Oliviero Donà - Psicologo

Oliviero Donà - Psicologo Mi chiamo Oliviero Donà, sono uno Psicologo e Psicoterapeuta in formazione. Oltre alla pratica cli

11/02/2026

SEMINARIO. DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO: DIAGNOSI, TRAIETTORIE EVOLUTIVE, TRATTAMENTI. IL DISTURBO DA DEFICIT DELL'ATTENZIONE (ADHD) DALL'INFANZIA ALL'ETÀ ADULTA.

Sabato 18 aprile 2026
Ore 09.00-16.30

6 crediti ECM per la partecipazione in presenza.

Il Seminario focalizzerà l'attenzione, in particolare, sul disturbo da deficit dell’attenzione, secondo una prospettiva longitudinale, particolarmente importante per studiare questi disturbi alla luce dei percorsi diagnostici, dei decorsi delle traiettorie evolutive e dei progetti di cura possibili per minori e adulti che ne sono affetti.

SEDE: per la partecipazione in presenza (40 posti disponibili): Via Principe Amedeo 16, Torino.

Iscrizioni su www.saiga.it
Per informazioni edallagrana@saiga.it

06/02/2026

PSICOTRAUMATOLOGIA - 50
LUTTO E TRAUMA: QUANDO LA PERDITA PUO' DIVENTARE DISTURBO?

La ricerca contemporanea distingue in modo sempre più netto tra lutto fisiologico, Disturbo da
Lutto Prolungato (PGD) e PTSD. Il lutto normale è un processo di integrazione: anche quando è
molto intenso tende, nel tempo, a trasformarsi. Non significa “passare oltre”, ma riuscire
gradualmente a collocare la perdita nella propria storia senza che occupi tutto lo spazio psichico.
Quando invece il dolore rimane invariato, intrusivo e compromette il funzionamento, non siamo più
di fronte a un’elaborazione ma a un blocco del processo.
Il DSM-5-TR ha introdotto il Prolonged Grief Disorder, caratterizzato da yearning persistente per il
defunto, preoccupazione costante, difficoltà a reinvestire nelle relazioni, alterazione del senso di
identità ed evitamento dei ricordi. Il suo nucleo non è la paura ma la separazione non mentalizzata:
la mente continua a cercare la persona come se dovesse tornare. Il PTSD nasce invece da una
percezione di minaccia. Qui dominano ipervigilanza, freezing, riattivazioni somatiche e evitamento
fobico. Nei lutti traumatici – morti improvvise, violente, suicidio, disastri – i due quadri possono
sovrapporsi, creando configurazioni cliniche particolarmente complesse.
La variabile ponte sembra essere la ruminazione. Quando il pensiero non elabora la perdita ma tenta
inconsciamente di annullarla o riscriverla, il sistema resta in stato di allarme e il dolore non si
trasforma.Diventa clinicamente significativo quando i sintomi persistono oltre 6-12 mesi senza
modulazione, aumentano invece di ridursi, la persona evita i ricordi, l’identità rimane ancorata al
defunto, compare compromissione funzionale o una costante iperattivazione neurofisiologica.
La distinzione è fondamentale per il trattamento. Il PGD richiede interventi maggiormente centrati
sulla separazione e sulla riorganizzazione del legame interno; il PTSD richiede interventi
maggiormente centrati sulla memoria traumatica e sulla risposta di minaccia. E’ importante e
necessario non confondere le due condizioni per non prolungare la sofferenza.
In poche parole non è la “quantità” di sofferenza esperita che fa la differenza, ma come la mente
organizza ed elabora tale sofferenza e quindi la perdita.

Liberamente tratto da :
M. Malgaroli, F. Maccallum, and G. Bonanno, “Symptoms of persistent complex bereavement
disorder, depression, and PTSD in a conjugally bereaved sample: a network analysis,”
Psychological Medicine, Jul. 2018, doi: 10.1017/S0033291718001769.
A. Lemma, “Mourning, melancholia and machines: An applied psychoanalytic investigation
B. of mourning in the age of griefbots*,” The International journal of psycho-analysis, May
C. 2024, doi: 10.1080/00207578.2024.2342917.

