Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta

Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Bergamo.
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Le immagini di questo libro sono poesie silenziose che aprono il cuore.Lo sfogli, e ti ritrovi a camminare dentro la tua...
20/04/2026

Le immagini di questo libro sono poesie silenziose che aprono il cuore.
Lo sfogli, e ti ritrovi a camminare dentro la tua vita, tra cambiamenti imprevedibili, meravigliosi e dolorosi.
Capisci che l’equilibrio è solo un attimo: quando credi di averlo trovato, qualcosa cambia. E tu impari a ritrovare la strada, anche quando è il dolore a farsi spazio.
Tutto comincia con l’infanzia, con quella nostalgia luminosa: “Ti ricordi com’era più verde l’estate?”
Poi arriva quel momento:“Un giorno un adulto ci chiede se vogliamo anche noi un caffè” ed eccoci a diventare grandi.
Si smette di giocare, ci si trasforma.
Per alcuni sarà il tempo più bello, per altri il più confuso.
E poi si cerca qualcuno con cui condividere la vita.
E quando lo trovi, tutto sembra possibile.
Ma arrivano anche “i giorni tutti uguali”.
A volte si rompe tutto, e bisogna ricominciare.
Altre volte si resta, imparando un nuovo modo di stare insieme.
Poi arrivano i figli.
Il tempo non basta più, eppure scopri anche che “i tuoi momenti non sono mai stati così pieni d’amore”.
Il tempo passa, i figli volano via
e la casa si riempie di silenzio.
Il nido vuoto può unire o dividere.
E allora si sceglie: restare o andare.
Perché “si può sempre cercare un’altra volta, o continuare il viaggio da soli”.
Un giorno sei diventato tu il più grande, quello che “si prende cura di mamma e papà.
Ti guardi allo specchio e non ti riconosci, perché dentro ti senti ancora giovane: “è strano, perché ti senti ancora di 22 anni”.
Forse arriveranno dei nipoti e “il Natale ritornerà magico”.
Poi il corpo, lentamente, ti tradirà e forse dimenticherai quello che è stato.
E allora incontrerai la solitudine.
La perdita.
Ma anche lì, in quel punto fragile, resta una verità che non si spegne: “porti in te tutta la vita”.
E, forse, ciò che conta davvero
è aver amato
ed essere stati amati.

“Lo voglio a tutti i costi.”È questo il pensiero che attraversa la mente della protagonista mentre osserva un vestito in...
17/04/2026

“Lo voglio a tutti i costi.”
È questo il pensiero che attraversa la mente della protagonista mentre osserva un vestito in vetrina. Un desiderio che, poco alla volta, si fa insistente, fino a trasformarsi in un’ossessione. Nella sua immaginazione, quell’abito non è più solo un oggetto: diventa una promessa di felicità, di appartenenza, di valore.
“Se lo avessi, sarei la persona più felice del mondo. Tutti vorrebbero essere miei amici… e io sarei finalmente speciale.”
Poi, improvvisamente, il vestito scompare. E con lui sembra svanire anche quella promessa. La protagonista si ritrova immersa in un senso profondo di perdita, accompagnato da pensieri dolorosi:
“Non potrò più essere speciale. Nessuno mi noterà.”
Eppure, proprio questa assenza diventa una svolta. Attraverso il vuoto lasciato da ciò che desiderava, la protagonista inizia un percorso silenzioso ma fondamentale: torna a sé stessa. Riscopre il proprio valore, al di là di ciò che possiede o indossa. Comprende che la felicità non dipende sempre dall’ottenere ciò che si desidera, ma anche dalla capacità di riconoscere ciò che già si è.
Questo albo, pensato per i bambini, offre in realtà spunti preziosi anche per gli adulti. Quante volte, infatti, ci troviamo a inseguire qualcosa o qualcuno “a tutti i costi”? Un oggetto, una relazione, un’idea che sembra poter colmare insicurezze o vuoti interiori. Ci illudiamo che il possesso possa renderci più completi, più degni, più amabili.
Forse, allora, il vero invito è proprio questo: fermarsi e ascoltare quella voce che insiste — “lo voglio a tutti i costi” — senza giudicarla, ma con curiosità. Accompagnarla a guardarsi intorno, a riconoscere ciò che già esiste, ciò che già siamo.
E riconoscerlo davvero segna un passaggio di crescita: dall’infanzia, in cui cerchiamo negli oggetti o nelle relazioni la conferma di valere, all’età adulta, in cui impariamo ad accettare che non sempre possiamo avere tutto ciò che vorremmo e che il valore va trovato dentro di noi.

