09/06/2022
La depressione è il disturbo mentale più diffuso a livello globale. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) prevede che nel 2030, questo disturbo diverrà la seconda causa di malattia nel mondo, dopo l'HIV. In Italia, secondo il rapporto ISTAT del 2018, il 5,4% della popolazione (con oltre 15 anni) soffre di depressione (percentuale che sarebbe superiore tenendo conto della difficoltà di alcuni a riconoscerne i segnali, e dello stigma sociale della malattia mentale che ostacola la ricerca di aiuto).
Oltre al tono dell'umore e alla diminuzione di interesse anche verso attività piacevoli, i vari sintomi - come la faticabilità, la distraibilità, l’indecisione e l’isolamento fisico ed emotivo - possono arrivare a compromettere la sfera lavorativa e quella sociale e relazionale.
Nella depressione risultano inoltre centrali il senso di inutilità, il pessimismo, la tristezza e soprattutto una costante autosvalutazione e autocolpevolizzazione, che bloccano la persona in un circolo vizioso negativo che può condurre a ideazioni suicidarie e/o al suicidio stesso: a livello globale si stimano 10,6 casi ogni 100mila abitanti).
Le cause sono complesse e multifattoriali, e possono essere di tipo genetico, biologico, ambientale e/o psicologico. Infatti, oltre all'ambiente (es. famiglia, scuola, ecc.) e al come l’individuo elabora cognitivamente ed emotivamente gli eventi, sono presenti anche fattori di predisposizione genetica e fattori ereditari: è più probabile sviluppare depressione se un familiare ha, o ha avuto, lo stesso disturbo.
Riguardo al trattamento, secondo le linee guida internazionali del NICE (National Institute for Health and Clinical Excelence) del 2011, gli approcci più efficaci sono quelli interpersonale e cognitivo-comportamentale; quest’ultimo, si concentra sul come la persona interpreta gli eventi, reagisce e valuta se stessa, e propone, parallelamente, cambiamenti nella vita quotidiana per invertire la tendenza all'isolamento e all'inattività.
Può essere affiancato anche un intervento farmacologico, che tuttavia agisce solo sui sintomi, ed è necessario solo in presenza di un livello medio-grave che inibisce la vita sociale, lavorativa e affettiva.