Dott. Pasquale Giangaspero

Dott. Pasquale Giangaspero Dirig. Med. Ginecologia e Ostetricia ospedaliero SSN in extramoenia
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Prima lezione del Percorso Formativo Annuale in MICROIMMUNOTERAPIA , Bioregulatory Sistems ( BrSM ) e Low Dose Medicine
14/02/2026

Prima lezione del Percorso Formativo Annuale in MICROIMMUNOTERAPIA , Bioregulatory Sistems ( BrSM ) e Low Dose Medicine

06/02/2026

Prophylactic oxytocin dose following vaginal birth to prevent postpartum hemorrhage: a systematic review and dose-response meta-analysis https://ow.ly/bZvA50Y832b

06/02/2026
06/02/2026

Nel 2025 in Italia sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore, un dato stabile rispetto agli anni precedenti grazie ai progressi nella prevenzione e nella diagnosi precoce.

Tra le donne, una parte rilevante di questi casi riguarda i tumori ginecologici, ossia neoplasie che colpiscono ovaie, utero e cervice uterina. Queste forme hanno un impatto importante sulla salute femminile e richiedono attenzione sia nei controlli medici sia nella prevenzione.
Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” redatto da AIOM, AIRTUM, cui si sono progressivamente aggiunti PASSI e PASSI D'ARGENTO, SIAPEC-IAP e Osservatorio Nazionale Screening (ONS), la mortalità oncologica complessiva nel nostro Paese è in diminuzione negli ultimi anni, segno che diagnosi precoce, screening e cure più efficaci funzionano.
Nei dati più recenti disponibili le neoplasie dell’endometrio sono tra i tumori femminili più frequenti: circa 8.650 nuovi casi stimati nel 2024, rappresentando una delle prime cause oncologiche nelle donne italiane dopo mammella, colon-retto e polmone.

Per il tumore ovarico invece si stimano ogni anno oltre 6.000 nuovi casi in Italia, con oltre 3.600 decessi annuali e una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi intorno al 43%.
Per i tumori ginecologici dunque, partecipare a programmi di screening come il Pap test o test HPV e prestare attenzione ai sintomi (ad esempio sanguinamenti anomali o dolore persistente) può fare davvero la differenza nella prevenzione e nell’esito delle terapie.
Conoscere i segnali, fare controlli regolari e promuovere stili di vita sani sono passi chiave per affrontare queste malattie con consapevolezza.

06/02/2026

Un ampio studio internazionale, coordinato in Italia dall’Università di Genova – Irccs Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, chiamato BRCA BCY Collaboration, condotto su oltre 3200 donne sotto i 40 anni con diagnosi di tumore al seno invasivo, in 109 Centri in 33 Paesi in tutto il mondo, offre nuove importanti informazioni sul tumore del seno.

Rivela che le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2, comunemente noti come i geni Jolie, che causano il tumore del seno ma anche dell’ovaio, non hanno lo stesso potere aggressivo, alcune lo sono di più e altre di meno. Questo significa che alcune di essere associate a una prognosi peggiore e a una riduzione della sopravvivenza e che altre invece possono influenzare meno negativamente l’evoluzione della malattia.

Lo studio è particolarmente importante perché permette di valutare con maggiore precisione il rischio reale delle pazienti portatrici di mutazioni Brca, orientando o cambiando le decisioni cliniche, ad esempio intensificando le cure e i controlli nelle donne con le mutazioni genetiche più “cattive” e anche che tipo di impatto le caratteristiche di queste mutazioni possono avere sugli esiti clinici, fra cui per esempio la sua aggressività, può aiutare a ottimizzare le strategie di trattamento. Per esempio, la presenza di varianti associate a prognosi peggiori può suggerire di intensificare i programmi di sorveglianza, oppure indicare l’opportunità di prevedere terapie più o meno intensive a seconda dell’impatto che la mutazione può avere sull’aspettativa di sopravvivenza.

Toss A, Blondeaux E, Tenedini E et al. Association between type and location of germline BRCA1/2 pathogenic or likely pathogenic variants with phenotype and prognosis in young patients with breast cancer: results from an international cohort study. Annals of Oncology, 2025, 17:S0923-7534(25)06262-3. Doi: 10.1016/j.annonc.2025.11.004.

05/01/2026

Omaggio dell’associazione “I folletti laboriosi 2.0 ODV” al primo nato del 2026 ed agli neonati presenti

02/01/2026

Uno squilibrio degli ormoni tiroidei in gravidanza può avere effetti importanti sullo sviluppo del bambino, soprattutto se non viene riconosciuto e corretto per tempo. Un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism richiama l’attenzione su un possibile legame tra disfunzioni tiroidee materne e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico (ASD) nei figli.

La ricerca, coordinata da Idan Menashe dell’Università Ben-Gurion del Negev, ha analizzato oltre 51.000 nascite. In più di 4.400 casi le madri presentavano valori anomali degli ormoni tiroidei prima o durante la gravidanza. I risultati mostrano che, quando la disfunzione tiroidea viene adeguatamente trattata, oppure compare solo nel corso della gestazione, non si osserva un aumento significativo del rischio di ASD.

Il rischio cresce invece quando il disturbo tiroideo è presente già prima del concepimento e persiste per tutta la gravidanza, in particolare nei casi di ipotiroidismo non compensato. In queste situazioni il rischio di ASD può risultare più che triplicato.
Gli autori sottolineano quindi il ruolo cruciale degli ormoni tiroidei materni nello sviluppo cerebrale fetale e ribadiscono l’importanza di controlli regolari e terapie mirate durante tutta la gravidanza.

Riferimento: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, doi: 10.1210/clinem/dgaf596.

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