Dott. Andrea Pagnotta Lorenzetti - Psicologo

Dott. Andrea Pagnotta Lorenzetti - Psicologo • Psicologo, psicoterapeuta in form.
• EMDR
📍 Via dei Filosofi 66, Perugia
📍 Via Roma 71, Bastia Umbra

🫂 Il dolore non si cancella, ma può essere accolto e condiviso.🤍 Nel nostro gruppo affrontiamo insieme la mancanza di un...
06/10/2025

🫂 Il dolore non si cancella, ma può essere accolto e condiviso.

🤍 Nel nostro gruppo affrontiamo insieme la mancanza di un caro in uno spazio protetto, senza giudizio.

📍 Gli incontri sono serali, si svolgeranno a Perugia.

📧 Contattaci per ulteriori dettagli. Posti limitati!

In occasione del Psicologia Umbria Festival, presentiamo il nostro evento online gratuito: "Il lutto nell’era della pand...
23/09/2022

In occasione del Psicologia Umbria Festival, presentiamo il nostro evento online gratuito: "Il lutto nell’era della pandemia: dal dolore della perdita alla solitudine".*

ABSTRACT

Negli ultimi anni, la situazione pandemica mondiale, ha comportato numerose modifiche nel modo in cui ci relazioniamo verso noi stessi e verso gli altri.

Una tematica centrale, che ha coinvolto milioni di individui a livello globale, è quella relativa al lutto e, in generale, all’aumento della mortalità: in particolare, l’impossibilità, da parte dei parenti, di accompagnare i propri cari negli ultimi giorni di vita e di assistere allo svolgimento del rito funebre, ha contribuito ad esacerbare la difficoltà nell’espressione e nell’elaborazione del lutto.

A seguito di una breve esposizione delle teorie psicologiche sul lutto, si andranno ad enunciare anche le varie fasi di elaborazione, approfondendone gli esiti funzionali e disfunzionali. Un breve spazio sarà, inoltre, dedicato alla genitorialità e alle modalità di comunicazione e gestione del lutto in età infantile.

Parallelamente a ciò, verranno esplicitate le diverse modalità di intervento psicologico, finalizzate al sostegno dell’individuo che sperimenta tali vissuti.

L’obiettivo preposto sarà quello di informare e formare i partecipanti sugli aspetti psicologici legati alla tematica in oggetto con la possibilità di fornire, in un secondo momento, una continuità, in termini di sostegno psicologico, attraverso incontri individuali o di gruppo.

*Il link all'evento verrà inviato per mail previa registrazione.

PERCHÉ SOGNIAMO?L'essere umano ha da sempre mostrato una certa curiosità verso il mondo dei sogni, fornendo, nel tempo, ...
05/07/2022

PERCHÉ SOGNIAMO?

L'essere umano ha da sempre mostrato una certa curiosità verso il mondo dei sogni, fornendo, nel tempo, diverse interpretazioni: ad esempio, per gli antichi Greci e Romani, i sogni rappresentavano un messaggio inviato dagli dei. Successivamente, la filosofia, la psicologia e, soprattutto, la psicoanalisi, si sono focalizzate maggiormente sulla dimensione simbolica.

Nell'Interpretazione dei sogni del 1899, Freud sosteneva che i sogni rappresentassero la via règia per raggiungere l'inconscio, e la loro funzione girasse attorno al concetto di desiderio: attraverso il sogno, i desideri rimossi e inaccettabili troverebbero un modo per esprimersi e per essere soddisfatti attraverso un'esperienza allucinatoria.

Per Freud, il sogno si presenta a noi sottoforma di contenuto manifesto (come ci appare e ciò che ne ricordiamo), dove, tuttavia, sottostante a esso si nasconde il contenuto latente (il desiderio inconscio originale, ovvero il reale significato del sogno). Il contenuto manifesto non può essere direttamente compreso a causa della censura difensiva posta dalla coscienza, che distorce il contenuto latente e fa apparire i sogni come strani e frammentati.

Compito dello psicoanalista è analizzare e interpretare questo contenuto attraverso gli strumenti della psicoanalisi, in modo da giungere al contenuto latente, e quindi all'originale desiderio sottostante, "svelando", l'inconscio.

Teorie più recenti sostengono che il sogno permetterebbe di riorganizzare e consolidare la nostra memoria, collegando le nuove informazioni apprese durante il giorno con quelle già in possesso.

