Angela Ventricelli Musicoterapeuta

Angela Ventricelli Musicoterapeuta Musicoterapeuta ai sensi della legge 4/2013 – UNI 11592.

Promuovo benessere emotivo, comunicazione e inclusione attraverso musica e relazione empatica, lavorando con bambini, adulti e anziani in contesti educativi e clinici Nel mio lavoro metto al centro la relazione empatica, costruendo percorsi personalizzati orientati ad obiettivi specifici, sempre nel rispetto della storia, dei bisogni e delle risorse della persona.

03/03/2026
🎶 LA PIAZZA DEI SUONI - LABORATORIO PER BAMBINI E GENITORI📍 Piazza Cesare Battisti -  Bari 📅 Domenica 15.03.2026 dalle o...
03/03/2026

🎶 LA PIAZZA DEI SUONI - LABORATORIO PER BAMBINI E GENITORI

📍 Piazza Cesare Battisti - Bari

📅 Domenica 15.03.2026

dalle ore 10:00 alle 11:15 (fascia d'età 2 - 4 anni)
dalle ore 11:45 - alle ore 13:00 (fascia d'età 5-6-7 anni)

La musicoterapia può essere anche prevenzione ed educazione, promuovendo benessere, inclusione e relazione.

“La Piazza dei Suoni” è un laboratorio musicale ed espressivo che, a partire dalla lettura animata di un albo illustrato, intreccia musica, voce, movimento, teatro ed esplorazione sonora.

La piazza diventa così uno spazio aperto e condiviso dove bambini, famiglie e cittadini possono sperimentare nuovi canali comunicativi e vivere un’esperienza artistica inclusiva e partecipata.

La musica come incontro, dialogo e comunità. 🎵

Musicoterapia e disturbi alimentari: cosa dice la ricerca?I disturbi alimentari (come anoressia, bulimia e binge eating)...
02/03/2026

Musicoterapia e disturbi alimentari: cosa dice la ricerca?

I disturbi alimentari (come anoressia, bulimia e binge eating) sono condizioni complesse e potenzialmente gravi, che coinvolgono non solo il rapporto con il cibo, ma anche la regolazione emotiva, l’immagine corporea e il benessere psicologico generale. Colpiscono soprattutto adolescenti e giovani adulti e presentano tassi di mortalità più elevati rispetto alla popolazione generale (1–5).

Negli ultimi anni l’interesse verso gli interventi basati sulla musica è cresciuto molto. Una recente scoping review (2025) che ha analizzato 21 studi ha evidenziato che la musicoterapia e altre music-based interventions possono favorire:

✔ miglioramento dell’umore e riduzione dell’ansia
✔ maggiore coinvolgimento nel percorso terapeutico
✔ migliore gestione dello stress legato ai pasti
✔ aumento dell’assunzione di cibo e del peso in alcuni casi
✔ sviluppo dell’espressione emotiva e della consapevolezza di sé

La maggior parte degli interventi analizzati era condotta da musicoterapeuti qualificati, utilizzando tecniche come ascolto musicale, improvvisazione, songwriting e canto (39–42).

È importante sottolineare che, nonostante i risultati promettenti, la ricerca evidenzia ancora limiti metodologici (campioni piccoli, pochi studi controllati). Per questo motivo servono studi più rigorosi per comprendere pienamente l’efficacia degli interventi musicali nei disturbi alimentari.

Tuttavia, i dati preliminari suggeriscono che la musica può rappresentare un canale terapeutico potente, capace di facilitare l’espressione, la regolazione emotiva e il coinvolgimento nel trattamento , aspetti fondamentali in patologie così complesse.

Riferimento:
Scoping review sulle music-based interventions nei disturbi alimentari, PRISMA-ScR guidelines, 2025.

01/03/2026

Sempre ❤️

Quando un bambino presenta difficoltà nel linguaggio, spesso non si tratta solo di parlare, ma di un insieme di competen...
27/02/2026

Quando un bambino presenta difficoltà nel linguaggio, spesso non si tratta solo di parlare, ma di un insieme di competenze comunicative che devono ancora svilupparsi e coordinarsi.

