Riabilitazione Neurocognitiva Bolzano

Riabilitazione Neurocognitiva Bolzano Trattamento individualizzato e specifico per ogni paziente mirato al recupero qualitativo che permet Tratamenti rivolti sia ADULTI che a BAMBINI.

PATOLOGIE DI NATURA NEUROLOGICA CENTRALE

Riabilitazione neuromotoria e rieducazione sensitivo-motoria post Ictus, trauma cranico, tumore cerebral, Parkinson, Sclerosi multipla, Lesioni midollari, Sindromi cerebellari – Atassie, Dolore neuropatico

PATOLOGIE DI NATURA NEUROLOGICA PERIFERICA

Patologie del plesso brachiale
Paralisi del nervo facciale (VII nervo cranico) idiopatica (Paralisi di Bell o a “frigore”), infettiva (Herpes) e post-chirurgica (Neurinoma)
Lesioni del nervo radiale - mediano - ulnare - S.P.E. (Sciatico Popliteo Esterno)

PATOLOGIE DI NATURA ORTOPEDICA

Frattura ossea – Riabilitazione post-chirurgica
Protesi d’anca e ginocchio – Riabilitazione pre- e post-chirurgica
Disordini temporo-mandibolari
Lesioni muscolari: stiramenti – strappi – contratture
Lesioni traumatiche tendinee – legamentose (legamenti crociati del ginocchio) – meniscali
Rachialgia – lombalgia - cervicalgia – ernie, protusioni discali cervicali e lombari
Amputazione di un arto – Rieducazione pre- e post-protesizzazione – Prevenzione e Riabilitazione della sindrome d’arto fantasma.

26/11/2022
12/09/2021

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16/06/2021

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In questi casi secondo la Teoria Neurocognitiva si sceglie di lavorare per il recupero di azioni come lo stare a letto🛌 e lo stare seduto.🪑
Questa scelta ha i suoi fondamenti nel significato del termine “Diaschisi”, fenomeno che rientra nelle capacità plastiche del sistema nervoso centrale 🧠e che riveste una sua importanza nel processo di recupero del paziente👨‍🦽 Dopo una lesione del sistema nervoso centrale 🧠,oltre alla lesione stessa (cellule morte) 💥 e alle modificazioni circostanti la lesione (edema perifocale) 💨 si verificano delle modificazioni a distanza dalla sede di lesione ↔️ : Diaschisi e Ipereccitabilità.
Con il termine “Diaschisi”, coniato da Von Monakow nel 1914, si intende una inibizione di aree anche distanti dalla lesione ↔️ ma funzionalmente connesse 🔄 caratterizzate da riduzione ⏬ del metabolismo e del flusso sanguigno a seguito di una deattivazione sinaptica (Meyer et al., 1993). Questo fenomeno spiegherebbe il perchè, dopo la lesione ⚡️ le alterazioni appaiono maggiori ⏫ rispetto al quadro clinico reale. Gli autori specificano che questo fenomeno è transitorio (Gold e Lauritzen, 2002).
I più recenti studi scientifici sul “connettoma” (Seung, 2013)riprendono l’idea della diaschisi: non più definita solo come una modificazione neurofisiologica in aree distanti dalla sede di lesione focale, caratterizzata da alterazioni metaboliche e elettrofisiologiche, ma anche come modificazioni della forza di connessioni 🔄 sinaptiche e degli stati eccitatori di base dei network cerebrali 🧠.
L’inibizione,⛔️ secondo alcuni autori, avrebbe un significato protettivo (E. Asratian, 1965): rappresenterebbe una modalità di difesa da un possibile sovraccarico informativo a cui potrebbero essere soggette le aree di lesione. Banalmente, anche quando si ha una distorsione di caviglia 🦶🏻si utilizzano meno ginocchio 🦵🏻e anca. E. Asratian, nel 1965, formulò due ipotesi relative al superamento della diaschisi. 1️⃣ La prima ipotesi era relativa al fatto che la diaschisi retrocede ⏪ prima di fronte a stimoli deboli (Asratian, allievo di Pavlov, aveva osservato questo sui cani 🐕 l’animale sperimentale sottoposto a stimoli deboli anzichè forti recuperava più velocemente). Ciò è molto importante per noi riabilitatori che ci troviamo a dover selezionare 🙇 per i malati in fase acuta e non, gli esercizi più adeguati per un recupero qualitativamente significativo: se c’è ancora inibizione sarà importante iniziare con esercizi di primo grado che permettono la costruzione di informazioni semplici, come quelle cinestesiche, spaziali e di contatto, senza richiedere azioni o movimenti ancora lontani dall’area di sviluppo prossimale.
La seconda ipotesi è relativa al fatto che la diaschisi retrocede ⏮ a partire dai circuiti paucisinaptici (con poche sinapsi). Anche questa seconda ipotesi risulta essere fondamentale per noi, in quanto i primi movimenti spontanei che ricompaiono dopo un certo periodo dalla lesione 💥sono poco frammentabili, poco adattabili al contesto e poco variabili rispetto all’azione che si sta compiendo, proprio perché organizzati attraverso circuiti semplici con poche sinapsi. Questi in riabilitazione neurocognitiva vengono definiti “Schemi Elementari” (uno dei componenti dello Specifico Motorio). Se non si interviene adeguatamente il paziente continuerà a utilizzare, in maniera sempre più automatica, lo schema elementare fino a stabilizzarne l’apprendimento. Per questo motivo gli esercizi di primo grado dovranno essere progressivamente integrati con esercizi di secondo grado che prevedono la costruzione di informazioni più complesse come quelle pressorie, di attrito e ponderali, che prevedono un’organizzazione raffinata dei reclutamenti. Questi attiveranno circuiti 🔄 con più sinapsi e specifici processi cognitivi 🧠 rivolti al ripristino dell’unità mente-corpo.
Quando la Diaschisi sarà retrocessa e il paziente avrà raggiunto un certo grado di competenze cognitivo-motorie sarà possibile lavorare per il recupero di azioni complesse come quelle di stare in piedi 🧍🏻e camminare🚶‍♀️

