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16/05/2026

- Volevo essere un eroe - ne parliamo Mercoledì 20 h18:30 alle Serre dei Giardini Margherita. Vi aspetto

22/04/2026

A volte la parte più difficile non è il trattamento.
È spiegare perché si lavora su una zona lontana da quella in cui senti dolore.
Se hai male a un ginocchio, è naturale pensare che il problema sia tutto lì.
Ma il corpo non funziona a compartimenti separati: è un sistema di connessioni.
Attraverso il tessuto fasciale, strutture anche molto distanti tra loro sono collegate.
Per questo una perdita di funzionalità che si manifesta con dolore in un punto può avere origine altrove.
Il ginocchio, in questi casi, può essere il sintomo.
L’apice della catena lesionale.
Ma ciò che lo ha portato fuori funzione va cercato osservando il sistema nel suo insieme.
Ed è proprio da lì che parte la valutazione osteopatica.

13/04/2026

Per tanto tempo l’osteopatia è stata raccontata in modo troppo semplice:
se il dolore è lì, si tratta lì.

Ma il corpo non funziona così.

Uno dei cliché più diffusi è pensare che lavorare su una zona distante dal sintomo sia qualcosa di poco comprensibile o difficile da spiegare.
Oggi, invece, abbiamo sempre più strumenti per leggere queste connessioni in modo chiaro.
La letteratura scientifica sta approfondendo sempre di più il ruolo del sistema fasciale e ci mostra quanto il corpo sia realmente collegato.
Strutture anche molto lontane tra loro possono essere messe in relazione attraverso il tessuto connettivo e le catene che attraversano tutto il sistema muscolo-scheletrico.
Questo non significa complicare il trattamento.
Significa capirlo meglio.
E forse è proprio qui che si supera un altro cliché:
l’osteopatia non è “trattare dove fa male”, ma comprendere perché quel sintomo è comparso proprio lì.

21/03/2026

Ci sono casi in cui il sintomo che il paziente porta non è direttamente di competenza osteopatica.
E anche questo fa parte del mio lavoro: riconoscerlo.
In quelle situazioni l’osteopata non “risolve tutto”, ma può comunque essere di supporto, lavorando insieme ad altri professionisti per aiutare il paziente a stare meglio.
A volte il valore non sta nel fare tutto, ma nel capire qual è il proprio ruolo nel percorso.
Ti sei mai sentito dire da un professionista “qui serve altro”?

20/03/2026

Per anni si è portato dietro il cliché dell’osteopata che “risolve tutto” in una seduta.
Poi apprfondisci, pratichi e capisci che non funziona prorpio così.
Non esiste il trattamento perfetto. Esiste sicuramente il paziente giusto, con il problema adeguato, nel momento giusto per ogni trattamento.
Per questo la parte più importante non è forzare una tecnica a tutti i costi, ma valutare bene chi hai davanti e capire quale approccio può davvero essere utile per lui.

11/03/2026

L’osteopatia non è solo tecnica.
Il vero valore sta nella relazione, nella fiducia e nel tocco che si crea tra atleta e osteopata.
Ogni trattamento è unico, perché unica è la persona che ho davanti.
Non si tratta solo di ridurre un dolore, ma di accompagnare l’atleta verso un equilibrio globale.
Per questo l’osteopata fa la differenza.

Nel triathlon l’infortunio raramente arriva per caso.  🏊‍♀️🚴‍♂️ 🏃Spesso è il risultato di un carico che supera la capaci...
20/02/2026

Nel triathlon l’infortunio raramente arriva per caso.
🏊‍♀️🚴‍♂️ 🏃
Spesso è il risultato di un carico che supera la capacità di adattamento del corpo.
A livello intermedio il corpo è già più adattato, ma i carichi diventano più impegnativi.
Accumulo di fatica, recupero insufficiente e gestione non precisa dei volumi sono tra i fattori che più spesso portano al sovraccarico.
Non è più solo una questione di tecnica o progressione iniziale, ma di equilibrio tra allenamento, recupero e continuità.
Capire questi meccanismi permette di fare un salto di qualità senza compromettere la stagione.
Nel prossimo contenuto vedremo cosa cambia nel livello avanzato.

