17/01/2026
Per molto tempo mi è stato insegnato che viaggiare è qualcosa che viene dopo:
dopo un anno di lavoro,
dopo gli impegni,
come una ricompensa a fine anno o nel mese di agosto.
Un premio da meritare. E insieme a questa idea c’era quella che per viaggiare servissero tutti i comfort possibili: organizzazione, sicurezza, relax, nessun imprevisto.
Col tempo ho capito che quella non era davvero l’idea di viaggio a misura per me.
ll viaggio non è fatto per far riposare, ma per spostare.
Non per proteggere, ma per esporre.
Non per restare uguali, ma per cambiare.
Viaggiare non significa avere tutto comodo, ma accettare di non avere tutto sotto controllo.
Significa incontrare il diverso, perdere orientamento, imparare a stare in luoghi e dentro domande nuove.
Il viaggio non è una pausa dalla vita: è un modo più intenso di attraversarla.
Un po’ come in terapia: non si entra per rilassarsi, ma per uscire fuori da ciò che si conosce, attraversare zone scomode e tornare con uno sguardo diverso su di sé e sul mondo.