Paolo Lenti - personal fitness

Paolo Lenti - personal fitness Personal training, Pilates, Studio Pilates, analisi posturale, Spinning, Trx

16/01/2026

Immagina di stringere i denti mentre sollevi qualcosa. Oppure quando trattieni il fiato per fare uno sforzo. O quando ti “chiudi” istintivamente per proteggerti.

In quel momento non stai usando la pancia.
Stai usando questo muscolo rosso qui.

Quello non è il muscolo degli addominali scolpiti. Non è lì per l’estetica. E non serve a “dimagrire la pancia”. È il vero muscolo della protezione.

GUARDA L’IMMAGINE

Vedi come scende obliquo: dalle costole, verso il bacino, passando davanti al tronco. Questo muscolo abbraccia il corpo. Non lo piega. Lo tiene insieme.

È l’obliquo esterno. Il primo che entra in gioco quando il corpo dice: “Occhio. Qui c’è carico.” Quando ti fai male alla schiena non è perché “sei debole”.

Spesso è perché questa cintura non si attiva più al momento giusto.

E allora la schiena prende tutto, il bacino si irrigidisce, il respiro si blocca.

Succede a chi trattiene il fiato sotto sforzo, spinge “di pancia” ma senza controllo, sente rigidità laterale, ha dolore lombare asimmetrico.

Il problema non è il core. È la tempistica del core.

L’obliquo esterno stabilizza prima del movimento, collega torace e bacino, protegge la colonna prima che il carico arrivi. Se arriva in ritardo, il corpo entra in modalità emergenza.

Prova ora: metti una mano sul fianco e tossisci leggermente.

Hai sentito una tensione laterale?
O solo davanti?

L’obliquo non serve a farti bello.
Serve a farti intero sotto pressione.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

..aspettando l'arrivo dei miei allievi..
13/01/2026

..aspettando l'arrivo dei miei allievi..

28/12/2025

Che cos'è la sindrome del tunnel carpale?

La sindrome del tunnel carpale (STC) è una neuropatia periferica causata dalla compressione del nervo mediano all'interno del tunnel carpale, un canale stretto situato nel polso. Questo tunnel è formato da ossa carpali e dal legamento trasverso del carpo.

Nell'immagine, si possono identificare diverse strutture anatomiche rilevanti per la STC e noi ve le elenchiamo tutte.

1. Nervo mediano

Il nervo mediano è illustrato in giallo e attraversa il tunnel carpale. Questo nervo è fondamentale per la sensibilità e la funzione motoria di alcune parti della mano, tra cui il pollice, l'indice, il medio e parte dell'anulare. La compressione di questo nervo provoca i sintomi tipici della STC, come intorpidimento, formicolio, dolore e debolezza muscolare.

2. Legamento trasverso del carpo

Il legamento trasverso del carpo, rappresentato nella parte superiore del tunnel carpale, forma un arco sopra alcune ossa carpali, creando il “tunnel” attraverso il quale passa il nervo mediano. Quando questo legamento esercita una pressione eccessiva sul nervo mediano, può verificarsi la STC.

3. Ossa carpali

Le ossa carpali sono rappresentate nella sezione trasversale del polso e formano il pavimento e le pareti del tunnel carpale. È un gruppo di cinque ossa che forma una sorta di canaletto attraverso il quale passano il nervo mediano e i tendini dei muscoli flessori delle dita. Quindi, il tunnel carpale è formato principalmente da queste ossa carpali: scafoide e trapezio sul lato radiale (quello del pollice), pisiforme, piramidale e uncinato sul lato ulnare (quello del mignolo).

4. Tendini dei muscoli

Nell’immagine si vedono anche i tendini dei muscoli flessori, che attraversano il tunnel carpale insieme al nervo mediano. L’infiammazione o il gonfiore di questi tendini possono contribuire alla compressione del nervo mediano.

5. Sito di compressione del nervo mediano

Questo punto, indicato nell’immagine, è dove il nervo mediano viene compresso all’interno del tunnel carpale. È questa compressione che causa i sintomi tipici della STC, come dolore, intorpidimento e debolezza muscolare.

Queste strutture lavorano insieme in un piccolo spazio, e qualsiasi cambiamento o infiammazione in una di esse può portare alla compressione del nervo mediano e, di conseguenza, alla sindrome del tunnel carpale.

Ma come si manifesta?

I sintomi della sindrome del tunnel carpale sono diversi.

