Oliviero Donà - Psicologo

Oliviero Donà - Psicologo Mi chiamo Oliviero Donà, sono uno Psicologo e Psicoterapeuta in formazione. Oltre alla pratica cli

23/03/2026

Sappiamo che il concetto di "tenerezza" in Sándor Ferenczi è centrale nella sua teoria del trauma, espressa soprattutto nel saggio "Confusione di linguaggi tra gli adulti e il bambino" del 1932. L’autore distingue tra il "linguaggio della tenerezza" (naturale affetto del bambino che esprime il bisogno affettivo di comprensione, rassicurazione e protezione) e il "linguaggio della passione" (sessualità dell’adulto), sostenendo che l'abuso o la mancata risposta a bisogni di tenerezza genera esperienze di natura potenzialmente traumatica, oltre al fallimento della funzione riflessiva.

Già nel 1908 Alfred Adler scrive con pionieristico convincimento come il cosiddetto “precursore” dell’empatia, e di conseguenza del sentimento sociale, sia il concetto di “Zärtlichkeitsbedürfnis”, in altre parole il bisogno di tenerezza primaria.

Il bisogno (Bedürfnis), provato fin dal primo vagito da parte del bambino di ricevere tutto ciò che è “tenero”, “delicato” (Zärt), affetto, cura, amore, carezze, se è fertilizzato con adeguate attenzioni e scambi di reciprocità da parte del caregiver che lo accudisce, consente di rinvigorire un buon “legame di attaccamento”: l’innato senso sociale del bambino si vivifica col tempo nel linguaggio della tenerezza, della reciprocità, del sentimento sociale.

Lo “Zärtlichkeitsbedürfnis” adleriano, in altre parole il bisogno di reciprocità e di tenerezza primaria, anticipa i concetti di holding e di handling di Winnicott, la teoria della capacità di rêverie della madre di Bion, la concezione del campo e del traffico intersoggettivo di Stern.
Autori come Winnicott, Bion, Stern, Ferenczi, come già nel 1908 l’antesignano Alfred Adler, maestro e precursore, sono accomunati dall’interesse per il tema dell’intersoggettività primaria nell’interazione fra la mente del bambino e la mente dei suoi partner significativi.

06/03/2026

TRAUMA E NEURODIVERGENZA: COSA EMERGE DALLA RICERCA RECENTE - 51

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato come i bambini neurodivergenti, in particolare
quelli con autismo o ADHD, riportino un’esposizione significativamente più elevata a eventi
traumatici e presentino più frequentemente sintomi da stress post-traumatico rispetto ai coetanei
neurotipici (Bccman et al., 2026).
L’esperienza del trauma, tuttavia, non è identica per tutti. Nelle persone autistiche il vissuto di
sofferenza è spesso legato a sentimenti di alienazione, alla difficoltà di sentirsi parte del gruppo e
alla percezione di non appartenere pienamente al contesto sociale. Nelle persone con ADHD,
invece, il distress è più frequentemente connesso ai ripetuti tentativi esterni di controllo, regolazione
o contenimento del comportamento. Quando le due condizioni coesistono, queste esperienze
possono intensificarsi e diventare ancora più complesse (Pavlopoulou et al., 2025).
Un altro aspetto importante riguarda la traiettoria evolutiva. Per molti adulti neurodivergenti, e in
modo particolare per molte donne, la mancata diagnosi durante l’infanzia o l’adolescenza può
diventare essa stessa un’esperienza profondamente traumatica. Anni trascorsi senza una chiave
interpretativa del proprio funzionamento possono infatti lasciare conseguenze psicologiche
significative, tra cui depressione, ansia e un persistente senso di inadeguatezza (Craddock, 2024).
Nonostante questa vulnerabilità documentata, esiste ancora un importante gap clinico. Le
valutazioni dei sopravvissuti al trauma che presentano una condizione di neurodivergenza raramente
includono raccomandazioni terapeutiche trauma-specifiche basate su evidenze scientifiche (Kalisch
et al., 2025).
La letteratura suggerisce tuttavia alcune indicazioni promettenti. Gli interventi trauma-informed che
integrano supporti sensoriali e strategie di regolazione emotiva sembrano migliorare in modo
significativo gli esiti clinici e il funzionamento adattivo (Delisio et al., 2022).
In sintesi, la ricerca indica con crescente chiarezza che le persone neurodivergenti necessitano di
interventi clinici trauma-informed capaci di riconoscere e rispettare le loro specifiche caratteristiche
neurologiche, sensoriali ed emotive.

