05/10/2020
Insegno qui, ma anche altrove, poiché faccio quella che si chiama una presentazione di malati. [...] Ho dunque regolarmente l'occasione di intrattenermi con persone ospedalizzate, disposte a questo esercizio, addirittura desiderandolo, e che spesso, se non sempre, sono bollate come psicotiche. Dopo diversi anni, devo constatare che sono irritato da questa diagnosi, perché essa ha come riferimento il complesso di Edipo, ossia la funzione del padre considerata nella sua universalità. È proprio questo il problema: l'universalità in quanto tale si sostiene solo a livello dell'essere e non assicura in alcun modo che un'esistenza ne risponda. L'esistenza è di un altro registro rispetto all'universale.
[...]
Nella presentazione di malati, mi sforzo di non regolarmi sulla diagnosi di psicosi. Non che io la rifiuti. Posso ammetterla entrando nelle coordinate prescritte dalla clinica universalizzante che tracciano una frontiera insuperabile tra psicosi e nevrosi, ma mi sforzo di evitare l'inscrizione del caso nell'universalità. Occorre oscurare l'universale perché ci si focalizzi sulla singolarità, vale a dire sull'invenzione originale di cui fa prova il soggetto in questione. Anche se ha potuto perdersi fino a chiedere un'ospedalizzazione, sicuramente in precedenza il soggetto in questione aveva inventato qualcosa di singolare per sostenere la funzione paterna e permettergli di mettere ordine alla sua esperienza. Si tratta di invenzioni che non si assomigliano mai, e si rintracciano solo a condizione di mettere un bemolle al sapere che ci viene dall'universale.
(J. A. Miller, L'Uno-tutto-solo, 2011)