Dott.ssa Paola Fraschetti Psicoterapeuta

Dott.ssa Paola Fraschetti Psicoterapeuta Psicoterapia per l'individuo, la coppia, la famiglia, nell'età adulta, adolescenza e terza età. An

"L'amore è forse quel delicato processo
attraverso il quale ti accompagno all'incontro
con te stesso" (Antoine de Saint-Exupèry). La frase che ho citato, ricorda l'amore verso i miei pazienti,
quando li accompagno a trovare sé stessi, nella complicata dimensione evolutiva della ricerca della propria identità. Il rapporto terapeutico nasce in un clima accogliente ed empatico, basato sulla condivisione delle proprie vulnerabilità, sulla crescita dell'intimità e sul dialogo.

Mangiare, per alcune persone, non è un gesto semplice.Non è automatico, né naturale.Non è un movimento neutro, ma fatico...
08/04/2026

Mangiare, per alcune persone, non è un gesto semplice.
Non è automatico, né naturale.
Non è un movimento neutro, ma faticoso.

Esiste un disturbo, chiamato ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), in cui una persona mangia molto poco o evita molti cibi, non per dimagrire.
Non riguarda l’immagine corporea.
Il punto non è il peso, ma il senso di sicurezza.

Per chi vive questa difficoltà, il cibo può essere percepito come:
– troppo intenso a livello sensoriale (consistenza, odore, sapore)
– associato a paura (soffocare, vomitare, stare male)
– oppure poco riconoscibile nei segnali corporei (scarso senso di fame)

In questi casi, il corpo attiva una risposta di protezione.
E mangiare può diventare un’esperienza carica di tensione.
Dall’esterno, però, questo spesso non si vede.

Si vedono solo etichette:
“è schizzinoso”
“non ha voglia”
“basta impegnarsi”
Non si tratta di volontà ma di un tentativo di regolazione, di sensibilità, di storia.

Con il tempo, questa difficoltà può portare a:
– carenze nutrizionali
– perdita di peso
– difficoltà nelle situazioni sociali

Ma soprattutto può portare a sentirsi sbagliati.

Ed è qui che il lavoro su questo comportamento diventa comprensione, consapevolezza per conoscere le cause e cercare di creare sicurezza, rispettando i tempi e accompagnare con gradualità.

Perché il cambiamento, nel rapporto con il cibo, passa dalla relazione al corpo e dal corpo alla relazione interna ed esterna.
Bisogna sentirsi al sicuro, prima di potersi aprire.

Se ti riconosci in queste parole, non sei difficile e non sei sbagliato. Stai cercando, come puoi, di stare bene.

E da lì possiamo iniziare.

🤍




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Oggi è la Giornata Mondiale dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).Anoressia, bulimia, binge eating e a...
15/03/2026

Oggi è la Giornata Mondiale dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Anoressia, bulimia, binge eating e altri disturbi alimentari non sono semplicemente problemi legati al cibo o al peso.
Sono forme di sofferenza psicologica profonde, che spesso hanno a che fare con il modo in cui una persona vive se stessa, il proprio valore e le proprie emozioni.

Molte persone che ne soffrono provano vergogna, senso di colpa e solitudine.
Temono di essere giudicate dagli altri.

Ma spesso il giudizio più duro è proprio quello che si rivolgono a se stesse.

Questo porta molte persone a nascondere il problema, a chiudersi sempre di più, cercando di controllare da sole qualcosa che diventa sempre più difficile da gestire.

Per questo i disturbi alimentari raramente si risolvono senza un aiuto adeguato.

Un percorso di cura permette di comprendere il significato di quel comportamento, lavorare sulle emozioni e costruire un rapporto più sicuro con se stessi e con il proprio corpo.

💜 Non restare solə. Chiedere aiuto è possibile.

Elisa Matani Francesca Quarti Angela Cervoni
15/03/2026

Elisa Matani Francesca Quarti Angela Cervoni

Oggi è la Giornata Mondiale dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).Anoressia, bulimia, binge eating e a...
15/03/2026

Oggi è la Giornata Mondiale dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Anoressia, bulimia, binge eating e altri disturbi alimentari non sono semplicemente problemi legati al cibo o al peso.
Sono forme di sofferenza psicologica profonde, che spesso hanno a che fare con il modo in cui una persona vive se stessa, il proprio valore e le proprie emozioni.