In alcuni casi si parla di Disturbo del Linguaggio (DL) o Disturbo Primario/Specifico del Linguaggio (DSL), un disordine del neurosviluppo che può coinvolgere sia l’espressione che la comprensione.
Questo può manifestarsi con:
🔹 difficoltà a formulare frasi e vocabolario limitato
🔹 errori grammaticali (verbi, articoli, preposizioni)
🔹 difficoltà a comprendere parole o istruzioni
🔹 frasi semplici, uso frequente dei gesti, fatica nel raccontare esperienze
Le aree coinvolte possono riguardare i suoni, il significato delle parole, la grammatica e l’uso sociale del linguaggio, con caratteristiche molto diverse da bambino a bambino.
Nella mia esperienza clinica incontro bambini che desiderano comunicare ma che hanno bisogno di tempo e supporto per integrare al meglio le loro risorse corporee e comunicative.
Per parlare servono tante competenze che devono coordinarsi:
✨ la respirazione
✨ la voce
✨ i movimenti di bocca e lingua
✨ l’attenzione
✨ il desiderio di entrare in relazione
Quando uno di questi aspetti è fragile, possono comparire difficoltà di linguaggio, pronuncia o fluidità.
Nel mio lavoro accompagno i bambini in un percorso graduale e rispettoso dei loro tempi, utilizzando corpo, voce e musica come strumenti terapeutici.
Il ritmo, il suono e l’esperienza relazionale aiutano a ridurre la fatica, aumentare la sicurezza e facilitare l’emergere della comunicazione in modo naturale.
La cosa più bella è vedere quando un bambino scopre che può farcela… e inizia a fidarsi della propria voce.

Contattami se senti che tuo figlio sta vivendo una difficoltà: confrontarsi con un professionista può essere un gesto di cura importante per aiutarlo a crescere con maggiore serenità e sicurezza.

21/02/2026

"E se la persona con demenza fossi tu?”
Questo è il titolo e il cuore dell’esperimento sociale realizzato da Federazione Alzheimer Italia insieme a Alzheimer Milano ODV al Mercato Comunale Isola di Milano nel 2023.

📍 In un contesto quotidiano e familiare come il mercato, alcuni elementi sono stati volutamente alterati:
• cartellini dei prezzi applicati ai prodotti sbagliati;
• risposte incoerenti da parte dei venditori;
• indicazioni contraddittorie.

Le reazioni dei partecipanti coinvolti inconsapevolmente raccontano qualcosa di profondo:
“Ero confuso, non sapevo cosa fare.”
“All’inizio ho pensato che fosse il commerciante ad avere dei problemi.”

Tutto per ricreare quella confusione improvvisa, quel senso di smarrimento che molte persone con demenza vivono ogni giorno anche nelle azioni più semplici, come fare la spesa.
Le reazioni parlano da sole: esitazione, frustrazione, incertezza.
Per qualche minuto, chi partecipava ha sperimentato cosa significa non riuscire più ad orientarsi in un luogo conosciuto.

E allora la domanda nasce spontanea:
E se la persona con demenza fossi tu?
Come vorresti essere accolto quando non trovi le parole?
Quando ti confondi?
Quando hai bisogno di più tempo?

L’inclusione inizia quando smettiamo di dare per scontato ciò che per noi è facile.
Quando riconosciamo che per qualcuno anche un gesto quotidiano può diventare una dura prova.
E scegliamo, consapevolmente, di essere presenza, non ostacolo.

Grazie

Spesso parliamo di inclusione come se fosse un concetto astratto, un hashtag o una bella frase da mettere alla fine di u...
19/02/2026

Spesso parliamo di inclusione come se fosse un concetto astratto, un hashtag o una bella frase da mettere alla fine di un post… ma cosa significa veramente includere?

Spesso mi sono chiesta: quanto siamo davvero disposti ad accogliere, sostenere e accompagnare chi vive con difficoltà diverse dalle nostre?

Questa non è una riflessione teorica.
È concreta. È fatta di sguardi, gesti, tempi e spazi.
È fatta di persone.

C’è bisogno di rispetto verso tutte le forme di diversità, perché la diversità non è un problema da risolvere ma una dimensione umana da rispettare.

C’è bisogno di rispetto verso LE PERSONE con difficoltà, non verso l’idea di “diverso”, ma verso chi ogni giorno affronta silenziosamente sfide che noi spesso non vediamo.

C’è bisogno di rispetto per i familiari, per chi accompagna, per chi ama e si occupa di persone fragili, a volte dimenticati e invisibili.

Il mondo in cui viviamo non è ancora abbastanza a misura di tutte queste persone. Nonostante le belle parole, nonostante le leggi, nonostante gli slogan.

E allora provo a chiederti:

Cosa faresti se un giorno, all’improvviso, non fossi più in grado di compiere un’attività semplice come fare la spesa?
Come ti sentiresti se nessuno, intorno a te, ti tendesse una mano?
Come ti sentiresti se ti guardassero con fastidio o distacco invece che con empatia e umanità?

Questa è inclusione: non accettare qualcuno perché è diverso, ma camminare con lui, riconoscere il suo valore, rispettare la sua dignità in ogni gesto, piccolo o grande che sia.

Una società veramente inclusiva non è quella che “tollera” le persone fragili, ma quella che pone la dignità umana al centro di ogni scelta, di ogni politica, di ogni spazio pubblico e privato.

E allora, prima di condividere un video o una frase bella… chiediamoci:
In che modo posso tradurre questa parola in azioni reali?
Per me, per gli altri, per tutti.

Ma quindi fai musica? Insegni musica? Fai ascoltare musica? Fai cantare gli anziani?È la domanda che mi viene fatta più ...
17/02/2026

Ma quindi fai musica?
Insegni musica?
Fai ascoltare musica?
Fai cantare gli anziani?

