08/12/2025
Una mattina d’estate del 1256, in Piazza Maggiore, Bologna cambiò il proprio destino.
Il 25 agosto, il Podestà Bonaccorso da Soresina rese pubblica una decisione che avrebbe segnato per sempre la storia della città e non solo.
Il provvedimento aveva un nome insolito per un atto amministrativo: Liber Paradisus, il Libro del Paradiso.
Già nel titolo si intuiva che non era un semplice registro contabile, ma la codifica scritta di una scelta di civiltà.
Nel testo del Liber Paradisus compariva una frase che ancora oggi colpisce per nettezza.
“Dio, che ha creato l’uomo mettendolo nel Paradiso, gli diede perfettissima e perpetua libertà”: la libertà come diritto originario, non come favore concesso.
Per dare forma concreta a quella idea, il Comune di Bologna decise di riscattare i servi della gleba presenti sul proprio territorio.
Si trattava di quasi 5.800-5.835 persone, indicate non come numeri astratti ma come anime da sottrarre alla condizione servile.
L’operazione ebbe una dimensione economica impressionante per l’epoca.
Il Comune versò circa 54.000 lire bolognesi d’argento a 379-500 signori feudali, una somma enorme per una città di 50.000-60.000 abitanti.
Quella che poteva sembrare solo una grande spesa pubblica fu in realtà anche una mossa politica lucida.
Una volta liberati, gli ex servi diventavano cittadini come gli altri, soggetti al pagamento di tasse e gabelle gestite dal Comune.
Dietro il linguaggio solenne sulla perfettissima libertà si intravedeva quindi una strategia fiscale ben definita.
Ma ridurre il Liber Paradisus a un semplice calcolo economico non rende giustizia al contesto in cui nacque.
Bologna del XIII secolo era una città comunale segnata da conflitti tra aristocrazia, Papato e borghesia mercantile.
Dal 1088 l’Università aveva trasformato la città in un laboratorio di idee, dove il diritto veniva studiato, discusso e applicato in modo sistematico.
In questo ambiente, l’atto di liberare migliaia di servi assumeva anche il valore di dichiarazione pubblica di civiltà.
Bologna si presentava come città capace di unire calcolo politico, riflessione giuridica e principi di libertà personale.
È significativo osservare la scelta delle autorità comunali di affidarsi alla forma di un decreto scritto e registrato.
Il Liber Paradisus non fu solo un gesto simbolico, ma un atto normativo preciso che trasformava la condizione giuridica di migliaia di persone.
Il contesto europeo aiuta a capire quanto questa decisione fosse in anticipo sui tempi.
Nel 1256 la schiavitù e la servitù della gleba erano ancora considerate pratiche normali in gran parte del continente e lo sarebbero rimaste per secoli.
Gli Stati Uniti avrebbero abolito formalmente la schiavitù solo nel 1863, cioè 607 anni dopo il decreto bolognese.
La Mauritania l’avrebbe ufficialmente abolita nel 2007, a una distanza di 751 anni da quel 25 agosto.
Bologna non si limitò dunque ad anticipare qualche riforma successiva.
Con il Liber Paradisus si pose secoli avanti nella definizione giuridica del diritto alla libertà personale.
Questo episodio mette in discussione anche l’idea di un Medioevo interamente “oscuro” e arretrato.
Nel pieno dell’età feudale, una città italiana sperimentò una forma di ordine sociale fondata sulla libertà universale dei suoi abitanti.
Il gesto del Comune mostra come il progresso non segua una linea continua, ma conosca salti improvvisi e luoghi d’avanguardia.
Non sorprende che, nel tempo, la fama di Bologna si sia legata soprattutto alla sua Università.
Eppure il Liber Paradisus rappresenta un primato meno ricordato, ma decisivo per comprendere la storia delle libertà moderne.
Quando oggi consideriamo la libertà personale come un diritto naturale e inalienabile, riprendiamo una formula che a Bologna fu messa nero su bianco nel 1256.
In quelle pagine, una città comunale decise di comprare la fine della servitù e di scriverla nei propri registri.
Da allora, l’idea che nessun essere umano nasca per essere proprietà altrui ha continuato a riaffiorare, trovando in quel decreto medievale un precedente preciso e documentato.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 Nel 1256 Bologna approvò il Liber Paradisus, liberando quasi 5.800-5.835 servi della gleba
👉 Il Comune pagò circa 54.000 lire bolognesi d’argento a 379-500 signori feudali per riscattarli
👉 I servi liberati divennero cittadini tassabili, in un mix di ideale di libertà e strategia fiscale
👉 Questa scelta anticipò di secoli l’abolizione della schiavitù in altri Paesi, dagli USA alla Mauritania
👉 Il Liber Paradisus mostra un Medioevo capace di atti di grande innovazione giuridica sulla libertà personale