06/02/2026

SEMINARIO. DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO: DIAGNOSI, TRAIETTORIE EVOLUTIVE, TRATTAMENTI. I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO DALL'INFANZIA ALL'ETÀ ADULTA

Sabato 7 marzo 2026
Ore 09.00-16.30

6 crediti ECM per la partecipazione in presenza.

Il Seminario focalizzerà l'attenzione, in particolare, sui disturbi dello spettro autistico, secondo una prospettiva longitudinale, particolarmente importante per studiare questi disturbi alla luce dei percorsi diagnostici, dei decorsi delle traiettorie evolutive e dei progetti di cura possibili per minori e adulti che ne sono affetti.

SEDE: per la partecipazione in presenza (40 posti disponibili): Via Principe Amedeo 16, Torino.

Iscrizioni su www.saiga.it
Per informazioni edallagrana@saiga.it

10/12/2025
05/12/2025

PSICOTRAUMATOLOGIA - 49
LA TRAUMATIZZAZIONE VICARIA NEL TRATTAMENTO DEL TRAUMA COMPLESSO: IMPLICAZIONI PER LA PRATICA CLINICA

Nel lavoro psicoterapeutico con pazienti gravemente traumatizzati e con disturbi dissociativi complessi, il terapeuta è esposto a un rischio significativo di traumatizzazione vicaria (Pearlman &
McCann, 1990; Figley, 1995). Tale fenomeno non riguarda soltanto l’accumulo di materiale traumatico, ma implica una trasformazione progressiva delle strutture cognitive, affettive e relazionali del terapeuta derivante dall’incontro ripetuto con sistemi motivazionali disorganizzati e con memorie implicite non integrate.
Il testo sottolinea come le reazioni controtransferali possano assumere configurazioni ricorrenti: distanziamento emotivo e razionalizzazione investigativa; sentimenti di inefficacia e fallimento;
iper-identificazione e iper-responsabilizzazione; collusione con aspettative traumatiche del paziente; oppure un più generale declino del senso di efficacia professionale. Questi pattern
emergono in risposta alle dinamiche relazionali tipiche del trauma precoce: sfiducia, controllo, alternanza tra dipendenza estrema e ritiro, richiesta implicita di conferma di scenari traumatici
pregressi.
La traumatizzazione vicaria non è riducibile al burnout: è un processo intersoggettivo in cui il terapeuta può essere temporaneamente inglobato nel campo traumatico del paziente. Quando tale immersione non viene riconosciuta, il rischio è la riproduzione iatrogena degli stessi modelli relazionali disfunzionali che la terapia dovrebbe trasformare.
Elemento protettivo fondamentale è la metacompetenza relazionale: la capacità del terapeuta di monitorare i propri stati interni, articolare le dinamiche controtransferali e, quando clinicamente indicato, utilizzare interventi metacomunicativi che rendano esplicite le modalità di funzionamento emergenti nella diade terapeutica. La supervisione continuativa, il lavoro personale e l’appartenenza a contesti clinici non isolati rappresentano ulteriori fattori di prevenzione.
In questo quadro, la cura del terapeuta non è accessoria ma strutturale: la possibilità di mantenere consapevolezza emotiva e regolazione interna costituisce una condizione preliminare per
sostenere il processo terapeutico del paziente e per evitare che il trauma, nella sua natura altamente pervasiva, si inscriva anche nell’esperienza del clinico.

Liberamente tratto da:A.Gonzales Vazques, (2013), I Disturbi Dissociativi. Diagnosi e trattamento, Ed. G. Fioriti.

# traumatizzazionevicaria ̀

02/12/2025

Tra il 1939 e il 1962 Donald Winncott tenne per la BBC una cinquantina di conversazioni radiofoniche dedicate ai genitori, in un progetto di educazione alla salute via radio: quelle emesse dal 1955 vennero trascritte in un libro dal titolo “Colloqui con i genitori”. In queste conversazioni Winnicott combina amabilmente il suo approccio prescrittivo da pediatra con le intuizioni da psicoanalista, semplificando al massimo i passaggi con cui arriva ad obiettivi utili ai genitori.

