13/09/2019
NON È SOLO UN SOGNO
L’altra notte ho fatto un sogno incredibilmente vero e reale!
Era mattina e, come capita tutti i giorni della mia vita lavorativa, ero diretto in una scuola dell’infanzia nella quale avrei svolto alcune osservazioni. Attraversavo il grosso cancello in ferro battuto, aprivo la porta di quel vecchio edificio che mi ricordava un po’ la scuola elementare di paese che avevo frequentato da piccolo e...MERAVIGLIA!
La grande sala nella quale stavano giocando i bambini era un luogo incredibile: tutto era a loro misura, era fatto per loro come se un piccolo interior designer bambino avesse avuto carta bianca, budget illimitato e completa disponibilità per progettare uno spazio per giocare. C’era un angolo con una vera officina meccanica, con veri attrezzi più piccoli adatti alle loro mani e non riproduzioni in plastica di cacciaviti o chiavi. Uno spazio nel quale sembrava di essere all’interno di una cucina vera, con pentole in acciaio, stoviglie, mestoli e tutto ciò che occorre per preparare un pranzetto coi fiocchi. In un altro angolo, delimitato con alti scaffali rivestiti di materassoni colorati, una sorta di palestra per salti, scivolate, arrampicate, rotolate, con corde che sembravano liane appese al soffitto sulle quali volteggiavano bambini e bambine. E poi altri spazi che sembravano tane, rifugi, tende nelle quali giocare a nascondersi.
I miei occhi erano talmente pieni di così tanta bellezza e dei sorrisi dei piccoli che, nello sforzo di allargare lo sguardo, non mi ero accorto che un piccolo di fronte a me, occhi vispi e caschetto di capelli che gli accarezzava la fronte, mi stava tamburellando la gamba per attirare la mia attenzione. Una volta ridestato da quella sensazione di immensa sorpresa e meraviglia, abbasso lo sguardo ed il piccolo mi fa ciao con la mano. Contraccambio il saluto, gli sorrido e mi abbasso sulle ginocchia. Ci scrutiamo per qualche istante e poi gli chiedo: “Ciao! C’è anche qualche grande nei paraggi?” Lui mi fissa serio e allunga il braccio indicandomi il fondo della stanza. Seguo il suo dito e intravedo una maestra ed un maestro, seduti a terra su un tappeto color verde pi***lo che osservano con espressione altrettanto sorpresa lo spettacolo che li circonda.
Mi avvicino passando attraverso bimbi e bimbe affaccendati a gruppi nei loro giochi e penso che un’atmosfera così gioiosa non l’ho mai vista prima considerata la densità di bambini, i possibili pericoli e gli infiniti potenziali momenti di scontro e litigio. Raggiungo i due adulti, mimetizzati nello spazio che li avvolge, li saluto e gli dico: “Wow! Ma come è possibile tutto questo?” La maestra mi guarda, sorride e mi risponde con poche parole: “perché ognuno sta facendo quello che più gli piace!” “Sì ma come avete costruito questo spazio incredibile?” controbatto sempre più sconvolto. Il maestro, con lo stesso sorriso, mi risponde: “abbiamo chiesto a loro che cosa gli piaceva!”
Ecco che allora questo sogno è diventato, in questi giorni di Settembre nei quali tante cose nuove iniziano, un mio personale faro, una freccia, un segnale che indica la direzione che voglio dare al mio lavoro in questo anno. E mi ripeto ogni mattina che farò di tutto perché non rimanga soltanto un sogno. Perché i bimbi hanno diritto a stare in una scuola che sia su misura, fatta per loro e un po’ di più con loro. Una scuola nella quale stanno bene perché sono nel piacere e non perché fanno quel che a noi grandi piacerebbe tanto facessero.
Sarà una bella sfida ma sono pronto!