Claudia Proserpio IBCLC - Psicologa Clinica e Perinatale, Psicoterapeuta

Claudia Proserpio IBCLC - Psicologa Clinica e Perinatale, Psicoterapeuta Psicologa clinica e perinatale, psicoterapeuta, IBCLC consulente allattamento e sonno. Ipnobirthing

28/11/2025

Mai lasciare soli neonati e bimbi piccoli su letti, divani, poltrone

Possono cadere anche se “non si muovono ancora”.

Possono soffocare contro cuscini, schienali, spazi tra materasso e muro.

Superfici morbide (divani, letti soffici, piumoni) aumentano il rischio di soffocamento e SIDS.

👉 Quindi: niente sonni non sorvegliati su superfici rialzate o non pensate per loro.

Cosa NON mettere nel letto del bambino

❌ Cuscini

❌ Cuscini da allattamento

❌ Doudou, peluche, giochini morbidi (nei primi mesi)

❌ Paracolpi imbottiti, riduttori voluminosi, coperte pesanti

Tutti questi oggetti possono coprire naso e bocca o intrappolare il bambino.

Cosa SÌ

✔️ Materasso rigido, ben aderente alla culla/lettino

✔️ Lenzuolo teso

✔️ Bambino a pancia in su

✔️ Sacco nanna della giusta taglia

La regola chiave da ricordare:

Meno cose nel letto = più sicurezza.
La sicurezza prima di tutto, sempre.
Se dormite insieme rispettate il sonno sicuro! Se non potete garantirlo, culla o lettino a sbarre e vigilanza.

26/11/2025

Non è un vizio: è regolazione neurobiologica e relazione ✨️🤱🏻❤️

Definire il sonno vicino al bambino come un “vizio” è riduttivo e fuorviante dal punto di vista scientifico. Il bisogno di contatto notturno non è un capriccio del neonato né una debolezza del genitore, ma il risultato di meccanismi biologici, neurofisiologici e relazionali profondamente radicati.

Nel primo anno di vita i sistemi di regolazione del bambino – termoregolazione, regolazione cardiaca, respiratoria ed emotiva – sono ancora immaturi. Il corpo dell’adulto funziona come una sorta di “regolatore esterno”: il contatto ravvicinato (braccia, vicinanza nel lettone, co-sleeping nella stessa stanza) aiuta il bambino a stabilizzare battito cardiaco, ritmo respiratorio e livelli di stress. Non è quindi semplicemente “dormire insieme”, ma un vero e proprio processo di co-regolazione: l’adulto presta al bambino il proprio sistema nervoso più maturo, finché il suo non sarà in grado di funzionare in modo più autonomo.

Dal punto di vista dell’attaccamento, la vicinanza notturna rappresenta una naturale estensione di qual’olfatto o la vista che il caregiver sia vicino, e riaddormentarsi, fa parte di una strategia adattiva di sopravvivenza: per la specie umana, storicamente, stare vicino all’adulto significava sicurezza, protezione e accesso al cibo. Ciò che oggi interpretiamo come “abitudine sbagliata” è, in realtà, un comportamento profondamente fisiologico.

Sul piano ormonale, la presenza del genitore durante la notte contribuisce a ridurre i picchi di cortisolo (ormone dello stress) nel bambino e favorisce il rilascio di ossitocina sia nel piccolo sia nel genitore.
L’ossitocina è coinvolta nel legame affettivo, nella sensazione di calma e nella disponibilità alla cura. Questo significa che la vicinanza notturna non ha solo un valore emotivo soggettivo (“mi piace dormire con il mio bambino”), ma è associata a meccanismi neurobiologici che sostengono la relazione e il benessere reciproco.

Per questo, più che parlare di “vizio”, è più corretto parlare di scelta relazionale e di strategia di regolazione: famiglie diverse troveranno soluzioni diverse. Ma non esistono vizi o cattive abitudini ❤️

26/11/2025

Prendersi cura del sonno di un neonato può essere emotivamente stancante, ma non perché il bambino “sia difficile”: spesso il vero peso è la solitudine della mamma (o del genitore che si occupa principalmente del sonno). Di notte non ci sono orari, non ci sono pause, non ci sono colleghi: sei tu, il buio e un neonato che ha bisogno di te. Questo porta facilmente a sentirsi inadeguata, arrabbiata, svuotata – e spesso con un senso di colpa immediato per il solo fatto di provare queste emozioni.

Se guardiamo però alla fisiologia, i comportamenti del neonato hanno perfettamente senso:

Il suo sistema nervoso è immaturo, quindi fatica a regolare da solo sonno, veglia ed emozioni.

