Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca

Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca per prezzi e orari appuntamenti contattare telefonicamente nr:3464937317

Craniosacrale e Liberazione della zona cervicale
Riflessologia Plantare Integrata
Dien Chan
Digitopressione Dinamica
Hot stone
Metamorfica
Ipnosi
Massaggio olistico
Counselor
Thetahealing
Cristalloterapia
Lettura registri Akashici
Percorsi alimentari

13/01/2026

LA MANO NON MENTE

(Di Patrizia Coffaro)

Nel lavoro olistico serio la mano non viene mai considerata un semplice strumento di contatto. Non è una superficie neutra o un dettaglio secondario del corpo. La mano è una mappa viva, un’interfaccia sofisticata tra il sistema nervoso e il resto dell’organismo, un luogo dove il corpo registra ciò che vive, ciò che trattiene e ciò che non riesce più a compensare.

Nelle tradizioni di riflessologia, nella medicina orientale e in molte pratiche terapeutiche integrate, il palmo è da sempre osservato come un riflesso del corpo intero. Ma qui è importante chiarire subito un punto fondamentale, perché è proprio da qui che nascono molti equivoci. Le immagini più diffuse mostrano nella mano cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco, intestino, colonna vertebrale e sistema cardiovascolare. Quelle mappe non sono sbagliate, ma sono semplificate. Servono a spiegare un concetto, non a descrivere tutta la complessità del sistema.

La verità è che nella mano non troviamo solo gli organi principali, ma una rappresentazione riflessa di quasi tutti i sistemi del corpo, esattamente come nel piede, con una differenza sostanziale, la mano parla molto più il linguaggio della regolazione che quello della struttura.

La mano non è una mappa anatomica... è una mappa funzionale. Questo significa che nella mano non leggiamo solo il fegato come organo, ma il fegato come funzione metabolica, come capacità di detossificazione, come asse energetico e neuro-ormonale. Non leggiamo solo l’intestino come tubo digerente, ma come sistema immunitario, come barriera, come centro di comunicazione con il cervello. Non leggiamo solo il cuore come p***a, ma come organo profondamente influenzato dal sistema nervoso autonomo e dallo stato emotivo.

Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto spesso trascurato: le due mani non raccontano la stessa cosa. Destra e sinistra riflettono gli stessi sistemi, ma da due prospettive diverse. La mano destra parla prevalentemente della funzione fisica, dell’uso, del fare, dello sforzo nel mondo esterno. È la mano che racconta come il corpo lavora, come sostiene il carico, come compensa sul piano muscolare, strutturale e funzionale. Quando una zona riflessa sulla mano destra è dura, dolente o poco elastica, spesso il messaggio riguarda un sovraccarico reale, un adattamento forzato, un fare troppo che il corpo sta portando avanti da tempo.

La mano sinistra, invece, è la mano della regolazione interna. Qui il linguaggio cambia completamente, la mano sinistra parla di sistema nervoso autonomo, di stress cronico, di emozioni trattenute, di allerta costante. È la mano che racconta se il corpo riesce ancora a spegnere il sistema simpatico o se vive stabilmente in modalità sopravvivenza. Una sensibilità marcata sulla mano sinistra non indica quasi mai un problema meccanico, ma una difficoltà di autoregolazione.

Questo è il motivo per cui limitarsi a dire che nella mano troviamo cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco e intestino è riduttivo. Nella mano troviamo anche il sistema nervoso centrale e autonomo, il sistema endocrino, il sistema linfatico, l’asse immunitario, la regolazione ormonale, la risposta allo stress, la capacità di recupero. Troviamo reni e surreni non solo come organi, ma come regolatori dei liquidi, dell’energia e della risposta adattativa. Troviamo tiroide e ipofisi come centri di comando, non come semplici ghiandole.

