Dott.ssa Laura Sciarra - Psicologa

Dott.ssa Laura Sciarra - Psicologa Psicologa (Albo Ordine Psicologi Toscana n. 6556)

Buona settimana 🫶
12/01/2026

Buona settimana 🫶

🫶 "La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttos...
08/01/2026

🫶 "La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco.
Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta: forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi. "

A. J. Cronin

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04/01/2026

Dolore è quello dei familiari delle vittime: una sofferenza piena e inviolabile, che chiede rispetto e accompagnamento.

Accanto a esso, molti genitori e adulti stanno sperimentando una risonanza emotiva profonda: «poteva accadere a mio figlio».

La psicologia dell’emergenza parla di traumatizzazione indiretta, una reazione umana prevedibile.
La sfida non è negare la paura, ma non lasciarle guidare le scelte educative.
La psicologia è presente per aiutare a dare senso, distinguere i piani e continuare a vivere.

Il direttore del centro ustioni del Niguarda, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, ha attivato un servizio psicologico anche per il personale.

La nostra vicinanza va anche alle psicologhe e agli psicologi delle associazioni di psicologia dell’emergenza immediatamente attivati a sostegno dei giovani colpiti, dei familiari, dei compagni di scuola e di tutto il personale sanitario coinvolto.

L'intervento completo 👉🏻 https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/26_gennaio_03/cosa-succede-nella-mente-di-chi-assiste-da-lontano-a-tragedie-come-quella-di-crans-montana-40ce6d93-ebbc-4710-a388-5ae5c89a6xlk.shtml?refresh_ce

24/12/2025
18/12/2025

𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢
18 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒

“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”
𝐝𝐨𝐧 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐢

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16/12/2025

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👉 “Chiedete: come stai?, non solo: dove sei?”

Sull’inserto di Gazzetta del Sud è stata pubblicata un’ampia intervista da parte della giornalista Natalia La Rosa alla presidente Maria Antonietta Gulino - Presidente CNOP, dedicata al tema del disagio giovanile e al ruolo fondamentale di famiglia e scuola nell’ascolto e nella prevenzione.

Dall’aumento di ansia, ritiro sociale e dipendenze, al rapporto dei più giovani con i social e i chatbot, fino all’importanza dell’educazione affettiva come fattore di protezione: un’analisi che richiama con forza la responsabilità degli adulti e la necessità di un supporto professionale qualificato.

L’articolo è stato distribuito e messo a disposizione di studenti e insegnanti nelle scuole, all’interno del progetto “Gazzetta del Sud in classe con Noi Magazine”, per stimolare riflessione, confronto e consapevolezza tra le nuove generazioni.

Ascolto, presenza e attenzione ai segnali: è da qui che passa la tutela del benessere psicologico di ragazze e ragazzi.

Leggi l’intervista completa: https://gazzettadelsud.it/articoli/noi-magazine/2025/12/12/disagio-giovanile-gulino-psicologi-ascoltare-e-non-chiedere-dove-sei-ma-come-stai-386a1bb8-77e2-4de4-987b-35f13a0d51fc/

11/12/2025

Condividiamo l’articolo del prof. Vittorio Lingiardi pubblicato su la Repubblica che riporta e sostiene questi contenuti.

“Milioni di persone, molte delle quali adolescenti, si rivolgono a chatbot e ad app per il benessere mentale come a fonti immediate di conforto, compagnia, orientamento emotivo. È la risposta più rapida, meno costosa e più accessibile a una solitudine che aumenta, a un sistema sanitario che diminuisce, a una domanda di cura che esplode.”

“Ma l’IA non nasce per ascoltare davvero. Nasce per generare testi plausibili, ottimizzare diagnosi precoci e cure in medicina, risolvere problemi tecnici. Non nasce per dire di no; nasce per compiacere. Non apprezza il silenzio, non riflette, sentenzia. Non è programmata per ‘tenere’ dentro di sé un dolore, come fa un terapeuta”.

“Il chatbot non ha una storia emotiva e non conosce quella del soggetto, non riconosce i non-detti, non vede il corpo, protagonista silenzioso di ogni psicoterapia . Genera quindi una falsa relazione”.

“L’American Psychological Association (APA) interviene con un documento-guida (Use of generative AI chatbots and wellness applications for mental health. An APA health advisory) come gesto di cura collettiva: un invito a distinguere, finalmente, ciò che potrebbe aiutare da ciò che fa sicuramente male.”