Bibliografia:

• Asratian E.A. (1965) Compensatory Adaptation, Reflex Activity, and the Brain. Pergamon Press
• Gold L., Lauritzen M. (2002) Neuronal deactivation explains decreased cerebellar blood flow in response to focal cerebral ischemia or suppressed neocortical function. Washington University School of Medicine
• Meyer J.S., Obara K., Muramatsu K., (1993) Diaschisis. Neurol Res Dec, 15 (6):362-6
• Seung S. (2013) Connettoma. La nuova geografia della mente. Codice Edizioni
• Arguelles Abenza V., Cracchiolo M., De Patre D., Ferrer Davesa M., Nani C., Rigoni M., Romeno F., Wopfner S. (2021) La Teoria Neurocognitiva secondo il Confronto tra Azioni, Volume 1. Piccin editore

15/04/2021

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La Riabilitazione Neurocognitiva sin dai suoi esordi negli anni ‘70,si è interessata allo studio 🙇‍♂️del malato con danno cerebrale.Con il trascorrere degli anni si è sempre più affermato che la Riabilitazione Neurocognitiva può trovare applicazione in qualsiasi patologia che alteri le azioni 🕺che la persona compie.
E come mai è possibile avere un campo di applicazione così ampio🧐? La possibilità risiede nel fatto che il riabilitatore Neurocognitivo concepisce la Riabilitazione, e quindi il recupero, come un processo di apprendimento in condizioni patologiche ed, inoltre, ha la visione dell’uomo 🙋‍♂️come una unità mente-corpo, interpretando la patologia come una disorganizzazione tra centro(Sistema Nervoso Centrale 🧠) e periferia (muscoli, articolazioni, 🦴ecc..).Dunque qualsiasi sia la natura della patologia , di origine centrale🧠e/o periferica🦴,nell’adulto o nel bambino, comporterebbe comunque la disorganizzazione del proprio corpo nelle diverse azioni.
Le patologie, ad esempio, che possono essere trattate e seguite con la Riabilitazione Neurocognitiva, spaziano tra tutte quelle conseguenti a lesioni del sistema nervoso centrale 🤕 e periferico siano esse acquisite e/o degenerative,👩🏻‍🦽lesioni midollari, patologie ortopediche 🦴di origine traumatica e/o chirurgica,patologie del rachide, patologie respiratorie 🫁e trattamento del dolore neuropatico. Tutte condizioni patologiche che possono coinvolgere sia l’età adulta e sia l’età evolutiva.
Rilevante, in tal senso, è l’importante riscontro scientifico 🔬a sostegno. Tra i diversi studi clinici sperimentali e case report, vi è dimostrata l’adeguatezza e l’efficacia della Riabilitazione Neurocognitiva ad esempio in casi di cecità corticale, come anche nel paziente affetto da Malattia di Parkinson, nella riabilitazione del paziente con danno cerebrale da ictus, ad esempio in diverse patologie ortopediche di spalla💪🏻e ginocchio 🦵🏻come anche nel campo delle patologie congenite, acquisite ed ereditarie in età evolutiva. Se pensiamo ad un atleta 🤾🏽‍♀️che dopo una lesione del
