15/04/2021
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La Riabilitazione Neurocognitiva sin dai suoi esordi negli anni ‘70,si è interessata allo studio 🙇♂️del malato con danno cerebrale.Con il trascorrere degli anni si è sempre più affermato che la Riabilitazione Neurocognitiva può trovare applicazione in qualsiasi patologia che alteri le azioni 🕺che la persona compie.
E come mai è possibile avere un campo di applicazione così ampio🧐? La possibilità risiede nel fatto che il riabilitatore Neurocognitivo concepisce la Riabilitazione, e quindi il recupero, come un processo di apprendimento in condizioni patologiche ed, inoltre, ha la visione dell’uomo 🙋♂️come una unità mente-corpo, interpretando la patologia come una disorganizzazione tra centro(Sistema Nervoso Centrale 🧠) e periferia (muscoli, articolazioni, 🦴ecc..).Dunque qualsiasi sia la natura della patologia , di origine centrale🧠e/o periferica🦴,nell’adulto o nel bambino, comporterebbe comunque la disorganizzazione del proprio corpo nelle diverse azioni.
Le patologie, ad esempio, che possono essere trattate e seguite con la Riabilitazione Neurocognitiva, spaziano tra tutte quelle conseguenti a lesioni del sistema nervoso centrale 🤕 e periferico siano esse acquisite e/o degenerative,👩🏻🦽lesioni midollari, patologie ortopediche 🦴di origine traumatica e/o chirurgica,patologie del rachide, patologie respiratorie 🫁e trattamento del dolore neuropatico. Tutte condizioni patologiche che possono coinvolgere sia l’età adulta e sia l’età evolutiva.
Rilevante, in tal senso, è l’importante riscontro scientifico 🔬a sostegno. Tra i diversi studi clinici sperimentali e case report, vi è dimostrata l’adeguatezza e l’efficacia della Riabilitazione Neurocognitiva ad esempio in casi di cecità corticale, come anche nel paziente affetto da Malattia di Parkinson, nella riabilitazione del paziente con danno cerebrale da ictus, ad esempio in diverse patologie ortopediche di spalla💪🏻e ginocchio 🦵🏻come anche nel campo delle patologie congenite, acquisite ed ereditarie in età evolutiva. Se pensiamo ad un atleta 🤾🏽♀️che dopo una lesione del
legamento crociato❌ del ginocchio non riesce più a fare dei cambi di direzione ⛹🏻♂️,o ad un protesizzato d’anca che non riesce più a camminare🚶🏻♂️trasferendo correttamente il peso corporeo sull’arto operato, oppure un paziente midollare che non riesce più a girarsi nel letto🛏o a stare seduto 🪑 senza appoggi per interagire con qualcuno o per raggiungere e prendere qualcosa con la ✋🏻 mano che sia più distante dal raggio di azione del suo braccio, ad un bambino con paralisi cerebrale infantile che deve imparare a giocare stando seduto con la mano o con le due mani insieme, come fare i primi passi, ad un paziente affetto da Malattia di Parkinson che si sente “imprigionato “ in un corpo che non sente più come il suo o che ad ogni cambio di stanza può “bloccarsi “ al confine della porta🚪. In tutti questi casi, come negli altri, il terapista Neurocognitivo si troverà un paziente che dovrà riapprendere e apprendere per la prima volta, nel caso dei bambini, ad organizzare se stesso con il suo corpo all’interno di azioni che sono state alterate dalla patologia e lo fa mediante una attenta osservazione 👁delle azioni alterate e attraverso esercizi valutativi , individuando le alterazioni cognitivo-motorie alla base della disorganizzazione tra centro e 🧠e periferia 🦴, con il fine di elaborare un intervento riabilitativo quanto più adeguato per quel paziente e per il recupero di quelle particolari azioni patologiche. .
Bibliografia
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