25/02/2026

🟥 AVVICINARSI ALLA PROFESSIONE DI PSICOLOGO

Il 16 aprile riprende il corso Avvicinarsi alla Professione di Psicologo!

29^ EDIZIONE, aprile 2026

corso gratuito

Il corso, rivolto a laureandi e laureati in Psicologia, intende fornire competenze di base e strumenti pratico-operativi per affacciarsi alla professione di Psicologo in ambito clinico e per affrontare le prove di valutazione previste dalle recenti normative inerenti l’abilitazione professionale (l. 163/2021, DM 654/2022, 567/2022, 554/2022).
Il percorso formativo è infatti teso a consolidare ed integrare le conoscenze e le competenze apprese durante il corso di laurea ed i tirocini, con particolare attenzione ai collegamenti tra teorie/modelli, pratiche professionali, evidenze di efficacia, nonché agli aspetti inerenti la legislazione e la deontologia professionale e i possibili ambiti di intervento professionale per lo psicologo.

Iscrizioni e calendario su www.saiga.it
Info edallagrana@saiga.it

16/02/2026

“Figlio salito da strani reami

Ora ho capito come ti chiami

Ora è fiorito il tuo nome segreto

E nelle notti io te lo ripeto

Passano i giorni, passeri lenti

Più io ti chiamo, più lo diventi

E ora nessuno si sbaglierà più

Ora sei tu”

(Mammalingua. Ventuno filastrocche per neonati e per la voce delle mamme, Bruno Tognolini, 2008)

Il riconoscimento è un processo relazionale fondamentale le cui basi affondano nelle relazioni primarie da cui abbiamo potuto essere nutriti, che risponde al bisogno di sentirsi visti, conosciuti ed al contempo compresi profondamente dall’altro.
Differisce dai processi di identificazione e da quelli che implicano l’offerta di approvazione: quante volte nella psicoterapia con gli adulti, pensiamo a quanto sia mancato nell’esperienza dei nostri pazienti, sin da quando erano molto piccoli?
La psicoterapia adleriana propone il concetto dell’ “incoraggiamento” come chiave di accesso al riconoscimento dell’unicità e della soggettività dell’individuo e come strumento attraverso cui riparare ferite e mancanze.

11/02/2026

SEMINARIO. DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO: DIAGNOSI, TRAIETTORIE EVOLUTIVE, TRATTAMENTI. IL DISTURBO DA DEFICIT DELL'ATTENZIONE (ADHD) DALL'INFANZIA ALL'ETÀ ADULTA.

Sabato 18 aprile 2026
Ore 09.00-16.30

6 crediti ECM per la partecipazione in presenza.

Il Seminario focalizzerà l'attenzione, in particolare, sul disturbo da deficit dell’attenzione, secondo una prospettiva longitudinale, particolarmente importante per studiare questi disturbi alla luce dei percorsi diagnostici, dei decorsi delle traiettorie evolutive e dei progetti di cura possibili per minori e adulti che ne sono affetti.

SEDE: per la partecipazione in presenza (40 posti disponibili): Via Principe Amedeo 16, Torino.

Iscrizioni su www.saiga.it
Per informazioni edallagrana@saiga.it

06/02/2026

PSICOTRAUMATOLOGIA - 50
LUTTO E TRAUMA: QUANDO LA PERDITA PUO' DIVENTARE DISTURBO?

