13/02/2026
“La verità è che avevo paura.
Quando ho ricevuto la diagnosi, il mondo non si è fermato. Si è fermato solo il mio respiro. “Cancro al colon-retto, stadio avanzato.” In quel momento non pensi alla carriera, alla fama, ai set. Pensi a tua moglie. Pensi ai tuoi figli. Pensi al tempo, quello che hai avuto e quello che forse non avrai.
All’inizio ho affrontato tutto in silenzio. Volevo capire. Volevo proteggere la mia famiglia prima ancora di proteggere me stesso. Ho iniziato le cure con disciplina, con concentrazione, con la speranza concreta che la medicina e la forza di volontà potessero fare la differenza. Ogni terapia era una promessa: “Sto facendo tutto il possibile.”
Ma la parte più difficile non è stata il dolore fisico. È stata la stanchezza che mi toglieva il ruolo che più amavo: essere padre. Ci sono giorni in cui non avevo la forza di sollevare un figlio, di giocare a terra, di leggere una storia fino alla fine senza fermarmi. E un padre misura se stesso in quei momenti semplici. Quando il corpo ti tradisce, la mente resta lucida e sente tutto.
Ho capito che la malattia non ti chiede solo di combattere. Ti chiede di cambiare. Mi ha costretto a rallentare, ad ascoltare, a restare dentro ogni abbraccio come se fosse il primo e l’ultimo. Prima vivevo i momenti felici come parti di una sequenza. Dopo la diagnosi ho imparato a restare dentro un singolo istante, a sentirlo davvero.
La mia famiglia è stata la mia forza concreta. Mia moglie è stata stabilità quando io vacillavo. I miei figli sono stati luce quando la paura diventava troppo grande. Non posso controllare tutto ciò che accade al mio corpo, ma posso scegliere come amare. Posso scegliere di esserci, anche quando “esserci” significa solo sedersi accanto e respirare insieme.
Non voglio essere ricordato per la malattia. Voglio essere ricordato per la gratitudine. Per l’amore. Per la consapevolezza che la vita, anche quando si accorcia, può diventare più intensa.
Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è questa: non rimandate l’amore. Non date per scontato il tempo. Non aspettate una diagnosi per dire “ti voglio bene” con tutto voi stessi.”
—James Van Der Beek.