Non importa quante cose belle vengano realizzate: lo sguardo, a volte, si ostina a posarsi su ciò che non è andato come ...
15/04/2026

Non importa quante cose belle vengano realizzate: lo sguardo, a volte, si ostina a posarsi su ciò che non è andato come previsto. Si fissa sul negativo, su quella piccola “macchia” che finisce per oscurare tutto il resto.
È questo il vissuto della protagonista “Rita”. Pur capace di creare cose meravigliose, Rita non riesce a distogliere gli occhi dall’imperfezione. Basta un dettaglio fuori posto perché il suo bellissimo disegno di fiori perda ogni valore ai suoi occhi e venga gettato via. Quella macchia diventa una presenza ingombrante, quasi viva, che la insegue e la tormenta. Rita prova a cancellarla, a eliminarla, perché “a lei non può capitare di sbagliare”. Ma non ci riesce: l’imperfezione è inevitabile, fa parte dell’esperienza umana.
Sarà fondamentale l’intervento della mamma, che con delicatezza e amore le offre uno sguardo nuovo. Recupera il disegno buttato via e lo guarda per ciò che è davvero: qualcosa di bello, prezioso, degno di essere custodito. Le dice che lo terrà per tutta la vita. In quel momento, qualcosa dentro Rita si scioglie, si trasforma.
Allora alza gli occhi e osserva il mondo: le “macchie” sono ovunque. Eppure, nulla perde la propria bellezza per questo. Anzi, ogni imperfezione sembra raccontare una storia, rendere tutto più autentico.
La macchia smette così di essere un nemico. Diventa parte della vita, del mondo, senza più disturbare lo sguardo di Rita. Finalmente, riesce a vedere davvero ciò che crea, senza che l’errore cancelli il valore delle sue azioni.
Un libro intenso e necessario, che accompagna i bambini — e anche gli adulti — a comprendere che l’imperfezione non sottrae bellezza a ciò che siamo o facciamo, ma ne è parte integrante. Ed è proprio lì, in quella fragile imperfezione, che spesso si nasconde la forma più autentica della bellezza.
Grazie a

«In cima alla montagna non arriva l’odio della città: non sale, resta brina attaccata ai vetri case. Da qui in poi non e...
13/04/2026

«In cima alla montagna non arriva l’odio della città: non sale, resta brina attaccata ai vetri case. Da qui in poi non esiste più strada, c’è l’irraggiungibile, e l’irraggiungibile non è mai sentiero per molti: è il tragitto di chi accetta di perdersi».
Questa è solo una delle splendide affermazioni che nonna Adele trasmette al suo nipotino Marelargo, mandato in montagna da lei per guarire da una forma di ipersensibilità che sembra renderlo allergico alla città, al suo caos, alle sue luci e ai suoi rumori assordanti.
Avremmo tutti bisogno di una nonna Adele: una persona profondamente connessa alla natura, madrelingua del silenzio e capace di un ascolto autentico. Ogni momento trascorso al suo fianco è un apprendimento della vita e un’occasione di conoscenza di sé.
Come lei stessa dirà al nipotino:
«Perché non sei educato al vuoto, perché la città non ha questi insegnamenti. A scuola non vi insegnano il silenzio: vi dicono di farlo, ma non vi spiegano come; non insegnano ad accoglierlo, a comprenderlo. Vi istruiscono a studiare la storia, la matematica, la geometria, ma non vi insegnano a studiare voi stessi, ad ascoltarvi». Nonna Adele ricorda continuamente a sé stessa di essere solo un’ospite della Terra, alla quale non manca mai di mostrare gratitudine e rispetto. Questa donna diventa una medicina per il piccolo protagonista e una guida capace di condurlo verso il senso della vita.
«Tu sai qual è il senso della vita?»
Risposi di no.
«Il tatto, Marelà.»
Per nonna Adele il tatto è la prima legge universale: essere delicati.
Accanto a lei Marelargo comprenderà finalmente il senso di quella che sembrava una malattia :«Fino ad oggi hai confuso la tua debolezza con la tua delicatezza, la tua fragilità con l’accortezza. Non sei ipersensibile, caro mio: presto ti accorgerai che non sei tu a sentire troppo, ma è il mondo che ti circonda ad aver smesso di sentire.
Un libro che lascia nel cuore il desiderio di scegliere con più cura i luoghi e le persone capaci di nutrire e curare la nostra anima. «Ci sono persone che, quando le guardi, guarisci…nonna le chiamava “persone medicina”».