Nello specifico, offrirebbe uno spazio virtuale in cui poter “mettere in pratica” nuovi apprendimenti e sperimentare nuovi comportamenti: tramite una sorta di simulazione della realtà, possiamo prepararci ad affrontare minacce e pericoli (come negli incubi) o rivivere eventi di vita sociali e relazionali, consentendoci di esprimere ed elaborare pensieri, emozioni ed esperienze in sicurezza.

Il sogno rappresenterebbe dunque sia un’estensione della coscienza “ordinaria” in uno stato cerebrale diverso dalla veglia, sia uno specchio che riflette l’esperienza che viviamo durante il giorno.

La depressione è il disturbo mentale più diffuso a livello globale. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) prevede...
09/06/2022

La depressione è il disturbo mentale più diffuso a livello globale. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) prevede che nel 2030, questo disturbo diverrà la seconda causa di malattia nel mondo, dopo l'HIV. In Italia, secondo il rapporto ISTAT del 2018, il 5,4% della popolazione (con oltre 15 anni) soffre di depressione (percentuale che sarebbe superiore tenendo conto della difficoltà di alcuni a riconoscerne i segnali, e dello stigma sociale della malattia mentale che ostacola la ricerca di aiuto).

Oltre al tono dell'umore e alla diminuzione di interesse anche verso attività piacevoli, i vari sintomi - come la faticabilità, la distraibilità, l’indecisione e l’isolamento fisico ed emotivo - possono arrivare a compromettere la sfera lavorativa e quella sociale e relazionale.
Nella depressione risultano inoltre centrali il senso di inutilità, il pessimismo, la tristezza e soprattutto una costante autosvalutazione e autocolpevolizzazione, che bloccano la persona in un circolo vizioso negativo che può condurre a ideazioni suicidarie e/o al suicidio stesso: a livello globale si stimano 10,6 casi ogni 100mila abitanti).

Le cause sono complesse e multifattoriali, e possono essere di tipo genetico, biologico, ambientale e/o psicologico. Infatti, oltre all'ambiente (es. famiglia, scuola, ecc.) e al come l’individuo elabora cognitivamente ed emotivamente gli eventi, sono presenti anche fattori di predisposizione genetica e fattori ereditari: è più probabile sviluppare depressione se un familiare ha, o ha avuto, lo stesso disturbo.

Riguardo al trattamento, secondo le linee guida internazionali del NICE (National Institute for Health and Clinical Excelence) del 2011, gli approcci più efficaci sono quelli interpersonale e cognitivo-comportamentale; quest’ultimo, si concentra sul come la persona interpreta gli eventi, reagisce e valuta se stessa, e propone, parallelamente, cambiamenti nella vita quotidiana per invertire la tendenza all'isolamento e all'inattività.
Può essere affiancato anche un intervento farmacologico, che tuttavia agisce solo sui sintomi, ed è necessario solo in presenza di un livello medio-grave che inibisce la vita sociale, lavorativa e affettiva.

ESPERIMENTO DEL PICCOLO ALBERTL'esperimento parte dall'assunto di base secondo cui la paura, pur essendo un'emozione pri...
24/05/2022

ESPERIMENTO DEL PICCOLO ALBERT

L'esperimento parte dall'assunto di base secondo cui la paura, pur essendo un'emozione primaria, possa essere generata da condizionamenti ambientali. Per dimostrarlo, gli autori si sono chiesti se si potesse suscitare paura verso stimoli neutri, come un topolino, attraverso l'associazione con un rumore molto forte.

Inizialmente, al piccolo Albert, un bambino di meno di un anno, furono presentati diversi stimoli neutri con cui interagire, sia animati (un ratto, un coniglio, un cane e una scimmia) che inanimati (come del cotone e delle maschere); il bambino interagiva tranquillamente con questi stimoli, senza mostrare segni di paura.

Dopodiché, gli sperimentatori iniziarono a produrre un forte rumore, con un martello e una barra, ogni volta che il bambino toccava il ratto. Dopo diverse associazioni di questo tipo, il bambino iniziò a mostrare segni di agitazione, pianto e paura (risposta condizionata) alla sola vista del ratto.

Quello che scoprirono successivamente fu che Albert generalizzò la sua paura condizionata anche verso gli altri stimoli neutri simili al ratto, e quindi verso gli animali (cane, coniglio e scimmia) e verso gli oggetti inanimati (maschere ricoperte di cotone bianco, ecc.).

