17/03/2026
Nel campo della valutazione del danno, in materia di stress lavoro correlato, Mobbing, Straining, il sistema processuale italiano è fermo all'età della pietra.
Ci si "accontenta" di una valutazione del danno alla persona ancora confinata alla sola dimensione corporea-somatica (danno biologico statico) affidandola esclusivamente ad una competenza sanitaria che cerca, esclusivamente, la malattia.
In sede di CTU, lo psicologo del lavoro non lo si vede mai, né come consulente principale del giudice, ma neanche come ausiliario.
Si rinuncia quindi ad un approccio multidisciplinare e ad una valutazione multidimensionale del danno alla persona (e nonostante vi sia un decreto, il Decreto 109/2023, che riconosce espressamente a questa figura la competenza nella valutazione del "mobbing, stress ecc").
L'approccio multidisciplinare sarebbe quello coerente con il modello bio-psico-sociale dell'essere umano e del concetto di "salute", oramai largamente condiviso a livello scientifico e promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Secondo questo modello, l'essere umano è concepito come unità super-complessa, dinamica, organizzata nel proprio ambiente di riferimento, dotata di un proprio assetto personologico irripetibile e di un proprio sistema percettivo della realtà irripetibile. Che ha progetti di vita.
Per comprendere e valutare in profondità questa unità super-complessa, la competenza psicologica è imprescindibile.
(Per fortuna si registra qualche timida apertura delle corti di legittimità che, per esempio, stanno svincolando la valutazione del danno morale dalla competenza medico-legale..)
Nelle nuove commissioni INPS (UVB), invece, istituite per la valutazione della disabilità, è stato inserito lo psicologo, grazie al D.lgs 62/2024, ed è stato radicalmente modificato il processo valutativo accogliendo il modello multidimensionale della persona ("è prevista la valutazione multidimensionale della disabilità con la realizzazione di un progetto di vita personalizzato e partecipato").
Non sarà un caso che sono in aumento le richieste di perizie psicologico-lavoristiche finalizzate a supportare, non solo le richieste di risarcimento danni per Mobbing, altresì le istanze di riconoscimento dell'invalidità, ai fini dell’accertamento del 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐥𝐞 tra condizione lavorativa e compromissione psico-funzionale della persona!
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