Beatrice Bellini - Psicologa

Beatrice Bellini - Psicologa Psicologia, Psicoterapia, Ipnosi www.psicologoabergamo.it

Oggi si parla di “narcisismo” ovunque.Spesso però in modo improprio.Chiunque si comporti male, ferisca, deluda… viene de...
08/04/2026

Oggi si parla di “narcisismo” ovunque.
Spesso però in modo improprio.
Chiunque si comporti male, ferisca, deluda… viene definito “narcisista”.
Ma il Disturbo Narcisistico di Personalità non è un’etichetta generica: è un quadro clinico complesso, profondo e altamente invalidante. E, paradossalmente, è un disturbo di cui sappiamo molto attraverso chi lo subisce. Perché chi ha questa struttura psichica deficitaria difficilmente arriva in terapia.

Questo libro – The Narcissist in Your Life – utilizza una metafora forte per comprendere una dinamica tipica del narcisista: quella del parassitismo. Non per demonizzare, ma per descrivere una dinamica relazionale precisa: la dipendenza dall’altro come fonte di regolazione interna.
Quando il termine “narcisista” viene usato con leggerezza, perdiamo due cose importanti:
– la comprensione clinica del fenomeno
– e il riconoscimento reale di chi vive relazioni profondamente disfunzionali

Qui sotto riporto un passaggio dell’autrice Julie Hall che, a mio avviso, rende molto bene questa dinamica.

IL NARCISISTA COME PARASSITA UMANO
Guardare al narcisismo attraverso la lente del parassitismo ci aiuta a comprendere la dipendenza dei narcisisti dagli altri come fonte di “nutrimento”. Gli individui con disturbo narcisistico di personalità sono costantemente alla ricerca di quell’attenzione e di quella conferma che non hanno ricevuto nelle fasi cruciali dello sviluppo. Il loro senso di sé incompleto li spinge a cercare il proprio valore all’esterno. Il narcisista, come un parassita umano, esercita un forte impatto emotivo e persino fisiologico sui suoi “ospiti”. Gli scienziati hanno osservato molte relazioni parassita-ospite in cui il parassita altera il cervello e il comportamento dell’ospite per favorire il proprio ciclo vitale. Un esempio è una minuscola vespa che deposita le proprie uova all’interno di una coccinella insieme a sostanze chimiche. L’uovo si schiude e la larva si nutre dei nutrienti ingeriti dalla coccinella, divorandola lentamente dall’interno. Quando è abbastanza grande, la larva esce e si avvolge in un bozzolo sotto il corpo della coccinella. Quest’ultima, immobilizzata e quasi morta, continua comunque a difendere la larva, muovendosi per allontanare eventuali minacce. Quando la vespa emerge dal bozzolo e vola via, la coccinella generalmente muore. Come la maggior parte dei parassiti, i narcisisti raramente “uccidono” i loro ospiti, anche se nei casi più gravi possono arrivare a forme di violenza estrema. Più spesso, come i parassiti che alterano la mente, i narcisisti cercano di controllare il “cervello” delle loro vittime attraverso una vasta gamma di manipolazioni. Dal bullismo al gaslighting, dalla proiezione al colpevolizzare la vittima, fino al silenzio punitivo. I narcisisti orchestrano continuamente la “realtà” attorno a sé, coinvolgendo gli altri nel sostenere le loro illusioni di grandezza e punendo o allontanando chi non si adegua. Per un narcisista, il partner che mette in discussione una sua “verità” o un figlio che non raggiunge un obiettivo può rappresentare una minaccia o un’umiliazione, a cui reagisce con disprezzo o rabbia. Nella loro prospettiva, tutto ciò che riduce il valore delle loro fonti di nutrimento mette a rischio il loro equilibrio. I narcisisti hanno una sorta di istinto nel trovare e legarsi a possibili “ospiti”. Queste persone forniscono attenzione, conferma e spesso anche status, permettendo al narcisista di sostenere la propria visione distorta del mondo. Un “ospite” può conferire valore al narcisista in molti modi: essendo apprezzato, ben inserito socialmente, istruito, attraente, benestante, famoso o professionalmente realizzato. Ma l’ospite contribuisce anche, direttamente o indirettamente, al mantenimento della realtà distorta e dei comportamenti abusanti del narcisista (ad esempio non opponendosi mai per timore delle conseguenze). In questo senso, l’ospite diventa simile alla coccinella “manipolata”, finendo per servire i bisogni del narcisista a proprie spese.