La ricerca contemporanea distingue in modo sempre più netto tra lutto fisiologico, Disturbo da
Lutto Prolungato (PGD) e PTSD. Il lutto normale è un processo di integrazione: anche quando è
molto intenso tende, nel tempo, a trasformarsi. Non significa “passare oltre”, ma riuscire
gradualmente a collocare la perdita nella propria storia senza che occupi tutto lo spazio psichico.
Quando invece il dolore rimane invariato, intrusivo e compromette il funzionamento, non siamo più
di fronte a un’elaborazione ma a un blocco del processo.
Il DSM-5-TR ha introdotto il Prolonged Grief Disorder, caratterizzato da yearning persistente per il
defunto, preoccupazione costante, difficoltà a reinvestire nelle relazioni, alterazione del senso di
identità ed evitamento dei ricordi. Il suo nucleo non è la paura ma la separazione non mentalizzata:
la mente continua a cercare la persona come se dovesse tornare. Il PTSD nasce invece da una
percezione di minaccia. Qui dominano ipervigilanza, freezing, riattivazioni somatiche e evitamento
fobico. Nei lutti traumatici – morti improvvise, violente, suicidio, disastri – i due quadri possono
sovrapporsi, creando configurazioni cliniche particolarmente complesse.
La variabile ponte sembra essere la ruminazione. Quando il pensiero non elabora la perdita ma tenta
inconsciamente di annullarla o riscriverla, il sistema resta in stato di allarme e il dolore non si
trasforma.Diventa clinicamente significativo quando i sintomi persistono oltre 6-12 mesi senza
modulazione, aumentano invece di ridursi, la persona evita i ricordi, l’identità rimane ancorata al
defunto, compare compromissione funzionale o una costante iperattivazione neurofisiologica.
La distinzione è fondamentale per il trattamento. Il PGD richiede interventi maggiormente centrati
sulla separazione e sulla riorganizzazione del legame interno; il PTSD richiede interventi
maggiormente centrati sulla memoria traumatica e sulla risposta di minaccia. E’ importante e
necessario non confondere le due condizioni per non prolungare la sofferenza.
In poche parole non è la “quantità” di sofferenza esperita che fa la differenza, ma come la mente
organizza ed elabora tale sofferenza e quindi la perdita.

Liberamente tratto da :
M. Malgaroli, F. Maccallum, and G. Bonanno, “Symptoms of persistent complex bereavement
disorder, depression, and PTSD in a conjugally bereaved sample: a network analysis,”
Psychological Medicine, Jul. 2018, doi: 10.1017/S0033291718001769.
A. Lemma, “Mourning, melancholia and machines: An applied psychoanalytic investigation
B. of mourning in the age of griefbots*,” The International journal of psycho-analysis, May
C. 2024, doi: 10.1080/00207578.2024.2342917.

06/02/2026

SEMINARIO. DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO: DIAGNOSI, TRAIETTORIE EVOLUTIVE, TRATTAMENTI. I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO DALL'INFANZIA ALL'ETÀ ADULTA

Sabato 7 marzo 2026
Ore 09.00-16.30

6 crediti ECM per la partecipazione in presenza.

Il Seminario focalizzerà l'attenzione, in particolare, sui disturbi dello spettro autistico, secondo una prospettiva longitudinale, particolarmente importante per studiare questi disturbi alla luce dei percorsi diagnostici, dei decorsi delle traiettorie evolutive e dei progetti di cura possibili per minori e adulti che ne sono affetti.

SEDE: per la partecipazione in presenza (40 posti disponibili): Via Principe Amedeo 16, Torino.

