Salima Serafin Psicologa-Psicoterapeuta

Salima Serafin Psicologa-Psicoterapeuta Dott.ssa Salima Serafin, Psicologa-Psicoterapeuta

Sono la Dott.ssa Salima Serafin, laureata in Psicologia Clinico-Dinamica e Specializzata in Psicoterapia Sistemico Relazionale. Per l'approccio sistemico-relazionale l'oggetto di studio risultano essere le interazioni, le relazioni e le comunicazioni messe in atto dall'individuo, più che le caratteristiche dell'individuo stesso. Centrale è l'analisi del sistema di appartenenza dell'individuo, la sua famiglia; la sofferenza di un componente della famiglia è espressione di sofferenza della famiglia stessa. Si affrontano dunque percorsi familiari, di coppia e percorsi individuali i quali mantengono comunque l'attenzione sulle relazioni. Ho conseguito un Master in Tecniche di Rilassamento (Training Autogeno e Rilassamento Progressivo di Jacobson), un Master in Mindfulness e un Corso di Training Autogeno Superiore. Questi percorsi mi permettono di integrare il mio approccio con tali tecniche offrendo ulteriore aiuto nei casi di ansia, stress, paure, insonnia, dolore fisico, bassa autostima, bassa concentrazione, ecc. Aree di intervento: depressione, ansia, attacchi di panico, fobie, problemi relazionali, conflittualità familiare e coniugale, problemi nella genitorialità (anche a seguito di separazioni e divorzi), dipendenze, disagi legati a eventi traumatici, disagio scolastico (bullismo, integrazione, ecc.).

Nuovo corso aprile 2026!
28/01/2026

Nuovo corso aprile 2026!

26/01/2026

E tu vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

La nostra risposta dice moltissimo su come guardiamo la vita.
C’è chi, quasi automaticamente, nota prima quello che manca: ciò che non funziona, ciò che non è andato come sperava, ciò che avrebbe voluto diverso.
E poi c’è chi riesce, anche nelle difficoltà, a vedere comunque quello che c’è: le risorse, i piccoli equilibri, le cose che tengono in piedi.

Non è questione di essere “positivi” a tutti i costi me è una questione di allenamento dello sguardo.
Perché se mi abituo a vedere solo il vuoto, il mio mondo diventa sempre più povero, anche quando, in realtà, povero non è. E questo, nel tempo, pesa sull’umore, sulle relazioni e sull’autostima.

Vedere invece, il bicchiere mezzo pieno significa
accorgersi anche di quello che sta funzionando.
Di quello che stai facendo bene, di quello che, nonostante tutto, stai portando avanti. Di quello che ti sostiene, anche nei momenti faticosi.

Perché se guardi solo quello che manca, finisci per sentirti sempre in difetto, sempre indietro, sempre “non abbastanza”.

E invece non è così.

21/01/2026

Oggi, 21 gennaio, si celebra la Giornata Mondiale dell’Abbraccio.
Un gesto semplice, che spesso diamo per scontato, ma che ha un impatto profondo sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Gli abbracci attivano l’ossitocina, l’ormone della calma e della fiducia, e contribuiscono a ridurre il cortisolo, lo “stress chimico” che ci appesantisce.
Un sincero rallenta il ritmo interiore, crea micro-sintonizzazione emotiva e riduce quella distanza invisibile che, a volte, si forma nelle relazioni.
Il contatto fisico positivo può offrirci stabilità emotiva, farci sentire più visti, più contenuti, meno soli.

Allora, oggi prova ad abbracciare un po’ di più e con un po’ più di presenza.
A volte, un gesto semplice è la cura più potente.

19/01/2026

Ci sono momenti in cui ci sembra che il benessere dipenda da ciò che abbiamo intorno: una casa diversa, un luogo più tranquillo, persone più presenti, una routine più leggera.
Eppure, anche quando tutto questo cambia, non sempre cambia ciò che sentiamo dentro.

La verità è che la sensazione di “ ” nasce da un processo molto più intimo: il modo in cui stiamo con noi stessi.