Il ritmo circadiano è ancora in via di sviluppo: non distingue bene giorno e notte, e per settimane o mesi i risvegli frequenti sono la norma.

Il sonno del neonato è composto da tante fasi leggere, con molti micro-risvegli: questo è un meccanismo protettivo, serve anche a ridurre il rischio di sonno troppo profondo e difficoltà nel risveglio.

Ha un fortissimo bisogno di prossimità fisica: contatto, odore, voce e calore del caregiver sono veri e propri “regolatori biologici” che lo aiutano a calmarsi, a stabilizzare frequenza cardiaca, respirazione, temperatura.

In altre parole, il neonato che si sveglia spesso, vuole stare in braccio, cerca il seno o il biberon di notte, non è un bambino problematico, ma un bambino fisiologico. Non è “lui il problema”: è il modo in cui organizziamo la cura, spesso lasciando una sola persona (quasi sempre la madre) a reggere tutto il carico notturno, senza rete di sostegno, senza reali pause, con l’aspettativa implicita che debba cavarsela da sola.
Questa solitudine pesa più dei risvegli. Se una mamma affronta notti frammentate ma si sente vista, sostenuta, legittimata – da partner, famiglia, professionisti, società – allora la fatica resta, ma non diventa disperazione. Se invece si sente giudicata (“te lo stai viziando”, “basta prenderlo in braccio”), inadeguata e isolata, ogni risveglio del bambino diventa uno specchio delle proprie paure. Il lavoro sul sonno, quindi, non dovrebbe partire dal “correggere” il bambino, ma dal sostenere l’adulto ❤️.

25/11/2025

Educare picchiando insegna che nelle relazioni d’amore è permessa la violenza.
Ma l’amore non fa mai male, non umilia, non controlla, non terrorizza.

Chi picchia non “perde la testa”: sceglie di usare la violenza.
E una società che tollera, giustifica o minimizza questi gesti diventa complice.

Diciamolo chiaramente:

non è gelosia, è possesso

non è carattere, è abuso

non è amore, è violenza

Alle donne va creduto, sempre.
Agire prima, educare al rispetto, insegnare ai bambini che nessuno ha il diritto di toccare o ferire un’altra persona: è così che si spezza la catena della violenza.

Io faccio del mio meglio e tu?

25/11/2025

✨ È uscito **“Giochiamo a Natale con elfi e folletti” di Giorgia C***a, Newton Compton Editori** ✨

A pagina 30 trovi una delle idee più tenere: **il barattolo delle coccole di Natale** 🫙💫
Perché il Natale non è solo regali, ma **relazione, salute psicologica e affettiva**, tempo condiviso e connessione vera.

Questo manuale è **pieno di attività da fare insieme**: giochi, proposte creative e momenti speciali che nutrono il legame con i bambini.

🎄 Il regalo più bello non è l’oggetto, ma la **presenza**.
Un libro perfetto per chi desidera un Natale da vivere, non solo da scartare 💚

24/11/2025

Quando diciamo:
“Dietro ogni risveglio notturno c’è un messaggio: ‘Ho bisogno di te’”,
non significa che ogni risveglio sia “grave” o che il bambino stia sempre male. Significa questo:

Il sonno dei bambini è relazionale, non solo biologico.
I risvegli non dipendono solo da fame, dentini, caldo/freddo, ma anche dal bisogno di sentire che l’adulto c’è: vicino, prevedibile, sicuro.

Ho bisogno di te” vuol dire tante cose:

Ho bisogno di conferme: “Se mi sveglio… tu ci sei ancora?”

Ho bisogno di regolarmi: il bambino non sa calmarsi da solo come un adulto, usa il genitore come “regolatore esterno”.

Ho bisogno di contatto: abbracci, voce, odore, seno/biberon, presenza fisica gli dicono: “Sei al sicuro”.

Rispondere ai risvegli non “vizia”: costruisce sicurezza.
Quando tu rispondi – con coerenza e nel modo che puoi – il messaggio che il bambino riceve è:

👉 “Quando ho bisogno, qualcuno arriva. Il mondo è prevedibile. Posso fidarmi.”
Questa base di sicurezza, nel tempo, lo aiuta anche a dormire meglio, non peggio.

Non devi essere perfetta, devi essere “abbastanza” presente.
Non vuol dire alzarsi 20 volte sorridendo sempre… vuol dire che, nel complesso, il bambino senta che di notte non è “solo a cavarsela”, ma accompagnato.

