02/11/2025
Viaggio intorno alla schizofrenia: psicodinamica, eziopatogenesi, lutto originario, considerazioni terapeutiche e sociologiche.
Se parli con Dio, stai pregando; se Dio parla con te, sei schizofrenico. (T. Szaz)
Indice:
1) Descrizione psicodinamica
- L'esordio schizofrenico
- L'Io e il corpo
- Sintomi positivi
- Il Sé e il mondo
- Affetti
- Pulsioni e coscienza morale
- Relazioni oggettuali
2) Eziopatogenesi
3) Il lutto originario
4) Considerazioni terapeutiche e sociologiche.
Fu lo psichiatra Eugène Bleuler, nella sua famosa opera del 1911 sulla dementia precox (termine derivato da Emil Kraepelin), ad introdurre il termine "schizofrenia" (mente scissa, separata) e ad annoverarla tra le varie forme di psicosi (come quella maniaco depressiva e paranoidea), sottolineandone il carattere frammentario (Spaltung), divisorio, dissociativo, disgregato.
Se Freud scriveva che il pazzo non è altro che un sognatore sveglio è perché in effetti lo schizofrenico sembra davvero vivere in un mondo diverso da quello delle cosiddette persone "normali", ossia in quella realtà alter appartenente all'inconscio e alle sue bizzarre leggi, di cui ognuno di noi ha esperienza ogni notte quando sogna. E' come se nella psicosi la persona avesse smarrito in buona parte la linea di demarcazione tra il mondo diurno e quello onirico (come se l'Io si dissolvesse nell'Es, secondo la terminologia classica), o in altri termini, come se fossero venute meno le difese rispetto a quei contenuti più primitivi e caotici della psiche umana che cadono sotto il nome di follia. La stessa esperienza allucinatoria, che evidenzia seri disturbi nel campo senso-percettivo, rimanda all'etimo latino alucinor, che significa divagare, sognare, vivere, come nel mondo dei sogni per l'appunto. Anche se sarebbe più corretto parlare di incubi, dato che la psicosi (che non equivale quindi alla follia, anche se vi attinge nelle sue manifestazioni) rappresenta una risposta difensiva (forse l'ultima a disposizione dall'Io, per quanto altamente costosa in termini funzionali), contro il rischio di abissamento in quel caos primordiale che abita l'inconscio. Ivi egli ingaggerà durante tutto il processo morboso una lotta disperata per non ve**re inghiottito nuovamente dal grembo materno, la matrice originaria da cui egli non riesce a differenziarsi.
Sebbene la psiche di ognuno conservi sempre aspetti psicotici, la schizofrenia come quadro patologico finisce per diventare una sorta di disfatta (Federn, 1956), una sconfitta di un Io che ha dovuto fare i conti con una rottura, e lo schizofrenico, nella tragica esperienza di una realtà interiore sempre più in frantumi, appare come un individuo smarrito nel mondo, il quale, nell'impossibilità di vivervi, ha dovuto crearsene uno proprio (Resnik, 1986). In altre parole, la schizofrenia porta ad una frattura netta tra un prima e un dopo, siccome la visione del mondo della persona può risultare talmente mutata da essere vissuta come una "catastrofe interiore" (Freud, 1911) in una realtà sempre più sconosciuta e incomprensibile. Eppure, per quanto possa sembrare strano, anche il processo psicotico rappresenta il tentativo inconscio da parte del soggetto (forse il più radicale) di distruggere vecchie strutture precarie per erigerne delle nuove proprio partendo dalle fondamenta, ovvero dalle zone più profonde e arcaiche del proprio Sé (Jung, 1904).
Versione PDF stampabile:Se parli con Dio, stai pregando; se Dio parla con te, sei schizofrenico. (T. Szaz)Indice • Descrizione psicodinamica • L'esordio schizofrenico • L'Io e il corpo • Sintomi positivi • Il Sé e il mondo • Affetti • Pulsioni e coscienza morale • Relazioni oggettua...