05/11/2016
La riforma del titolo V e del sistema bicamerale che a breve sarà sottoposta a referendum, inserisce senz’altro elementi di grande e di non più procrastinabile novità rispetto al quadro istituzionale in vigore con la riforma della Costituzione del 2001.
Per la sanità in particolare viene meno la cosiddetta legislazione concorrente tra Stato e Regioni e si ristabilisce un primato statale nelle decisioni di politica sanitaria (vedi nuova lettera m dell’articolo 117). Con la nuova dizione dell’articolo si ampliano infatti le competenze statali prevedendo l'esclusività della potestà legislativa dello Stato non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lea) ma anche nelle "disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali".
È poi previsto che alle Regioni resti "la potestà legislativa in materia di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali".
Vi è poi anche una cosiddetta clausola di "supremazia", per la quale lo Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva qualora "lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale".
Questo è sicuramente un momento di grande e decisiva innovazione per il titolo V della Costituzione. In quanto alla riforma del Senato da Camera legislativa tout court ad assemblea delle rappresentanze delle istituzioni territoriali, il discorso cambia.
Si tratta di un tentativo di correzione e superamento doveroso dell’attuale bicameralismo perfetto che lascerà alla sola Camera dei Deputati la competenza legislativa ordinaria e soprattutto quella di dare la fiducia al Governo e assicurerà la tanto sperata governabilità del nostro Paese.
Il nuovo Senato (non più elettivo e ridotto nel numero dei suoi componenti, tagliando concretamente i costi della politica) manterrà solo alcune residue competenze. E solo nel caso di leggi che riguardano le competenze regionali il voto del Senato sarà obbligatorio.
Sarà un cambiamento notevole e incisivo che è assolutamente necessario e auspicabile e che darà nuove opportunità al nostro sistema sanitario nazionale, il quale uscirà rafforzato sul piano delle garanzie di equità e uniformità dei Lea su tutto il territorio nazionale.
E questo proprio grazie al maggior ruolo che Governo e Parlamento sono chiamati ad assumere nelle grandi decisioni di indirizzo e politica sanitaria ponendo fine, di fatto, al "primato" delle Regioni che con la riforma del 2001 sono diventate le vere dominus della sanità, con risultati quanto meno discutibili per quello che riguarda i livelli e la qualità dell'assistenza in molte aree del Paese.