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23/11/2025

Perché il divano è pericoloso

Allattare di notte su divano o poltrona con il bimbo in braccio è altamente rischioso, soprattutto se sei stanco/a e ti addormenti:

il bimbo può scivolare tra cuscini e schienale → rischio soffocamento;

superfici morbide, cuscini, braccioli e plaid vicino al viso;

se ti addormenti seduto/a, il bambino può finire in una posizione “accartocciata” (mento sul petto, vie aeree compresse).

Le evidenze mostrano che divani e poltrone sono tra i luoghi più pericolosi per dormire con un neonato in braccio.

Perché preferiamo bed-sharing sicuro e co-sleeping

Meglio organizzarsi per:

co-sleeping: bambino nella stessa stanza, ma nel suo spazio (culla/side-bed);

bed-sharing sicuro: se condividete il letto, seguire rigide regole di sicurezza (no fumo, no alcol/farmaci sedativi, materasso rigido, niente cuscini/coperte vicino al viso del bimbo, niente fratellini o animali in mezzo).

Per l’allattamento notturno a letto, la posizione più sicura è quella a “C”:

tu sdraiata su un fianco, corpo a “C” intorno al bambino (testa–petto–gambe che lo “circondano”),

bimbo sul fianco, allineato al tuo seno, lontano da cuscini e bordo del letto.

Messaggio chiave:
👉 se è probabile che ti addormenti col bimbo, meglio organizzare un letto sicuro piuttosto che spostarsi su un divano.

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23/11/2025

IL LETTO DEI GENITORI

Il letto dei genitori non è solo un letto.
Di giorno è un groviglio di cuscini e coperte, ma di notte si trasforma in un rifugio segreto, con una calamita speciale che attira i bambini quando il buio diventa troppo grande.

Si sente un rumore lieve nel corridoio.
Piedini nudi, un peluche stretto forte, occhi ancora lucidi di paura. Hanno fatto un sogno strano, il silenzio fa eco, l’ombra sull’armadio sembra enorme. Allora vengono lì, in quel posto che conoscono già, dove il profumo dei genitori è una promessa di pace.

Si arrampicano goffi, rotolano tra le pieghe delle lenzuola, cercano un braccio, un ventre caldo, uno spazio qualunque “lì in mezzo”. E succede sempre allo stesso modo: la testa cade sul cuscino dei grandi, un sospiro profondo, le spalle si rilassano. In pochi istanti gli occhi si chiudono, come se qualcuno avesse soffiato via tutte le paure.

I genitori si spostano un po’, fanno posto senza pensarci.
C’è un piedino piantato sulle costole, una manina incastrata nei capelli, un respiro piccolo che si mescola al loro. Nel buio, nessuno ha bisogno di dire niente: il messaggio è chiarissimo.
“Qui sono al sicuro. Qui va tutto bene.”

Forse al mattino i grandi scherzeranno: “Stanotte eravamo in quattro sullo stesso cuscino!”, ridendo del poco spazio. Ma nel cuore custodiscono il segreto di queste notti condivise: il privilegio di essere ancora il porto dove tornare, il nido in cui posarsi quando il mondo fa un po’ paura.

Perché queste incursioni notturne, questi viaggi in punta di piedi verso il lettone, sono piccoli biglietti d’amore:
“Mi fido di te. Con te, anche il buio è meno buio.” 🌙✨

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22/11/2025

Sapevi che in Giappone oltre il 70% dei neonati e dei bambini dorme con i genitori?
Non è una provocazione, né qualcosa che si nasconde.
È una tradizione chiamata soine: una disposizione per dormire in cui il bambino riposa tra la mamma e il papà, come nel carattere giapponese che significa “fiume”.

Lo si fa per promuovere la sicurezza.
Non per l’indipendenza, non per “allenare” il sonno.
Sicurezza, semplicemente.

In Giappone il “training del sonno” non esiste nemmeno come concetto.
Il risveglio notturno non è considerato un problema, qualunque sia il modo in cui il bambino viene nutrito.

Il loro tasso di SIDS?
Circa 0,2 per 1.000 nascite.

Confrontalo con gli Stati Uniti, dove i tassi di SIDS sono più di 30 volte superiori.

Alcune ricerche suggeriscono che il basso tasso di SIDS in Giappone sia collegato agli alti tassi di co-sleeping.