È la domanda che mi viene fatta più spesso.
E la risposta è: no. O meglio, non solo.

Il musicoterapeuta non è un insegnante di musica, non è un animatore, non è qualcuno che “mette una playlist rilassante”.
Il musicoterapeuta è un professionista della relazione d’aiuto che utilizza suono, ritmo, voce e improvvisazione musicale come strumenti clinici.

-La musica non è il fine. È il mezzo-

Nel mio lavoro non insegno a cantare meglio.
Creo uno spazio in cui, attraverso il suono, una persona può:
• esprimere emozioni difficili da verbalizzare
• lavorare sulla regolazione emotiva
• sostenere processi cognitivi e linguistici
• rafforzare identità e relazione
• attivare risorse profonde

E questo richiede una formazione specifica!!!!!!

In Italia la musicoterapia rientra tra le professioni disciplinate dalla Legge 4/2013, che regolamenta le professioni non organizzate in ordini o collegi.
Questo significa che il musicoterapeuta deve avere una formazione strutturata, competenze documentabili, aggiornamento continuo e un codice deontologico di riferimento.

Non basta saper suonare.
Non basta amare la musica.

Perché quando si lavora con fragilità neurologiche, psicologiche, evolutive o geriatriche, non si può improvvisare.

Il musicoterapeuta costruisce un setting, osserva, ascolta, contiene, calibra gli interventi e co-costruisce l’esperienza sonora insieme alla persona.

La musica è potente.
Ma è la competenza clinica che la rende terapeutica.

Ecco cosa faccio davvero.
Sono qui che se vuoi approfondire l'argomento 💚

La malattia di Alzheimer porta con sé sfide profonde: perdita di memoria, difficoltà comunicative, cambiamenti nella rel...
15/02/2026

La malattia di Alzheimer porta con sé sfide profonde: perdita di memoria, difficoltà comunicative, cambiamenti nella relazione con gli altri.
Tuttavia, la musica può rappresentare un canale comunicativo che rimane accessibile anche nella fragilità cognitiva.

Perché la musica è così potente?
- è custodita nelle nostre memorie più profonde
- sa evocare emozioni anche quando le parole vengono meno
- facilita l’espressione di sé e la connessione con gli altri
- offre una struttura rassicurante in un mondo che può diventare confuso

In ambito clinico, la musica non è soltanto un suono: diventa uno strumento relazionale, un ponte verso l’altro, un modo per riattivare ricordi ed emozioni.

Attraverso l’ascolto e l’esperienza musicale possiamo sostenere benessere, relazione e qualità di vita.
"Perché la musica parla al cuore, spesso prima delle parole"

10/02/2026

Come invecchia il nostro cervello?
Scoprire le funzioni cognitive

All’interno del programma INNESTI, vi aspettiamo per un incontro interattivo e laboratoriale: un confronto su come cambiano le funzioni cognitive con l’età e su cosa possiamo fare, nella quotidianità, per prendercene cura.

Lunedì 16 febbraio – ore 18.00
Centro Sociale Polivalente per Anziani “ERMES”
Via Canova 42, Corato

A cura della dott.ssa Marilù Cavallo (Psicologa)
Evento ideato e curato da Mira srl Impresa sociale

Ringraziamo il Centro Anziani EOS per l’ospitalità.

Musicoterapia e disturbi del neurosviluppo: quando la relazione passa dal suono.Nel mio lavoro con bambini e ragazzi con...
03/02/2026

Musicoterapia e disturbi del neurosviluppo: quando la relazione passa dal suono.

Nel mio lavoro con bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo, come autismo e ADHD, utilizzo un approccio psicodinamico-intersoggettivo: questo significa che metto al centro la relazione, prima ancora della prestazione o dell’obiettivo.

Per molti bambini nello spettro autistico la comunicazione verbale può essere difficile o faticosa. La musica diventa allora una prima lingua possibile: suoni, ritmi, silenzi e improvvisazione permettono di esprimere emozioni, intenzioni, bisogni, anche in assenza di parole.

Nei bambini con ADHD, invece, il lavoro musicale può sostenere:
-la regolazione dell’attenzione
-la gestione dell’impulsività
-la canalizzazione dell’energia in modo creativo

In seduta non “insegno a suonare”, ma costruisco insieme al bambino uno spazio sicuro in cui sentirsi accolto, ascoltato e riconosciuto. Attraverso strumenti semplici, giochi sonori e improvvisazioni condivise, il bambino può sperimentare nuove modalità di stare in relazione, di sentire e di esprimersi.

Spesso i genitori mi dicono:
"A casa lo vedo più presente, più tranquillo, più in contatto con noi."
Ed è proprio questo il cuore del lavoro: favorire il benessere emotivo e relazionale, non solo il comportamento.

✨ La musicoterapia può diventare un potente strumento di incontro, crescita e connessione profonda.

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