legamento crociato❌ del ginocchio non riesce più a fare dei cambi di direzione ⛹🏻‍♂️,o ad un protesizzato d’anca che non riesce più a camminare🚶🏻‍♂️trasferendo correttamente il peso corporeo sull’arto operato, oppure un paziente midollare che non riesce più a girarsi nel letto🛏o a stare seduto 🪑 senza appoggi per interagire con qualcuno o per raggiungere e prendere qualcosa con la ✋🏻 mano che sia più distante dal raggio di azione del suo braccio, ad un bambino con paralisi cerebrale infantile che deve imparare a giocare stando seduto con la mano o con le due mani insieme, come fare i primi passi, ad un paziente affetto da Malattia di Parkinson che si sente “imprigionato “ in un corpo che non sente più come il suo o che ad ogni cambio di stanza può “bloccarsi “ al confine della porta🚪. In tutti questi casi, come negli altri, il terapista Neurocognitivo si troverà un paziente che dovrà riapprendere e apprendere per la prima volta, nel caso dei bambini, ad organizzare se stesso con il suo corpo all’interno di azioni che sono state alterate dalla patologia e lo fa mediante una attenta osservazione 👁delle azioni alterate e attraverso esercizi valutativi , individuando le alterazioni cognitivo-motorie alla base della disorganizzazione tra centro e 🧠e periferia 🦴, con il fine di elaborare un intervento riabilitativo quanto più adeguato per quel paziente e per il recupero di quelle particolari azioni patologiche. .
Bibliografia
- Cappellino F, Paolucci T, Zangrando F, Iosa M, Adriani E, Mancini P, et al. Neurocognitive rehabilitative approach effectiveness after anterior cruciate ligament reconstruction with patellar tendon. A randomized controlled trial. Eur J Phys Rehabil Med. 2012;48(1):17-30.
- Catalan M, De Michiel A, Bratina A, Mezzarobba S, Pellegrini L, Marcovich R, et al. Treatment of fatigue in multiple sclerosis patients: a neurocognitive approach. Rehabil Res Pract. 2011;2011:670537.
- Chanubol R, Wongphaet P, Chavanich N, Werner C, Hesse S, Bardeleben A, et al. A randomized controlled trial of Cognitive Sensory Motor Training Therapy on the recovery of arm function in acute stroke patients. Clin Rehabil. 2012;26(12):1096-104.
- De Patre D, Van de Winckel A, Panté F, Rizzello C, Zernitz M, Mansour M, Zordan L, Zeffiro TA, OʼConnor EE, Bisson T, Lupi A, Perfetti C. Visual and Motor Recovery After "Cognitive Therapeutic Exercises" in Cortical Blindness: A Case Study. J Neurol Phys Ther. 2017;41(3):164-172.
- Marzetti E, Rabini A, Piccinini G, Piazzini DB, Vulpiani MC, Vetrano M, et al. Neurocognitive therapeutic exercise improves pain and function in patients with shoulder impingement syndrome: a single-blind randomized controlled clinical trial. Eur J Phys Rehabil Med. 2014;50(3):255-64.
- Sallés L, Martín-Casas P, Gironès X, Durà MJ, Lafuente JV, Perfetti C. A neurocognitive
- approach for recovering upper extremity movement following subacute stroke: a randomized controlled pilot study. Journal of Physical Therapy Science. 2017; 29: 665–672.
- Van de Winckel A, De Patre D, Rigoni M, Fiecas M, Hendrickson TJ, Larson M, Jagadeesan BD, Mueller BA, Elvendahl W, Streib C, Ikramuddin F, Lim KO. Exploratory study of how Cognitive Multisensory Rehabilitation restores parietal operculum connectivity and improves upper limb movements in chronic stroke. Scientific Reports [Internet]. 2020. Disponibile in: www.nature.com/scientificreports
- Zangrando F, Paolucci T, Vulpiani MC, Lamaro M, Isidori R, Saraceni VM. Chronic pain and motor imagery: a rehabilitative experience in a case report. Eur J Phys Rehabil Med. 2014;50(1):67-72.