L'esperimento, oggi impossibile da replicare per questioni chiaramente etiche, dimostrò come la paura possa essere causata da un condizionamento ambientale, e che quindi le fobie vengono apprese attraverso esperienze avverse.

Un po’ tutti, nella nostra vita, ci siamo trovati in situazioni o periodi bui che ci hanno messo in crisi di fronte a un...
17/05/2022

Un po’ tutti, nella nostra vita, ci siamo trovati in situazioni o periodi bui che ci hanno messo in crisi di fronte a un problema. Spesso tuttavia, la soluzione ci è poi giunta all'improvviso, come se si fosse accesa una lampadina, magari grazie a uno stimolo esterno o semplicemente dal nulla: ciò è dovuto al fatto che la nostra mente elabora i nostri problemi anche quando stiamo facendo altro.

Questo insight emerge non soltanto grazie a una capacità più funzionale di elaborare i problemi, ma anche grazie alla semplice distrazione. Dall’altro lato invece, il continuo pensare al problema in maniera continuativa può innescare e rafforzare il “rimuginio” e la “ruminazione”, ovvero processi disfunzionali di regolazione del pensiero e delle emozioni che, paradossalmente, ostacolano la risoluzione del problema: pensare troppo e "male", non fa che peggiorare il problema stesso.

Oltre all'aspetto concreto relativo alla risoluzione di problemi, il termine insight fa rifermento anche a un’intuizione immediata e improvvisa di qualcosa che riguarda noi stessi o altri, a seguito di un'esperienza, di un flusso di pensieri o in generale di uno stimolo esterno.

Questa immediatezza improvvisa, sottolinea il fatto che la nostra capacità di apprendere e di raggiungere livelli di autoconsapevolezza più alti, non procede soltanto attraverso una semplice somma di esperienze; spesso infatti, riusciamo a raggiungere livelli superiori attraverso degli insight, ovvero dei momenti di improvvisa ristrutturazione e "autorealizzazione" che illuminano e danno senso allo scenario, anche a seguito di momenti di crisi profonda.

Un esempio di insight, in seduta, può essere quando il paziente fa un collegamento tra un evento passato e un comportamento problematico attuale, portandolo improvvisamente ad attribuirne un significato più ampio e profondo.

Lo psicologo clinico e lo psicoterapeuta, tra le varie cose, permettono di incrementare le risorse interiori della persona e quindi di fornire stimoli che facilitino questi insight; ciò favorisce una migliore consapevolezza interiore e una migliore capacità di comprendere e padroneggiare il problema portato in seduta.

L'esperienza di un attacco di panico viene spesso descritta come terribile, a causa dell'intensità con cui si manifesta,...
03/05/2022

L'esperienza di un attacco di panico viene spesso descritta come terribile, a causa dell'intensità con cui si manifesta, e per l'insorgenza improvvisa e inaspettata.

La paura di un nuovo attacco, e quindi di tornare in una condizione di disagio intenso, spesso induce in queste persone uno stato di costante "paura di avere paura" che le rende ipervigili, portandole a percepire molti stimoli esterni, anche semplici e neutri, come minacciosi.

Non tutti gli attacchi di panico hanno gli stessi sintomi e la stessa intensità: alcune persone possono provare attacchi più intensi ma meno frequenti, e viceversa altre possono provare attacchi più frequenti ma meno intensi, fino a sperimentare crisi di panico che tuttavia non costituiscono veri attacchi.

L'incapacità di controllarli, unita all'imprevedibilità, porta queste persone a sentirsi deboli e vulnerabili. La conseguenza è l'innesco di un circolo vizioso che prevede l'evitamento sistematico di luoghi, situazioni o esperienze interne (come sensazioni ed emozioni) che in qualche modo si ricollegano all'esperienza di panico.

Spesso infatti, a questo disturbo si associa anche quello agorafobico, ovvero l'ansia relativa all'essere in luoghi o in situazioni dai quali sarebbe difficile allontanarsi o ricevere aiuto: si evitano dunque mezzi pubblici, luoghi affollati o semplici attività come guidare l'auto o andare al cinema.

Queste persone potrebbero quindi divenire schiave del panico, isolate, e incapaci di reagire, con ricadute negative anche sulle persone vicine, costrette ad adattarsi a queste necessità restrittive e incapaci di sentirsi d'aiuto.