Iscrizioni su www.saiga.it
Per informazioni edallagrana@saiga.it

10/12/2025
05/12/2025

PSICOTRAUMATOLOGIA - 49
LA TRAUMATIZZAZIONE VICARIA NEL TRATTAMENTO DEL TRAUMA COMPLESSO: IMPLICAZIONI PER LA PRATICA CLINICA

Nel lavoro psicoterapeutico con pazienti gravemente traumatizzati e con disturbi dissociativi complessi, il terapeuta è esposto a un rischio significativo di traumatizzazione vicaria (Pearlman &
McCann, 1990; Figley, 1995). Tale fenomeno non riguarda soltanto l’accumulo di materiale traumatico, ma implica una trasformazione progressiva delle strutture cognitive, affettive e relazionali del terapeuta derivante dall’incontro ripetuto con sistemi motivazionali disorganizzati e con memorie implicite non integrate.
Il testo sottolinea come le reazioni controtransferali possano assumere configurazioni ricorrenti: distanziamento emotivo e razionalizzazione investigativa; sentimenti di inefficacia e fallimento;
iper-identificazione e iper-responsabilizzazione; collusione con aspettative traumatiche del paziente; oppure un più generale declino del senso di efficacia professionale. Questi pattern
emergono in risposta alle dinamiche relazionali tipiche del trauma precoce: sfiducia, controllo, alternanza tra dipendenza estrema e ritiro, richiesta implicita di conferma di scenari traumatici
pregressi.
La traumatizzazione vicaria non è riducibile al burnout: è un processo intersoggettivo in cui il terapeuta può essere temporaneamente inglobato nel campo traumatico del paziente. Quando tale immersione non viene riconosciuta, il rischio è la riproduzione iatrogena degli stessi modelli relazionali disfunzionali che la terapia dovrebbe trasformare.
Elemento protettivo fondamentale è la metacompetenza relazionale: la capacità del terapeuta di monitorare i propri stati interni, articolare le dinamiche controtransferali e, quando clinicamente indicato, utilizzare interventi metacomunicativi che rendano esplicite le modalità di funzionamento emergenti nella diade terapeutica. La supervisione continuativa, il lavoro personale e l’appartenenza a contesti clinici non isolati rappresentano ulteriori fattori di prevenzione.
In questo quadro, la cura del terapeuta non è accessoria ma strutturale: la possibilità di mantenere consapevolezza emotiva e regolazione interna costituisce una condizione preliminare per
sostenere il processo terapeutico del paziente e per evitare che il trauma, nella sua natura altamente pervasiva, si inscriva anche nell’esperienza del clinico.

Liberamente tratto da:A.Gonzales Vazques, (2013), I Disturbi Dissociativi. Diagnosi e trattamento, Ed. G. Fioriti.

# traumatizzazionevicaria ̀

02/12/2025

Tra il 1939 e il 1962 Donald Winncott tenne per la BBC una cinquantina di conversazioni radiofoniche dedicate ai genitori, in un progetto di educazione alla salute via radio: quelle emesse dal 1955 vennero trascritte in un libro dal titolo “Colloqui con i genitori”. In queste conversazioni Winnicott combina amabilmente il suo approccio prescrittivo da pediatra con le intuizioni da psicoanalista, semplificando al massimo i passaggi con cui arriva ad obiettivi utili ai genitori.

Tra i vari temi trattati, uno è molto interessante: quella in cui si parla degli aspetti fastidiosi dell’essere genitori. La conversazione trascritta è tratta da un gruppo di madri invitate alla BBC, con i commenti dello psicoanalista.
L’incipit è questo: “Ci sono persone che rimangono colpite quando scoprono che un neonato non suscita in loro solo sentimenti d’amore. Ascoltando la conversazione che segue, vi renderete conto che queste madri sono persone sicure dell’amore per i figli; lo danno per scontato e non si vergognano a parlare degli aspetti spiacevoli della vita in casa. Fu chiesto loro di parlare specificamente di ciò che avevano trovato fastidioso, e risposero apparentemente senza difficoltà.”

Le madri, in effetti, portano contributi in considerevole quantità, parendo ad un certo punto anche incitarsi a vicenda. “E’ una fatica terribile.” Oppure: “Amo molto cucire, ma diventa un’attività insopportabile se i bambini.. (risata) .. Mi piace davvero, mi ci immergo totalmente e lascio che il tempo scorra, ma proprio questo mi mette nei guai perché, tra l’altro, non sono una che calcola bene il tempo. Anzi, mi piace dimenticarmene!”