Sentirsi a casa significa riuscire ad ascoltare ciò che proviamo senza scappare, riconoscere i nostri bisogni senza giudicarli, sapere che possiamo affidarci a noi anche quando fuori c’è confusione.
Significa costruire un luogo interno in cui tornare, soprattutto quando tutto sembra spostarci.

È un lavoro lento, ma quando inizia a radicarsi succede qualcosa di importante: smettiamo di cercare nei luoghi, nelle persone o nelle circostanze.
Diventiamo noi il posto in cui ci sentiamo al sicuro.

E allora ovunque ci troviamo, anche in mezzo al cambiamento, possiamo riconoscere un punto fermo: noi stessi.

07/01/2026

Parliamo spesso di senso di come se fosse solo una conseguenza di ciò che fanno (o non fanno) gli altri.
Questo sentimento non nasce solo dall’assenza delle persone; a volte nasce dall’assenza della nostra presenza.
Essere presenti non significa solo esserci, ma significa anche ricordarsi dell’altro, chiedere come sta, fermarsi un attimo. Insomma, piccoli gesti e piccole forme di , cura e attenzione.
Quando non diamo, non possiamo aspettarci di ricevere. E quando, a un certo punto, non riceviamo, ecco che molto probabilmente percepiamo la solitudine.

Sentirsi soli non è una colpa.
Ma la partecipazione emotiva nelle relazioni
è una responsabilità personale.

31/12/2025

Volevo augurare a tutti voi un buon 2026.

Un che sento importante è questo:
che possiate stare bene, avere relazioni più sane
e interazioni più vere.
Le relazioni, in fondo, sono la base di tutto.
Ma per avere relazioni migliori serve chiarezza nella .

Serve poter dire le cose, senza silenzi, senza non detti, senza ambiguità. Dire quello che si pensa, in modo assertivo.
Tacere, alla lunga, diventa un problema.
Parlare in modo chiaro e rispettoso, invece,
aiuta a stare meglio con gli altri e con sé stessi.

Quindi, vi auguro un anno di più chiarezza,
più autenticità e più vere.

29/12/2025

Incontro spesso, in terapia ma anche nella vita quotidiana, persone stanche di in cui ognuno sembra pensare solo a sé.

Questo non succede sempre per egoismo,
ma spesso per , per fatica, per il bisogno di non soffrire ancora.
Con il tempo, in molti casi, ci si difende, ci si chiude, si diventa più guardinghi.

Il problema è che, quando la “ ” diventa l’unico modo di stare in relazione, qualcosa si perde.
Le relazioni si irrigidiscono, si impoveriscono, diventano più distanti.
E il bisogno di legame, che invece resta forte in noi, fatica a trovare davvero spazio.

Il lavoro psicologico non consiste nel “restare buoni a tutti i costi” né nel sacrificarsi per gli altri.
Consiste piuttosto nel trovare un equilibrio delicato tra proteggersi e restare aperti,
tra mettere confini e non chiudere il cuore.

A un certo punto, la domanda smette di essere:
“Come sono gli altri?” e diventa:
“Chi scelgo di essere io, oggi, nelle relazioni?”

Puoi non diventare ciò che ti ha ferito.
Perché anche questa, alla fine, è una scelta tua.

23/12/2025

Spesso il dolore nelle relazioni non viene da ciò che è accaduto ma da ciò che non è stato detto.

Nelle relazioni importanti non sempre soffriamo per un evento preciso. A volte il dolore nasce dal non aver potuto esprimere , bisogni o vissuti per paura di rovinare il legame, di non essere capiti o di non sentirsi accolti.

In questi casi il silenzio diventa una forma di adattamento e di protezione.
Ma ciò che non viene detto non scompare: resta, si accumula e nel tempo può trasformarsi in distanza, tensione o sofferenza relazionale.

Dare parola a ciò che è rimasto inascoltato è spesso il primo passo per prendersi cura delle relazioni e di sé stessi.

Il mio augurio per queste feste è che possano essere momenti un po’ più veri e un po’ più sinceri; nelle quali ci sia meno paura di parlare, di chiarirsi, di dire ciò che si sente con rispetto.

