01/05/2026
Dicono che un bravo professionista debba mantenere il "giusto distacco".
Ci insegnano a tracciare una linea netta tra noi e chi abbiamo di fronte, per proteggerci, per restare lucidi.
Ma la verità è che io quella linea non riesco a trovarla.
Se mi raccontate gioie, dolori o difficoltà, io le vivo con voi; come se fossero un po' anche mie.
Se vi commuovete mentre mi raccontate un avvenimento personale, io spesso mi commuovo con voi.
Mi porto a casa i vostri racconti, le vostre paure e i vostri sorrisi, perché non sono solo dati su una cartella clinica, ma frammenti di vita.
Dovrei essere solo la vostra dietista, ma a volte mi ritrovo ad essere anche un po' "psicologa", mental coach, confidente... e va bene così.
Per me, ogni appuntamento non è solo una visita, ma è quasi come parlare con un amico, entrare in empatia, abitare per un momento il vostro mondo.
Prima di essere una dietista, io sono una persona. Non voglio nascondermi dietro un camice. La mia professione dev'essere un ponte tra anime, non uno scudo di distacco emotivo.
Sinceramente non so immaginare il mio lavoro diversamente, ed è per questo che non riesco proprio ad allinearmi ad alcuni colleghi o medici impostati, distaccati, automatizzati.
Oggi, per la Festa dei Lavoratori, celebro questo: un mestiere che non si ferma alla scrivania, ma che è un pezzo di cuore messo in ogni incontro.
Auguro ad ogni lavoratore di non perdere mai quella capacità di restare "umani", anche quando la stanchezza o la routine remano contro.
Grazie per la fiducia che mi permettete di custodire. ❤️