Buona rinascita a tutti
04/04/2026

Buona rinascita a tutti

Oggi sono tornata dalla mia psicologa.L’ultima volta era stato lo scorso dicembre. Allora l’idea era di valutare la frequenza delle sedute anche in vista della guarigione di alcune cose che mi avrebbero potuto aiutare psicologicamente.La guarigione però è stata un po’ più lenta del previsto...

Oggi ho ricevuto in anteprima il romanzo thriller della nostra amata Bianca: “Il prezzo del cambiamento - Nera Jones inv...
03/04/2026

Oggi ho ricevuto in anteprima il romanzo thriller della nostra amata Bianca: “Il prezzo del cambiamento - Nera Jones investigazioni”.
Il selfie di rito, oggi è con il romanzo e l’autrice.
In uscita dal 20 aprile, ma già in prenotazione su Amazon.
Non vedo l’ora di leggerlo
Segui: .iula

24/02/2026

"Questa immagine ha fatto il giro del mondo… e quando la guardi davvero, capisci perché. 😢

In uno zoo giapponese è nato un cucciolo di macaco.
Pochi giorni dopo la nascita, per motivi che non sempre sono rari in natura, la madre non si è presa cura di lui.

Così i custodi sono intervenuti.
Lo hanno nutrito, protetto, accudito giorno e notte. Hanno fatto tutto il possibile per tenerlo in vita.

Ma c’era una cosa che nessuno poteva sostituire: il contatto.

I cuccioli di primate hanno un bisogno profondo di abbraccio, calore, presenza fisica. Senza quel legame, possono sviluppare stress e insicurezza.
Per questo gli è stato dato un peluche, morbido e caldo, da stringere.

E da quel momento non lo ha più lasciato.

Lo tiene con sé quando dorme.
Lo stringe quando si sente insicuro.
Si aggrappa a lui quando qualcosa lo spaventa.

Non è solo un pupazzo.
È un punto di riferimento.
Un modo per sentirsi meno solo in un mondo che, all’inizio, è stato troppo grande per lui.

Gli operatori stanno cercando di inserirlo gradualmente con gli altri macachi, rispettando i suoi tempi. Ma lui continua a portare con sé il suo peluche, come fosse il suo rifugio.

La natura è potente.
Ma anche fragile.

E a volte, per crescere, basta qualcosa di morbido da stringere.

Il pupazzo è artificiale.
Il bisogno di amore no. 💛" Natura fanpage

LA VOLGARE ELOQUENZA DEL VUOTOSi potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno biso...
23/02/2026

LA VOLGARE ELOQUENZA DEL VUOTO

Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più parole servono, più c’è motivo di dubitare della loro consistenza.

Nitido e tagliente è questo giudizio, che attraversa come una lama L’uomo senza qualità di Robert Musil. Non è soltanto un’osservazione stilistica, ma quasi un criterio di discernimento: dove il linguaggio si dilata senza misura, spesso il pensiero si assottiglia.

Non è raro imbattersi in persone circondate da un’aura di parole. Un pulviscolo lucente, apparentemente raffinato, che ha però una funzione precisa: coprire. Coprire l’incertezza, l’approssimazione, talvolta il vuoto. Le parole, quando eccedono, non chiariscono: proteggono. Non rivelano: schermano.

Chiunque abbia partecipato a una riunione, a un convegno o anche solo a una conversazione formale riconosce una scena ricorrente. Qualcuno esordisce con una promessa rassicurante: “Sarò breve”. In quel momento, già si intuisce che non lo sarà. I fogli sono troppi, il tono è solenne, la struttura prolissa. E infatti nulla viene risparmiato: ogni inciso, ogni digressione, ogni parola trova posto. La promessa iniziale si dissolve, e resta solo la fatica dell’ascolto.

In questi casi, la parola smette di essere uno strumento e diventa un rifugio. Non serve a comunicare, ma a occupare spazio. Non a dire, ma a evitare di dire. È un modo per sottrarsi alla responsabilità della chiarezza, che è sempre anche una forma di esposizione.

Il nostro tempo oscilla curiosamente tra due eccessi opposti. Da un lato, la semplificazione estrema: slogan, formule rapide, frasi che comprimono la complessità fino a renderla innocua. Dall’altro, un flusso continuo e ridondante di parole, in cui si parla molto senza necessariamente dire qualcosa. In entrambi i casi, il rischio è lo stesso: la perdita di sostanza.

