26/03/2026
Siberini, cerotti e farmaci.
Da domenica sera sono stati il mio starter pack dopo un intervento.
Un intervento che ho programmato a dicembre.
Un intervento che è stato l’ultima opzione dopo un percorso durato circa un anno.
Percorso che, tuttavia, non mi ha portata a risolvere un mio disagio.
Un disagio che è cresciuto nel tempo.
Un disagio che mi ha portata a non riconoscere più nello specchio una parte del mio corpo che mi era sempre piaciuta, ma che negli anni era cambiata.
Un disagio che si è insinuato lentamente, una goccia alla volta, un giorno alla volta e che mi ha portata a prendere una decisione.
Decisione che non è stata completamente supportata e condivisa da alcune persone anche molto vicine.
La mancanza di questo supporto talvolta mi ha portata a dubitare della mia decisione.
Mi ha portata a vacillare, a pensare che fosse tutto solo nella mia testa, che stessi amplificando una cosa minima, temendo il giudizio altrui.
“Insomma per una piccolezza del genere è esagerato fare addirittura un intervento, sei bella così come sei!”
Alla fine non ho desistito, non ho mollato!
Ho ascoltato me stessa.
Ho ascoltato profondamente il mio disagio, l’ho accolto e mi ci sono confrontata.
E ho deciso che per me ne valesse la pena affrontare anche un intervento chirurgico che non mi modificasse, ma mi valorizzasse ulteriormente.
E ora mi chiedo quanti e quante di voi si sono trovati o si trovano in questa situazione?
Quanti e quante di voi non si sentono supportati e supportate, temendo il giudizio altrui (anche di persone molto vicine).
Quante volte avete desistito nell’intraprendere un percorso terapeutico perché secondo altri non è importate?
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