La mano è straordinariamente utile proprio nei quadri in cui la medicina tradizionale spesso fatica a inquadrare il problema, stanchezza cronica, ipersensibilità, disturbi funzionali, infiammazione di basso grado, sintomi vaghi ma persistenti, persone che hanno tutto a posto negli esami ma non stanno bene. Perché la mano intercetta la disregolazione prima che diventi patologia conclamata.

Quando il corpo è sotto stress prolungato, quando il sistema nervoso non trova più una vera fase di riposo, quando l’organismo vive in uno stato di adattamento forzato, questo si riflette chiaramente nel palmo. Il tessuto cambia, la sensibilità aumenta, alcune zone diventano reattive. Non perché ci sia una diagnosi, ma perché l’equilibrio si è spostato.

E qui è fondamentale essere chiari e onesti: la riflessologia non fa diagnosi e non sostituisce la medicina. Chi promette il contrario sta banalizzando una disciplina complessa. La riflessologia, quando è praticata con competenza, è uno strumento di lettura e di supporto. Permette di osservare lo stato del sistema in quel momento, di capire dove l’organismo sta perdendo regolazione, di accompagnare il corpo verso una risposta parasimpatica più funzionale.

La stimolazione delle mani non cura un organo. Modula il sistema nervoso, favorisce il rilassamento, migliora la comunicazione interna, sostiene i meccanismi di autoregolazione. La mano è potentissima perché è densamente innervata. Parlare alla mano significa parlare al cervello e parlare al cervello significa influenzare tutto il corpo.

La vera terapia non è cercare il punto giusto come se fosse un interruttore. È leggere il sistema, rispettarne i tempi, capire se il corpo sta chiedendo intervento o semplicemente ascolto. La mano, in questo senso, è una porta sottile ma estremamente eloquente. Racconta ciò che viviamo, ciò che tratteniamo e ciò che non siamo riusciti ancora a integrare.

La riflessologia autentica non lavora per organi isolati. Lavora per connessioni, per assi, per sistemi che dialogano continuamente tra loro... ed è per questo che una buona lettura delle mani non parte mai dalla domanda che organo hai, ma da una domanda molto più profonda... dove il sistema sta perdendo equilibrio.

XO - Patrizia Coffaro

08/01/2026

Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E ogni lamentela lo riscrive come se avesse subito un trauma.

Le neuroscienze lo confermano: bastano 60 secondi di pensieri negativi per inondare il corpo di cortisolo, restringere l’ippocampo e rafforzare i circuiti della paura.
È il motivo per cui “sfogarsi” non è innocuo, ma un danno cerebrale nascosto.

Ogni volta che ti lamenti, l’amigdala, il sistema d’allarme del cervello, si attiva come se ci fosse un pericolo reale.
Anche quando non c’è.
Il risultato? Una cascata di cortisolo che può alterare per ore umore, concentrazione e chiarezza mentale.

E la ripetizione fa il resto: i neuroni che si attivano insieme si collegano tra loro.
Più ti lamenti, più il cervello si abitua alla negatività.
L’ippocampo (memoria e apprendimento) si restringe, mentre la corteccia prefrontale, il centro delle decisioni e del pensiero lucido, si spegne.
È lo stesso schema osservato nei traumi e nel PTSD.

E non finisce qui: la lamentela è contagiosa.
Bastano 3 minuti ad ascoltare qualcuno che si sfoga per attivare i tuoi neuroni specchio e copiare il suo stato di stress.
Ecco perché certi incontri ti lasciano svuotato: il cervello rispecchia la tensione dell’altro.

Il ciclo funziona così:
Lamentela → Cortisolo → Paura → Stanchezza → Altre lamentele.

Ma la buona notizia è che il cervello può riprogrammarsi.

La gratitudine inverte il processo: favorisce la crescita dell’ippocampo, abbassa il cortisolo e rafforza i circuiti della resilienza.
Ogni volta che scegli la riconoscenza al posto della negatività, stai letteralmente allenando il cervello alla pace e alla chiarezza.