La comunicazione autentica richiede invece una disciplina più esigente. Non aggiungere, ma togliere. Non accumulare, ma scegliere. Dire solo ciò che serve, e dirlo in modo che possa essere compreso e verificato.

Perché, in fondo, il problema non è quante parole si usano, ma cosa fanno. Se costruiscono o se nascondono. Se illuminano o se confondono.

Forse, allora, il criterio più semplice resta anche il più difficile: far sì che le parole corrispondano ai fatti. Che il linguaggio non sia un velo, ma un passaggio. Che ciò che si dice stia in piedi anche senza il sostegno di altre cento frasi.

Il resto, spesso, è solo rumore.

Se è amore sconvolge la vitaQuando incontriamo l'amore non racchiudiamolo nei contatti fisici, non tratteniamolo nelle n...
16/02/2026

Se è amore sconvolge la vita

Quando incontriamo l'amore non racchiudiamolo nei contatti fisici, non tratteniamolo nelle nostre difese, e neppure affoghiamolo nelle turbolenze dei nostri sentimenti. L'amore, comunque si presenti, apre un mondo: il mondo della vita ben diverso dalla semplice sopravvivenza. Ma per questo non dobbiamo leggere l'amore a partire dal nostro desiderio, che è troppo angusto per esserne all'altezza. Non possiamo attenderlo nelle modalità che ci siamo costruiti a partire dalla nostra educazione, dai nostri principi, dal concetto che abbiamo di noi, dalla letteratura che abbiamo frequentato, dall'esperienza che abbiamo maturato. L'amore ci chiede innocenza. Quella del bambino che si apre al mondo. Perché il dono che ci fa amore, non è la persona che lo suscita, ma il mondo che, attraverso quella persona, si dischiude ai nostri occhi. Un mondo mai visto perché le nostre difese, in quell'occasione, sono cadute. E, con le difese, anche i nostri modi, lussuriosi o pudichi, di concepire l'amore. Vertigine del pensiero che si trova tra pensieri mai pensati, tonalità affettive per le cose di tutti i giorni che, per consuetudine, prima ci erano indifferenti, luminosità dello sguardo che si è aperto in modo del tutto nuovo sul mondo, parole nuove rispetto a quelle abituali che prima dicevamo e sentivamo. La nostra anima, come effetto di ogni incontro d'amore, ci cede il suo segreto e ci fa conoscere quel mondo sconosciuto che noi siamo e, fino ad allora, ignoravamo. Questo è l'amore, e non l'altro che ci ama o non ci ama come vorremmo che lui ci amasse. Perché quando le nostre attese pregiudicano l'amore, già abbiamo perso l'innocenza, e con essa la chiave che ci porta alla scoperta di tutte le nostre parti segrete che, con l'avanzare degli anni, rischiano di morire senza essere mai nate. Ma per accedere ai doni dell'amore dobbiamo in qualche modo mettere da parte il nostro io e la nostra abituale visione del mondo, perché l'altra parte di noi stessi che pure invocava di vivere.

Umberto Galimberti

29/12/2025

«Ciò che chiamiamo avventura non è mai fuori di noi. È un viaggio negli spigoli del nostro mondo interiore, dove il desiderio e il dubbio si intrecciano come venti contrari. In ogni porto, in ogni volto incontrato, rispecchiamo qualcosa che già esiste dentro di noi e qualcosa che ancora cerchiamo di capire.

La vita non è una rotta retta, ma un dedalo di scelte, di incontri fortuiti e di partenze forzate. Ogni persona che incrociamo è un indizio su chi siamo — e, soprattutto, su chi possiamo diventare. E allora, quando senti quel richiamo all’avventura dentro il petto, non è solo voglia di orizzonti nuovi: è il mondo che ti invita a esplorare i tuoi confini interiori.»

«Non temere il mistero della tua stessa esistenza: è l’unico compagno di viaggio che ti seguirà fino alla fine. E forse, lungo la rotta, imparerai ad accettare che la libertà non è un porto sicuro… ma il modo in cui attraversi le tempeste.»