Il dottor James McKenna, uno dei più importanti ricercatori al mondo sul sonno dei neonati, ha dedicato 30 anni a studiare questo tema.
Le sue ricerche mostrano che:

i bambini che dormono vicino alle loro mamme hanno un respiro più stabile;

si svegliano più facilmente, cosa che li protegge dal sonno troppo profondo e potenzialmente rischioso;

i loro cicli di sonno si sincronizzano con quelli della madre;

si autoregolano meglio.

Non è “sonno rotto”.
È un sonno biologicamente normale.

Da qualche parte, però, la cultura occidentale ci ha raccontato un’altra storia:
che i bambini dovrebbero dormire da soli, in una culla, tutta la notte, già a 6 mesi.
La maggior parte dei bambini non dorme tutta la notte a 6 mesi.
La maggior parte dei genitori che prova ad applicare metodi di “allenamento del sonno” alla fine smette, perché qualcosa non sembra giusto.

Forse, allora, il problema non è il tuo bambino.
Forse il problema è l’aspettativa che i bambini dovrebbero dormire come gli adulti.

Il tuo bambino non è “rotto”.
Si sveglia perché è quello che fanno i bambini umani.
Sta seguendo gli istinti che hanno permesso alla nostra specie di sopravvivere.

Questo è il tuo promemoria:
non stai fallendo.
Stai facendo ciò che gli esseri umani hanno sempre fatto.
E il tuo bambino sta facendo esattamente ciò per cui è nato ❤️.

21/11/2025

Quella frase – “mi spengo perché tanto nessuno mi aiuta” – descrive non un bambino competente, ma un bambino rinunciatario, in uno stato che assomiglia alla resa emotiva.

Ti traduco cosa c’è dentro, quando davvero succede:
Ho chiesto aiuto tante volte, ma nessuno ha risposto.
Il messaggio interno è:

“Piango, chiamo, ma non arriva nessuno. Allora smetto.”

Smetto di chiedere per proteggermi.
Non è che il bisogno sparisce:

il corpo è ancora in allerta

il sistema nervoso è ancora stressato

ma il bambino “chiude i rubinetti” dell’espressione: meno pianto, meno proteste, meno richieste.

Da fuori sembra “bravo e tranquillo”, dentro è solo spento.
E qui sta l’inganno:

l’adulto vede meno pianto → interpreta come “ha imparato”

in realtà spesso è adattamento per sopravvivere a una situazione in cui le richieste non hanno effetto.

È un po’ la versione infantile di quello che negli adulti chiameremmo impotenza appresa:

“Non serve che provo, tanto non cambia niente.”

Scegli di esserci ❤️
Ti aspetto nei commenti ❣️
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20/11/2025

Il sonno dei bambini non è “difettoso”: la ricerca ci dice che i risvegli notturni sono fisiologici, soprattutto nei primi anni di vita. Il loro cervello sta ancora imparando a regolare temperatura, fame, emozioni, bisogno di contatto… e per farlo ha bisogno di noi. 💛

I più potenti “ottimizzatori” del sonno non sono le tecniche rigide, ma:
🤍 Relazione sicura: un caregiver che risponde ai segnali del bambino.
🤍 Contatto e co-regolazione: abbracci, contenimento, presenza calma.
🤍 Routine prevedibili: piccoli rituali ripetuti che danno sicurezza.

Quando il bambino si sente al sicuro, sostenuto e in relazione, il sonno diventa via via più stabile in modo più fisiologico e rispettoso.
Se vuoi approfondire il tema del sonno infantile con un approccio dolce ed evidence based, trovi altri contenuti sul mio profilo. 🌙✨


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Indirizzo

Via Delle Sandelle 44
Bonate Di Sopra
24040

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 17:00

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Psicologia - Psicoterapia -Psicologia Perinatale

La Dr.ssa Claudia Proserpio è iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia nella sezione A. Psicoterapeuta a indirizzo psicoanalitico con specializzazione in Analisi Immaginativa conseguita presso l’Istituto di Analisi Immaginativa di Cremona.

Da anni svolge attività clinica, di supporto psicologico, psicoterapia del profondo e consulenza presso il suo studio privato.

Specializzata in terapie individuali con adulti, coppie e bambini, offre sedute individuali e incontri in piccoli gruppo attorno ai temi della psicologia del femminile e della psicologia perinatale.

Utilizza tecniche e metodologie adatte a molteplici sintomatologie, quali stress, ansia, somatizzazioni, depressione, fobie, affiancamento consulenziale pre e post-partum, insonnia, conflittualità famigliare e di coppia, mobbing e stress lavoro-correlato, dipendenze, disturbi del comportamento alimentare, disturbi dell’apprendimento.