06/04/2021

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La risposta è NO e adesso spieghiamo il perché. Sembra esserci,a volte, l’idea che la Riabilitazione Neurocognitiva 🔬sia orientata maggiormente al recupero della sensibilità del paziente. Uno degli esercizi terapeutici designati dal riabilitatore neurocognitivo, e che può dare questa idea💡è quello in cui il terapista propone al paziente diversi tessuti che gli fa percepire con la mano 🤚 e le dita ✌🏻.
La Riabilitazione Neurocognitiva 🧠 non si pone l’obiettivo di recuperare nè la sensibilità nè il movimento 🏃🏻‍♀️, ma tende al recupero della azione nella sua interezza e complessità .L’azione va considerata come l’emergenza della attività di un sistema complesso (sistema-uomo) ovvero un sistema inteso come un insieme di parti e di strutture intimamente collegate 🔗e organizzate tra loro con il fine di raggiungere uno scopo. L’azione richiede l’attivazione di un gran numero di processi cognitivi 🧠(attenzione,memoria, percezione, rappresentazione..)
Nell’esercizio citato, il paziente non deve soltanto “sentire”toccando i tessuti, ma deve operare un riconoscimento che comporta una serie di operazioni mentali indispensabili (attenzione,scelta,confronto, rappresentazione del proprio corpo,anticipazione,memoria..)È necessario organizzare il movimento attraverso una frammentazione adeguata del proprio corpo in funzione della percezione. Questo esercizio quindi, non è rivolto solo alla sensibilità , ma agisce sulla percezione, sulla parte organizzativa motoria del paziente, su altri aspetti cognitivi, tutti correlati tra loro con modalità specifiche.
L’esercizio Neurocognitivo in tal
senso, è una azione “fatta ad arte” dal riabilitatore. Dunque, in ogni azione, come in ogni esercizio, interagiscono tra loro diverse componenti che rendono l’azione stessa globale e sono: motorie, sensoriali e percettive, cognitive 🧠(attenzione,presa di decisione, confronto ..) e fenomenologiche (emozioni relative all’azione ).Per sensoriale si intende quello che la persona sente durante l’azione, l’aspetto cognitivo è quello che il soggetto sa dell’azione che compie, cosa ne pensa 🤔e , infine, la
Parte fenomenologica corrisponde a ciò che si prova durante lo svolgersi di una determinata azione per uno specifico scopo 🎯, quindi, riguarda l’esperienza emozionale che emerge della azione.
Ad esempio, se volessimo recuperare l’azione di suonare la chitarra 🎸, dovremmo tenere conto di tutti questi aspetti: se si vuole suonare una canzone 🎶 🎶,l’organizzazione delle mani rispetto allo strumento, come anche tutta l’organizzazione del corpo🕺può cambiare in base allo scopo. Dovremmo , dunque, tener conto degli aspetti sensoriali e percettivi come il tatto 🤚e la pressione dei polpastrelli 👉🏻In rapporto alle corde della chitarra 🎸, i rapporti spaziali tra le dita✌🏻, il palmo della ✋🏻 mano,il polso e del resto del corpo 🚶🏻‍♂️che si organizza in diverse modalità ;degli aspetti cognitivi 🧠,il paziente conosce🧐 ,sa come deve mettere le sue mani per poter suonare la chitarra 🎸, la pressione che esercita sulle corde,conosce le 🎵 note musicali,ed infine l’aspetto fenomenologico come il piacere☺️ La soddisfazione di fare arte, di suonare uno strumento, di creare e ascoltare 🎧 musica 🎶.
Per concludere , se ripensiamo all’esercizio del riconoscimento delle superfici ✋🏻a livello della mano e delle dita 👉🏻, tutto è più chiaro ☀️rispetto ai concetti descritti che fanno emergere l’imprescindibile relazione tra sensibilità e percezione e l’azione che vogliamo recuperare nel paziente.
BIBLIOGRAFIA
Bertohz A. Il senso del movimento. McGraw Hill;1998
Lurija AR. Come lavora il cervello. Bologna:Il Mulino;1982
Anochin P.K. Biologia e Neurofisiologia del riflesso condizionato. Bulzoni Editore;1975
Argüelles Abenza V, Cracchiolo M, De Patre D,Ferrer Davesa M, Nani C, RigoniM,et al. La Teoria Neurocognitiva secondo il Confronto tra Azioni . Volume 1 . Piccin editore (di prossima pubblicazione)