Riguardo al trattamento, secondo le linee guida internazionali del NICE (National Institute for Health and Clinical Excelence) del 2011, uno degli approcci più efficaci è quello cognitivo-comportamentale. Esso prevede protocolli strutturati che vanno dal prestare attenzione a ciò che si prova, all'identificazione di pensieri collegati, e successivamente alla sostituzione con convinzioni e credenze più funzionali; inoltre, si aiuta progressivamente la persona a "evitare l'evitamento" di situazioni e sensazioni temute.

COSA SUCCEDE NEL NOSTRO CERVELLO QUANDO OSSERVIAMO UN'AZIONE COMPIUTA DA QUALCUN ALTRO, COME UNA SEMPLICE LINGUACCIA?I n...
20/04/2022

COSA SUCCEDE NEL NOSTRO CERVELLO QUANDO OSSERVIAMO UN'AZIONE COMPIUTA DA QUALCUN ALTRO, COME UNA SEMPLICE LINGUACCIA?

I neuroni specchio furono scoperti agli inizi degli anni ‘90 da Rizzolatti e dal suo gruppo di ricerca dell’Università di Parma. Essi trovarono che nel cervello, i neuroni della corteccia premotoria si attivavano non soltanto nell’esecuzione di atti motori, ma anche semplicemente osservando un’azione compiuta da qualcun altro.

Si è quindi scoperto che, nel momento in cui osserviamo un'azione, nel nostro cervello si attivano le stesse aree cerebrali che si attiverebbero se quell'azione fosse compiuta da noi in prima persona.
In questo caso, per rispondere alla domanda, quando osserviamo qualcuno che ci fa la linguaccia, nel nostro cervello si attivano gli stessi neuroni, come se fossimo noi a compiere il gesto.

Questo "riflettere" e "simulare" azioni eseguite da altri all'interno del nostro sistema motorio, suggerisce come questi neuroni possano essere centrali nel riconoscere e comprendere il significato dei comportamenti degli altri.

Da qui, diversi studi hanno trovato che questi speciali neuroni si attivano anche in altre aree cerebrali, al di là di quelle motorie, e che formano un vero e proprio "sistema specchio".
Ciò ha portato a ipotizzare che tale sistema sia centrale in diverse funzioni cognitive come l'apprendimento, il linguaggio, l'empatia, il comportamento sociale e l'imitazione.

Nel caso dell'empatia, nel momento in cui osserviamo qualcuno che sta provando un'emozione come ad esempio la tristezza, nel nostro cervello si attivano le stesse aree di norma coinvolte nello svolgimento delle stesse azioni e nella percezione delle stesse sensazioni: l'emozione dell’altro sarebbe quindi compresa grazie a questo meccanismo di simulazione, che produce nell’osservatore uno stato mentale e corporeo condiviso con l’attore di quella emozione.

Tuttavia, è bene sottolineare che il dibattito scientifico rimane tuttora aperto su quanto questi neuroni siano effettivamente centrali in queste funzioni. Inoltre, non sono ancora stati proposti modelli neurali ampiamente accettati.

Di chi mi occupo 🧠• Adulti• Adolescenti• CoppieDi cosa mi occupo 📌• ansia• attacchi di panico• disturbi dell'umore• diff...
22/03/2022

Di chi mi occupo 🧠
• Adulti
• Adolescenti
• Coppie

Di cosa mi occupo 📌
• ansia
• attacchi di panico
• disturbi dell'umore
• difficoltà relazionali
• lutti
• traumi
• crisi personale
• bassa autostima
• disregolazione emotiva
• supporto alla genitorialità
• Altre problematiche

Il mio approccio Ψ
La mia formazione di tipo cognitivo-comportamentale e cognitivo-evoluzionista si focalizza sul significato evoluzionistico dei sintomi, delle emozioni e dei comportamenti, e sulla loro conoscenza e gestione attraverso tecniche cognitive e comportamentali inquadrate all'interno di una cornice relazionale che permette di cogliere diversi aspetti della sintomatologia, da quello individuale a quello interpersonale e sociale.
Tale approccio mi permette di lavorare su più livelli, dagli aspetti quotidiani e pratici della vita a quelli simbolici e di significato personale, lavorando sulle risorse personali, sull'autoregolazione, e sulla capacità di gestire autonomamente situazioni ed eventi che di solito incrementano la sofferenza emotiva.
Oltre all'utilizzo di tecniche psicologiche scientificamente testate e validate, ritengo importante disporle lungo un percorso personalizzato e centrato sulla soggettività della persona, in base ai bisogni, alle aspettative, ai desideri e agli obiettivi condivisi e concordati.

