Dott. Stefano Albano

Dott. Stefano Albano Dott. Stefano Albano, Psicologo, Psicologo dello Sport e Psicoterapeuta Transpersonale con esperienz Psicologo Psicoterapeuta Psicologo dello Sport

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13/02/2026

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🏔️ La Psicologia dello Sport arriva a Cortina d'Ampezzo!

Il potenziale di un atleta non si esprime solo attraverso i muscoli, ma nasce dalla mente. Siamo felici di invitarvi all'evento "La Psicologia dello Sport: la Bellezza della Mente", un appuntamento dedicato a scoprire come la preparazione mentale possa trasformare il talento in performance d'eccellenza.

In collaborazione con il CR Veneto FIPsiS, esploreremo i segreti della mente sportiva e il ruolo fondamentale dello psicologo dello sport.
📋 Cosa impareremo?

Chi è lo psicologo dello sport: scopriamo gli ambiti di applicazione, dal settore giovanile al professionismo.
Preparazione mentale: strumenti pratici per tradurre il proprio potenziale in risultati concreti sul campo.

🎤 I Relatori:
Interverranno professionisti del settore:
Sergotti Maria Chiara
Lorenzi Sonia
Rinco Francesca
Dagnino Massimo

📍 Dove e Quando:
📅 Sabato 21 Febbraio 2026 🕑 Ore 14:00 📍 Cortina d'Ampezzo (BL)

Non perdere l'occasione di approfondire il lato invisibile, ma decisivo, dello sport. Ti aspettiamo!

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07/02/2026

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Crolla ciò che è Disincarnato. Crolla ciò che non "regge" l’Umano.

Quello che sta accadendo davvero nel mondo non è solo una crisi economica, politica o culturale. Sta crollando un’idea di umano.
Sta crollando l’illusione che si possa vivere separati: separati dal corpo, dal limite, dal tempo, dagli altri.
Sta cedendo il mito dell’efficienza come misura del valore, della prestazione come identità, del controllo come sicurezza.
Crollano le narrazioni forti che promettevano salvezza: le ideologie, le appartenenze automatiche, le spiegazioni semplici per realtà complesse.
Crolla l’autorità che non è più credibile perché non è più incarnata.
Crollano le relazioni costruite sul ruolo e non sulla presenza.
Questo crollo riguarda le strutture simboliche che per decenni hanno sostituito l’esperienza viva dell’umano.
Crollano le narrazioni forti perché promettevano salvezza dall’alto, dall’esterno, senza chiedere un attraversamento personale. Ideologie, sistemi di pensiero, appartenenze automatiche hanno offerto identità pronte all’uso in cambio di obbedienza, semplificando ciò che è complesso, addomesticando l’ambiguità, anestetizzando il conflitto.
Ma l’umano non è riducibile a slogan: quando la realtà diventa troppo complessa, queste narrazioni smettono di reggere e si sgretolano.
Crolla l’autorità non incarnata: quella che parla senza vivere ciò che dice, che prescrive senza esporsi, che pretende adesione senza presenza.
L’autorità oggi non viene più riconosciuta per il ruolo, il titolo o la posizione, ma per la coerenza tra parola e vita.
Quando questa coerenza manca, l’autorità perde peso simbolico e diventa rumore.
Crollano infine le relazioni costruite sul ruolo: genitore, partner, professionista, guida, senza un reale esserci.
Le relazioni reggono solo se sono attraversate da presenza, responsabilità e contatto.
Quando restano solo funzioni, aspettative e doveri, si svuotano e collassano.
Questo crollo non è una degenerazione: è una resa dei conti con il reale.
Non sta venendo meno il senso.
Sta venendo meno ciò che si era sostituito al senso.
E ciò che resta chiede meno risposte e più verità vissute.
E questo crollo fa paura.
Perché quando crolla ciò che teneva insieme, emerge ciò che era stato messo a tacere: fragilità, solitudine, rabbia, smarrimento.

Ma non tutto sta crollando.
Resta ciò che non era mai stato garantito:
la relazione vera, la responsabilità personale,
la possibilità di stare nel limite senza disumanizzarsi.
Resta chi sceglie di abitare le soglie invece di scappare: chi non cerca colpevoli ma senso, chi non chiede certezze ma verità, chi accetta che l’umano non si aggiusta, si accompagna.
Resta la presenza.
Resta il corpo che sente.
Resta la parola che non seduce ma tiene.
Resta il gesto piccolo, quotidiano, non spettacolare.

Forse non stiamo assistendo alla fine del mondo.
Forse stiamo vivendo la fine di un mondo che non reggeva più l’umano.
E ciò che resta non fa rumore.
Ma è l’unica cosa da cui può nascere qualcosa di vero.

(Carlo D’Angelo - da "Voce delle Soglie")

Immagine: Opera di Christos Bokoros - "Tree and flames"

30/01/2026

Non è uno slogan motivazionale, ma un risultato misurato con gli stessi strumenti usati per valutare farmaci e terapie. L’esercizio fisico è una vera e propria terapia per cuore, cervello e gli altri organi, a supporto di quelle farmacologiche. Ciò è ormai dimostrato anche in malattie particolarmente insidiose come quelle psichiatriche. Muoversi riduce i sintomi psichici in modo clinicamente significativo, consentendo a volte anche una precoce sospensione dei trattamenti.