1. Intorpidimento e formicolio

Soprattutto nelle dita innervate dal nervo mediano (pollice, indice, medio, e parte dell'anulare). Questi sintomi sono spesso più evidenti di notte o al mattino.

2. Dolore al polso e alla mano

Può irradiarsi verso il braccio e la spalla, peggiorando se vengono eseguiti movimenti ripetitivi delle mani e dei polsi.

3. Debolezza muscolare

Può risultare difficile eseguire movimenti fini, afferrare oggetti, aprire una bottiglia o eseguire attività manuali più complesse. Nei casi avanzati, si può osservare una riduzione della massa muscolare alla base del pollice.

4. Sensazioni di bruciore

Talvolta, si possono avvertire bruciori o scosse elettriche lungo il polso e la mano.

Esistono due tipologie di sindrome del tunnel carpale, lo sapevi?

La STC primaria generalmente è causata da movimenti ripetitivi o posture scorrette, mentre la STC secondaria è associata a condizioni preesistenti come l’artrite reumatoide, il diabete, l’obesità, o la gravidanza.

La STC può svilupparsi con più probabilità se sono presenti uno o più fattori di rischio seguenti.

1. Movimenti ripetitivi: lavori o attività che richiedono movimenti ripetitivi del polso, come digitare al computer o usare strumenti manuali.

2. Posture estreme del polso: mantenere il polso in flessione o in estensione per lunghi periodi può aumentare la pressione sul nervo mediano.

3. Anomalie anatomiche: strutture ossee o tessuti che riducono lo spazio nel tunnel carpale possono causare compressione.

4. Condizioni mediche predisponenti: il diabete, l’artrite reumatoide, l’ipotiroidismo, e l’obesità possono aumentare il rischio di sviluppare la STC.

La diagnosi della STC può essere confermata dal medico tramite diversi passaggi.

Esame clinico: il medico generalmente esegue test come il segno di Tinel (percussione sul nervo mediano) e il test di Phalen (flessione del polso) per riprodurre i sintomi, ma anche l’“O sign” (incapacità di formare una “O” con pollice e indice), che sono tutti test comunemente usati per riprodurre i sintomi.

Studi elettrodiagnostici: esami come l’elettromiografia e la conduzione nervosa, che misurano la velocità e la funzionalità del nervo mediano.

Imaging: la risonanza magnetica o l’ecografia possono essere utilizzate per esaminare la struttura del polso.

Il trattamento della STC può includere diverse strategie.

Terapie conservative: prima fra tutte la fisioterapia, accompagnata dall’educazione del paziente mirata a ridurre o modificare i movimenti che aggravano i sintomi.

Tutori notturni: per mantenere il polso in una posizione neutra durante il sonno.

Farmaci e iniezioni: gli antinfiammatori e le iniezioni di corticosteroidi possono ridurre l’infiammazione e il dolore.

Chirurgi con rilascio del tunnel carpale: nei casi gravi, può essere necessario l’intervento chirurgico per liberare il nervo mediano.
.RIGUARDO LA FISIOTERAPIA..

La fisioterapia è un componente essenziale nel trattamento della STC, specialmente nelle fasi iniziali o come intervento post-operatorio. Di seguito come un fisioterapista può aiutare.

1. Valutazione Iniziale

Un fisioterapista eseguirà una valutazione funzionale dettagliata per identificare i fattori che contribuiscono alla compressione del nervo mediano e alla disfunzione muscolare.

Analisi della postura: identificazione di posture scorrette che aumentano la pressione sul nervo.

Valutazione della forza e della mobilità: misurazione della forza muscolare e della flessibilità dei tendini e delle articolazioni del polso e della mano.

2. Educazione ergonomica

L’educazione su come mantenere una postura corretta e adottare tecniche ergonomiche è cruciale.

Posizionamento del polso: mantenere il polso in posizione neutra durante le attività quotidiane e lavorative.

Adattamento della postazione di lavoro: regolazione dell’altezza della sedia, posizionamento della tastiera e del mouse per ridurre lo stress sul polso.

3. Esercizi di mobilità e stretching

Esercizi mirati a migliorare la mobilità del polso e a ridurre la tensione sui tendini e sul nervo mediano come lo stretching dei muscoli flessori del polso, che riducono la pressione sul nervo mediano.

4. Mobilizzazione del nervo mediano

Grazie a tecniche di neurodinamica per migliorare la mobilità del nervo mediano e ridurre l'irritazione.

