Giacomo Maffioletti Fisioterapista OMPT

Giacomo Maffioletti Fisioterapista OMPT Fisioterapia e riabilitazione moderna, diretta e senza fronzoli

15/04/2026

Hai preso un pestone e da allora l’alluce fa male quando corri o cambi direzione?

Potrebbe trattarsi di turf toe.
Succede spesso negli sport in cui l’alluce viene spinto bruscamente verso l’alto, stressando i tessuti della prima articolazione metatarso-falangea.
Molti pensano che basti il riposo, ma non sempre è così.
�Se il dolore persiste può essere utile:
* limitare temporaneamente l’estensione dell’alluce (ad esempio con una soletta rigida o in carbonio)
* lavorare sulla forza dell’alluce e del piede

L’alluce ha un ruolo importante nella spinta durante corsa, sprint e cambi di direzione.�Per questo conviene trattare il turf toe come una vera distorsione, non come un semplice fastidio.

Se il dolore all’alluce non passa o limita lo sport, può valere la pena valutarlo con attenzione.

Ricevo a Bergamo per problemi di piede e caviglia.
� � � �

15/04/2026

Correre e saltare fanno bene alle ossa?

La risposta è sì… ma solo se il carico viene gestito nel modo corretto.

L’osso è un tessuto che si adatta agli stimoli meccanici. Quando corri o salti, gli impatti generano forze che stimolano il rimodellamento osseo, rendendolo nel tempo più forte.

C’è però un aspetto interessante: l’osso risponde soprattutto ai primi impatti di una sessione. Dopo un certo numero di stimoli, la capacità di adattamento diminuisce e ulteriori impatti non producono lo stesso effetto.

Per questo motivo il recupero tra una sessione e l’altra diventa fondamentale. Senza il tempo necessario per adattarsi, il tessuto osseo può andare incontro a un processo opposto, diventando progressivamente più vulnerabile al sovraccarico.

In altre parole:
gli impatti sono uno stimolo utile, ma è il recupero che permette all’osso di diventare davvero più forte.

Ed è proprio questo equilibrio tra stimolo e recupero che riduce il rischio di problemi come le fratture da stress negli sport di corsa e salto.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

12/04/2026

Il tendine d’Achille ti fa male all’inizio dell’allenamento ma poi migliora?

È una situazione molto comune nelle tendinopatie e prende il nome di warm-up effect.

Quando il tendine viene esposto progressivamente al carico, il sistema muscolo-tendineo diventa temporaneamente più efficiente e la percezione del dolore può ridursi.

Questo però non significa che il problema sia risolto.

Per capire davvero come sta reagendo il tendine non basta osservare cosa succede durante l’allenamento.
È fondamentale monitorare le 24-48 ore successive.

Se il dolore aumenta il giorno dopo o nei due giorni successivi, è probabile che il carico sia stato superiore alla capacità di adattamento del tendine.

In questi casi la strategia non è fermarsi completamente, ma modificare il carico di allenamento, organizzare meglio la progressione e, se necessario, introdurre esercizi specifici.

L’obiettivo è permettere al tendine di adattarsi allo stimolo senza irritarlo.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

12/04/2026

“Farò fisioterapia… ma non farò gli esercizi perché non ho tempo.”

L’altro giorno un paziente mi ha detto esattamente questo prima ancora di ve**re in visita.

È una preoccupazione molto più comune di quanto si pensi.
Molte persone immaginano la fisioterapia come una lunga lista di esercizi da fare ogni giorno, magari per un’ora o più.

In realtà il punto non è fare tanti esercizi, ma fare quelli giusti.

Durante la valutazione il lavoro del fisioterapista è capire quali sono le tue risorse: quanto tempo hai, quali attività fai durante la giornata e quali esercizi sono davvero utili per il tuo problema.

Spesso bastano uno o due esercizi mirati, che richiedono pochi minuti al giorno, ma che nel tempo permettono ai tessuti di adattarsi e migliorare la tolleranza al carico.

L’obiettivo non è riempirti la giornata di esercizi, ma trovare una strategia semplice, sostenibile ed efficace.

Un po’ come lavarsi i denti: una piccola abitudine che, fatta con costanza, fa la differenza.

Se anche tu hai questa preoccupazione prima di iniziare un percorso di fisioterapia, scrivimelo nei commenti.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

11/04/2026

L’alluce ha un ruolo importante nella fase di spinta durante il passo e la corsa.

Se lavora poco, il piede può diventare meno efficiente.

Questo è un esercizio semplice per iniziare a rinforzare il lavoro dell’alluce.

