Dott. Stefano Andreoli - Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista

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Dott. Stefano Andreoli - Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista BOLOGNA in Via A. Righi, 3 Su appuntamento a:
Bologna - Via A. Righi 3, Bologna presso Studio Righi

“L'uomo è un mistero.

Psicologo clinico, Psicoterapeuta e Psicoanalista con funzioni di training.

- Psicoanalista Full Member di IFPS (International Federation of Psychoanalytic Societies).
- Referee per la rivista 'International Forum of Psychoanalysis'
- Socio e Membro del Consiglio Direttivo di OPIFER (Organizzazione di Psicoanalisti Italiani Federazione e Registro);
- Docente MUR presso Scuole di Specializzazione in Psicoterapia;
- Relatore di convegni e congressi nazionali e internazionali. Tutta l'attività professionale ruota attorno all'attività clinica in libera professione, alla formazione, alla ricerca e alla divulgazione in ambito psicoanalitico, con particolare attenzione alle diramazioni e alle connessioni con il resto delle scienze umane. Nell'ottica dei recenti sviluppi della psicoanalisi relazionale, il dialogo terapeutico col paziente considera cura e crescita personale come un unico processo unitario, preservando l'attenzione sia sulla risoluzione dei sintomi, che sugli aspetti conoscitivi-esistenziali, al fine di migliorare la propria conoscenza di se stessi, offrire aiuto concreto per problematiche, disagio e sintomi, e fornire supporto psicologico durante particolari periodi di crisi in cui sono necessari nuovi adattamenti. La psicoanalisi ha il merito di dare spazio e fare luce sulla parte più oscura dell'uomo, nel tentativo di toccare l'intima profondità che per definizione, è sempre ignota. Perciò si pone, in questi termini, come la via regia per la conoscenza di se stessi, il rafforzamento della personalità e, quindi, la risoluzione del sintomo, raggiungendo in tal modo nuovi equilibri più funzionali e duraturi. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo.” (Lettera di Fëdor Dostoevskij al fratello Michail il 16 agosto 1839).

Viaggio intorno alla schizofrenia: psicodinamica, eziopatogenesi, lutto originario, considerazioni terapeutiche e sociol...
02/11/2025

Viaggio intorno alla schizofrenia: psicodinamica, eziopatogenesi, lutto originario, considerazioni terapeutiche e sociologiche.

Se parli con Dio, stai pregando; se Dio parla con te, sei schizofrenico. (T. Szaz)

Indice:

1) Descrizione psicodinamica
- L'esordio schizofrenico
- L'Io e il corpo
- Sintomi positivi
- Il Sé e il mondo
- Affetti
- Pulsioni e coscienza morale
- Relazioni oggettuali

2) Eziopatogenesi
3) Il lutto originario
4) Considerazioni terapeutiche e sociologiche.

Fu lo psichiatra Eugène Bleuler, nella sua famosa opera del 1911 sulla dementia precox (termine derivato da Emil Kraepelin), ad introdurre il termine "schizofrenia" (mente scissa, separata) e ad annoverarla tra le varie forme di psicosi (come quella maniaco depressiva e paranoidea), sottolineandone il carattere frammentario (Spaltung), divisorio, dissociativo, disgregato.

Se Freud scriveva che il pazzo non è altro che un sognatore sveglio è perché in effetti lo schizofrenico sembra davvero vivere in un mondo diverso da quello delle cosiddette persone "normali", ossia in quella realtà alter appartenente all'inconscio e alle sue bizzarre leggi, di cui ognuno di noi ha esperienza ogni notte quando sogna. E' come se nella psicosi la persona avesse smarrito in buona parte la linea di demarcazione tra il mondo diurno e quello onirico (come se l'Io si dissolvesse nell'Es, secondo la terminologia classica), o in altri termini, come se fossero venute meno le difese rispetto a quei contenuti più primitivi e caotici della psiche umana che cadono sotto il nome di follia. La stessa esperienza allucinatoria, che evidenzia seri disturbi nel campo senso-percettivo, rimanda all'etimo latino alucinor, che significa divagare, sognare, vivere, come nel mondo dei sogni per l'appunto. Anche se sarebbe più corretto parlare di incubi, dato che la psicosi (che non equivale quindi alla follia, anche se vi attinge nelle sue manifestazioni) rappresenta una risposta difensiva (forse l'ultima a disposizione dall'Io, per quanto altamente costosa in termini funzionali), contro il rischio di abissamento in quel caos primordiale che abita l'inconscio. Ivi egli ingaggerà durante tutto il processo morboso una lotta disperata per non ve**re inghiottito nuovamente dal grembo materno, la matrice originaria da cui egli non riesce a differenziarsi.