Tra i vari temi trattati, uno è molto interessante: quella in cui si parla degli aspetti fastidiosi dell’essere genitori. La conversazione trascritta è tratta da un gruppo di madri invitate alla BBC, con i commenti dello psicoanalista.
L’incipit è questo: “Ci sono persone che rimangono colpite quando scoprono che un neonato non suscita in loro solo sentimenti d’amore. Ascoltando la conversazione che segue, vi renderete conto che queste madri sono persone sicure dell’amore per i figli; lo danno per scontato e non si vergognano a parlare degli aspetti spiacevoli della vita in casa. Fu chiesto loro di parlare specificamente di ciò che avevano trovato fastidioso, e risposero apparentemente senza difficoltà.”

Le madri, in effetti, portano contributi in considerevole quantità, parendo ad un certo punto anche incitarsi a vicenda. “E’ una fatica terribile.” Oppure: “Amo molto cucire, ma diventa un’attività insopportabile se i bambini.. (risata) .. Mi piace davvero, mi ci immergo totalmente e lascio che il tempo scorra, ma proprio questo mi mette nei guai perché, tra l’altro, non sono una che calcola bene il tempo. Anzi, mi piace dimenticarmene!”

Winnicott pare sempre incoraggiante, convinto che si debba dar voce ai risentimenti delle madri, “anche a quelli più aspri”: talvolta esce con un “bisogna accettare di non poter stare dietro a tutto”, a volte chiude con un “la pace ritornerà”, spesso riconosce “le frustrazioni e la noiosa routine”, talvolta bacchetta i mariti. Accenna anche di aver messo per iscritto un elenco di buone ragioni per cui le madri potevano odiare il proprio figlio. A contributi quasi conclusi ammette “credo nasca di qui il bisogno di mandare qualche sana maledizione.”

Accanto ad un Winnicott simpatico e irriverente, si tocca un tema molto fine, quello dei “segreti”: le madri sentono di non averne dinnanzi agli audaci esploratori dei loro figli, per cui nulla di loro resta inviolato. Lo psicoanalista parla di come si debbano salvaguardare (e così, anche nei loro “segreti”) senza per questo privare i figli di un aspetto essenziale, quale è la percezione di essere raggiungibili. Ribaltando la visuale, si pone l’accento sul fatto che anche il figlio all’inizio è “il segreto” e poi diventa “un bambino”.

Il libro si chiude con l’affermazione provocatoria per cui nessuna madre può diventare sensibile ai bisogni del suo bambino se non prova ambivalenza e senso di colpa. Rientra nel concetto di “madre sufficientemente buona” dell’autore: una madre che non teme i sentimenti contrastanti ma li integra, che non si lascia sopraffare dall’ “orda di invasori” ma che recupera una sua individualità, “guadagnandosi il diritto di esercitare la fermezza, essendo stata prima affettuosamente vicina" a suo figlio.

24/11/2025

Quando si parla di competenze acquisibili nella formazione in psicoterapia poco si parla di questa, che è invece una delle competenze fondamentali del lavoro di cura:

"Saper so-stare nel silenzio è una competenza educativa di cura essenziale, che si impara nel tirocinio con la propria e altrui umanità fragile, richiede di essere disponibili all'attesa, di saper abitare la soglia.
[...]
L'educatore (terapeuta potremmo dire noi) che sceglie il silenzio si domanda non come possa agire per eliminare il dolore ma si chiede, nel caso di quest'uomo che soffre, come incida il dolore nella sua vita. Lo sguardo sull'esistenza ferita che ha davanti a sé è una soglia, anche temporale, è una sorta di tempo pieno (carico) che appare vuoto al quale l'educatore, con il suo silenzio accogliente oppone un momento di vuoto che possa generare nuova ricchezza. Si esprime una competenza che è nella capacità del mantenimento di una promessa in cui la parola silenziosa dell'educatore racconta un non abbandono, un non distogliere lo sguardo e l'attenzione dall'altro e dal suo dolore. Il silenzio è infatti educativo, è un'attestazione di presenza e di accoglienza dell'altro, al di là delle parole che lo raccontano mediante una diagnosi."
Monica Crotti, (2023), "Il silenzio e la cura che ripara", Journal of Health Care Education in Practice.