16/03/2021

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Il termine “ ” nasce all’interno dell’approccio Neurocognitivo. Per frammentazione si intende la capacità che ha il corpo come superficie recettoriale di dirigere i segmenti corporei in direzioni diverse ↗️➡️↘️⬅️ per costruire le informazioni, relative all’interazione con il mondo 🌍, nella maniera più adeguata e raffinata possibile. La frammentazione non va confusa con la libertà articolare ma ha un significato neurofisiologico 🧠ben preciso. Immaginate una mano ✍🏻 priva di questa capacità, una mano ✋🏻 che si predispone a prendere un oggetto in cui il polso non possa scendere verso il basso, mentre il dorso si orienta nella direzione opposta e le cui dita al loro interno 👌🏻e tra di loro non possano dirigersi in direzioni diverse 🤙🏻orientandosi reciprocamente le une verso le altre✊🏻...come potremmo costruire informazioni tattili, pressorie, di attrito, necessarie per la conoscenza dell’oggetto🤷‍♀️? Il movimento/azione è un atto di conoscenza e come tale è reso possibile dall’interazione che il sistema uomo ha con l’ambiente, attraverso il corpo,un corpo frammentabile 🕺appunto.
Il concetto di frammentazione deriva dagli studi di Heffner e Masterton (1975-1983)🔬Gli autori analizzarono la diversa lunghezza del fascio piramidale all’interno del midollo spinale nei diversi mammiferi ipotizzando l’esistenza di una relazione significativa tra la lunghezza delle fibre del tratto corticospinale e la destrezza digitale. Tali osservazioni suggerirono ai riabilitatori Neurocognitivi l’ipotesi che l’evoluzione del fascio piramidale, e il suo sviluppo in senso caudale nel midollo, potesse essere correlata ad una maggiore indipendenza tra arti superiori e inferiori e all’interno dei singoli arti(Perfetti C. et al. 1986). L’interpretazione Neurocognitiva di tale ipotesi è che l’uomo grazie alla possibilità di frammentazione disponga di una maggiore libertà, raffinatezza, e indipendenza delle diverse superfici esploranti corporee( capo🧑🏻, dita 🤙🏻, mano🖐🏻,piedi🦶🏻,tronco superiore 🤽🏻‍♂️e inferiore...) a tutti i livelli, e che tale indipendenza reciproca sia fondamentale per l’interazione conoscitiva con l’ambiente. Se la frammentazione,come abbiamo visto, è parte integrante di un movimento/azione evoluto⛹🏼‍♀️il riabilitatore dovrà occuparsi del recupero di questa capacità e non contrastarla o limitarla tramite l’uso di ortesi.
BIBLIOGRAFIA:
-Heffner R., Masterton B.(1975) Variation in form of the pyramidal tract and its relationship to digital dexterity. Brain, Behavior and Evolution 12(3), 161-200
-Perfetti C. e Briganti S. (1986) Adattabilità e recupero di funzione . Riabilitazione e Apprendimento Anno VI n* 1
-Arguelles Abenza V., Cracchiolo M., De Patre D., Ferrer Davesa M., Nani C., Rigoni M., Romeo F., Wopfner S., La Teoria Neurocognitiva secondo il Confronto tra Azioni, Volume 1 Piccin editore (di prossima pubblicazione)

Indirizzo

Burno Buozzi 8 D
Bolzano

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