IDENTITÀ SESSUALEPer molto tempo, la società ha incluso le quattro componenti dell'identità sessuale all'interno del con...
15/03/2022

IDENTITÀ SESSUALE

Per molto tempo, la società ha incluso le quattro componenti dell'identità sessuale all'interno del concetto generale di "sessualità", che aveva un'unica direzione "giusta" e non ammetteva aberrazioni.
Ad esempio, una persona di genere sessuale maschile (sesso biologico) doveva sentirsi e percepirsi come tale (identità di genere), conformarsi alle corrispondenti aspettative sociali (ruolo di genere), ed essere attratta dal sesso opposto (orientamento sessuale).

La suddivisione dell'identità sessuale ci permette invece di operare diverse distinzioni, come quella tra sesso biologico e identità di genere: il sesso è determinato dalla natura, mentre l'identità si definisce e si forma nel corso dello sviluppo della persona e all'interno delle differenti culture e società.
Ciò consente di comprendere come non via sia un'unica e naturale corrispondenza tra sesso biologico e identità di genere: ad esempio, una persona può nascere biologicamente di genere maschile, e tuttavia percepirsi e identificarsi come donna.

Allo stesso modo, distinguiamo il genere sessuale dall'orientamento sessuale: una persona può essere biologicamente di sesso femminile, identificarsi come donna, e allo stesso tempo essere attratta da una donna.

L'attrazione verso lo stesso sesso non è determinata dal sesso biologico, dall'identità di genere o dal ruolo di genere, e allo stesso modo l'orientamento sessuale non determina come una persona percepisca se stessa (identità di genere) o come si debba comportare (ruolo di genere).

Oggi sappiamo che l'identità sessuale non è qualcosa di statico e determinato, ma una costruzione dinamica che emerge dall'interazione tra queste quattro componenti, che non assumono un'unica configurazione "giusta" e "sana".

I disturbi legati all'identità sessuale infatti, sono secondari ad essa, come ad esempio la disforia di genere, una condizione caratterizzata da un'intensa e persistente sofferenza, causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso biologico.

In un esperimento di Loftus e Palmer, ai partecipanti venivano mostrati alcuni filmati di incidenti d'auto, e successiva...
16/02/2022

In un esperimento di Loftus e Palmer, ai partecipanti venivano mostrati alcuni filmati di incidenti d'auto, e successivamente veniva chiesto di stimare la velocità di percorrenza dei veicoli.

I partecipanti che ricevevano la domanda con un verbo più violento ("Quanto andavano veloci le auto quando si sono 'schiantate' tra loro?") stimavano velocità più elevate rispetto a chi riceveva la stessa domanda, ma formulata con verbi meno violenti, come 'scontrate' 'colpite' o 'urtate'.

I risultati sono coerenti con l'idea che le domande poste a seguito di un evento possono causare una ricostruzione della memoria di quell'evento, che viene distorto.

APPROFONDIMENTO
A una settimana di distanza dall'esperimento, i partecipanti che avevano ricevuto la domanda col verbo 'schiantate', erano più propensi a rispondere "sì" alla domanda "Hai visto dei vetri rotti?", anche se nei filmati non erano presenti.

Come avviene questa distorsione?
Il partecipante forma una prima rappresentazione dell'incidente a cui ha assistito. Dopodiché, col termine 'schiantate', lo sperimentatore fornisce un'informazione esterna. Questi due elementi vengono poi integrati, restituendo il ricordo di un incidente più grave di quanto non sia stato in realtà, con l'aggiunta di dettagli come quello dei vetri rotti (poiché di solito si associano a gravi incidenti).

In sintesi, questi partecipanti, dopo aver sentito il termine 'schiantate' nella domanda posta, avevano ricostruito il loro ricordo in modo da renderlo coerente con l’idea di un incidente violento.

In senso più ampio, i risultati indicano che la forma di una domanda - in questo caso, la semplice sostituzione di una parola al suo interno - può influenzare in modo marcato e sistematico la risposta di un testimone, producendo, di fatto, un falso ricordo.

Questo esperimento ha dato il via a importanti riflessioni sulla psicologia della testimonianza, e su quanto l'uso di certe parole piuttosto che altre, e il modo in cui vengono presentate, possano influenzare e manipolare il nostro modo di acquisire informazioni, i nostri ricordi e come interpretiamo la realtà.

Indirizzo

Via Dei Filosofi 66
Bastia

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 20:00

Telefono

+393454726250

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