Grazioso Giuseppina Psicologa / Psicoterapeuta

Grazioso Giuseppina Psicologa / Psicoterapeuta Specializzata in Terapia Cognitivo -Comportamentale
Si occupa del disagio emotivo/relazionale in eta' evolutiva e problemi nell' adulto e della coppia.

14/03/2026
14/03/2026

Svuotare la lavastoviglie prepara al successo più dei voti a scuola.

Non sono le lezioni private né il talento sportivo a spiegare, da soli, il successo futuro di un bambino. Le ricerche longitudinali mostrano che l’assunzione di responsabilità concrete durante l’infanzia è uno dei predittori più solidi di stabilità lavorativa, relazioni funzionali e benessere psicologico.

Perché le faccende domestiche sono così efficaci? Perché attivano processi chiave della crescita:

Allenano la tolleranza allo sforzo. Completare compiti ripetitivi rafforza i circuiti dell’autoregolazione. Insegna a perseverare anche quando non c'è una ricompensa immediata o un applauso.

Costruiscono un’identità di competenza. Quando un bambino contribuisce attivamente alla casa, interiorizza un messaggio potente: “Il mio contributo conta, io sono capace”. Questo è il cuore del senso di agency.

Insegnano la gratificazione differita. Le faccende non danno gloria, danno continuità. Dimostrano che il valore di un’azione risiede nella sua utilità per il gruppo, non nella sua visibilità.

Il successo adulto raramente nasce dal talento isolato. Nasce dalla capacità di contribuire, reggere lo sforzo e presentarsi anche quando nessuno guarda. E tutto può iniziare da un gesto semplice: imparare a rifarsi il letto.

👉 Segui per altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
Waldinger, R. J., & Schulz, M. S. (2023). The Good Life. Simon & Schuster.

Duckworth, A. L., et al. (2007). Grit. Journal of Personality and Social Psychology.

Masten, A. S. (2014). Ordinary Magic. Guilford Press.

Lareau, A. (2011). Unequal Childhoods. University of California Press.

White, R. W. (1959). Concept of competence. Psychological Review.

28/02/2026

Scegliendo la nostra scuola avrai l’opportunità di studiare con attori, registi, sceneggiatori, doppiatori, produttori, casting director, coach ed eccellenze del mondo dello spettacolo.

08/12/2025

La dissonanza cognitiva: ciò che ci ricorda, chi non la vede, cosa accade quando arriva.

Ci ricorda qualcosa che cerchiamo costantemente di dimenticare, che non siamo creature lineari, ma ammassi complessi di convinzioni, paure, bisogni e narrazioni che si intrecciano e spesso si contraddicono. È la prova vivente che la nostra identità non è mai un blocco compatto, ma una trama fragile in cui le cuciture saltano appena un pensiero inatteso la attraversa. Ogni volta che sperimentiamo la dissonanza cognitiva, è come se una crepa luminosa si aprisse nel muro che abbiamo costruito attorno a ciò che crediamo di essere.

Ci ricorda che cambiare è possibile, ma anche che cambiare fa male. Perché ogni nuova informazione che non coincide con l’immagine che abbiamo di noi stessi, o con la storia che raccontiamo al mondo, ci obbliga a un confronto: rivedere la mappa interna, ridisegnare i confini, o più spesso, fingere che nulla sia accaduto. La dissonanza è dunque, contemporaneamente, una soglia e una minaccia.

Chi è colui che non la vede?
È colui che si è abituato alla superficie. Chi vive di certezze per paura di guardare nei propri abissi. Chi non sopporta l’idea che un proprio pensiero possa essere sbagliato, incompleto o perfino derivato da bisogni che non conosce. Chi confonde l’identità con il dogma, le opinioni con la verità, il proprio punto di vista con il mondo. Colui che non la vede è spesso un devoto della coerenza ostinata: coltiva l’immagine di sé come persona “che sa”, “che ha già deciso”, “che non cambia idea”. È un analfabeta emotivo e cognitivo che non riesce a leggere i segnali interni, a riconoscere che il fastidio, la rabbia o il risentimento non arrivano dall’esterno, ma dallo scontro fra ciò che credeva stabile e ciò che improvvisamente non lo è più. Non vedere la dissonanza significa rimanere prigionieri di sé stessi, incapaci di crescere perché il cambiamento verrebbe vissuto come un crollo, non come un’evoluzione.

Cosa accade nel momento in cui la dissonanza avviene?
Accade qualcosa di simile a un sussulto: una tensione invisibile che si accende nel punto esatto in cui una nuova realtà tocca la nostra vecchia struttura mentale. È l’istante in cui si forma una fenditura, un rumore di fondo che disturberebbe chiunque fosse disposto ad ascoltarlo.