21/11/2025

Delle Artiterapie e dei Mondi Analogici - 43

Il sistema limbico nella profondità centrale del nostro sistema nervoso centrale, è potente. Non si tratta di una struttura arcaica, obsoleta, sostituita dalla nostra corteccia cerebrale così tanto evoluta. È piuttosto il contrario: le nostre motivazioni a qualsiasi attività superiore, si fondano su meccanismi primari e primitivi, che ne garantiscono la persistenza, in modo però automatico e ripetitivo. Ciò che davvero riesce ad affrancarci dagli automatismi che hanno sede nel giro cingolato è la creatività. Il Sé Creativo. Che oltrepassa il diaframma delle zone di comfort, e riesce a gratificarci nonostante la "fatica neuronale" che questo comporta. Costruire è sempre un lavoro, necessario al benessere di chiunque, ma l'espressione artistica lo rende più agevole

14/11/2025

TERAPIA DELLA COPPIA - 30
AMORI IN RETE

Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
Un numero impressionante di rapporti stabili e duratori (si calcola un terzo di questi) sono nati tramite conoscenze su siti web dedicati, da contatti in rete. Internet ha introdotto una differenza nelle relazioni amorose di natura qualitativa e sociale. Incominciamo con l’osservare che i dispositivi digitali vengono usati come se si aumentasse la propria autonomia, vivendo connessi con interlocutori fantasmatici, in un “falso gruppo”, dove numerosi individui comunicano tra loro attorno a temi specifici ma mai ben definiti, continuamente cangianti, per cui l’immagine è quella che Han chiama “sciame digitale”. Lo schermo crea un inganno sull’intimità che da un lato sembra amplificata proprio perché davanti c’è un oggetto, lo schermo appunto, che fa da scudo, che illude di mantenersi nascosti, ma che spinge a svelarsi molto di più che davanti, vis-à- vis, con un amico: la narrazione di sé non è inibita, anzi è esasperata e talora perfino variamente modificata a seconda dell’interlocutore.
Certo il web moltiplica le opportunità, pur richiedendo un certo rispetto della distanza: troppa esposizione, troppo distacco dal reale riducono o annullano il pudore, aumentando l’autoreferenza e potenzialmente riducendo la curiosità.
Le relazioni sul web sono caratterizzate da narrazioni brevi, a spot (una storia, poi un’altra, poi un’altra) più che narrazioni ricche, corpose e integrate tra loro; si è spinti a “chattare” più che ad incontrarsi, senza esposizione fisica, per tutto il tempo che si ritiene opportuno; questo ha i suoi vantaggi, perché permette di non mostrarsi subito fisicamente e offre la possibilità di offrire di sé delle parti ad uso e consumo dell’altro, ma anche “di illuminare nuove parti di sé” (U.Telfener).
I giovani sembrano più interessati ad una sorta di socializzazione anche di stampo sessuale, poiché scorrono profili, valutano il proprio gradimento, giocano sul corteggiamento, arrivano ad organizzare l’incontro ma alla fine spesso non si incontrano. Vengono anche esibiti aspetti del proprio privato (cosa sto mangiando, dove mi trovo in questo momento, cosa sto facendo), che appare come un desiderio di far conoscere la propria personalità da un punto di vista condivisibile e di mostrarsi sinceri (una sincerità filtrata dalla volontà di piacere). Si cercano consenso e conferme.
Molti adulti raccontano come di fronte alla telecamera del loro computer si sentono totalmente disinibiti quando amoreggiano con un partner a distanza. I sentimenti sono veri, molto forti, il coinvolgimento è potente, vi è eccitazione, aspettativa, scambi audaci, voglia di mettersi in gioco.
“Gli amori in rete”, scrive la Telfener, “sono distanti, ma anche molto intimi”. E il web costituisce anche un luogo per mettersi alla prova, per osare e per sperimentare. Se Internet è l’unica modalità di relazione amorosa è esagerato e richiede un approfondimento di motivazioni e significati, se Internet invece è una delle modalità può anche essere uno stimolo.
Certo ognuno usa la rete per come è strutturato psichicamente e chi si perde probabilmente si sarebbe perso anche in altro modo. E’ possibile innamorarsi in rete, purchè la realtà resti il luogo della conoscenza autentica dell’altro

07/11/2025

PSICOTRAUMATOLOGIA - 48
“Specchi deformanti. Le narrazioni del sé, degli altri, del mondo” pensieri in libertà sul trauma dopo il congresso S.I.P.I.