Come Consiglio Nazionale siamo vigili e attenti a questi temi a cui abbiamo dedicato un gruppo di lavoro specifico, dedicato alla tutela della salute psicologica di ogni persona, soprattutto dei giovani.

❤️
10/12/2025

❤️

Hai il diritto di esistere senza dover chiedere permesso.
Hai il diritto di essere diverso, vulnerabile, autentico.
Hai il diritto di dire NO a ciò che ti ferisce
e SÌ a ciò che ti fa respirare.

Hai il diritto di essere libero:
libero da ruoli imposti, aspettative, catene invisibili.
Libero nelle idee, nelle iniziative, nei desideri.
Libero di spezzare narrazioni ereditate e scrivere la tua.

Hai il diritto di essere te stesso:
non quello che vogliono la società, la tua famiglia, il tuo passato.
Non la versione corretta, accondiscendente o adattata.
Ma TU, così come sei: unico, imperfetto, irripetibile.

Hai il diritto di essere felice:
la tua felicità non è un premio, non è un regalo,
non è una concessione.
È una responsabilità.
Sta a te riconoscerla, custodirla, inseguirla.
Senza aspettare che qualcuno te la firmi,
te la timbri o te la approvi.

E non dimenticare questo:
il primo diritto universale è il diritto a non svendersi.
A non tradirsi.
A non rinunciare alla propria luce per restare piccoli.

I diritti umani non sono concetti astratti.
Sono carne, vita, storie.
Sono la persona che non sente più di avere voce.
Sono chi viene escluso, sminuito, ridicolizzato, lasciato ai margini.
Sono il bambino non ascoltato, l’anziano dimenticato,
la donna silenziata, l’uomo che non può mostrare fragilità.

Oggi, più che celebrare, ricordiamolo così:

La vera rivoluzione è difendere i diritti umani partendo da te.
Dal tuo confine.
Dal tuo posto a tavola.
Dal tuo valore non negoziabile.
Dal tuo coraggio di essere vivo, libero e intero.

Non aspettare che il mondo cambi per riconoscerti:
inizia da qui, ora, come se fosse il tuo primo atto politico.

Perché la dignità non è un lusso:
è ossigeno.

E non serve nessuna autorizzazione per respirare.

Oscar Travino

💫Giornata Mondiale per i Diritti Umani

09/12/2025

L’empatia è la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni, i pensieri e i vissuti degli altri.

Si manifesta attraverso due dimensioni complementari: la sfera emotiva, che ci permette di sentire ciò che prova l’altro, e la sfera cognitiva, che ci aiuta a comprenderne il punto di vista. Entrambe sono fondamentali per comunicare in modo efficace e costruire relazioni autentiche.

Essere empatici significa:
- Promuovere fiducia e cooperazione
- Ridurre conflitti e incomprensioni
- Sostenere supporto reciproco e coesione sociale

Coltivare l’empatia nella vita quotidiana, attraverso ascolto attivo, attenzione e apertura verso i bisogni altrui, è un passo fondamentale per costruire contesti più inclusivi, rispettosi e orientati al benessere psicologico, dove ogni persona può sentirsi vista, compresa e valorizzata.

L’empatia non è solo un valore personale, ma un pilastro della professione psicologica e della qualità delle relazioni nella comunità.

03/12/2025

Disabile chi?

Non sento ogni suono, ma colgo le vibrazioni di chi mi parla col cuore.
Non muovo ogni passo, ma so camminare dentro le emozioni degli altri.
Non afferro tutto con le mani, ma trattengo il mondo con la mia voce, i miei ricordi, il mio coraggio.
Sono vivo.
Sento.
Amo.
Esisto oltre ogni etichetta.
Non guardarmi con la paura di sbagliare.
Non cercare parole giuste: siediti qui, accanto a me.
La normalità non è un confine, è un’invenzione.
Le persone, invece, sono ponti: alcune parlano, altre ascoltano, altre ancora sfiorano il mondo in modi che tu non immagini.
Rimani.
Respiriamo insieme.
Io porto il mio modo, tu il tuo.
E in mezzo c’è l’umanità che ci tiene uniti.

Oscar Travino

•3 dicembre: Giornata internazionale delle persone con disabilità.

29/11/2025

𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐞
29 𝑛𝑜𝑣𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒

“Se il mondo dimentica i nostri figli, noi li ricordiamo con ogni canto, con ogni preghiera.”
𝐑𝐚𝐬𝐡𝐢𝐝𝐚 𝐓𝐥𝐚𝐢𝐛

Una preziosa riflessione 🪷
27/11/2025

Una preziosa riflessione 🪷

Essere forte non significa non sentire niente, significa sentire tutto e andare avanti lo stesso.
Ma è altrettanto vero che non sei tenutə a farlo ogni giorno: va bene anche quando ti fermi e ti concedi di non essere forte.

