Nunzio Lucarelli Psicologo Psicoterapeuta

Nunzio Lucarelli Psicologo Psicoterapeuta psicoterapeuta psicoanalitico da 40 anni con diverse esperienze formative e di lavoro

25/01/2026

ADDIO, WINNICOTT!

Il 25 gennaio del 1971 scompariva Donald W. Winnicott.

È stato una delle figure centrali della psicoanalisi britannica.

Vicino alla teoria di Melanie Klein e sensibile alle ragioni della psicologia dell'Io di Anna Freud, fece parte del cosiddetto gruppo degli indipendenti, una delle tre componenti della società britannica di psicoanalisi.

Da pediatra e psicoanalista, è sempre attento all'impatto sociale della psicoanalisi, Winnicott rivolse il proprio lavoro clinico e teorico al lavoro con il bambino e allo sviluppo della mente.

A lui dobbiamo concetti fondamentali ancora attuali come "spazio ed oggetto transizionale" e "falso Sé".

Con "oggetto transizionale" Winnicott indica l'oggetto che il bambino utilizza per creare un ponte tra mondo interno e mondo esterno, sostituendo progressivamente il legame esclusivo con la madre con altri rapporti nel mondo.

Un esempio di "oggetto transizionale" è la famosa copertina di Linus.

Con "falso Sé" invece, un Winnicott intende l'inevitabile corazza narcisistica che il soggetto crea nel perenne conflitto tra istanze inconsce e regole sociali del mondo. Il "falso Sé" sarebbe quella maschera che il soggetto adotta nelle interazioni per trovare il proprio personale equilibrio tra vero sé e mondo esterno.

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25/01/2026

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ADDIO, WINNICOTT!

Il 25 gennaio del 1971 scompariva Donald W. Winnicott.

È stato una delle figure centrali della psicoanalisi britannica.

Vicino alla teoria di Melanie Klein e sensibile alle ragioni della psicologia dell'Io di Anna Freud, fece parte del cosiddetto gruppo degli indipendenti, una delle tre componenti della società britannica di psicoanalisi.

Da pediatra e psicoanalista, è sempre attento all'impatto sociale della psicoanalisi, Winnicott rivolse il proprio lavoro clinico e teorico al lavoro con il bambino e allo sviluppo della mente.

A lui dobbiamo concetti fondamentali ancora attuali come "spazio ed oggetto transizionale" e "falso Sé".

Con "oggetto transizionale" Winnicott indica l'oggetto che il bambino utilizza per creare un ponte tra mondo interno e mondo esterno, sostituendo progressivamente il legame esclusivo con la madre con altri rapporti nel mondo.

Un esempio di "oggetto transizionale" è la famosa copertina di Linus.

Con "falso Sé" invece, un Winnicott intende l'inevitabile corazza narcisistica che il soggetto crea nel perenne conflitto tra istanze inconsce e regole sociali del mondo. Il "falso Sé" sarebbe quella maschera che il soggetto adotta nelle interazioni per trovare il proprio personale equilibrio tra vero sé e mondo esterno.

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24/01/2026

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Provided to YouTube by Believe SASJe taime moi non plus · Sensual BandSensual Time℗ 4-32 RecordsReleased on: 2018-07-02Author: Gilbert BécaudComposer: Gilber...

Sabina Spilrein... https://www.facebook.com/share/p/17xJPp6ddJ/
04/01/2026

Sabina Spilrein...

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A diciannove anni la rinchiudono in manicomio. Una parola cade su di lei come un sigillo: ISTERIA. Un’etichetta che trasformava l’intelligenza in patologia e la sensibilità in colpa. Una parola che per una donna, all’inizio del Novecento, è una condanna. Lì in manicomio non la ascoltano: la studiano. La osservano. La legano. Una GABBIA chiamata cura. Eppure Sabina Spil’rejn non è pazza. È solo troppo intelligente per il mondo che la circonda.

