23/10/2023
Seguendo le presentazioni di Freud durante le conferenze di Boston procediamo in modo lineare nella scoperta della tecnica psicoanalitica. É in quest’occasione che, durante la terza conferenza del 7 Settembre 1909, Freud afferma: “L’interpretazione dei sogni è in realtà la via regia per la conoscenza dell’inconscio”*.
Si tenga presente che Freud, come egli stesso ha dichiarato, non si è mai approcciato al sogno dal versante del misticismo, pur riconoscendone tale valore nell’antichità.
Per Freud, l’interpretazione dei sogni – su cui ha pubblicato un intero testo nel 1899 – è il fondamento sicuro su cui si basa la psicoanalisi, nonché la pratica su cui ogni futuro analista dovrebbe concentrarsi maggiormente. Freud sostiene che la produzione onirica possegga tutte le caratteristiche della malattia mentale, pur essendo però perfettamente compatibile con la piena salute dello stato di veglia. L’abitudine a dimenticare i sogni appare collegata alle: “[…] immorali e sfrenate tendenze che in certi sogni affiorano apertamente.”**, ed all’assurdità ed insensatezza di altri che quindi riteniamo non valga la pena ricordare.
Freud mette in luce come i sogni dei bambini molto piccoli, a partire da un anno e mezzo, siano molto semplici nei contenuti e facili da spiegare. Il bambino, dice Freud, sogna sempre l’appagamento dei desideri che il giorno prima (giorno del sogno) sono rimasti insoddisfatti. Non occorre quindi alcuna finezza interpretativa, basta informarsi sulle esperienze del giorno prima.
Il sogno rappresenta sempre, secondo la teoria freudiana, l’appagamento di un desiderio rimasto insoddisfatto; anche i sogni dell’adulto per quanto questi appaiano differente, sopratutto per linearità dei contenuti, da quelli del bambino che l’adulto fu un tempo. Da cosa dipende tale differenza di contenuti? Per Freud, sul materiale onirico, agiscono le stesse forze psichiche che portano alla formazione del sintomo e che si sviluppano parallelamente all’esperienza di vita del soggetto.
*Cinque conferenze sulla psicoanalisi, S. Freud, 1909, Bollati Boringhieri (1975) p.49.
** Ivi, p.51.