Salva il post se stai aumentando volumi e intensità e vuoi farlo con più continuità e meno stop.

18/02/2026

Il corpo non funziona “a pezzi”, ma per connessioni.
I meridiani miofasciali sono catene di tessuto connettivo che collegano diverse aree del corpo tra loro.

Questo significa che una tensione al piede può influenzare la schiena, o che una rigidità della spalla può avere ripercussioni sul gesto atletico.

Nel lavoro con gli sportivi, non si tratta solo di “rinforzare” un muscolo, o di “allungarne” un altro ma di ristabilire un bilanciamento in una delle catene miofasciali e fra le catene che lo compongono.

Per questo alcuni esercizi non lavorano solo “dove senti tirare”, ma lungo un’intera linea di movimento.

Capire come si muove il tuo corpo ti aiuta ad allenarti con più consapevolezza e meno compensi.

Se vuoi approfondire come le catene miofasciali influenzano la performance, scrivimi o salva il post.

Nel triathlon l’infortunio raramente arriva per caso 🏊‍♀️🚴‍♂️ 🏃Spesso è il risultato di un carico che cresce più velocem...
13/02/2026

Nel triathlon l’infortunio raramente arriva per caso 🏊‍♀️🚴‍♂️ 🏃
Spesso è il risultato di un carico che cresce più velocemente della capacità di adattamento del corpo.

Quando si è all’inizio è normale che i tessuti stanno ancora “imparando” ad adattarsi a determinati stimoli, che per il fisico sono nuovi.
Il problema nasce quando non si misura la progressione, quando si aumenta il carico ma lo si fa all’improvviso o senza una logica, o senza una guida. Molto volte capita che tutto ciò sia condito dalla scarsa considerazione che l’atleta ha della tecnica dei vari gesti atletici che in realtà non sono ancora consolidati.

Capire questi meccanismi aiuta a costruire una stagione più sostenibile, continua e – soprattutto – più divertente da vivere.
Nel prossimo contenuto vedremo cosa cambia nel livello intermedio.
Salva il post se stai iniziando ora e vuoi allenarti con più continuità e meno stop.

09/02/2026

Ogni stagione sportiva è composta di fasi diverse: in generale da una preparazione divisa in macro, meso e micro cicli , una fase di performance dove si gareggia. Intervallate da tante fasi di recupero (o almeno così dovrebbe essere ).
In ognuna di queste, il corpo cambia, si adatta e chiede attenzioni diverse.
Come ho già detto il mio ruolo non è solo intervenire quando compare un dolore, ma di accompagnare l’atleta nel tempo, aiutandolo a ritrovare un bilanciamento efficace tra struttura e funzionalità.
Prevenzione, sostegno all’allenamento e recupero si integrano nello stesso percorso.
Se vuoi approfondire come posso affiancarti nella tua stagione sportiva, scrivimi in DM.
Trovi un articolo dedicato anche sul sito.
Link in bio.

25/01/2026

Troppo spesso pensiamo che allenare gli addominali voglia dire allenare il core, ma siete davvero sicuri?

Il core è un concetto più ampio e inclusivo la singola muscolatura addominale.

Che garantisca maggior stabilità al tronco e quindi possa “proteggere” la nostra schiena per esempio é ormai appurato. Ma, meno nota alla maggior parte è che svolge un ruolo chiave nel controllo motorio.

A volte si pensa che basti solo eseguire un esercizio perché questo sia utile. In realtà l’efficacia in buona parte dei casi si sviluppa proprio grazie al controllo motorio. E quindi ad un buon allenamento del core .

Il core quindi è un concetto che va esplorato nella globalità del movimento non nella specificità.

È dunque così che il core rispecchia a pieno il significato di miofascia dove si esce dall’idea del muscolo isolato ed entra in una dimensione in cui il muscolo si integra all’osso , al tendine al muscolo vicino a quello più superiore e a quello inferiore, ai vasi, ai nervi o magari ad organi e visceri costituendo una unità in azione.

Provate a svolgere là sequenze esposta nei video, fatelo prima senza indicazione e poi applicando le poche info date.

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