Fu lì che incontrò Carl Gustav Jung. Lui era un giovane brillante e carismatico, lei una donna che tutti credevano «senza speranza». Fu allora che scoccò la scintilla di una passione che li avrebbe legati per tutta la vita. Sabina lo provoca con la sua intelligenza, lo sfida a guardare il mondo con occhi nuovi, gli offre intuizioni. Molte delle idee di Jung non avrebbero potuto esistere senza Sabina. Lei fu per lui MUSA, amante, amica. Jung le salvò la vita, ma le spezzò il cuore.

Quando finalmente uscì dal manicomio, Sabina decide di riprendersi in mano la sua vita. Studia, diventa psicoanalista, pubblica articoli sull’ambivalenza dell’amore. Capì che ogni TRASFORMAZIONE passa dalla perdita e che la vita nasce anche dalla frattura. E che alle volte l’anima si spezza solo per imparare a diventare altro. Intuì delle verità che diventeranno pilastri della psicologia moderna. Ma i MERITI andarono a Jung e a Freud.

Sabina divenne un capitolo imbarazzante, da non citare. Eppure Sabine non si arrende. Insegna. Scrive. Resiste. Finché la Storia la CANCELLA per sempre. Venne fucilata dai nazisti nel 1942. E il suo nome scomparve. Ma alcune voci non si spengono. Restano come brace sotto la cenere. Dopo decenni di oblio riemersero i suoi scritti: lettere, articoli, diari. E il mondo è costretto a vederla per ciò che è davvero: una delle madri della psicoanalisi moderna. Una pioniera, una donna che era stata rinchiusa perché troppo viva e dimenticata perché troppo SCOMODA. Perché certe menti, anche se chiuse in una gabbia, nascono per insegnare al mondo come si vola.

Guendalina Middei, Professor X (➡️ Se volete leggere altre storie come questa, qui trovate un estratto del mio «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera» che ho scritto per farvi innamorare della letteratura come me ne sono innamorata io: https://www.amazon.it/innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807174359

Sabina Spilrein
04/01/2026

Sabina Spilrein

A diciannove anni la rinchiudono in manicomio. Una parola cade su di lei come un sigillo: ISTERIA. Un’etichetta che trasformava l’intelligenza in patologia e la sensibilità in colpa. Una parola che per una donna, all’inizio del Novecento, è una condanna. Lì in manicomio non la ascoltano: la studiano. La osservano. La legano. Una GABBIA chiamata cura. Eppure Sabina Spil’rejn non è pazza. È solo troppo intelligente per il mondo che la circonda.

Fu lì che incontrò Carl Gustav Jung. Lui era un giovane brillante e carismatico, lei una donna che tutti credevano «senza speranza». Fu allora che scoccò la scintilla di una passione che li avrebbe legati per tutta la vita. Sabina lo provoca con la sua intelligenza, lo sfida a guardare il mondo con occhi nuovi, gli offre intuizioni. Molte delle idee di Jung non avrebbero potuto esistere senza Sabina. Lei fu per lui MUSA, amante, amica. Jung le salvò la vita, ma le spezzò il cuore.

Quando finalmente uscì dal manicomio, Sabina decide di riprendersi in mano la sua vita. Studia, diventa psicoanalista, pubblica articoli sull’ambivalenza dell’amore. Capì che ogni TRASFORMAZIONE passa dalla perdita e che la vita nasce anche dalla frattura. E che alle volte l’anima si spezza solo per imparare a diventare altro. Intuì delle verità che diventeranno pilastri della psicologia moderna. Ma i MERITI andarono a Jung e a Freud.

Sabina divenne un capitolo imbarazzante, da non citare. Eppure Sabine non si arrende. Insegna. Scrive. Resiste. Finché la Storia la CANCELLA per sempre. Venne fucilata dai nazisti nel 1942. E il suo nome scomparve. Ma alcune voci non si spengono. Restano come brace sotto la cenere. Dopo decenni di oblio riemersero i suoi scritti: lettere, articoli, diari. E il mondo è costretto a vederla per ciò che è davvero: una delle madri della psicoanalisi moderna. Una pioniera, una donna che era stata rinchiusa perché troppo viva e dimenticata perché troppo SCOMODA. Perché certe menti, anche se chiuse in una gabbia, nascono per insegnare al mondo come si vola.