⚠️ Non tutti i problemi del piede dipendono da questo, ma in alcuni casi può essere utile lavorarci.

📍 Ricevo a Bergamo per problemi di piede e caviglia.

Salva il video se vuoi provarlo.

07/04/2026

Dolore alla tibia quando corri? Potrebbe trattarsi di shin splints.

Molti runner sperimentano un dolore lungo il margine della tibia, soprattutto quando aumentano i volumi di corsa o cambiano improvvisamente carico e intensità. Questa condizione viene spesso definita shin splints o medial tibial stress syndrome.

Si tratta generalmente di un quadro da sovraccarico meccanico, in cui le forze ripetute della corsa generano trazione sul periostio della tibia e sui tessuti che vi si inseriscono. Quando la capacità dei tessuti di tollerare il carico viene superata, il sistema inizia a segnalare dolore.

In questi casi concentrarsi solo sulla zona dolente, ad esempio con massaggi o manipolazioni locali, raramente risolve il problema. Più spesso è necessario lavorare su ciò che gestisce il carico durante la corsa: la muscolatura della gamba e dell’arto inferiore.

Rinforzare strutture come tibiale anteriore, soleo, quadricipite e glutei aiuta a distribuire meglio le forze durante l’impatto e la fase di spinta. Allo stesso tempo è importante gestire i volumi di corsa, lasciando ai tessuti il tempo necessario per adattarsi allo stimolo.

Ad esempio, nelle fasi iniziali può essere utile mantenere circa 48 ore di recupero tra una sessione di corsa e l’altra, permettendo alle strutture di recuperare e condizionarsi progressivamente al carico.

Un altro aspetto importante è non sottovalutare il problema. Nelle fasi iniziali gli shin splints sono generalmente gestibili con strategie relativamente semplici. Se il sovraccarico persiste nel tempo, però, in alcuni casi può evolvere verso quadri più complessi come le fratture da stress della tibia.

Interve**re presto è spesso la scelta migliore.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

06/04/2026

3 segnali che la tua caviglia potrebbe non essere guarita come dovrebbe

Dopo una distorsione di caviglia molte persone tornano alle attività quotidiane, ma con la sensazione che qualcosa non sia più esattamente come prima.

Uno dei segnali più comuni è la rigidità, soprattutto quando si prova a portare il ginocchio in avanti sopra il piede, ad esempio durante uno squat o accovacciandosi. In questi casi si avverte spesso una sensazione di blocco o tensione nella parte anteriore della caviglia.

Un altro segnale è la sensazione di instabilità. Camminando su terreni irregolari o sconnessi può capitare di percepire piccoli cedimenti o micro-distorsioni, come se la caviglia non riuscisse più a “controllare” bene il movimento.

Il terzo elemento è la presenza di dolore, spesso localizzato nella parte laterale o talvolta interna della caviglia, anche quando si è tornati a fare sport o attività quotidiane.

Questi segnali non sono rari. La ricerca mostra che fino al 40% delle persone che subiscono una distorsione sviluppa una forma di instabilità cronica di caviglia.

La buona notizia è che nella maggior parte dei casi è possibile migliorare la situazione lavorando su mobilità, forza, equilibrio e controllo neuromuscolare della caviglia.
Un percorso riabilitativo mirato serve proprio a restituire alla caviglia la capacità di gestire carichi e movimenti imprevedibili.

Se dopo una distorsione ti riconosci in queste sensazioni, scrivilo nei commenti.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

06/04/2026

Riprendere a correre dopo un infortunio non è semplice.

Che si tratti di una tendinopatia o di una distorsione di caviglia, il momento del ritorno alla corsa è spesso quello più delicato. Molti runner ripartono troppo velocemente oppure senza una vera struttura, e questo aumenta il rischio di ricadute.

Una strategia semplice può essere quella di ragionare sul volume settimanale che facevi prima dell’infortunio.
Ripartire da circa un quarto del chilometraggio abituale permette ai tessuti di tornare gradualmente a tollerare il carico.

All’inizio è utile mantenere almeno 48 ore di recupero tra una sessione e l’altra. Questo intervallo concede il tempo necessario a muscoli, tendini e articolazioni per adattarsi allo stimolo ricevuto, riducendo il rischio di sovraccarico.

Nelle prime fasi può essere utile anche alternare cammino e corsa, soprattutto se l’infortunio è stato lungo o se si sta riprendendo dopo molti mesi di stop. Questo rende la seduta più tollerabile e aiuta il sistema muscoloscheletrico a riabituarsi progressivamente all’impatto.