Sebbene la psiche di ognuno conservi sempre aspetti psicotici, la schizofrenia come quadro patologico finisce per diventare una sorta di disfatta (Federn, 1956), una sconfitta di un Io che ha dovuto fare i conti con una rottura, e lo schizofrenico, nella tragica esperienza di una realtà interiore sempre più in frantumi, appare come un individuo smarrito nel mondo, il quale, nell'impossibilità di vivervi, ha dovuto crearsene uno proprio (Resnik, 1986). In altre parole, la schizofrenia porta ad una frattura netta tra un prima e un dopo, siccome la visione del mondo della persona può risultare talmente mutata da essere vissuta come una "catastrofe interiore" (Freud, 1911) in una realtà sempre più sconosciuta e incomprensibile. Eppure, per quanto possa sembrare strano, anche il processo psicotico rappresenta il tentativo inconscio da parte del soggetto (forse il più radicale) di distruggere vecchie strutture precarie per erigerne delle nuove proprio partendo dalle fondamenta, ovvero dalle zone più profonde e arcaiche del proprio Sé (Jung, 1904).

Versione PDF stampabile:Se parli con Dio, stai pregando; se Dio parla con te, sei schizofrenico. (T. Szaz)Indice • Descrizione psicodinamica • L'esordio schizofrenico • L'Io e il corpo • Sintomi positivi • Il Sé e il mondo • Affetti • Pulsioni e coscienza morale • Relazioni oggettua...

Il paziente come supervisore inconsapevole del terapeuta: la necessità della validazione degli interventi.Il presente la...
26/10/2025

Il paziente come supervisore inconsapevole del terapeuta: la necessità della validazione degli interventi.

Il presente lavoro intende valorizzare l'importanza cruciale del perenne scambio inconscio che permea la coppia analitica, in un contesto odierno dove nelle Scuole di specializzazione teoria e tecnica o si fanno sempre più marginali lasciando il posto ad una sorta di improvvisazione basata sull’esclusivo sentire soggettivo (in un contesto di pericolose ingenuità e ignoranza), oppure esse diventano le anguste sponde di un letto di Procuste in cui infilare qualsiasi paziente (perdendo quindi l'unicità e la vitalità di ogni relazione analitica). Perciò l'autore suggerisce di recuperare il prezioso lavoro condotto da Robert Langs, in particolare modo lo strumento della validazione degli interventi del terapeuta, che risulta fondamentale non solo in supervisione nei momenti di stallo o di criticità, ma anche per controllare l'andamento della terapia durante la pratica clinica quotidiana. Infine, a supporto dell'importanza di tali studi, vengono riportate brevemente questioni teoriche sollevate da Morris Eagle concernenti il ruolo pervasivo dell’insight anche in quelle psicoterapie che enfatizzano l'esclusività della “relazione” come fonte del processo mutativo nel paziente.

Versione PDF stampabile:Relazione tenuta per il XXI Convegno Congiunto Opifer - Organizzazione Psicoanalisti Italiani Federazione e Registro - AAPDPP (American Academy of Psychodynamic Psychiatry and Psychoanalysis).RiassuntoIl presente lavoro intende valorizzare l'importanza cruciale del perenne sc...

30/09/2025
Gruppi di supervisione clinica.A partire da mercoledì 17 settembre.Per informazioni e prenotazioni:Tel: 0510828744Mail: ...
03/09/2025

Gruppi di supervisione clinica.
A partire da mercoledì 17 settembre.

