22/01/2026
Quando una perdita è improvvisa o traumaticamente dolorosa, il cervello non riesce subito ad accettarla.
Non perché la persona non voglia, ma perché il sistema nervoso entra in modalità di protezione.
Cosa succede nel cervello?
La parte più antica del cervello, quella che si occupa della sopravvivenza, prende il comando.
L’amigdala segnala pericolo, mentre le aree più razionali faticano a integrare l’informazione: “questa persona non c’è più”.
Il risultato è una frattura interna:
una parte sa che la perdita è reale, un’altra continua a cercare, aspettare, negare.
Perché il lutto non si integra?
Per integrare un evento, il cervello ha bisogno di:
• tempo
• sicurezza emotiva
• possibilità di sentire, senza esserne travolto
Quando il dolore è troppo intenso, l’organismo lo “congela”.
Non è rifiuto. È difesa.
Cosa può emergere allora?
Il lutto non integrato spesso parla attraverso:
• rabbia
• ansia
• iperattività o chiusura
• difficoltà di regolazione emotiva
• sintomi corporei
Il corpo ricorda ciò che la mente non riesce ancora a dire.
Elaborare non significa dimenticare
Significa permettere al cervello di collegare l’evento al resto della vita, senza che rimanga isolato e traumatico.
È un processo graduale, che ha bisogno di relazione, contenimento e tempo.
Il dolore accolto può trasformarsi.
Quello negato resta in attesa.