Laura Gagliardo - Psicologa Psicoterapeuta

Laura Gagliardo - Psicologa Psicoterapeuta Offro servizi di consulenza, supporto psicologico e psicoterapia sia individuale che di coppia. Disponibile presso il mio studio e in modalità online.

Mi rivolgo a tutti coloro che stanno vivendo un periodo di sofferenza e disorientamento, sia esso legato ad un evento specifico o ad una condizione prolungata. Gli ambiti di intervento sono i disturbi d'Ansia, dell'Umore, Ossessivo-Compulsivi e del Comportamento Alimentare, le dipendenze, la perinatalità, le difficoltà relazionali e i disagi legati alla fase adolescenziale. Il mio riferimento teorico principale è il Costruttivismo, che considera la persona massima esperta della sua vita e dunque parte attiva e creativa di un percorso e non oggetto passivo di un trattamento. La relazione tra cliente e terapeuta assume un ruolo centrale in ogni intervento psicologico, il quale è volto a costruire benessere, attraverso la conoscenza e la cura di sé. La psicoterapia è un percorso in cui il cliente, con l'aiuto del terapeuta, esplora le proprie scelte, le proprie esperienze e la propria storia per poter intraprendere nuove strade di vita e scoprire con occhi diversi quelle già percorse.

“Una persona non è vittima della sua biografia ma può essere schiava dell’interpretazione che ne dà.”
George Kelly

Mai come in questo periodo, a partire dalle riflessioni e dagli scombussolamenti legati alla pandemia, trovo tante parol...
10/10/2021

Mai come in questo periodo, a partire dalle riflessioni e dagli scombussolamenti legati alla pandemia, trovo tante parole e tanta attenzione verso la dimensione psicologica che entra prepotentemente in tutte le sfere e i momenti della nostra vita.
Una rincorsa a trovare diagnosi, etichette, termini specifici che possano contribuire a rendere reale e realmente riconosciuto il nostro stato d'animo..... eppure, la domanda alla quale resta ancora tanto difficile rispondere, è quella più comune: “Come stai?”
E' una domanda spesso posta in maniera frettolosa, formale e non sempre veramente interessata, ma affatto banale. Solo quando se ne coglie l'intensità e l'intimità che merita, ci rendiamo conto quanto sia difficile trovare le parole per dare voce a quel “bene”, “male”, “così così” che siamo solitamente e altrettanto frettolosamente abituati a rispondere.
Guardare dentro la nostra complessità richiede tempo e ascolto, è difficile trovare le parole per raccontarsi ed è altrettanto difficile accettarne la mutevolezza, ma questo vuole essere un invito a dare senso alle parole, a partire da quelle più semplici che conosciamo tutti.

A volte si pensa che in   si possano raccontare solo sofferenze e problemi. Soffermarsi anche su altro non è un modo rid...
30/06/2021

A volte si pensa che in si possano raccontare solo sofferenze e problemi.
Soffermarsi anche su altro non è un modo riduttivo di invitare all'ottimismo, ma un lavoro spesso difficile di ampliare lo sguardo anche verso ciò che va, un momento piacevole, qualcosa che ci piace di noi o che pensiamo di aver fatto bene... anche se fosse solo un fiore in una terra arida, quel fiore merita di essere visto ed ammirato.
La relazione terapeutica può essere lo specchio di come ci relazioniamo con gli altri e di come guardiamo noi stessi. Allora chiediamoci, come mai tendiamo a perdere di vista quel fiore solitario?
Riconoscere ciò che va è un atteggiamento mentale che implica tanto coraggio, il coraggio di prendersene cura e di farsene qualcosa.

L'immagine è presa da una carta del mazzo di (Memories, 2016) illustrato da Carine Hinder e Jérome Péllissier

Spesso mi capita di dire a chi ho di fronte che non potremo cancellare tanta tristezza.Quello che invece possiamo fare è...
25/05/2021

Spesso mi capita di dire a chi ho di fronte che non potremo cancellare tanta tristezza.
Quello che invece possiamo fare è starci insieme, provare a raccontarla senza giudicarla e senza rinchiuderla nel cassetto più buio sperando di non ritrovarla più. AccoglierLa permette di coglierne le sfumature, le implicazioni più paurose e, perchè no, magari anche qualche possibilità.