Molte persone che ne soffrono provano vergogna, senso di colpa e solitudine.
Temono di essere giudicate dagli altri.

Ma spesso il giudizio più duro è proprio quello che si rivolgono a se stesse.

Questo porta molte persone a nascondere il problema, a chiudersi sempre di più, cercando di controllare da sole qualcosa che diventa sempre più difficile da gestire.

Per questo i disturbi alimentari raramente si risolvono senza un aiuto adeguato.

Un percorso di cura permette di comprendere il significato di quel comportamento, lavorare sulle emozioni e costruire un rapporto più sicuro con se stessi e con il proprio corpo.

💜 Non restare solə. Chiedere aiuto è possibile. anoressia

Rimuginare non è solo “pensare troppo”.È il modo in cui il nostro corpo resta in allerta, quando non si sente al sicuro....
09/03/2026

Rimuginare non è solo “pensare troppo”.
È il modo in cui il nostro corpo resta in allerta, quando non si sente al sicuro.
A volte abbiamo imparato questa modalità osservando i nostri genitori, in un tipico processo di copia; altre volte l’abbiamo costruita per proteggerci da esperienze difficili che ci hanno tolto sicurezza e fiducia.
Riconoscere i condizionamenti, sentire e dare voce alle emozioni, significa permettere al corpo di disattivare il suo allarme interiore.
Quando il corpo ritrova la sicurezza,
anche la mente può riposare e attivare il sistema calmante.

Ci sono messaggi che non vengono detti apertamente, ma che si imprimono nel corpo e nel Sé del bambino.“Non vali per ciò...
07/03/2026

Ci sono messaggi che non vengono detti apertamente, ma che si imprimono nel corpo e nel Sé del bambino.
“Non vali per ciò che sei, ma per quanto riesci a rispondere ai miei bisogni, alle mie aspettative, al mio giudizio.”
Quando questo messaggio diventa il clima relazionale abituale, il bambino non può che adattarsi. Non perché sia fragile,
ma perché dipende dalla relazione per sopravvivere.
Da qui nascono difese diverse:
la grandiosità che protegge dal sentirsi sbagliati, la dipendenza che tenta di non perdere l’altro.
In psicoterapia non lavoriamo contro queste strutture, ma incontrando, comprendendo e accogliendo, la solitudine che le ha rese necessarie.
La cura inizia quando qualcuno guarda quel bambino, oggi adulto, per restituirgli un’esperienza nuova: essere visto senza giudizio e senza dover dimostrare nulla.
🦉













La dipendenza affettiva non nasce “all’improvviso”, ma è la continuazione di un apprendimento nato durante il legame di ...
07/03/2026

La dipendenza affettiva non nasce “all’improvviso”, ma è la continuazione di un apprendimento nato durante il legame di attaccamento in età evolutiva: un genitore disponibile a tratti, secondo motivazioni non chiare al bambino. Un amore espresso come qualcosa di incerto, che assume il significato che "come persona di non sono abbastanza", e per essere amato "devo essere come penso che loro mi vorrebbero" ( ma non è mai abbastanza).
Quando nelle prime relazioni l’affetto è stato irregolare, a volte presente, a volte assente, il sistema di attaccamento impara a restare in allerta.
E in età adulta può succedere questo: quando l’altro si allontana sprofondi nel dubbio (“ho sbagliato io”, “non sono amabile”" è solo colpa mia"), inizi a rileggere messaggi e silenzi, a cercare la frase giusta, il gesto giusto, pur di non perdere il legame.
Quando poi l’altro si riavvicina, arriva sollievo, quasi euforia, e la mente riscrive tutto: “è una persona meravigliosa”, “il problema ero io”.
E poi di nuovo distanza, e di nuovo crollo.

Queste montagne russe non sono amore.
Sono un legame costruito sull’irregolarità: piccole dosi di presenza che tengono agganciati tra speranza e dolore.

