07/02/2021
soggetti meteorosensibili o meteoropatici.
Nel primo caso, quando cambia il tempo si è soltanto più inclini ad alcuni disturbi fisici. Al contrario, il meteoropatico vede peggiorare la propria qualità di vita. Se, infatti, è da tutti ed è normale sentirsi un po’ più giù o assonnati quando il tempo è brutto, non riuscire ad alzarsi dal letto o avere una ricaduta dell’Artrosi in caso di cattivo tempo è, invece, indice di patologia.
Secondo dati recenti, i meteoropatici rappresentano circa il 5% della popolazione italiana, i meteorosensibili il 30-40%.
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Quando le condizioni meteorologiche cambiano, l’Organismo di ognuno deve adattarsi e subisce perciò uno “stress”. Certo, chi gode di buona salute non ne risente ma chi è più vulnerabile non riesce a compensare l’alterazione e manifesta disagi.
Le donne e gli anziani, per esempio, sono più sensibili, e lo sono anche gli ipertesi che, quando la temperatura cambia bruscamente, hanno un rischio maggiore di palpitazioni, tachicardia e crisi ipertensive. Allo stesso modo chi ha una Cefalea cronica o sindromi osteoarticolari vede aumentare i propri fastidi perché al variare dei parametri meteorologici si riduce la soglia del dolore.
Il problema è che - con i mutamenti climatici in atto e gli elevati livelli di stress a cui siamo sottoposti - sta aumentando la quota di meteorosensibili. A ciò si aggiunga che passiamo la maggior parte delle giornate in ambienti condizionati, perdendo in parte le naturali capacità di adattamento. Da qui l’aumento del numero di persone che avvertono alcuni disagi anche 2-3 giorni prima di una perturbazione.