C’è un equivoco silenzioso che si insinua nella nostra lingua e nelle nostre relazioni: l’idea che la forza sia una condizione stabile, una specie di identità che, una volta cucita addosso, non puoi più toglierti. “Tu sei forte” diventa un’etichetta, ma anche una gabbia. Perché se “sei forte”, per definizione, non ti è concesso crollare, avere paura, dire “oggi no”.

La verità è che la forza non è una statua di marmo: è un movimento. È il modo in cui attraversi quello che senti, non la cancellazione di ciò che provi. Essere forte non è non piangere: è a volte piangere e poi asciugarsi il viso. Non è non cadere mai: è rialzarsi, ma anche sapersi inginocchiare quando il corpo e l’anima chiedono tregua. È sentire tutto – il peso, la stanchezza, la confusione – e non per questo smettere di essere degnə d’amore, di rispetto, di cura.

Il problema nasce quando questo movimento vivo diventa un ruolo fisso. Quante volte, davanti a una tua fatica, ti sei sentita dire:
«Vabbè ma tu sei forte.»
Detta così, sembra un complimento. In realtà, spesso è una chiusura. È come se l’altro stesse dicendo: “Tu non hai il diritto di stare così male. Io, forse, sì. Tu no, tu devi reggere”. In quella frase c’è una carezza a metà: riconosce la tua resistenza, ma ti toglie il diritto alla fragilità.

Quando qualcuno ti dice “tu sei forte”, mentre stai raccontando un dolore, quello che arriva al corpo è spesso un altro messaggio: “Ridimensiona. Non esagerare. Non è da te stare così”. E allora ti correggi da sola, ti sminuisci, fai una battuta, aggiungi: “No ma tranquillo, passerà”. La tua tristezza si mette in ordine, si allinea, si fa piccola, per non disturbare — per non deludere l’immagine che gli altri hanno di te.

Ma tu non sei nata per rassicurare nessuno sulla tua capacità di sopportare.

C’è un punto, nella vita emotiva, in cui la vera maturità non è “tenere botta” a ogni costo, ma riconoscere quando sei arrivata al limite. La forza, lì, cambia volto: smette di essere prestazione e diventa sincerità. È forza dire: “Sono stanca”. È forza dire: “Questa cosa mi ha ferita più di quanto pensassi”. È forza sedersi sul bordo del letto e ammettere che oggi non hai la spinta per salvare nessuno, nemmeno te stessa, e che ti serve tempo.

La retorica della forza ininterrotta è una forma elegante di disumanizzazione. Trasforma le persone “forti” in pilastri: tutti si appoggiano, nessuno si chiede se quel pilastro abbia crepe. Ti vedono come roccia e dimenticano che anche le rocce si sgretolano, millimetro dopo millimetro, sotto il vento e la pioggia. La crepa non è un difetto di fabbrica: è traccia di ciò che hai attraversato.

Lasciarsi vedere fragili non cancella la tua storia di resistenza: la completa. Non sei meno forte perché un giorno non ce la fai. Non tradisci nessuno se, dopo aver retto per mesi, ti prendi una sera per non parlare con nessuno, per piangere in silenzio, per stare nell’unica cosa che ti è rimasta sincera: il tuo corpo stanco. È lì che la tua umanità respira, quando togli la corazza che tutti danno per scontata.

Allora forse la frase andrebbe riscritta così:
Non dire più solo “tu sei forte”.
Di’: “Sei forte, sì, ma hai anche il diritto di non esserlo sempre. Ti voglio bene anche quando ti spezzi, anche quando non sorridi, anche quando non ti riconosci.”

Perché la forza vera non è quella che ti rende invincibile, ma quella che ti permette di non doverlo essere. È lo spazio interno in cui puoi appoggiarti, rallentare, tremare un po’ senza sentirti sbagliata. È la voce che, dentro di te, sussurra: “Oggi non vado avanti lo stesso. Oggi mi fermo. E questo non mi rende meno degna, meno luminosa, meno me”.

Essere forte non significa non sentire niente.
Significa sentire tutto.
E, qualche volta, avere il coraggio di non andare avanti, ma di restare lì, insieme a ciò che senti, finché smette di farti vergognare.

Indirizzo

Borgo San Lorenzo
50032

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