Dott.ssa Francesca Malvezzi Psicologa

Dott.ssa Francesca Malvezzi Psicologa I miei interventi sono volti alla promozione del benessere per migliorare la qualità della tua vita

10/01/2026
07/01/2026

LA DIPENDENZA AFFETTIVA NON È AMORE CHE SBAGLIA, È AMORE CHE HA PAURA
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

La dipendenza affettiva non nasce dall’eccesso di sentimento.
Nasce da una mancanza di sicurezza.
Non è amare troppo.
È non potersi permettere di perdere.
Chi vive una dipendenza affettiva non cerca l’altro per scelta libera,
ma per reggersi.
L’altro diventa casa, regolatore emotivo, ancora di senso. Non perché sia speciale,
ma perché senza di lui il vuoto fa troppo rumore. La dipendenza affettiva è una forma di sopravvivenza relazionale.
Non dice: “Ti amo”.
Dice: “Senza di te non so stare”.
Per questo è così difficile uscirne.
Non si lascia una persona.
Si lascia una funzione vitale. Dentro la dipendenza affettiva l’altro non è incontrato come soggetto, ma come necessità.
E quando l’altro si allontana, cambia, o ferisce, non si prova solo dolore:
si prova panico.
Il panico di chi sente che sta per crollare qualcosa di più profondo
della relazione stessa.
Per questo chi è dipendente affettivamente spesso giustifica, perdona, aspetta.
Non perché non veda.
Ma perché vede e non può permettersi di perdere ciò che lo tiene in piedi.
Dire “basta” non è un atto di volontà.
È un processo lungo, fatto di paura, solitudine, ritorni indietro, dubbi.
E spesso richiede un terzo:
una relazione sicura,
uno spazio terapeutico,
una presenza che regga quando l’altro non c’è più. Guarire dalla dipendenza affettiva non significa diventare freddi. Significa diventare abitabili per se stessi.
Significa poter restare anche quando l’altro non risponde. Significa non dover più mendicare presenza. Significa che l’amore smette di essere un’urgenza
e può tornare a essere una scelta.
La dipendenza affettiva non chiede giudizio.
Chiede cura del vuoto, non colpevolizzazione del legame.
Finché non impariamo a stare con noi stessi senza crollare, cercheremo sempre qualcuno
a cui aggrapparci. E chiameremo amore
ciò che, in realtà, è paura di cadere.
La dipendenza non è il problema.
È il tentativo. Il tentativo di reggere un dolore che non ha trovato parole,
di placare un vuoto che non ha mai avuto ascolto, di calmare un corpo e una mente che non hanno imparato a sentirsi al sicuro.
Ridurre la dipendenza a un vizio, a una mancanza di volontà o a una patologia isolata
è un modo elegante per non vedere la persona. È guardare il gesto senza chiedersi da dove nasce.
Nessuno diventa dipendente perché ama distruggersi. Si diventa dipendenti perché, a un certo punto della vita, qualcosa ha funzionato: una sostanza, un comportamento, una ripetizione che ha dato sollievo quando non c’era altro.
La dipendenza è una regolazione emotiva improvvisata che col tempo diventa prigione.
Per questo smettere non basta.
E spesso non è nemmeno possibile finché resta intatto il dolore che quella dipendenza ha cercato di contenere.
Finché guardiamo solo a cosa una persona usa, continuiamo a ignorare perché ne ha avuto bisogno. La vera domanda non è:
“Perché non smetti?”
ma:
“Che cosa stai cercando di non sentire da solo?” Guarire non significa diventare forti.
Significa diventare connessi: a qualcuno, a qualcosa, a se stessi. Significa poter sentire senza doversi anestetizzare.
Significa non dover più usare un oggetto, una sostanza, un gesto
per restare in piedi. Una società che non tollera il dolore produce individui che lo silenziano. E poi li giudica per averlo fatto.
La dipendenza non chiede condanna.
Chiede presenza, tempo, sicurezza, relazione. Chiede uno spazio in cui il dolore possa finalmente essere tenuto
senza diventare identità. Finché risponderemo alla dipendenza solo con controllo, tecnica o moralismo, continueremo a curare il sintomo
lasciando sola la persona. E una persona sola, prima o poi, troverà di nuovo qualcosa
a cui aggrapparsi.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Buona domenica ❤️ Al nuovo annoVorrei chiedere speranzadi avere sogni a sufficienzaper vivere un passo oltre la vitaperc...
05/01/2026

Buona domenica ❤️
Al nuovo anno
Vorrei chiedere speranza
di avere sogni a sufficienza
per vivere un passo oltre la vita
perché ogni sogno
contiene musica e colori
e un cielo
che ogni tanto
si lascia toccare.
-Andrew Faber-

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