Se ne è parlato al XXVII congresso nazionale della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf). La Sinpf, che vede tra i suoi membri psichiatri, farmacologi, neurologi e psicologi, lancia un appello agli specialisti: prescrivere l’attività fisica con la stessa sistematicità di un farmaco per contrastare i disturbi d’ansia e la depressione, sia tra i giovani che tra i meno giovani.

L’articolo completo di Nicla Panciera su Salute

27/01/2026

Sono davvero felice di incontrare sempre più genitori che scelgono di formarsi sulle competenze e sulle abilità mentali.

Genitori che comprendono quanto sia importante offrire ai propri figli non solo un sostegno tecnico o logistico nello sport, ma un vero accompagnamento nella crescita come persone: nella gestione delle emozioni, della pressione, dell’errore, della fatica, delle aspettative.
Perché quando un ragazzo impara a conoscersi, a regolarsi, a stare dentro ciò che vive, non migliora solo la sua prestazione sportiva: matura, si rafforza, diventa più libero di esprimersi.

Allo stesso tempo, però, non posso nascondere un dispiacere che incontro sempre più spesso nel mio lavoro.

Esistono ancora tante resistenze. Difese secondarie molto forti. Giudizi a priori verso tutto ciò che riguarda il lavoro mentale, psicologico, educativo.
E purtroppo queste chiusure non restano neutre: ricadono direttamente sui figli.

I ragazzi si trovano così a ricevere messaggi contrastanti: da una parte allenatori e professionisti che cercano di aiutarli a crescere, dall’altra un clima di diffidenza, svalutazione o disinteresse. Questo crea in loro un malessere di fondo, una confusione interna che non permette di esprimersi pienamente né come atleti né come persone.

Lo sport può essere una palestra straordinaria di vita.
Ma solo se anche gli adulti intorno sono disposti a mettersi in gioco, a formarsi, a rivedere alcune convinzioni.

Perché crescere un figlio nello sport non significa solo accompagnarlo agli allenamenti.
Significa accompagnarlo nella costruzione della sua mente.

25/01/2026

Sceglietevi.
Sceglietevi con una disciplina che nasce da dentro, profonda e silenziosa, non urlata né esibita.
La disciplina interiore non è solo un insieme di abitudini: è un atto di cura verso se stessi e, allo stesso tempo, il regalo più grande che possiamo fare agli altri.

Quando vi prendete cura di voi, ascoltando il corpo, nutrendolo bene, muovendolo con rispetto, proteggendo la mente dal caos, state costruendo una base solida.

Una mente disciplinata non è rigida: è chiara, calma, presente.
È una mente che sa dire “no” alle distrazioni e “sì” a ciò che conta davvero.
È una mente che non si disperde, che non si esaurisce in reazioni impulsive o rimpianti inutili.
E proprio questa chiarezza interiore arricchisce tutti quelli con cui interagite.

Quando siete centrati, ascoltate meglio.
Quando siete riposati e curati, avete più pazienza, più empatia, più energia da dare.
Quando avete imparato a perdonarvi, diventate capaci di perdonare gli altri senza risentimento.
Quando la vostra disciplina vi ha reso affidabili con voi stessi, diventate affidabili anche per gli altri.

Non si tratta di diventare perfetti per meritare amore.
Si tratta di diventare interi, per poter amare meglio, partendo da voi.

La disciplina interiore è il ponte tra l’amore per sé e l’amore per il mondo.
È il “ti amo” che vi sussurrate ogni giorno con scelte piccole e costanti, sapendo che quel “ti amo” non rimane chiuso dentro di voi: si espande, tocca chi vi è vicino, rende le vostre relazioni più vere, più profonde, più generose.

Sceglietevi.
Non solo per voi.
Ma perché il mondo ha bisogno della versione più luminosa di ciò che siete.

(Sebastiano Alicata)

Immagine: Opera di Yehan Wang

La felicità non è un sostantivo. È un verbo.Non è qualcosa da raggiungere “una volta per tutte”.È il modo in cui conduci...
24/01/2026

La felicità non è un sostantivo. È un verbo.

Non è qualcosa da raggiungere “una volta per tutte”.
È il modo in cui conduci i tuoi processi ogni giorno.

È nelle relazioni.
Nel lavoro.
Nella salute.
Nella creatività.

Non esiste la felicità.
Esistono le felicità che stai coltivando.

E la domanda giusta non è:

“Sono felice?”

Ma:

“Quali felicità sto coltivando?”

Ho scritto questo articolo per Vita e Casa per proporre un cambio di sguardo che può cambiare molto più di quanto immagini.

Buona Lettura❤️

La felicità non è qualcosa che si possiede. È qualcosa che si pratica.Siamo abituati a pensarla come una meta finale:“Qu...
24/01/2026

La felicità non è qualcosa che si possiede.
È qualcosa che si pratica.

Siamo abituati a pensarla come una meta finale:
“Quando avrò questo, allora sarò felice.”

Ma la vita non funziona così.

La vita è fatta di intensità, relazioni, progettualità, modulazioni.

È fatta di molte felicità distribuite nelle diverse aree della nostra esistenza.

Per questo, nel mio nuovo articolo su Vita e Casa, propongo un cambio di prospettiva:

Non chiederti più “Sono felice?”
Chiediti invece:

“Quali felicità sto coltivando nella mia vita?”

Perché la felicità non è un risultato.
È il modo in cui stai vivendo il processo.

Buona lettura

12/01/2026
08/01/2026

Indirizzo

Via Della Macchia, 9 Villa 2 D
Bracciano
00062

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