Per informazioni e prenotazioni:
Tel: 0510828744
Mail: info@studiorighipsi.com

La zona d'interesse (2023) di J. Glazer: la dissonanza dell'orrore che ci riguarda da molto vicino, oggi più che mai. Au...
13/07/2025

La zona d'interesse (2023) di J. Glazer: la dissonanza dell'orrore che ci riguarda da molto vicino, oggi più che mai.
Autore: Dott. Stefano Andreoli

Questo film è senz'altro uno degli esempi più fulgidi di come l'arte serva per scuotere la coscienza come un terremoto che sancisce un prima e un dopo. E lo fa mostrando l'orrore che si cela davvero dietro la "banalità del male" (Arendt, 1963), situando l'abominio dell'indicibile al di là del capo di ripresa, senza ricorrere nemmeno per un attimo alla pornografia del cruento, al voyeurismo del macabro, dell'agonia, del sangue. Eppure questo film lascia uno strazio che non si riesce più a scrollarsi di dosso. Un dolore in grado di toccare la parte più profonda della propria umanità, mentre urla disperatamente per essere ascoltata, nonostante l'insostenibile peso dell'orrore. Perché è proprio attraverso i suoni (come per la musica cacofonica inserita) che l'orrore si insinua nella coscienza bucando quelle immagini analmente geometriche, ordinate, pulite, così noiose da potere essere uscite da un film di Buñuel. Grida, rumori di spari, lamenti, cani che abbaiano, treni in arrivo... si aggiungono a tutti quegli elementi (le ceneri che inquinano il fiume, l'odore acre dei cadaveri bruciati, le fiamme di notte che illuminano le finestre delle camere da letto...) che continuano perentoriamente a disturbare la costante opera di diniego adoperata dai personaggi per non lasciare entrare in casa l'aberrante atrocità che sta avvenendo.

(...)

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Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro è l'idea di fondo che il progetto di perseguire l'integrazione di diverse s...
10/07/2025

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro è l'idea di fondo che il progetto di perseguire l'integrazione di diverse scuole psicoanalitiche e di sviluppare una teoria psicoanalitica della mente relativamente unificata sia possibile nonché auspicabile Quest'idea è tutt'altro che ampiamente condivisa all'interno della comunità psicoanalitica. Vi è chi sostiene l'adeguatezza dell'attuale condizione di pluralismo e chi mette in discussione la possibilità stessa di un'integrazione. (p. 301)

Era dai tempi del monumentale Da Freud alla psicoanalisi contemporanea (2012) che probabilmente questo audace testo rientrava tra le aspirazioni più ambiziose di Morris Eagle: una delle poche voci fuori dal coro della ormai comunità "psicobanalitica", che ha contribuito a rifornire credibilità alla psicoanalisi anche al di fuori delle proprie autistiche Scuole di formazione e dei soliti circoletti intellettualmente masturbatori. Infatti, in questo testo l'autore tenta l'impresa di proporre una teoria della mente unificata che, a partire dalla solida impalcatura della Psicologia dell'Io (precorritrice di molti costrutti odierni, nonostante essa rimanga ancora quasi sconosciuta in certi ambienti), possa includere senza troppi attriti la Psicologia del Sè di H. Kohut, la prospettiva della Scuola Indipendente Brittanica, la Teoria delle Relazioni Oggettuali di S. Mitchell, la Teoria dell'Attaccamento di J. Bowlby (vedi anche Eagle [2013], Attaccamento e Psicoanalisi), la Teoria della Mentalizzazione di P. Fonagy e la CMT di Weiss e Sampson, in accordo con la recente ricerca scientifica (riguardante quindi anche la psicologia cognitiva e le neuroscienze).

Se ricordo bene, l'ultimo che aveva tentato un'impresa simile era stato nel lontano dopoguerra lo scrupoloso D. Rapaport assieme al suo formidabile gruppo di ricerca della Fondazione Menninger di Topeka (Kansas, USA), prima che i suoi brillanti "allievi" R. Holt, M. Gill, R. Schafer e G.S. Klein, dichiarassero vano il tentativo di conciliare in senso coerente i costrutti della metapsicologia freudiana con la ricerca scientifica e con l'applicabilità clinica per diventare una psicologia in grado di spiegare l'intero funzionamento mentale dell'uomo.

