18/07/2016
Chi sono? Mi chiamo Violetta Prota e sono di Battipaglia, città campana sita nella provincia di Salerno. Ho cominciato a mostrare interesse per la psicologia sin da piccola, quando mi rendevo conto che la mia sensibilità d’animo mi faceva porre attenzione alle sofferenze degli altri, e lo scopo che mi proponevo era quello di comprenderne la causa e trovare un modo per alleviare tale stato. In parte devo ciò ad una mia caratteristica temperamentale e caratteriale innata ma anche ad apprendimenti e situazioni ambientali in cui sono nata e cresciuta. Mio padre, medico oculista, di anni 69, mi ha sicuramente indotto alla tolleranza e alla diplomazia. Da lui ho ereditato la capacità di sognare sempre, anche quando la vita ti mette a dura prova, la speranza di riuscire un giorno a realizzare i miei sogni, è stato un modello di affetto e pazienza costante. Grazie al suo impegno lavorativo mi ha permesso di trasferirmi e studiare fuori casa. Infatti a 17 anni decisi che il mio destino sarebbe stato diventare una psicoterapeuta e mi iscrissi all’università di Chieti in Abruzzo dove ho conseguito laurea e specializzazione entro i 5 anni accademici. Esattamente ho concluso gli studi nel 2010 e nel 2011 ho conseguito l’esame di stato che mi ha abilitata alla professione di psicologo. Devo in realtà la mia propensione a guardare oltre il reale, al contingente, e a cercare sempre una lettura profonda delle cose a mia madre, donna di 65 anni, laureata in Pedagogia, e non in Psicologia come avrebbe voluto per via delle possibilità dei suoi tempi, che ha sempre manifestato molto esplicitamente, trascinandomi da sempre in discorsi intellettuali, la sua passione per l’animo umano. E con i suoi discorsi ha affascinato anche me. Anche i miei fratelli (una sorella di 35anni, medico oculista come mio padre, e un fratello di 39 anni esperto in elettronica) in un modo o nell’altro hanno contribuito alla mia crescita personale e professionale, stimolandomi e trasmettendomi la consapevolezza che la conoscenza non fosse mai qualcosa di finito, ma qualcosa a cui tendere continuamente.