5. Esercizi di rinforzo muscolare

Il rinforzo dei muscoli dell'avambraccio e della mano è essenziale per stabilizzare il polso. Esistono esercizi con una pallina morbida ad esempio, per migliorare la forza della presa e dei muscoli intrinseci della mano. Oppure degli esercizi di rinforzo degli estensori del polso, per bilanciare la forza tra i flessori e gli estensori, riducendo la pressione sul tunnel carpale.

6. Tecniche di terapia manuale

Il fisioterapista può utilizzare tecniche manuali per ridurre la tensione e migliorare la circolazione, come le mobilizzazioni articolari, che aiutano a migliorare la mobilità del polso e ridurre la compressione.

7. Massaggio dei tessuti profondi

Per alleviare la tensione nei muscoli e nei tendini.

8. Modifiche delle attività e prevenzione

Parte del trattamento fisioterapico include l’educazione su come modificare le attività quotidiane per prevenire il peggioramento dei sintomi e l’ergonomia sul lavoro per suggerire adattamenti delle abitudini lavorative, come l'uso di una tastiera ergonomica o pause frequenti per ridurre lo stress sul polso.

9. Terapie fisiche strumentali

In alcuni casi, il fisioterapista può utilizzare terapie fisiche strumentali, come la laserterapia ad alta intensità e gli ultrasuoni, per ridurre l'infiammazione e il dolore e promuovere la guarigione dei tessuti.

Tutto chiaro? Facciamo una sintesi rapida.

La sindrome del tunnel carpale è una condizione comune che può significativamente influenzare la qualità della vita. Un approccio multidisciplinare, che includa la fisioterapia, può essere efficace nel gestire i sintomi, migliorare la funzionalità della mano e prevenire il peggioramento della condizione. Con una diagnosi precoce e un trattamento adeguato, molti pazienti possono trovare sollievo dai sintomi e riprendere le loro attività quotidiane senza dolore.

grande Josef Pilates
11/12/2025

grande Josef Pilates

04/12/2025

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di “Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!” 🎉

Oggi scendiamo in profondità nella natica per incontrare un muscolo spesso ignorato, ma fondamentale per la stabilità pelvica: il piccolo gluteo!

Dettagli anatomici

Il piccolo gluteo è il più profondo dei tre muscoli glutei, nascosto sotto il medio gluteo. È ventaglio laterale della pelvi e lavora come stabilizzatore fine.

Origina dalla superficie esterna dell’ileo, tra le linee glutee anteriore e inferiore, e si inserisce sulla faccia anteriore del grande trocantere del femore.

Innervazione: nervo gluteo superiore (L4–S1)

Funzioni principali

Abduzione dell’anca, rotazione interna dell’anca (soprattutto con anca flessa), stabilizzazione pelvica durante l’appoggio monolaterale nella camminata.

Aiuta a controllare l’oscillazione del bacino (prevenzione del Trendelenburg)

Tipi di dolore

Il piccolo gluteo può essere fonte di dolore profondo o riferito, spesso mal interpretato, come ad esempio la sindrome glutea profonda (dolore che si irradia lungo il lato e la parte posteriore della coscia), trigger point miofasciali, con dolore riferito al fianco e alla parte posteriore della natica, tendinopatia inserzionale al grande trocantere e alterazioni posturali con asimmetria del bacino.

Spesso confuso con lombalgia o sciatalgia!

Funzione quotidiana

Il piccolo gluteo lavora silenziosamente per stabilizzare l’anca mentre cammini, soprattutto nella fase di appoggio su una gamba, salti su un piede solo, ti alzi da una sedia, corri o stai in equilibrio su superfici irregolari.

È il pilota automatico del bacino.

🧘 Esercizio di allungamento (Stretching in rotazione esterna)

1. Sdraiati supino con un ginocchio piegato.
2. Appoggia il malleolo del piede opposto sopra il ginocchio flesso (posizione “a 4”).
3. Afferra la coscia della gamba di appoggio e portala dolcemente verso il petto.
4. Mantieni 30 secondi, senti l’allungamento profondo nella natica.

Allunga piccolo e medio gluteo, utile per tensioni posteriori e rigidità dell’anca.

🏋️ Esercizio di rinforzo (Abduzione laterale in decubito laterale)

1. Sdraiati sul fianco con la gamba sopra distesa, quella sotto leggermente flessa.
2. Solleva la gamba superiore verso l’alto mantenendo il piede a martello e la punta leggermente rivolta in basso (per isolare la rotazione interna).
3. Mantieni la posizione per 2–3 secondi, poi scendi lentamente.
4. Ripeti per 12–15 volte per lato.