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro è l'idea di fondo che il progetto di perseguire l'integrazione di diverse scuole psicoanalitiche e di sviluppare una teoria psicoanalitica della mente relativamente unificata sia possibile nonché auspicabile Quest'idea è tutt'altro che ampiamente cond...

Breve analisi del film "Le otto montagne" (2022), di F. Van Groeningen e C. VandermeerschNon pensavo di trovare un amico...
04/04/2025

Breve analisi del film "Le otto montagne" (2022), di F. Van Groeningen e C. Vandermeersch

Non pensavo di trovare un amico come Bruno nella vita, né che l'amicizia fosse un luogo dove metti le tue radici e che resta ad aspettarti.

Era dai tempi di Into the wild (2007) di S. Penn e de I diari della motocicletta (2004) di W. Salles, che forse non si vedeva sul grande schermo una pellicola che fosse in grado di condensare così intensamente la nostalgia di una natura primigenia selvaggia, fonte d'ispirazione per una società diversa attraverso la nobiltà e l'idealità della montagna, coi suoi codici rigidi e con quell'infinita bellezza pari solo al grado della sua spietata e feroce fatica nel viverci. Una montagna che emerge in maniera molto simile a quella descritta da Mario Rigoni Stern, quel grande scrittore che ci ha lasciato una testimonianza unica della vita in montagna raccontandone poesia e contraddizioni. In altri termini, l'Inno ad una Natura che non si confina a concezione idilliaca da cartolina, atta a masturbare l'immaginazione del cittadino alienato, ma che va vissuta nella sua interezza: "solo voi di città la chiamate natura. Perché è così astratta nella vostra mente che è astratto anche il nome. Qua diciamo boschi, pascoli, fiumi, capre, sentieri. Cose che si possono indicare col dito, cose che si possono usare" (dice Bruno agli amici di Pietro saliti dalla città per conoscere la montagna).

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Psicoanalisi e folklore: il mostruoso tra storia, freaks, vampiri, lupi mannari, streghe, fantasmi, diavoli e altri demo...
16/03/2025

Psicoanalisi e folklore: il mostruoso tra storia, freaks, vampiri, lupi mannari, streghe, fantasmi, diavoli e altri demoni.

Vivono nel buio della notte e nelle tenebre del nostro inconscio. Si insinuano nei nostri sogni. Si nutrono delle nostre paure. Strisciano nelle nostre inquietudini, spiano le nostre debolezze, affiorano dai nostri turbamenti, cingendoci in un oscuro abbraccio. Crescono nel cuore dell'eterno conflitto tra vita e morte, bene e male, razionale e irrazionale, armonia e instabilità, ordine e caos. Sono figli dell'ignoto. (Soave, 2019).

La storia dei mostri comincia con l'incarnazione delle più segrete paure dell'infanzia e soprattutto di quelle che turbano i sogni di ogni uomo in ogni tempo, nel luogo dove gli antichi pensavano di accedere ad una realtà "altra" piena di strane creature, demoni e defunti dell'Aldilà. Non c'è da stupirsi dunque se il mostruoso, essendo una componente fondamentale della mitologia di ogni cultura, abbia destato interesse fin dagli albori dell'umanità: già nel 2800 a.c. su delle tavolette d'argilla babilonesi appare un "documento" di "mostrologia" (Fiedler, 1978) che fornisce una linea guida alla fetomanzia (la predizione attraverso il feto) e alla teratoscopia (la divinazione basata sulle nascite anormali). Infatti la stessa parola "mostro" deriva sia da monere (ammonire) che da monstrare (mostrare), rinviando all'apparizione di qualcosa di straordinario come nel caso di eventi soprannaturali o di segni premonitori, in genere catastrofici (Daston e Park, 1998).

