18/01/2021
Una riflessione di inizio settimana su un tema che ci vede tutti particolarmente coinvolti in questo periodo: la .
Anche i comportamenti più banali che appartenevano alla nostra quotidianità, nascondono oggi complesse, compromessi importanti tra desideri e paure o tra bisogni di tipo diverso, comportando un ulteriore sforzo di comprensione del mondo degli altri.
FIDUCIA E SFIDUCIA AI TEMPI DEL COVID
Immaginiamoci una linea in cui da un estremo c’è chi fa come se il Covid non esistesse e dall’altro estremo chi non esce di casa da febbraio 2020 per azzerare completamente il rischio di contagiarsi (ma non è di questi estremi che parliamo ora).
La maggior parte della popolazione si colloca li nel mezzo, tra la gente che conosce l’impatto del Covid e l’importanza di prendere precauzioni, ma decide comunque di correre qualche rischio perché vivere significa farlo. ✨
Eppure, pur stando tutti li nel mezzo, gli uni accanto agli altri su quella linea, ci saranno un'infinità di differenze individuali tra di noi.
In qualcuno prevarrà la prudenza e la preoccupazione, in altri la rabbia o la noia e il desiderio di rubare qualche esperienza sociale a questo periodo così avaro.
Quindi: chi un aperitivo con gli amici in zona gialla sì, chi l’aperitivo no ma la passeggiata sì, chi “ma sì dai anche la cena”, chi la mascherina con i genitori no, chi la mascherina con chiunque e sempre, chi ok la mascherina ma diamoci un abbraccio mascherato. Chi un tampone in più, chi un tampone in meno, chi "no, di venirti a trovare non me la sento perché proteggerti ora significa starti a distanza" e chi "so che sono anziano e a rischio ma senza vedere i nipoti non vale la pena vivere". E così via.
Saremo tutti un po’ diversi nell’affrontare questo mostro, ci sarà sempre un po' di scarto tra l’uno e l'altro inevitabilmente (e anche tra ognuno e se stesso a seconda dei periodi e delle necessità interiori).
Il problema, secondo me, è che questo scarto diventa terreno fertile per la diffidenza, il giudizio, la discriminazione, l'incomprensione, l'accusa, l'offesa, il risentimento, la sospettosità.
Che ormai è la prima cosa che ci si chiede nel rapportarci all’altro: “Ma mi potrò fidare?”, -come si collocherà su quella linea?-, oppure "che penserà di me se gli propongo una pizza?" come se il mondo si dividesse in menefreghisti e paranoici.
È difficile aprirsi all’incertezza e alla complessità, essere flessibili, comprensivi, non giudicanti, quando si sente che in gioco c’è roba così grossa.
Ma se non ci impegniamo a farlo, a comprendere che ci sono bisogni opposti in gioco, e che ognuno di noi è tra due fuochi e si sposterà un po’ in qua e un po’ in la a seconda del calore che fanno, allora è un guaio, perché non ne usciremo migliori bensì sempre più divisi.
Voi che ne pensate? Vi sta capitando qualcosa di simile? Sarei molto curiosa di conoscere le vostre esperienze! 🙏🏻
(Vi ricordo che mi trovate anche su Instagram, con dei contenuti esclusivi: https://www.instagram.com/psico_giuliabassetti/ )