20/02/2023
L'Italia ha un problema con i medici di base. Già oggi molti comuni italiani, specialmente quelli piccoli con meno di 5000 abitanti, sono rimasti senza medico di base. Il problema è noto da tempo: in questi anni stanno raggiungendo l'età pensionabile molti medici, ma non ce ne sono altrettanti a sostituirli.
Perché?
Le borse di specializzazione non bastano e non aiuta il fatto che, giustamente, anche i medici di medicina generale debbano affrontate un percorso di specializzazione post-laurea di 4 anni.
Il fabbisogno insoddisfatto di medici di base, calcolato come differenza tra i medici di base che entreranno nel sistema sanitario pubblico nei prossimi 7 anni e i medici di base che usciranno dal sistema, varia da regione a regione.
Al primo posto c'è la Lombardia, con un fabbisogno insoddisfatto di 2924 medici di base, seguita da Lazio e Campania, con un fabbisogno rispettivamente di 2146 e 2046 medici.
Le regioni con meno problemi invece sono il Trentino Alto Adige, diviso nella gestione sanitaria in Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, che insieme registrano un surplus di 14 medici di base, e la Valle d'Aosta, in cui c'è un surplus stimato nei prossimi 7 anni di 4 medici di base.
Come fa notare l'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, un ulteriore elemento di complessità è dato dal fatto che nelle regioni del Nord Italia i medici di base hanno un carico di assistiti più elevato di quelle del Sud e quindi il numero di medici di base necessario sarebbe ancora più alto al Nord di quanto si vede nei dati attuali.
Cosa si sta facendo per risolvere il problema?
Per ora sono state stanziate 900 borse di specializzazione in più solo per i medici di base, ma non basteranno. Infatti, le stime indicano che dovremmo comunque perdere tra i 9.200 e 12.400 medici di base entro il 2028.
Le associazioni di categoria chiedono da anni una pianificazione ripensata per includere nelle stime i cambiamenti demografici e il collo di bottiglia che esiste nella formazione dei medici, per cui le borse di specializzazione non sono sufficienti a coprire tutti i laureati in medicina.