L'importanza del terapeuta come regolatore psiconeurobiologico risiede nella comprensione profonda che il trauma non è semplicemente un evento narrativo, ma uno stato di profonda disregolazione impresso nel sistema nervoso autonomo del paziente. Le esperienze traumatiche, in particolare quelle legate all'attaccamento precoce, compromettono lo sviluppo dei circuiti cerebrali deputati all'autoregolazione emotiva, rendendo difficile per l'individuo tollerare o modulare l'attivazione emotiva intensa. In questo contesto, il terapeuta, mantenendo una presenza calma, sintonizzata e non giudicante, funge da sistema di regolazione esterno. Attraverso la comunicazione implicita, mediata dal tono di voce, dalla postura e dall'attitudine relazionale, il terapeuta invia segnali di sicurezza che vengono processati direttamente dai circuiti subcorticali del paziente, bypassando le difese cognitive e riattivando la capacità di connessione. Questa regolazione interattiva è cruciale per espandere progressivamente la capacità del paziente di tollerare gli stati emotivi intensi, creando una base neurobiologica di sicurezza essenziale prima e durante qualsiasi elaborazione cognitiva del trauma.

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05/11/2025

PILLOLE DI SAIGA

📖 Sta arrivando piano piano (o a grandi passi secondo alcuni) quel momento dell'anno in cui tra gli allievi (e non solo) inizia a serpeggiare preoccupazione.

Stanno per finire le lezioni, iniziano ad arrivare mail di convocazione, ci si passano informazioni sulle commissioni... ohibò, a breve gli esami!!
Quelli del primo chiedono come saranno, quelli del secondo "ma sempre anche lo scritto?", quelli del terzo "ce la faremo anche quest'anno", per quelli del quarto è scompiglio!

In segreteria è un disastro, diecimilacinquecento documenti da preparare, mail da inviare, fatture da approntare, informazioni da rilasciare, "quante ore ho fatto, sono a posto?", "ce l'abbiamo questo libro?", "hai trovato il mio quaderno?", "sono a posto con le rate"?..... sì, inizia ora un periodo f***e, energico, emozionante, caotico (...chi vuole può aggiungere nei commenti...), ma quanto bello!?

E allora ci aggiorneremo a breve, con le PILLOLE DI SAIGA, per far vivere a tutti l'atmosfera che si vivrà da ora a dicembre!!

Seguiteci su www.scuolasaiga.it
oppure scrivete a edallagrana@saiga.it



03/11/2025

"Nel corso degli anni, grazie alle mie diverse attività professionali e private, si è sempre più rafforzata in me la convinzione che già nutrivo da bambina, che il giardino dell'anima e l'anima del giardino siano un'unica realtà. Giardini e anime si appartengono, costituiscono uno spazio segreto tra ciò che è chiaro e ciò che è oscuro, tra cultura e natura, tra coscienza e inconscio, tra spirito e corpo. In questo libro voglio esaminare proprio tale spazio intermedio, da cui sono stata catturata".

(Dalla quarta di copertina):
Ruth Ammann, forte della doppia esperienza di architetto e psicoterapeuta, coniuga la concezione reale di giardino come elemento naturale con quella simbolica di giardino dell'anima, ossia luogo terapeutico, archetipo della vita, immagine interiore positiva, fonte di energia e speranza, spazio vitale. Ricordi di gioventù, momenti di vita, sogni, viaggi e accenni alla pratica professionale accompagnano il racconto dell'affascinante relazione che lega l'autrice al giardino, per poi abbracciare in modo più ampio l'analisi di quel magico influsso benefico e rivitalizzante che la natura esercita sull'essere umano.

Ruth Ammann (2008), Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino

Indirizzo

Via Enzo Verrando, 10
Bordighera
18012

Telefono

+393332687785

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