Ci sono percorsi che insegnano più di quanto curino.Essere la tua psicologa è un privilegio 🤍
16/12/2025

Ci sono percorsi che insegnano più di quanto curino.
Essere la tua psicologa è un privilegio 🤍

"La vita di un terapeuta è una vita di servizio in cui ogni giorno trascendiamo i nostri desideri personali e volgiamo l...
26/11/2025

"La vita di un terapeuta è una vita di servizio in cui ogni giorno trascendiamo i nostri desideri personali e volgiamo lo sguardo alle necessità e alla crescita dell'altro. Traiamo non solo piacere dalla crescita del nostro paziente, ma anche dall'effetto domino o reazione a catena - l'influenza salutare che i nostri pazienti hanno su coloro con cui vengono a contatto nella vita.
Questo è un privilegio straordinario. È anche una soddisfazione straordinaria. (...)
Noi siamo depositari di segreti. Ogni giorno i pazienti ci offrono i loro, spesso mai condivisi prima. Ricevere tali segreti è un privilegio garantito a pochi. I segreti forniscono una visione dietro le quinte della condivisione umana senza fronzoli sociali, giochi di ruolo, vanterie o recitazioni. Qualche volta i segreti mi colpiscono così profondamente che vado a casa, abbraccio mia moglie ed enumero le mie fortune. Altri segreti mi pulsano dentro e fanno sorgere i miei propri ricordi e impulsi di fuga, dimenticati da tempo. Altri ancora mi rendono triste, come quando sono testimone di come una vita intera possa consumarsi nella vergogna e nell'incapacità di perdonarsi."

Yrvin D. Yalom

💚
02/11/2025

💚

Quando il passato pesa e il futuro spaventa: riconoscere la malinconia senza farsene inghiottire. Ne scrivo qui.
05/10/2025

Quando il passato pesa e il futuro spaventa: riconoscere la malinconia senza farsene inghiottire. Ne scrivo qui.

La malinconia è un sentimento comune al genere umano. Uno stato d’animo noto a chiunque, soprattutto in questo particolare momento della nostra vita.

25/09/2025

La graduale scomparsa del tempo (soggettivo, passato semplice, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato…) genera un pensiero ancorato solo al presente, limitato all’istante, incapace di proiettarsi nel tempo.
La generalizzazione delle semplificazioni ortografiche, la sparizione delle maiuscole e della punteggiatura costituiscono altrettanti colpi mortali inferti alla sottigliezza dell’espressione.
Cancellare la parola “Miss” non significa soltanto eliminare l’estetica di un termine, ma anche promuovere l’idea che tra una bambina e una donna non vi sia alcuna differenza.
Meno parole e meno verbi composti significano meno capacità di esprimere emozioni e meno possibilità di formulare un pensiero.
Studi hanno dimostrato che alcune forme di violenza, sia nella sfera pubblica sia in quella privata, derivano direttamente dall’incapacità di tradurre le emozioni in parole.
Senza le parole per costruire il ragionamento, il pensiero complesso caro a Edgar Morin viene ostacolato, reso impossibile.
Quanto più povera è la lingua, tanto meno esiste il pensiero.
La storia è colma di esempi e di scritti, da George Orwell in 1984 a Ray Bradbury in Fahrenheit 451, che mostrano come le dittature di ogni orientamento impediscano il pensiero riducendo e distorcendo il numero e il significato delle parole.
Non esiste pensiero critico senza pensiero. E non esiste pensiero senza parole.
Come costruire un ragionamento ipotetico-deduttivo senza padroneggiare il condizionale? Come immaginare il futuro senza coniugare il tempo futuro? Come percepire la temporalità, la successione degli eventi nel tempo — passato o futuro — e la loro durata relativa, senza un linguaggio che distingua ciò che sarebbe potuto essere, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo ciò che potrebbe accadere o è già accaduto?
Se oggi dovessimo lanciare un grido d’allarme, esso sarebbe rivolto a genitori e insegnanti: fate parlare, leggere e scrivere i vostri figli, i vostri studenti.
Insegnate e praticate il linguaggio nelle sue forme più varie, anche quando sembra complicato — soprattutto quando è complicato. Perché è in questo sforzo che risiede la libertà.
Coloro che, con il pretesto di semplificare l’ortografia, di purificare il linguaggio dai suoi “difetti”, di abolire generi, tempi, sfumature, insomma tutto ciò che crea complessità, agiscono in realtà come i becchini della mente umana.
Non c’è libertà senza esigenze. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.

Christophe Clavé

Indirizzo

Via Ghislandi N. 4/Passaggio Del Calepino-
Bergamo
24125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 18:00 - 21:00

Telefono

3397463734

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