Sappiamo che la capacità di comunicare in modo aperto e assertivo si apprende presto, nelle relazioni significative dell’infanzia, e che quando questo non accade il cammino diventa più faticoso. Ma il lavoro sulle relazioni non è mai chiuso: si può sempre imparare, rimettere mano, migliorare.

Migliorare le relazioni significa anche
assumersi la responsabilità di comunicare in modo assertivo, ascoltando e facendosi ascoltare, sapendo che il cambiamento non può stare da una sola parte, ma nasce sempre dall’incontro.

🎄 Un augurio di feste che siano occasione di contatto autentico, dove la comunicazione possa essere più chiara e reciproca.

19/12/2025

In studio curo anche i dettagli. Perché sentirsi al sicuro
inizia spesso da luci, gesti e atmosfera, ancora prima di parlare.

16/12/2025

Gli effetti del lamentarsi troppo.

Tutti ci lamentiamo, è umano. Ma non è neutro. Quando la diventa frequente lascia una traccia: il cervello si abitua a restare sul problema invece di cercare una via d’uscita, il corpo mantiene tensione e nel tempo e anche le relazioni ne risentono. Chi ascolta, poco alla volta, può sentirsi svuotato, impotente e distanziarsi anche quando c’è affetto.

Ci dimentichiamo spesso che ci lamentiamo con le persone le quali hanno tutte le loro fatiche. A volte abbiamo bisogno di , di leggerezza, di un po’ di positività.
Sentire sempre qualcuno che si lamenta può diventare pesante e, col tempo, può far diminuire la voglia di ascoltare, non per mancanza di affetto, ma per protezione.

Per questo la consapevolezza è fondamentale. La lamentela frequente non agisce solo su di noi, allenando la mente a restare ferma e rinforzando una sensazione di impotenza, ma ha un impatto diretto anche sulle relazioni. Quando parlare prende il posto dell’ , il peso resta e spesso viene condiviso con chi ci è vicino, che può non avere sempre lo spazio o le risorse per reggerlo. Essere consapevoli di quanto ci lamentiamo significa anche prendersi la responsabilità dell’effetto che abbiamo sugli altri e ricordarsi che, senza un minimo di movimento, il problema resta e i legami si logorano.

Ogni volta che un adolescente porta un disagio, sta raccontando molto più di se stesso.Sta parlando delle sue relazioni,...
26/11/2025

Ogni volta che un adolescente porta un disagio, sta raccontando molto più di se stesso.
Sta parlando delle sue relazioni, della sua famiglia, del mondo che gli abbiamo costruito attorno.
Ho scritto questo articolo per esplorare quel linguaggio silenzioso e per ricordarci che cambiare è possibile, ma è un viaggio che non si fa mai da soli.
Ti lascio il link.

Negli ultimi anni mi trovo sempre più spesso a riflettere sul disagio degli adolescenti. È un tema urgente, che incontro ogni giorno nelle storie che arrivano in studio.Il malessere giovanile non nasce dal nulla e non riguarda “solo” chi lo manifesta.

14/11/2025

Il nostro corpo ci parla sempre. Sta a noi volerlo ascoltare.
A volte lo fa in modo sottile: una tensione alle spalle, un nodo allo stomaco, un fiato che si accorcia senza motivo apparente.
Altre volte usa segnali più forti: stanchezza improvvisa, irritabilità, mal di testa, tachicardia.
Non sono “capricci del corpo”. Sono messaggi.
Il corpo arriva prima della mente: registra ciò che proviamo ancora prima che diventi chiaro nei pensieri.
Ci avvisa quando qualcosa ci pesa, ci stressa, ci preoccupa o ci mette in allerta.

La domanda da porsi non è “perché ho questo sintomo?”, ma “cosa mi sta comunicando?”.

Ascoltare il corpo non significa allarmarsi o cercare diagnosi. Significa fermarsi un attimo, osservare, dare spazio a ciò che sentiamo e scegliere di prenderci cura di noi.
Perché spesso il primo passo verso il benessere è proprio questo: smettere di ignorare ciò che il corpo sta cercando di dirci.

Indirizzo

Via Della Pieve 14/b
Borgoricco
35010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:30

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