11/04/2026

Metodo Dipendiamo 2’ Livello. Da oltre 12 anni mi occupo di dipendenza affettiva e ho formato moltissimi psicoterapeuti attraverso il Metodo Dipendiamo.
Il primo livello offre strumenti fondamentali per la diagnosi e il trattamento, sia individuale che di gruppo.�Ma spesso non basta.
La dipendenza affettiva è, prima di tutto, una dinamica relazionale.�Per questo è importante approfondire anche il secondo livello, che permette di lavorare sulla co-dipendenza e sulle relazioni tra dipendente e contro-dipendente, anche nel setting di coppia.
Il corso è disponibile in e-learning sulla piattaforma Dipendiamo Academy e consente di acquisire 18 crediti ECM.

“Si rimedia” si è rivelato fin da subito un prezioso strumento terapeutico, soprattutto nel lavoro con quei pazienti — e...
09/04/2026

“Si rimedia” si è rivelato fin da subito un prezioso strumento terapeutico, soprattutto nel lavoro con quei pazienti — e sono molti — che non si concedono di commettere errori e che vivono lo sbaglio come qualcosa di drammatico e mortifero.
Ricostruendo il loro percorso di vita, emerge spesso la mancanza di figure capaci di farli sentire amati “nonostante” l’errore. E, soprattutto, la mancanza di qualcuno che insegnasse loro a non disperdersi di fronte allo sbaglio, ma ad attraversarlo, aiutandoli a cogliere l’occasione nascosta: quella di poter rimediare.
In questo albo illustrato viene mostrato, in modo chiaro e intenzionale, proprio questo sano processo. I bambini compiono azioni maldestre che li portano a rompere oggetti, ma trovano sempre al loro fianco un adulto che non li fa sentire in colpa o inadeguati. Al contrario, li guida e insegna loro come poter rimediare, stimolando la loro fantasia e creatività, mostrando come sia possibile “aggiustare” ciò che è rotto e, a volte, persino creare qualcosa di nuovo e originale.
Il dispiacere per aver rotto qualcosa — che nell’infanzia si sperimenta soprattutto attraverso gli oggetti — nel corso della crescita si trasferisce anche alle proprie azioni e ai propri vissuti emotivi. A volte ci “rompiamo” dentro o possiamo essere distruttivi nei confronti degli altri. Ma, se fin dall’infanzia abbiamo imparato che si può riparare, invece di logorarci nella colpa possiamo impiegare le nostre energie nel comprendere come rimediare, crescere e migliorare noi stessi e le nostre relazioni.
Un libro da leggere ai bambini, come forma di prevenzione emotiva, e agli adulti, come stimolo a non fermarsi all’errore ma a cercare, con fiducia, una possibilità di riparazione. Perché, anche quando qualcosa si rompe, non è mai tutto perduto: a volte è proprio da lì che può iniziare qualcosa di nuovo. Grazie a

Un estratto dell’intervista rilasciata al giornale Dossier Salute approfondisce il funzionamento del circuito della dipe...
08/04/2026

Un estratto dell’intervista rilasciata al giornale Dossier Salute approfondisce il funzionamento del circuito della dipendenza affettiva, un meccanismo complesso che intreccia bisogni emotivi profondi, paura dell’abbandono e schemi relazionali appresi.
Nel corso dell’intervista spiego come questa condizione si alimenti da un senso di vuoto e di inadeguatezza che porta a cercare nell’altro conferme e sicurezza. Proprio questo bisogno, però, rende difficile svincolarsi anche da relazioni disfunzionali: si crea un circolo in cui dolore e attaccamento si rinforzano a vicenda, sostenuti anche da dinamiche emotive e neurobiologiche.
Allo stesso tempo, evidenzio come la dipendenza affettiva possa diventare un’occasione di crescita: attraverso la consapevolezza è possibile riconoscere i propri schemi, recuperare il proprio valore e costruire relazioni più sane.
L’articolo racconta anche la storia di Alessia, simile a quella di tante persone che incontro nel mio lavoro: il suo dolore, la sua fatica, ma anche la sua profonda voglia di uscirne e cambiare.
Infine, spiego come funziona il Centro DipendiAmo, che ho scelto di fondare per offrire uno spazio accogliente e competente, dedicato a chi desidera comprendere e superare la dipendenza affettiva, trasformandola in un percorso di evoluzione personale.