La prossima volta che senti il bisogno di lamentarti:
Fermati. Riformula. Ringrazia.
Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E quelle parole costruiscono (o distruggono) la tua mente.

👉 Segui per scoprire altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
McEwen, B. S., 1998.
Protective and damaging effects of stress mediators.
New England Journal of Medicine.

Sapolsky, R. M., 2000.
Glucocorticoids and hippocampal atrophy in neuropsychiatric disorders.
Archives of General Psychiatry.

Hatfield, E., Cacioppo, J. T., & Rapson, R. L., 1994.
Emotional Contagion.
Cambridge University Press.

06/01/2026
Sempre un piacere la nostra collaborazione cara Cristina 🎉🙏😘
05/01/2026

Sempre un piacere la nostra collaborazione cara Cristina 🎉🙏😘

SALUTE E BENESSERE A cura di Federica Zanca Ornithogalum umbellatum è la stella di Betlemme detta anche latte di gallina Star of Bethlehem è una pianta alta fino a 30 centimetri, con foglie slancia…

30/11/2025

ABUSO NARCISISTICO E TRAUMA RELAZIONALE: QUANDO LA TUA ANIMA VIVE IN OSTAGGIO

Nell’abuso narcisistico non si parla semplicemente di “una relazione tossica”.
Qui siamo davanti a qualcosa di più profondo, insidioso e devastante: un trauma relazionale, cioè una ferita che non nasce da un singolo evento, ma da un legame che, giorno dopo giorno, inocula paura, confusione, dipendenza emotiva e perdita progressiva del senso di sé.

Il trauma relazionale è un trauma che indossa il volto dell’intimità, è la ferita che nasce proprio da chi, teoricamente, dovrebbe proteggerti, sostenerti, amarti.
E invece ti usa. Ti svuota. Ti destabilizza.
E tu non te ne accorgi, perché la manipolazione narcisistica opera in profondità, in silenzio, come un gas anestetizzante: non senti quando inizia, ma ti ritrovi senza forze quando ormai è troppo tardi.

IL LEGAME TRA ABUSO NARCISISTICO E TRAUMA RELAZIONALE

L’abuso narcisistico è un processo graduale, raffinato, cinico.
Non colpisce con uno schiaffo: colpisce con una sequenza di micro-ferite che, sommate, creano un danno psichico enorme.

La dinamica è sempre la stessa, ecco i passaggi principali che è sempre utile tenere a mente:
1. Ti idealizza (Love Bombing), ti fa sentire speciale, unica, necessaria. Ti aggancia.
2. Ti svaluta, lentamente mina la tua sicurezza, la tua memoria, i tuoi riferimenti.
3. Ti confonde, crea colpa, disorientamento, dipendenza.
4. Ti controlla, ogni volta che tenti di distaccarti, ti richiama nella gabbia emotiva.
5. Ti distrugge psicologicamente fino a farti dubitare di tutto, soprattutto di te stessa.

Ed è proprio questa sequenza (affetto, ferita, riparazione, nuova ferita) a generare il trauma relazionale ossia
una forma di condizionamento emotivo in cui la tua psiche è intrappolata in un legame che ti fa male ma da cui non riesci a liberarti.

COME RICONOSCERE IL TRAUMA RELAZIONALE: I SEGNI CHE NON DEVI IGNORARE

Molte persone non si rendono conto di essere state traumatizzate.
Pensano di essere “confuse”, “fragili”, “incapaci di prendere decisioni”.
La verità è molto più chiara: non sei tu a essere fragile. È ciò che hai subito ad averti ferita.

Ecco i segnali più importanti:

1. Perdita di fiducia nel proprio giudizio

Non riesci a decidere quasi nulla: cosa mangiare, cosa dire, cosa fare.
Se devi prendere una scelta, ti assale l’angoscia.
Questo accade perché il narcisista ha destabilizzato il tuo senso di realtà, al punto che non ti fidi più della tua mente.