Solo in un secondo momento ha senso lavorare su velocità, ripetute o intensità.

Il ritorno alla corsa non è un momento improvviso, ma un processo di progressione del carico.

Ed è proprio questa progressione a fare la differenza tra chi riesce a tornare a correre con continuità e chi entra in un ciclo di stop e ricadute.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

fisioterapia riabilitazione runningrehab piedeecaviglia fisioterapiabergamo

06/04/2026

Vacanze e dolore: perché spesso stai meglio?

Molte persone che convivono con dolore persistente raccontano la stessa cosa: quando vanno in vacanza il dolore diminuisce o diventa meno frequente.

Non è solo una sensazione.

Uno dei motivi è l’aumento dell’attività fisica. Camminare di più, nuotare, andare in bicicletta o semplicemente muoversi di più durante la giornata stimola il sistema nervoso a produrre sostanze come endorfine, oppioidi endogeni ed endocannabinoidi, che hanno un effetto modulatore sul dolore.

In altre parole: il sistema che regola il dolore diventa più efficiente.

Un altro fattore importante è la riduzione dello stress. Durante le vacanze spesso diminuiscono le richieste quotidiane e si abbassa l’attivazione generale del sistema nervoso (l’arousal). Quando il sistema nervoso è meno in allerta, anche la percezione del dolore può ridursi.

Questo non significa che il problema sia “solo nella testa”.
Significa che movimento, contesto e sistema nervoso giocano un ruolo reale nella modulazione del dolore.

Ed è anche uno dei motivi per cui l’attività fisica è una parte centrale nella gestione del dolore muscoloscheletrico persistente.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

La nostra percezione del movimento non è separata dal corpo.Come suggerisce il concetto di affordances, ciò che percepia...
01/04/2026

La nostra percezione del movimento non è separata dal corpo.

Come suggerisce il concetto di affordances, ciò che percepiamo come possibile dipende anche dalle nostre capacità fisiche.

Quando la capacità è limitata, il mondo delle azioni possibili si restringe.
Il movimento diventa più prevedibile, più prudente, a volte più rigido.

Quando invece aumentano forza, controllo e coordinazione, il sistema inizia a “vedere” nuove possibilità di azione.

Non cambia solo il corpo.
Cambia anche il modo in cui il sistema percepisce il movimento.

Per questo in riabilitazione lavoriamo sul recupero delle capacità fisiche: non solo per rafforzare un tessuto, ma per ampliare lo spazio delle azioni possibili.

C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la fiducia nel movimento.

La relazione tra cervello e periferia è bidirezionale.
Da un lato il cervello modula quanto carico e quanta libertà concedere al movimento.
Dall’altro, quando il corpo torna a esprimere capacità reali — forza, controllo, stabilità — il sistema nervoso aggiorna le sue aspettative.

È in questo dialogo continuo tra capacità fisica e fiducia nel movimento che avviene gran parte del recupero.

Aumentare la capacità non cambia solo il corpo.
Cambia anche il modo in cui il corpo vede il mondo.






29/03/2026

Perché la fascite plantare fa male al mattino

Il dolore al tallone appena ti alzi dal letto è uno dei segni più tipici della fascite plantare.

Molti pensano sia dovuto a un’infiammazione che “si accumula” durante la notte, ma in realtà il meccanismo è diverso.

Durante il sonno il piede rimane per molte ore in posizione rilassata e la fascia plantare non viene caricata.
Quando fai i primi passi al mattino il tessuto viene improvvisamente sottoposto a trazione e compressione dopo un lungo periodo di scarico.

Se la fascia plantare ha una ridotta capacità di tollerare il carico, questo passaggio rapido da riposo a carico può provocare dolore.

Per questo motivo spesso il dolore diminuisce dopo alcuni minuti di cammino: i tessuti si “attivano”, aumenta la tolleranza al carico e il sistema diventa più efficiente nel gestire le forze.

Una strategia semplice può essere preparare il piede prima di alzarsi: prova a fare una ventina di movimenti di flessione ed estensione del piede e delle dita mentre sei ancora a letto, prima di appoggiare il piede a terra.

Se soffri di dolore al tallone al mattino, prova e dimmi nei commenti se cambia qualcosa.

Approfondimenti su
giacomomaffioletti.it

Indirizzo

Via Giulio Cesare 29
Bergamo
24124

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Giacomo Maffioletti Fisioterapista OMPT pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Giacomo Maffioletti Fisioterapista OMPT:

Condividi

Digitare