Un estratto dell’intervista rilasciata al giornale Dossier Salute approfondisce il funzionamento del circuito della dipe...
08/04/2026

Un estratto dell’intervista rilasciata al giornale Dossier Salute approfondisce il funzionamento del circuito della dipendenza affettiva, un meccanismo complesso che intreccia bisogni emotivi profondi, paura dell’abbandono e schemi relazionali appresi.
Nel corso dell’intervista spiego come questa condizione si alimenti da un senso di vuoto e di inadeguatezza che porta a cercare nell’altro conferme e sicurezza. Proprio questo bisogno, però, rende difficile svincolarsi anche da relazioni disfunzionali: si crea un circolo in cui dolore e attaccamento si rinforzano a vicenda, sostenuti anche da dinamiche emotive e neurobiologiche.
Allo stesso tempo, evidenzio come la dipendenza affettiva possa diventare un’occasione di crescita: attraverso la consapevolezza è possibile riconoscere i propri schemi, recuperare il proprio valore e costruire relazioni più sane.
L’articolo racconta anche la storia di Alessia, simile a quella di tante persone che incontro nel mio lavoro: il suo dolore, la sua fatica, ma anche la sua profonda voglia di uscirne e cambiare.
Infine, spiego come funziona il Centro DipendiAmo, che ho scelto di fondare per offrire uno spazio accogliente e competente, dedicato a chi desidera comprendere e superare la dipendenza affettiva, trasformandola in un percorso di evoluzione personale.

Il mio augurio di Buona Pasqua a tutti 💐
04/04/2026

Il mio augurio di Buona Pasqua a tutti 💐

Il dono è stato, per alcune sere, il compagno di lettura dei miei bambini prima di addormentarci.I protagonisti di quest...
03/04/2026

Il dono è stato, per alcune sere, il compagno di lettura dei miei bambini prima di addormentarci.
I protagonisti di questa storia — l’asino Perrin, il pony Rodrigo, la capretta Stella, il maiale Otto e il cane Barone — ci hanno fatto ridere, ci hanno sorpreso, incuriosito e, soprattutto, ci hanno tenuti sospesi fino alle pagine finali, con il desiderio di scoprire come sarebbe andata a finire.
L’avventura prende avvio dalla scomparsa della capretta Stella e dal desiderio di ritrovarla. Inizia così il cammino dei protagonisti, tra pericoli, difficoltà e nuovi incontri: personaggi pronti a unirsi alla loro ricerca.
Il loro non è solo un viaggio avventuroso, ma un vero percorso di trasformazione: ciascuno di loro entra in contatto con parti di sé prima sconosciute, scoprendo bisogni, sentimenti e desideri inesplorati. L’incontro con il mondo esterno — fino a quel momento escluso dalla vita semplice e protetta della fattoria — si rivela fondamentale per aprirsi a nuove possibilità e conoscere realtà e creature mai incontrate prima.
Il messaggio che ho trovato più significativo è qualcosa che sento profondamente mio e che cerco di trasmettere anche nei miei percorsi di psicoterapia: il potere del gruppo e della solidarietà. Senza il sostegno reciproco, i protagonisti non sarebbero mai riusciti a portare a termine il loro viaggio. Ognuno, con le proprie caratteristiche, si rivela essenziale per il compimento dell’impresa.
Come insegna il lupo del racconto, personaggio misterioso ma al tempo stesso “chiave”, la solitudine può renderci aridi e impedirci di evolvere e crescere.
Ma è nel finale che il significato del dono emerge con tutta la sua intensità.
Perché il vero dono non è solo ciò che si trova alla fine del viaggio, ma tutto ciò che si è costruito lungo il cammino: gli incontri, i legami, il coraggio scoperto dentro di sé, la capacità di fidarsi e di lasciarsi aiutare. È un dono che trasforma, che resta, che continua a vivere anche quando le strade si separano.E forse è proprio questo il dono più grande: uscire dal viaggio diversi da come si era partiti più veri, più coraggiosi, più fedeli a sé stessi.

02/04/2026

Da oltre 12 anni formo psicoterapeuti sulla dipendenza affettiva con il Metodo Dipendiamo.
Un modello che ho portato in scuole di psicoterapia, SERD, consultori e centri antiviolenza, rendendolo sempre più concreto e applicabile nella pratica clinica.
Molti professionisti sono partiti dal primo livello, fondamentale per la diagnosi differenziale e per acquisire strumenti di intervento nel setting individuale e di gruppo.
Ma questo non basta.
Per lavorare davvero in profondità sulla dipendenza affettiva è necessario fare un passo in più: entrare nelle dinamiche relazionali.
👉 Il secondo livello è dedicato proprio a questo
Ti permette di acquisire un protocollo specifico per lavorare sulla co-dipendenza e sugli incastri di coppia tra dipendente affettivo e contro-dipendente.
Perché, in molti casi, il setting individuale non è sufficiente.
È nella relazione che si gioca il cambiamento.
📅 11–12 aprile
💻 In presenza oppure online
🎓 18 crediti ECM
▶️ Disponibile anche in e-learning su Dipendiamo Academy

Indirizzo

Bergamo

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393383210802

Sito Web

http://www.mariachiaragritti.com/, http://www.mariachiaragritti.com/

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