2. Stato di allerta costante (iperattivazione)

Ti senti sempre tesa, come se stessi aspettando il prossimo attacco.
Questo stato deriva dall’alternanza imprevedibile tra momenti di “pace” e momenti di svalutazione.
La tua psiche ha imparato che la minaccia può arrivare in qualunque momento.

3. Colpa e autoaccusa cronica

Ti senti colpevole anche quando non hai fatto nulla.
Se lui/lei è arrabbiato, pensi che sia colpa tua.
Questo è un segnale chiave del trauma relazionale: la colpa è diventata il tuo riflesso automatico.

4. Dipendenza emotiva e paura della solitudine

Sai che quella relazione ti fa male, ma l’idea di perderla ti terrorizza.
È la stessa dinamica del condizionamento traumatico:
il carnefice diventa anche l’unica fonte – distorta – di sollievo emotivo.

5. Dissociazione sottile e confusione mentale

Hai vuoti, confusione, difficoltà di concentrazione.
A volte ti sembra di “non essere più tu”.
Questo è un segnale tipico del trauma relazionale prolungato:
la tua mente si è difesa spegnendo parti di te per sopravvivere.

6. Normalizzazione del maltrattamento

Ti ritrovi a giustificare l’ingiustificabile.
Difendi ciò che ti ferisce.
Cerchi spiegazioni logiche a comportamenti che logici non sono.
È il risultato del condizionamento narcisistico: ti abitua alla violenza psicologica come se fosse “normale”.

7. Identità compromessa

Non ricordi più cosa ti piace, chi sei, cosa vuoi.
La relazione ha eroso i tuoi confini, ha confuso i tuoi desideri, ha sostituito le tue priorità con le sue.
Quando perdi te stessa per compiacere l’altro, sei già dentro un trauma relazionale.

LA VERITÀ CHE DEVI SAPERE

Se senti queste cose, non è debolezza. Non è incapacità. Non è fragilità personale.

È il risultato di un maltrattamento psicologico prolungato.
Un processo di erosione identitaria condotto con precisione chirurgica.
Ciò che vivi non è “stress”.
Non è “confusione”.
Non è “un periodo no”.

È un trauma.
Un trauma relazionale.
E merita di essere riconosciuto come tale.

Perché il trauma non guarisce fingendo che “non è successo niente”.
Guarisce quando finalmente gli dai un nome.
Quando smetti di proteggere chi ti ferisce.
Quando inizi a proteggere te stessa.

28/11/2025

COME FUNZIONA DAVVERO IL LOVE BOMBING: LA NEUROBIOLOGIA DELLA SEDUZIONE MANIPOLATIVA

Il love bombing non è un semplice eccesso di attenzioni.
È una strategia di condizionamento psicologico, codificata e sistematica, che sfrutta meccanismi neurobiologici potentissimi e profondamente radicati nel nostro cervello.
È la stessa dinamica che ritroviamo nei gruppi settari, nelle relazioni patologiche, e in tutti i contesti in cui un leader manipolatorio deve ottenere adesione incondizionata, obbedienza e annullamento progressivo del senso critico della vittima.

1. Il circuito della ricompensa: la chiave dell’abbaglio

Il love bombing attiva in modo massiccio il sistema dopaminergico della ricompensa (nucleo accumbens, corteccia prefrontale, area tegmentale ventrale).
Questo sistema è lo stesso coinvolto nelle dipendenze di ogni genere

Quando il manipolatore/l a manipolatrice offre:
• attenzioni incessanti,
• complimenti smisurati,
• dichiarazioni d’amore premature,
• idealizzazione totale,
• presenza costante,

il cervello della vittima interpreta tutto questo come un’enorme scarica di gratificazione.

La dopamina esplode e la persona si sente scelta, vista, unica, speciale.
Il manipolatore, di fatto, costruisce un’associazione neurologica potentissima e si convince che
“Questa persona è la mia fonte primaria di benessere.”

