenziale non passasse mai davvero attraverso lo schermo delle parole.

Perché le parole attraversano l’aria.
Il contatto attraversa l’essere.

Essere toccati,nel senso più profondo,
significa essere riconosciuti come reali.

Non come idee, non come ruoli,
non come concetti sociali ma come presenze vive.

È l’esperienza arcaica del "io esisto perché qualcuno può sentirmi".

La solitudine più dolorosa non è l’assenza di suoni ma l’assenza di prossimità.

Persino il dolore, condiviso fisicamente, muta natura.

Sedersi accanto a qualcuno che soffre non elimina la sofferenza ma la rende abitabile.

Il sistema nervoso umano è una creatura relazionale: si calma nella sicurezza dell’altro. Non è debolezza, è struttura.

Come alberi nella foresta, non cresciamo isolati.
Ci proteggiamo a vicenda dal vento invisibile dell’esistenza.

Le parole sono mappe.
Il contatto è territorio.

Le parole sono ponti.
Il contatto è l’approdo.

Forse la saggezza più sottile è questa: non tutto ciò che è fondamentale può essere detto.

Alcune verità devono essere percepite, incarnate, attraversate.

Una carezza può contenere più comprensione di un discorso intero.
Una presenza silenziosa può essere più eloquente di mille spiegazioni.

Perché, in fondo, l’essere umano non cerca soltanto di essere capito.
Cerca di essere sentito.

E sentirsi sentiti è, prima di tutto
un’esperienza del corpo.
Un’esperienza di vicinanza.
Un’esperienza di contatto.

Lì, dove le parole finiscono,
inizia ciò che ci tiene umani.

L. Sanvidotto - "Il Linguaggio delle Radici Silenziose"

Indirizzo

Bari Centro/Lungomare
Bari

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 16:00

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