Di fatto, tutto ciò che in un qualche modo è abnorme o insolito assume il carattere di mostruoso e, che sia un prodotto della fantasia o il risultato delle più bizzarre malformazioni fisiche (il freak), esso viene considerato come una presenza oscura e inquietante, non di rado con tratti violenti, malvagi e sanguinari, suscitando ribrezzo e terrore ma sempre anche una sorta di perturbante fascinazione e di irresistibile curiosità.

[I mostri] sono l'ancora di salvataggio di ogni nostra normalità che necessità conferme continue e ci garantiscono un porto sicuro ogni volta che li chiudiamo fuori dalla porta, oltre quella soglia che ognuno di noi pone loro come limite invalicabile. (Ciseri, 2018, p. 10)

La rappresentazione del mostro costituisce una funzione intrinseca della psiche (la teratopoiesi) che proietta in immagini le parti più oscure che la appartengono, ciò che viene considerato come anormale o abominevole e che rischia continuamente di minare la stabilità dell'intero ordine morale, sociale e naturale.

Perciò il mostro diventa sempre e comunque l'Altro, qualche altra cosa estranea da sé che non si sa come spiegare o classificare adeguatamente, proprio come mostruose furono descritte le razze indigene scoperte dai primi esploratori europei durante i primi viaggi in regioni esotiche e ignote. Persino oggi, che sono finiti i luoghi inesplorati sulla terra, continuiamo a proiettare fuori i mostri che abitano le profondità della nostra psiche, immaginandoli negli alieni che popolano il lontano e il misterioso universo.

Indice:

Introduzione
Storie ed enciclopedie di mostri
Vampiri e fantasmi
Lupi mannari
Diavoli e demoni
Streghe
Freaks
Conclusioni
Bibliografia
Suggerimenti filmografici

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Via Augusto Righi 3
Bologna
40126

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Dott. Stefano Andreoli

Sono Psicologo Clinico (#8529 Emilia Romagna), proveniente da studi filosofici e letterari, specializzando Psicoterapeuta e Psicoanalista (IFPS).

Tutta la mia attività professionale ruota attorno alla psicologia clinica e allo studio approfondito e continuativo della materia, fornendo consulenza psicologica privata a singoli (di ogni età), famiglie e coppie, al fine di migliorare la propria conoscenza di se stessi, offrire aiuto concreto per problematiche, disagio e sintomi, e fornire supporto psicologico durante particolari periodi di crisi in cui sono necessari nuovi adattamenti.

Quando sopraggiunge il sintomo (causando disagio, sofferenza), questo rappresenta il segnale, il monito che qualcosa non sta funzionando correttamente all'interno della persona (come una sorta di allarme salvavita), che quella parte di sè sana, ancora presente, preme per comunicare un messaggio da decifrare. Ed è in questo momento, in questa circostanza poco piacevole, che alla persona viene donata una preziosissima opportunità: o scacciar via la sofferenza e tentare di sedarla a priori con uno dei tanti antinfiammatori e distrazioni che la società ("cosiddetta sana" come scriveva Erich Fromm) ha da offrire nel suo pacchetto patologico odierno, oppure utilizzare quel disagio come forza e strumento di ricerca, scoperta e rivoluzione di sè. Dicono che l'idiogramma cinese di "crisi" significhi anche "momento cruciale": la psicoanalisi non fa altro che cercare di rimuovere gli ostacoli e le barriere che impediscono all'uomo di essere libero di scegliere e di esprimere se stesso.

La psicoanalisi infatti rappresenta il migliore strumento a disposizione del mondo occidentale per quanto concerne il potere conoscitivo e trasformativo sulla persona nella sua globalità: da sempre ha il merito di dare spazio e fare luce sulla parte più oscura dell'uomo, nel tentativo di toccare l'intima profondità che per definizione, è sempre ignota. Dunque il dialogo terapeutico con la persona considera cura e crescita personale come un unico processo unitario, preservando l'attenzione sia sulla risoluzione dei sintomi che sugli aspetti conoscitivi-esistenziali, e costituendo quindi la via regia per la conoscenza di se stessi, il rafforzamento della personalità e la risoluzione del sintomo, al fine di raggiungere nuovi adattamenti più funzionali e duraturi.