Ma sappiamo ormai ( lo sappiamo?), che l’amore sano non attiva dipendenza, ma sicurezza, definizione, stabilità, chiarezza.

Per uscire da questa dinamica non basta “capire” l’altro e non possiamo contare sul cambiamento di chi ci rende instabili.
La strada è lavorare, in prima persona, sul nostro vuoto e sul nostro bisogno di sicurezza, riparando interiormente ciò che è mancato nell’attaccamento: far crescere dentro di noi un senso di amorevole accettazione, limiti chiari e dignità affettiva.
Quella base interna che ci permette di scegliere relazioni dove non si rincorre più il partner, ma ci si incontra in una dimensione relazionale basata sulla reciprocità.




Diventare consapevoli, in psicoterapia, non è “dimenticare”, ma riconoscere, trasformare e rimarginare.Le ferite si chiu...
05/03/2026

Diventare consapevoli, in psicoterapia, non è “dimenticare”, ma riconoscere, trasformare e rimarginare.
Le ferite si chiudono e resta una cicatrice:
una memoria del corpo e della nostra storia, che ci diventa anche utile, perché ci ricorda la strada che abbiamo fatto e l'esperienza vissuta.
E sì, può ti**re e fare un pò male, quando incontriamo qualcosa che ci risuona: un tono, una distanza, una dinamica già vista.
La differenza è che oggi puoi scegliere.
Puoi essere empatico/a, se la situazione lo richiede e lo permette e sei comoda/o.
Oppure puoi prendere le distanze, quando non è sicuro e non ti senti a tuo agio.
Sentir ti**re la o le cicatrici, non significa tornare indietro, ti ricordaciò che hai superato, quanto sei cresciuto/a, e dove non vuoi più ricadere.
Essere cresciuta/o non significa non soffrire, ma non perdersi più dentro quel dolore, significa sentire il colpo, ma poter scegliere di restare centrati.

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Ci sono momenti dell’adolescenza in cui l’intensità emotiva è tipicamente alta e confusa.Gli adolescenti stanno cercando...
05/03/2026

Ci sono momenti dell’adolescenza in cui l’intensità emotiva è tipicamente alta e confusa.
Gli adolescenti stanno cercando se stessi, stanno provando a definire i propri confini, la propria identità.
In questi momenti non si possono permettere di ammettere di avere bisogno dei genitori, perchè hanno bisogno di sentirsi capaci, ma sono ancora sulla via della sperimentazione e della definizione.
Per questo possono sembrare distanti, oppositivi, a volte persino duri.
Tuo figlio può scansarti, respingerti, parlare male.
Non perché tu non serva più, ma perché cerca di essere indipendente.
Eppure il bisogno di te resta.
Resta anche quando non viene espresso.
Resta anche quando viene negato.
Il compito del genitore, in questa fase, non è inseguire né ritirarsi.
È rimanere emotivamente disponibile.
Sapere che arriverà il momento in cui tuo figlio o tua figlia tornerà a cercarti,
e farsi trovare lì, per ascoltare, non per aggiustare, per sostenere, non per sostituirsi, per trasmettere fiducia, non controllare.
Perché tu lo sai: anche quando ti respinge, tu SEI ancora, la sua base sicura.

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Quando un bambino ha un rapporto difficile con il cibo, spesso l’attenzione si concentra solo sull’alimentazione.Ma nell...
04/03/2026