È qui che si crea la prima fase della dipendenza.

2. L’abbassamento del controllo critico

La forte attivazione dopaminergica spegne letteralmente i freni inibitori della corteccia prefrontale, la sede del giudizio razionale, della valutazione del rischio, della capacità di vedere le incongruenze.

Per questo motivo, in questa fase:
• la vittima non si fa domande,
• non nota le forzature,
• non percepisce gli allarmi,
• non coglie i segnali di incoerenza.

Il cervello, drogato dalla ricompensa, smette di fare ciò che normalmente farebbe ossia analizzare in maniera critica ciò che accade.

3. Il condizionamento emotivo: dal piacere alla dipendenza

Dopo la prima fase di idealizzazione, il manipolatore inizia a introdurre micro-frustrazioni controllate, distacchi improvvisi, silenzi strategici.

A quel punto entra in gioco un altro meccanismo: l’apprendimento intermittente, lo stesso usato nei casinò e nei culti settari.

La dinamica è questa:
• un giorno ricevi 100 di attenzione,
• il giorno dopo 0.

Questo schema rende la vittima ancora più dipendente dalla validazione del manipolatore, perché il cervello cerca disperatamente di tornare al “picco dopaminergico” iniziale.

Questo effetto è così potente che può colpire:
• persone intelligenti,
• persone con buona autostima,
• persone con storie personali solide.

La manipolazione non colpisce perché “sei fragile”:
colpisce perché il meccanismo è neurobiologicamente progettato per funzionare.

4. Il parallelismo con i gruppi settari

Nei contesti settari, la strategia è identica:
• accoglienza travolgente,
• idealizzazione del nuovo arrivato,
• promessa di un’identità speciale,
• immersione totale nel gruppo,
• bombardamento di attenzioni, appartenenza, calore.

Il nuovo adepto vive una fase di euforia psicologica che riduce drasticamente:
• il senso critico,
• l’autonomia decisionale,
• la capacità di porsi domande basilari.

La persona non aderisce perché “debole”: aderisce perché il suo cervello è sotto l’effetto di un condizionamento emotivo neurobiologico potentissimo.

5. Perché anche i soggetti “strutturati” ne cadono vittime

Perché il love bombing bypassa la struttura personologica.
Non colpisce la parte razionale della persona,
colpisce direttamente i circuiti primordiali del piacere, dell’appartenenza, del legame.

È come una manovra chirurgica sul sistema limbico.

E nessuno (nessuno) è immune nei confronti di un’intossicazione emotiva se esposta con costanza, intensità e strategia.

6. La trappola finale: la progressiva normalizzazione dell’assurdo

Una volta che il legame dopaminergico si è consolidato, la vittima accetta:
• richieste fuori luogo,
• sacrifici eccessivi,
• rinunce pesanti,
• comportamenti incoerenti,
• forme di controllo sempre più invasive.

Non lo fa perché non vede.
Lo fa perché il cervello è stato neurochimicamente addestrato a interpretare quella relazione come essenziale per la propria stabilità emotiva.

Ed è esattamente ciò che accade nei culti:
la progressiva accettazione dell’inaccettabile.

Il love bombing funziona perché è un’operazione psicologica raffinata che sfrutta:
• la dopamina,
• il bisogno umano di connessione,
• l’apprendimento intermittente,
• la sospensione del giudizio razionale,
• la dipendenza emotiva indotta.

È un meccanismo perfettamente sovrapponibile a quello settario e rappresenta una delle strategie manipolative più insidiose e devastanti.

Ed è proprio per questo che la consapevolezza è l’unico antidoto.
Riconoscere ciò che accade nel cervello significa capire perché si cade e soprattutto come uscirne.

Indirizzo

Bovolone
37051

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa e Naturopata psicosomatico Federica Zanca:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram