15/03/2026
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Un tempo, quando in una casa arrivava la morte, c’era una cosa che non si poteva dimenticare: bisognava dirlo alle api. Perché, secondo un’antica credenza, se nessuno le avvisava, anche loro potevano morire di crepacuore.
Era un’usanza antica, dolce e piena di mistero, nata nei villaggi tra Europa e America nel Settecento e nell’Ottocento. Alle api si raccontava ciò che accadeva in famiglia, perché non venivano considerate semplici insetti, ma presenze sensibili, quasi membri della casa, capaci di percepire la gioia e il dolore degli esseri umani.
Così, quando qualcuno moriva, quando si celebrava un matrimonio o nasceva un bambino, la padrona di casa si avvicinava all’alveare, bussava piano e affidava alle api quella notizia con un sussurro. Durante il lutto, le arnie venivano persino coperte con un velo nero. Si credeva infatti che, se lasciate all’oscuro, le api potessero ammalarsi, smettere di produrre miele o addirittura abbandonare l’alveare.
Era un gesto semplice, ma pieno di rispetto. Un gesto che parlava di amore reciproco. In alcuni casi si offriva loro un pezzo di torta nuziale o qualche goccia di vino, come per coinvolgerle nella festa e renderle partecipi della felicità della famiglia. Perché, si diceva, le api fossero messaggere tra questo mondo e l’altro. E vedere una di loro volare dopo un funerale sembrava quasi come assistere al viaggio di un’anima.
Oggi viviamo in un tempo rumoroso, veloce, spesso distratto. Eppure questa tradizione continua a parlarci, ricordandoci che c’è stato un tempo in cui gli uomini si rivolgevano alla natura con rispetto, confidandole il dolore e la gioia, e poi restavano in silenzio ad ascoltare la sua risposta.
Forse è proprio questo il dettaglio più commovente: immaginare che, in mezzo al dolore, qualcuno trovasse ancora la delicatezza di bussare piano a un alveare, come si fa con chi si ama davvero.