Quando un bambino ha un rapporto difficile con il cibo, spesso l’attenzione si concentra solo sull’alimentazione.
Ma nella realtà clinica sappiamo che il comportamento alimentare dei bambini raramente riguarda solo il cibo e lo stile di vita, ma riguarda le emozioni.
Un bambino può usare il cibo come via di fuga dalle emozioni, per calmarsi, per riempire un vuoto, per gestire la tristezza, la frustrazione o un senso di solitudine.
I bambini non hanno ancora gli strumenti per comprendere e spiegare quello che provano, e quando le emozioni non trovano parole, possono trovare altre strade per esprimersi. Una di queste può essere il rapporto con il cibo.
Per questo la domanda più importante non è solo:
“Cosa sta mangiando?”
Ma anche:
“Come sta davvero mio figlio?”
A volte i genitori non si accorgono dello stato emotivo dei propri figli, perché, spesso, anche gli adulti faticano a riconoscere le proprie emozioni.
Le evitano, le spostano, le negano o le agiscono. Non sempre hanno imparato ad accoglierle, comprenderle e a verbalizzarle.
Eppure i bambini imparano a riconoscere e regolare le emozioni proprio nella relazione con gli adulti che si prendono cura di loro.
È attraverso questa relazione che si sviluppa la co-regolazione emotiva.
Anche i genitori possono avere bisogno di acquisire strumenti.
Percorsi di sostegno alla genitorialità, di psicoeducazione, di psicoterapia, di possono aiutare a comprendere meglio i propri figli e ad acquisire consapevolezza, abilità e strumenti per riconoscere le emozioni, accoglierle e accompagnare i bambini verso uno sviluppo emotivo più equilibrato.
Perché dietro molti comportamenti dei bambini non c’è solo un comportamento da correggere.
C’è un’emozione che cerca di essere vista e compresa.
E a volte il cibo diventa semplicemente
il modo in cui un bambino prova a gestire ciò che sente.


















Gli schermi possono intrattenere, calmare per un momento, aiutare nelle giornate difficili.Ma non possono dare ciò che n...
10/12/2025

Gli schermi possono intrattenere, calmare per un momento, aiutare nelle giornate difficili.
Ma non possono dare ciò che nutre davvero la crescita emotiva di un bambino: la relazione.
La regolazione delle emozioni, la capacità di tollerare la frustrazione, la sicurezza interna, nascono nello scambio umano, non nella luce di un display.
Un tablet può occupare il tempo.
Tu puoi dare significato, presenza, contatto.
Il problema non è la tecnologia in sé.
Il rischio nasce quando lo schermo diventa una scorciatoia emotiva:
quando prende il posto dell’attesa, della noia creativa, del limite, dello sguardo che rassicura.
Un bambino non ha bisogno di un dispositivo che risponda al posto suo.
Ha bisogno di te, della tua voce, della tua regolazione, della tua capacità di restare.
E questo, nessuna app potrà mai sostituirlo. Tu ora sei la sua base sicura e grazie alla tua presenza di qualità, anche tuo figlio o tua figlia, potranno crescere sentendosi visti, sentendosi amati, considerati, sviluppando, nel tempo, una base sicura propria.

Durante le feste di solito immaginiamo che il cibo, le tavolate e la convivialità siano momenti piacevoli per tutti.😢Ma ...
10/12/2025

Durante le feste di solito immaginiamo che il cibo, le tavolate e la convivialità siano momenti piacevoli per tutti.
😢Ma per chi vive un rapporto difficile con il cibo e con il proprio corpo, anche un semplice panettone può diventare fonte di ansia, pressione, vergogna.😔
Quello che dall’esterno appare come “stranezza”, ritiro o difficoltà, spesso è il modo più sicuro che quella persona ha trovato per proteggersi da emozioni troppo intense.
💜Per comprenderlo davvero serve fare un passo indietro, osservare senza giudizio, lasciare spazio alle sfumature.
Perché dietro un comportamento che sembra incomprensibile può esserci una storia, una fatica, una paura che non vuole essere vista… ma che vorrebbe essere capita.
➡ A Lillarmonia, il centro per i disturbi alimentari di Bracciano (RM), accompagniamo, anche online, ogni persona proprio a partire da lì:
🗝 dal punto in cui ciò che spaventa può essere accolto e reso dicibile, senza semplificare e senza forzare.Se riconosci qualcosa di tuo in queste parole, contattaci in DM per un primo confronto.
🔵 A Lillarmonia possiamo aiutarti a dare senso a ciò che stai vivendo. ---------------------------------------------------------------------------------------------


















Indirizzo

Lavoro Sia In Studio Che Online
Bracciano
VIATRENTO

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
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Our Story

Sono Psicologa, esperta di Psicologia Clinica e della Famiglia, con competenze in Tecniche di Gestione del Peso Corporeo. Nella mia attività di psicologa lavoro grazie alle tecniche del Counseling Psicologico.