26/02/2026
Nel 1843 il filosofo Kierkegaard scrisse “La ripetizione”, un piccolo testo su ciò che si ripete nella vita umana e sostiene che ciò che si ripete e ciò che si ricorda derivino dalla stessa matrice ma vanno in direzione opposte.
Poi scrive anche che la ripetizione rende felici e continua affermando che “ è un vestito indistruttibile che calza giusto"ed “è la compagna amata di cui non ci si stanca mai”. Decenni successivi Freud scriverà “Al di là del principio di piacere” riprendendo il concetto della ripetizione in ciò che il soggetto compie attraverso la pulsione. Qualcosa si ripete e va al di là di ciò che può essere il “suo bene”. Successivamente Lacan parlerà del concetto di ripetizione, specificando che si ripete ciò che “non cessa di non scriversi” e che è articolato all'inconscio, e nel testo “La ripetizione” un concetto fondamentale della psicoanalisi, viene spiegato come sia un concetto reale e non solo filosofico: non c’è nulla di più vicino all’essere parlante, perché ripetiamo spesso anche ciò che definiamo errori e nonostante ne siamo coscienti, reiteriamo.