25/11/2025
“Una volta chiesi a Jodorowsky che cosa avrebbe fatto per non perdersi nella vita. Non cercavo una frase mistica né una poesia, desideravo qualcosa di pratico. Egli fece un respiro profondo, mi guardò come se conoscesse già le mie domande prima che le formulassi, e mi diede tre idee che mi sono utili ancora oggi.
La prima fu una sorta di spinta mascherata da consiglio: "Muoviti. Non aspettare di sentirti pronto." Mi disse che le persone tendono a pentirsi maggiormente di ciò che hanno omesso di fare piuttosto che di ciò che hanno tentato e in cui hanno fallito. L'azione, anche quando è impacciata, apre cammini che il dubbio non schiuderà mai. Da quel momento compresi che avanzare, anche di mezzo passo, è sempre preferibile al restare immobili a immaginare scenari.
La seconda mi suonò come un gentile monito: "Cerca di far sì che i tuoi desideri non ti rimpiccioliscano." Mi spiegò che quando ci si concentra unicamente su sé stessi, la vita si restringe, divenendo come una stanza senza finestre. Tutto ciò che si anela dovrebbe, in qualche modo, migliorare anche ciò che ci circonda: persone, legami, progetti. La via giusta è quella in cui nessuno deve perdere affinché tu possa vincere.
E la terza... fu quella che mi colpì maggiormente: "Non vivere secondo il personaggio che altri ti hanno assegnato." Mi disse che tutti noi portiamo il peso delle aspettative altrui: della famiglia, dei partner, del lavoro e persino delle versioni passate di noi stessi. E che, se non vigiliamo, finiamo per recitare una parte che non abbiamo scelto. "Trova il tuo tono, il tuo ritmo, la tua verità," mi disse. "E che la pressione del mondo non ti allontani da lì."
Non so se quel giorno cercassi risposte o avessi semplicemente bisogno di conferme, ma ciò che mi ha donato sono state delle bussole. E di tanto in tanto, quando la vita si fa pesante, torno a quei tre gesti che mi ha regalato: avanzare, condividere ed essere autentico.”
A. Inclán