LIBERA LA TRISTEZZA!

Ne parlavo proprio stamattina: spesso il problema non è la tristezza in sé, ma tutto il carico che ci si mette sopra.

Che un conto è essere tristi, e un altro conto è essere tristi + giudicarsi perché si è profondamente convinti che sia sbagliato lasciarsi andare a quella roba lì.

Così come è altrettanto complicato essere tristi + averne paura, “che magari non ne esco più e ci annego dentro”.

Altra opzione (e qui vi becco in tanti): quelli che non va bene essere tristi, ‘che si potrebbe risultare pesanti e un po’ pallosi, o addirittura rischiare di ve**re abbandonati.

Povera tristezza!
Lei viene in pace, è tutt’altro che minacciosa e, se ce la concedessimo, sapendo che come una candela si consuma, potrebbe non essere poi così spiacevole (vedi viaggio in macchina con musica straziante e lacrima libera).

Come tutte le parti che ci abitano, anche la parte triste, quando si fa sentire, ci chiede solo di essere accolta e coccolata, affinché possa passare.
Se impariamo a farlo, diventiamo ricchi. ❤️

Una riflessione che ci tocca da vicino e spesso emerge nella stanza della terapia.“Prendersi cura di quella matassa aggr...
02/04/2021

Una riflessione che ci tocca da vicino e spesso emerge nella stanza della terapia.
“Prendersi cura di quella matassa aggrovigliata”, permettersi di guardarla nella sua interezza, toccarla con delicatezza scorgendo le parti più morbide e sfiorando quelle più ruvide del filo, accarezzarne i grovigli che la rendono unica nella sua complessità.

“La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. Ma, così com’è, è un problema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolgersi”.
Scriveva così Fernando Pessoa in “Il libro dell’inquietudine”, e forse è così che ti senti anche tu.
Eppure forse non esiste un filo disposto in linea retta, forse il groviglio è la vera condizione umana. Che ci sia una linea retta è un’illusione, l’idea che ogni cosa di noi possa essere chiara e distinta e - in qualche modo - sotto controllo.
Di sicuro in questo momento, però, ci si sente avvolti su se stessi senza un nucleo, un perno, un centro di gravità permanente, qualcosa che dia stabilità e permetta di sperimentare.
Stabilità e sperimentazione devono andare insieme per trovare la giusta misura e l’equilibrio, quando non c’è una manca anche l’altra.
Cos’è in nostro potere fare di fronte a questa matassa aggrovigliata, allora? Né piangersi addosso né far finta di niente, ma forse osservarsi senza giudizio, prendersi cura di quella matassa, cercare di arrotolarla bene.

Un pensiero per oggi, un pensiero per tutti i giorni
08/03/2021

Un pensiero per oggi, un pensiero per tutti i giorni

22/02/2021

Ogni voce che soffre è degna di essere creduta.

16/02/2021

Una persona mi ha ricordato il monologo sulla vita tratto dalla parte finale del film “The Big Kahuna”, anche conosciuto come “Accetta il consiglio” di Linus, che è appartenuto alla mia adolescenza tornando più volte vivo tra le mie riflessioni.
Ad ogni ascolto, in diverse fasi della mia vita, ho trovato più vicina una frase piuttosto che un'altra e, talvolta, questa melodica e spiazzante semplicità mi ha strappato un sorriso.
La vita è carica di aspettative, responsabilità, preoccupazioni ed anche la profondità si può esprimere con leggerezza.
Buon ascolto..Quale frase sentite più vicina in questo momento?

Molte volte tra i principali obiettivi delle persone che scelgono di iniziare una psicoterapia c'è l'essere ascoltati. U...
03/02/2021

Molte volte tra i principali obiettivi delle persone che scelgono di iniziare una psicoterapia c'è l'essere ascoltati. Una richiesta che arriva non soltanto da persone sole, ma anche da coloro che passano le loro giornate a parlare con gli altri e questo ci fa riflettere.
L'ascolto non è banale, né scontato all'interno di una comunicazione, l'ascolto avviene anche in silenzio.
non ha necessariamente lo scopo di trovare una soluzione, fornire un consiglio o esprimere un giudizio, a volte è solo un atto di Presenza con la P maiuscola.

