26/05/2024
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Rete Nazionale Consultori e Consultorie
NON UNA DI MENO
CHE MILLE ABORTI NASCANO
Di ab**to ne parli chi l'ab**to lo vive. Lo dicevamo più di dieci anni fa quando nasueate dalla narrazioni stigmatizzanti sull'Interruzione Volontaria di Gravidanza lanciavamo la raccolta di testimonianze "Abortisco e non mi pento". Insieme a noi, tante altre realtà hanno incoraggiato la pratica della testimonianza e della contronarrazione come atto di autodeterminazione: il personale è - di nuovo - politico. Queste iniziative hanno messo in discussione la narrazione dell'IVG come "trauma" cara sia ai gruppi antiscelta che a un certo femminismo un po' bigotto.
Concentrarsi sulla narrazione del trauma comporta l'invisibilizzazione della "scelta" e dell'autodeterminazione, e costringe l'ab**to in una dimensione di morte e negazione, che avvolge le donne e le soggetttività dissidenti in un'onta di paternalismo.
Questa narrazione invisibilizza anche la moltitudine di esperienze di ab**to che le persone vivono appiattendola a un'unica e universale e impedisce di mettere in luce le intersezioni che, soprattutto per le soggettività marginalizzate, possono essere al centro di una diversa esperienza di ab**to. Non abortiscono solo le donne bianche magre etero cis in carriera, ma anche persone trans, razzializzate, persone disabili e neurodivergenti, persone grasse, persone che vivono in periferia e nel sud dell'Italia. Persone che oltre allo stigma e all'obiezione di coscienza incontrano ulteriori ostacoli per accedere a un diritto che dovrebbe essere garantito a tuttɜ e che invece ancora oggi è un privilegio.
Incentivare la pratica della testimonianza a livello politico e collettivo, fa emergere come l'accesso all'IVG e a un dignitoso sistema di cure non sia uguale per tutti i corpi e le soggettività. Affinché la pratica della testimonianza non diventi merce per influencer o egocentrismo borghese dobbiamo stringere reti e legami, dobbiamo condividere pratiche di solidarietà in tutti i contesti in cui le specificità della libertà di scelta emergono, soprattutto quando questa libertà è ostacolata da pregiudizi razzisti, di classe, transfobici, abilisti o grassofobici.
Ogni giorno il governo Meloni ci ricorda che la maternità è bianca e ricca e che sono le donne bianche a essere incentivate a mettere su famiglia, una famiglia, inutile a dirsi, eterosessuale, sì, proprio quella in cui si verificano la maggior parte delle violenze di genere.
Le linee di classe e di razza sono continuamente invisibilizzate: che cosa significa per una persona razzializzata subire la retorica razzista che considera le famiglie non bianche di troppo o che ancora si nutre degli stereotipi cari al colonialismo italiano? Quali implicazioni ha essere persone migranti, non essere cittadinɜ italianɜ, avere o non avere i documenti? Quali implicazioni ha sulla libertà di scelta sul proprio corpo essere costrettɜ a cambiare regione se non addirittura stato per poter abortire? Quali implicazioni ha avere un lavoro precario, senza contratto o che non permette di assentarsi?
Ė TRAUMATICA L'OBIEZIONE DI COSCIENZA IN TUTTE LE SUE FORME, NON CERTO LA NOSTRA AUTODETERMINAZIONE.
Aumentare la possibilità di scelta e l'accesso all'IVG farmacologica con la RU486 permette di rispondere ai desideri e bisogni di tuttɜ. Potenziare la sanità pubblica deve volere dire aumentare le possibilità di accesso alle cure, all'assistenza e alle informazioni. Deve significare incentivare la formazione per il personale che lavora nella sanità a qualsiasi livello. Personale che a oggi non ha condizioni di lavoro dignitose. Riprendendo l'insegnamento dello sciopero transfemmminista ribadiamo che è necessaria un'alleanza tra professionistɜ della salute e chi riceve le cure.
Non ci accontentiamo di richieste classiste ed elitarie, rifiutiamo la privatizzazione e l'aziendalizzazione, vogliamo una rivoluzione totale del sistema sanitario: la salute transfemmminista deve essere popolare.
In Emilia-Romagna la narrazione di essere nella regione con il migliore sistema sanitario d'Italia sta nascondendo i tagli e le privatizzazioni volute anche dall'amministrazione guidata dal Partito Democratico che strumentalmente usa il tema dell'ab**to per fare propaganda.
Il presidente della Regione Bonaccini mesi fa ha parlato di RU486 in tutti i consultori del territorio quando ancora le ultime delibere non sono state attuate, quando ancora le differenze tra Bologna e provincia sono enormi, quando ancora nei pochi consultori in cui viene fornita la RU486 lo si fa solo fino alla settima settimana e non fino alla nona. Sarebbe meglio che Bonaccini invece di passare il tempo a dire fregnacce in tv si preoccupasse di come non far collassare il sistema sanitario regionale poiché è un castello di carta. Gli accompagnamenti che facciamo per le persone che arrivano da fuori regione ci raccontano che l'accesso all'IVG non può basarsi solo sulla velocità di una città e che gli spostamenti per ragioni sanitarie devono essere affrontati seriamente: la propaganda è inutile.
Chiediamo la piena applicazione delle linee guida dell'organizzazione mondiale della sanità in materia di ab**to. Vogliamo fuori gli obiettori da consultori e presidi ospedalieri.
Basta decidere sui nostri corpi.
Basta privatizzare la nostra salute.
Più RU486 per tuttɜ! 💊🔥