Rinforza il piccolo gluteo nella sua funzione di abduzione e rotazione interna, migliorando il controllo dell’anca.

Curiosità scientifica

Uno studio EMG ha dimostrato che il piccolo gluteo è attivo prima del medio gluteo durante l’appoggio in monopodalica: è il primo ad attivarsi per evitare la caduta laterale del bacino.

Conclusione

Il piccolo gluteo è un eroe silenzioso della camminata, invisibile ma essenziale. Allenarlo significa prevenire dolore lombare, cadute e instabilità pelvica.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli nascosti meritano un momento di gloria! 🤭

04/12/2025

Molte diete promettono di dimagrire mangiando a sazietà e di non provare fame. Ma dal punto di vista fisiologico questo è impossibile.

Finché il peso corporeo rimane al di sopra del proprio set point, cioè il livello di equilibrio energetico, metabolico e ormonale, determinato geneticamente, è possibile perdere grasso senza avvertire un forte stimolo della fame. Il sistema di regolazione dell’appetito è infatti ancora “in zona di sicurezza”.

Quando però si scende al di sotto del set point, il corpo interpreta questa condizione come una minaccia alla sopravvivenza. Gli adipociti, svuotandosi, producono meno leptina, l’ormone chiave della regolazione energetica. La riduzione della leptina innesca una serie di adattamenti: aumento della fame, maggiore attrazione per cibi ad alta densità calorica e riduzione del dispendio energetico tramite calo del NEAT e della termogenesi.

Questi meccanismi sono profondamente radicati nella nostra fisiologia evolutiva e spiegano perché dimagrire oltre una certa soglia genetica sia così difficile. Non è questione di forza di volontà: è il cervello che segnala di mangiare di più e muoversi di meno per riportare il corpo verso il suo set point.

Il messaggio chiave è che nessuna dieta può annullare questa biologia: può solo gestirla nel modo più intelligente e sostenibile possibile.

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04/12/2025

Diversi studi mostrano che al mattino presentiamo una migliore sensibilità insulinica, una maggiore termogenesi indotta dal cibo e un’attività mitocondriale più efficiente.
Tuttavia, questi vantaggi metabolici non si traducono in una maggiore perdita di peso quando concentriamo più calorie nelle prime ore della giornata.

A parità di deficit calorico, la distribuzione dei pasti non modifica in modo significativo il dimagrimento: che si faccia una colazione da re e una cena da povero o l’esatto contrario, cinque pasti al giorno o il digiuno intermittente, il risultato sul peso rimane sostanzialmente identico.

Il motivo è semplice: ciò che determina la perdita di grasso è il bilancio energetico complessivo, non l’orario in cui assumiamo le calorie.

Per questo la strategia migliore è scegliere la distribuzione dei pasti che permette maggiore aderenza nel lungo periodo. Un pattern alimentare sostenibile, compatibile con i propri ritmi e preferenze, è molto più efficace di qualsiasi schema rigido basato sull’orario dei pasti.

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04/12/2025

Negli ultimi 50 anni in Italia, come in gran parte dei paesi occidentali, sovrappeso e obesità sono aumentati in modo costante. I dati nutrizionali mostrano un quadro molto diverso da quello che molti immaginano: la quota di carboidrati nella dieta è leggermente aumentata. Parallelamente è cresciuto anche l’apporto lipidico, mentre il macronutriente che ha registrato l’aumento più significativo è rappresentato dalle proteine, oggi consumate in quantità nettamente superiori rispetto agli anni ’70.

Tuttavia, l’incremento dell’obesità non è spiegato dalle proporzioni dei macronutrienti, bensì dall’aumento dell’introito calorico totale, che nel tempo è progressivamente salito. A questo si somma il secondo grande fattore: il crollo dell’attività fisica quotidiana. Gli italiani svolgono lavori sempre più sedentari, camminano meno e trascorrono molte più ore seduti, con conseguente riduzione del dispendio energetico giornaliero.

La combinazione di più calorie introdotte e meno calorie consumate ha portato a un progressivo incremento della massa grassa a livello di popolazione. Non sorprende quindi che oggi l’obesità sia riconosciuta anche in Italia come una vera e propria malattia cronica, con impatti significativi su salute pubblica e aspettativa di vita.

09/11/2025
07/11/2025

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

03/11/2025
03/11/2025

Indirizzo

Via Galvani 3
Bolzano
39100

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 21:00
Martedì 07:00 - 21:00
Mercoledì 07:00 - 21:00
Giovedì 07:00 - 21:00
Venerdì 07:00 - 21:00

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