Guendalina Middei, Professor X (➡️ Se volete leggere altre storie come questa, qui trovate un estratto del mio «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera» che ho scritto per farvi innamorare della letteratura come me ne sono innamorata io: https://www.amazon.it/innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807174359

24/12/2025

Sapevi che dimenticare non è un difetto, ma una caratteristica essenziale del nostro cervello? Mentre l'intelligenza artificiale può immagazzinare dati all'infinito, il cervello umano ha sviluppato qualcosa di molto più sofisticato: la capacità di dimenticare selettivamente. Ed è proprio questa...

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24/11/2025

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FREUD E LA ROCCIA DELLA CASTRAZIONE

Come finiscono le analisi? Dopo tanti anni di ricerca, Sigmund Freud si interrogava sulla conclusione dei trattamenti psicoanalitici. Nel testo “Analisi terminabile e interminabile” (1937), il padre della psicoanalisi cerca di riflettere sui limiti logici dell’analisi.

Certo, un trattamento può terminare quando il paziente ha superato il proprio sintomo.
Tuttavia, Freud si chiedeva fino a dove la psicoanalisi si possa spingere nell’indagare le dinamiche inconsce della psiche.

Da un certo punto di vista, l’analisi è infatti interminabile: non è possibile ricondurre integralmente l’inconscio alla coscienza; in questo caso è in gioco una fantasia “egoica”, di padronanza e di controllo dell’inconscio da parte dell’Io e della ragione conscia.

Come più volte affermato da Freud, l’Io deve fare i conti col fatto che non è “padrone in casa propria”. Accettare questo limite e il primato dell’inconscio è un passaggio fondamentale del trattamento.

D’altra parte l’analisi si muove a partire da alcune precise “coordinate logiche”, legate ai conflitti e alle dinamiche psichiche che determinano la comparsa della nevrosi. In questo senso, per Freud, una psicoanalisi può essere spinta fino ad un estremo ben preciso.

Qual è il punto estremo di un’analisi per Freud?

Secondo il padre della psicoanalisi, il limite estremo di un trattamento corrisponde alla “roccia della castrazione”, cioè il punto di contatto tra il fisico e lo psichico.
Freud parla di una “roccia basilare” costituita dalla dimensione biologica come fondamento dell’attività psichica.

Freud coglie nel maschile una “protesta virile” invincibile, legata al terrore biologico della castrazione, intesa come “rifiuto della femminilità” nell’uomo. Nella donna invece questo limite, la “roccia basilare”, sarebbe costituita dall’impossibilità di soddisfare, proprio a partire da un’impossibilità biologica, l’invidia del pene.

Per questo, per Freud, alla fine dell’analisi si osserva una necessaria accoglienza del limite che si traduce spesso in un vissuto depressivo.

Molti analisti negli anni successivi si sono interrogati su questo limite logico posto da Freud come insuperabile. Per esempio, per Lacan, un trattamento portato fino in fondo implica necessariamente “l’attraversamento del proprio fantasma fondamentale”, cioè la trasformazione del proprio rapporto soggettivo con la pulsione dal punto di vista simbolico, immaginario e reale.

Questo “attraversamento” si rifletterebbe in un profondo cambiamento del soggetto rispetto alle proprie modalità nevrotiche dolorose di trovare soddisfazione alle esigenze della pulsione.

Troviamo un’evoluzione di questo concetto nella proposta di Massimo Recalcati di lavorare nella direzione di una “conversione della pulsione”: lo psicanalista milanese con questa formula indica la necessità di favorire l’alleanza tra pulsione e desiderio per rendere la vita del soggetto capace di creatività e soddisfazione.

In questo senso, a partire dalla proposta lacaniana, la fine del trattamento dovrebbe piuttosto corrispondere con l’emergere di un “più di vita”, di una nuova capacità sublimatoria.

In gioco quindi non vi sarebbe l’esaurimento dell’inconscio, bensì la possibilità di fare della spinta della pulsione la forza che sostiene l’emergere della creatività e dello stile di ciascuno.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Sigmund Freud – “analisi terminabile e interminabile”;
-Massimo Recalcati – “convertire la pulsione?”;
-Jacques-Alain Miller – “come finiscono le analisi?”.

20/11/2025

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