Winnicott pare sempre incoraggiante, convinto che si debba dar voce ai risentimenti delle madri, “anche a quelli più aspri”: talvolta esce con un “bisogna accettare di non poter stare dietro a tutto”, a volte chiude con un “la pace ritornerà”, spesso riconosce “le frustrazioni e la noiosa routine”, talvolta bacchetta i mariti. Accenna anche di aver messo per iscritto un elenco di buone ragioni per cui le madri potevano odiare il proprio figlio. A contributi quasi conclusi ammette “credo nasca di qui il bisogno di mandare qualche sana maledizione.”

Accanto ad un Winnicott simpatico e irriverente, si tocca un tema molto fine, quello dei “segreti”: le madri sentono di non averne dinnanzi agli audaci esploratori dei loro figli, per cui nulla di loro resta inviolato. Lo psicoanalista parla di come si debbano salvaguardare (e così, anche nei loro “segreti”) senza per questo privare i figli di un aspetto essenziale, quale è la percezione di essere raggiungibili. Ribaltando la visuale, si pone l’accento sul fatto che anche il figlio all’inizio è “il segreto” e poi diventa “un bambino”.

Il libro si chiude con l’affermazione provocatoria per cui nessuna madre può diventare sensibile ai bisogni del suo bambino se non prova ambivalenza e senso di colpa. Rientra nel concetto di “madre sufficientemente buona” dell’autore: una madre che non teme i sentimenti contrastanti ma li integra, che non si lascia sopraffare dall’ “orda di invasori” ma che recupera una sua individualità, “guadagnandosi il diritto di esercitare la fermezza, essendo stata prima affettuosamente vicina" a suo figlio.

24/11/2025

Quando si parla di competenze acquisibili nella formazione in psicoterapia poco si parla di questa, che è invece una delle competenze fondamentali del lavoro di cura:

"Saper so-stare nel silenzio è una competenza educativa di cura essenziale, che si impara nel tirocinio con la propria e altrui umanità fragile, richiede di essere disponibili all'attesa, di saper abitare la soglia.
[...]
L'educatore (terapeuta potremmo dire noi) che sceglie il silenzio si domanda non come possa agire per eliminare il dolore ma si chiede, nel caso di quest'uomo che soffre, come incida il dolore nella sua vita. Lo sguardo sull'esistenza ferita che ha davanti a sé è una soglia, anche temporale, è una sorta di tempo pieno (carico) che appare vuoto al quale l'educatore, con il suo silenzio accogliente oppone un momento di vuoto che possa generare nuova ricchezza. Si esprime una competenza che è nella capacità del mantenimento di una promessa in cui la parola silenziosa dell'educatore racconta un non abbandono, un non distogliere lo sguardo e l'attenzione dall'altro e dal suo dolore. Il silenzio è infatti educativo, è un'attestazione di presenza e di accoglienza dell'altro, al di là delle parole che lo raccontano mediante una diagnosi."
Monica Crotti, (2023), "Il silenzio e la cura che ripara", Journal of Health Care Education in Practice.

21/11/2025

Delle Artiterapie e dei Mondi Analogici - 43

Il sistema limbico nella profondità centrale del nostro sistema nervoso centrale, è potente. Non si tratta di una struttura arcaica, obsoleta, sostituita dalla nostra corteccia cerebrale così tanto evoluta. È piuttosto il contrario: le nostre motivazioni a qualsiasi attività superiore, si fondano su meccanismi primari e primitivi, che ne garantiscono la persistenza, in modo però automatico e ripetitivo. Ciò che davvero riesce ad affrancarci dagli automatismi che hanno sede nel giro cingolato è la creatività. Il Sé Creativo. Che oltrepassa il diaframma delle zone di comfort, e riesce a gratificarci nonostante la "fatica neuronale" che questo comporta. Costruire è sempre un lavoro, necessario al benessere di chiunque, ma l'espressione artistica lo rende più agevole

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Via Enzo Verrando, 10
Bordighera
18012

Telefono

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