28/08/2022
Se si cresce convinti che l’amore si meriti, è inevitabile immaginare che ci si debba per forza comportare in un certo modo per esserne degni [...] A forza di aver interiorizzato i “se” e i “ma” dell’amore condizionato, è facile che si finisca poi con il convincersi di non avere alcun valore in sé, e di non meritare mai niente.
Un giorno Dorothy Parker, poetessa e scrittrice americana, disse che ormai i bambini, più che essere cresciuti, sono incitati: li si nutre, certo; ma, al tempo stesso, non la smette mai di spronarli. Ogni giorno, i genitori ripetono alle figlie e ai figli che sono “speciali”, “unici”, “fantastici”. Ogni giorno, però, li spingono poi anche a fare meglio, a non accontentarsi mai, a diventare sempre i migliori.
Ma il problema, almeno per me, è che l’amore genitoriale non dovrebbe mai istigare e pretendere. Dovrebbe piuttosto essere indipendente dai risultati acquisiti e dagli sforzi fatti. Anche semplicemente perché l’amore non è qualcosa che si merita o si demerita. O c’è – e allora poco importano i risultati scolastici, i concorsi e la professione che si sceglie di esercitare un giorno. Oppure non c’è – Bisognerebbe opporsi a questa tendenza tutta contemporanea all’“amore meritocratico”. Ti amo, se. Ti amo, quando. Ti amo, ma. Un amore talmente condizionato che rischia di svanire se non si è capaci di conformarsi alle aspettative di chi dice di amarci “se”, “quando”, “ma”. [...]
Se si cresce convinti che l’amore si meriti, è inevitabile immaginare che ci si debba per forza comportare in un certo modo per esserne degni [...] A forza di aver interiorizzato i “se” e i “ma” dell’amore condizionato, è facile che si finisca poi con il convincersi di non avere alcun valore in sé, e di non meritare mai niente.
Il commento completo di Michela Marzano è su Specchio de La Stampa in edicola domenica 28 agosto