Nel momento in cui avviene, la dissonanza mette in scena un dramma interiore:
La mente percepisce l’incompatibilità.
Due convinzioni non possono convivere e chiedono un arbitrato improvviso.
Il corpo reagisce.
Un’ombra di fastidio, un’irritazione che non si sa spiegare, una difesa istintiva: il segnale fisico di una crepa nel pensiero.
L’ego si allerta.
Si sente minacciato, perché ogni dubbio è una richiesta di ridisegnare ciò che crede immutabile.
La persona sceglie.
O accoglie il conflitto e cresce; oppure lo nega e si rifugia nella rigidità, imputando all’esterno un disagio che nasce dentro.

Lì, in quell’intervallo sottilissimo, si misura la maturità di un individuo: nella capacità di rimanere nella frattura senza scappare, di abitare lo smarrimento come condizione naturale dell’essere pensante.
La dissonanza cognitiva è, in fondo, un invito alla complessità. Ci ricorda che siamo esseri incompleti e che l’unico modo per non diventare caricature di noi stessi è tollerare la frizione tra ciò che eravamo e ciò che potremmo diventare.

Chi non la vede resta fermo.
Chi la sente, anche a costo di soffrire, si muove. E in quel movimento, fragile, incerto, talvolta scomodo, comincia ogni forma autentica di libertà interiore.

Grazie Antonio Ruben

08/12/2025

«Finirai per trovarla la Via... se prima hai il coraggio di perderti.»
Viviamo in un mondo ossessionato dalle mappe, dalle scorciatoie, dalle risposte veloci. Ci insegnano fin da piccoli a pianificare ogni passo, a temere l'incertezza, a considerare il "perdersi" come un fallimento.

"Perdersi" non è un errore. È un atto di fede.
È il coraggio di lasciare la mappa a casa per iniziare a usare la bussola del cuore.
È smettere di chiedere indicazioni agli altri per iniziare ad ascoltare il sussurro della propria anima.

È proprio quando ci sentiamo più persi, quando le vecchie certezze crollano e il paesaggio diventa irriconoscibile, che siamo più vicini a noi stessi.
È in quel vuoto che si crea lo spazio per una nuova direzione, una che non avremmo mai trovato se fossimo rimasti sulla strada sicura.

La Via non è una destinazione da raggiungere.
È la scoperta che avviene quando, finalmente, abbiamo il coraggio di non sapere più dove stiamo andando.
Tiziano Terzani

10/11/2025
31/10/2025

Non serve essere perfetti.
Serve restare.

"Ti telefono stasera" di Lorenzo Marone, dal 4 novembre in libreria.
Una storia di assenze, perdono e amore, raccontata con la delicatezza e l’ironia che solo Lorenzo sa donare.

30/05/2025

Chiediamo al governo italiano di intervenire contro il massacro a Gaza. E chiediamo che questo venga fatto ORA.

18/03/2025

Helen Mirren una volta disse:
"Prima di discutere con qualcuno, chiediti: questa persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di una prospettiva diversa? Perché se non lo è, allora non ha alcun senso farlo."

Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto chiaramente tu possa esprimerti, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma solo per rispondere. È bloccata nella propria prospettiva, incapace di considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.

C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile. Una conversazione con qualcuno che è aperto al dialogo, che apprezza la crescita e la comprensione, può essere illuminante—anche se non si è d’accordo. Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di vedere oltre le proprie convinzioni? È come parlare a un muro. Per quanto tu possa argomentare con logica e verità, questa persona distorcerà, devierà o ignorerà le tue parole. Non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta ad accettare un altro punto di vista.

La maturità non sta nel vincere una discussione, ma nel capire quando una discussione non vale la pena di essere portata avanti. È rendersi conto che la tua pace interiore è più preziosa di dimostrare un punto a qualcuno che ha già deciso di non cambiare idea. Non tutte le battaglie devono essere combattute. Non tutte le persone meritano una tua spiegazione.

A volte, la scelta più saggia è andarsene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che alcune persone non sono pronte ad ascoltare. E questo non è un peso che spetta a te portare.

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Come determinare quando una conversazione passa da un confronto costruttivo a un dibattito inutile?

17/12/2024

🌙 Lascia Andare 🌙

1. Respira e lascia andare le tensioni della giornata.
2. Libera la mente dai pensieri che non ti servono più.

Il sonno è il momento perfetto per il reset.
Ogni notte è un nuovo inizio.

Dolce riposo ✨

Indirizzo

Via Le Papa Giovanni XXIII N 33
Bari
70124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
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