11/04/2026
Questa mattina ho condotto il primo dei tre incontri del ciclo formativo Il 𝐅𝐢𝐥𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨, promosso dall'Associazione Genitori del Liceo Falcone di Bergamo.
Venticinque mamme e papà hanno raccontato 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞. Storie inventate, costruite attorno a due personaggi di finzione, un padre con suo figlio. Eppure, dentro quelle storie, abbiamo visto tutta la realtà.
Cinque gruppi, cinque racconti diversi. Ma con una struttura comune, emersa spontaneamente: si parte da una casa in cui qualcosa si è inceppato, si attraversano peripezie, ci si trasforma e si torna a casa. 𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐔𝐥𝐢𝐬𝐬𝐞. 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.
Questo mi ha colpito: quando i genitori immaginano il cambiamento nella relazione con i propri figli, lo immaginano come un'epopea. 𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞. E c'è qualcosa di bello in questo: un adulto che si vede ancora come soggetto in crescita, coinvolgibile nel cambiamento, non arrivato.
In tutto questo, però, abbiamo visto anche un 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨: nell'attesa del grande cambiamento, si corre il pericolo di non vedere ciò che di buono è già stato pensato, detto, fatto, vissuto. Tutto quello che ha permesso ai propri figli di essere ciò che sono: arrabbiati, provocatori, scalpitanti, pronti a "mostrare i muscoli" fisicamente e simbolicamente, desiderosi di spiccare il volo.
Quel figlio e figlia che si ribella, che sfida le premesse familiari, che prova a slegarsi, non è necessariamente il segnale che qualcosa è andato storto. È spesso la prova di 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨.
Il conflitto, in questo senso, non è un problema da risolvere, ma un ingrediente del cambiamento. E i ragazzi ci sono arrivati anche grazie ai loro genitori.
Il Filo Rosso continua il 9 maggio.