06/03/2026
In uno scenario mondiale caratterizzato sempre più da esacerbazione del conflitto e da violenza agita, diventa importante l'incontro (o il tentato incontro) con l'altro.
E' soprattutto nei contesti sociali infatti che abbiamo la possibilità di scontrarci e acquisire nuove consapevolezze rispetto a ciò che possiamo/non possiamo e imparare a definirci come individui sì, ma rispetto ad un gruppo e nel rispetto di un gruppo, altrimenti l'altro da noi diventerà sempre qualcosa su cui "agire" le nostre mancanze.
Siamo poco abituati a farci domande, per come la penso, e a metterci in discussione. Eppure sono tanti i contesti che ci esortano a farlo: pensate anche solo a quanti gruppi appartenete, di quanti fate parte (famiglia, amici, lavoro, interessi, volontariato, ecc.). E' sempre lecito pensare che sia l'altra parte manchevole di qualcosa, o piuttosto è il gruppo a sollecitarci su qualche aspetto che non ci fa vivere bene il contesto?
La risposta più attendibile è sempre una domanda.
In questo caso: questo gruppo è l'unico a suscitarmi queste reazioni? Ho queste difficoltà anche in altri contesti?
E poi, forse la più determinante: cos'è che mi manca?