L’ascolto implica investire consapevolmente una dose di quella risorsa scarsa e preziosa che è la nostra attenzione. Sette regole per farlo bene. Leggi

da "Piccole Poesie Passeggere" di Andrea Casoli
28/01/2021

da "Piccole Poesie Passeggere"
di Andrea Casoli

Una riflessione di inizio settimana su un tema che ci vede tutti particolarmente coinvolti in questo periodo: la  . Anch...
18/01/2021

Una riflessione di inizio settimana su un tema che ci vede tutti particolarmente coinvolti in questo periodo: la .
Anche i comportamenti più banali che appartenevano alla nostra quotidianità, nascondono oggi complesse, compromessi importanti tra desideri e paure o tra bisogni di tipo diverso, comportando un ulteriore sforzo di comprensione del mondo degli altri.

FIDUCIA E SFIDUCIA AI TEMPI DEL COVID

Immaginiamoci una linea in cui da un estremo c’è chi fa come se il Covid non esistesse e dall’altro estremo chi non esce di casa da febbraio 2020 per azzerare completamente il rischio di contagiarsi (ma non è di questi estremi che parliamo ora).

La maggior parte della popolazione si colloca li nel mezzo, tra la gente che conosce l’impatto del Covid e l’importanza di prendere precauzioni, ma decide comunque di correre qualche rischio perché vivere significa farlo. ✨

Eppure, pur stando tutti li nel mezzo, gli uni accanto agli altri su quella linea, ci saranno un'infinità di differenze individuali tra di noi.

In qualcuno prevarrà la prudenza e la preoccupazione, in altri la rabbia o la noia e il desiderio di rubare qualche esperienza sociale a questo periodo così avaro.

Quindi: chi un aperitivo con gli amici in zona gialla sì, chi l’aperitivo no ma la passeggiata sì, chi “ma sì dai anche la cena”, chi la mascherina con i genitori no, chi la mascherina con chiunque e sempre, chi ok la mascherina ma diamoci un abbraccio mascherato. Chi un tampone in più, chi un tampone in meno, chi "no, di venirti a trovare non me la sento perché proteggerti ora significa starti a distanza" e chi "so che sono anziano e a rischio ma senza vedere i nipoti non vale la pena vivere". E così via.

Saremo tutti un po’ diversi nell’affrontare questo mostro, ci sarà sempre un po' di scarto tra l’uno e l'altro inevitabilmente (e anche tra ognuno e se stesso a seconda dei periodi e delle necessità interiori).

Il problema, secondo me, è che questo scarto diventa terreno fertile per la diffidenza, il giudizio, la discriminazione, l'incomprensione, l'accusa, l'offesa, il risentimento, la sospettosità.

Che ormai è la prima cosa che ci si chiede nel rapportarci all’altro: “Ma mi potrò fidare?”, -come si collocherà su quella linea?-, oppure "che penserà di me se gli propongo una pizza?" come se il mondo si dividesse in menefreghisti e paranoici.

È difficile aprirsi all’incertezza e alla complessità, essere flessibili, comprensivi, non giudicanti, quando si sente che in gioco c’è roba così grossa.

Ma se non ci impegniamo a farlo, a comprendere che ci sono bisogni opposti in gioco, e che ognuno di noi è tra due fuochi e si sposterà un po’ in qua e un po’ in la a seconda del calore che fanno, allora è un guaio, perché non ne usciremo migliori bensì sempre più divisi.

Voi che ne pensate? Vi sta capitando qualcosa di simile? Sarei molto curiosa di conoscere le vostre esperienze! 🙏🏻

(Vi ricordo che mi trovate anche su Instagram, con dei contenuti esclusivi: https://www.instagram.com/psico_giuliabassetti/ )

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