27/03/2026
A seguito del recente fatto di cronaca accaduto a Trescore condividiamo la riflessione di Pellai
MENTRE TI UCCIDO, TI RIPRENDO: VIVERE IMMAGINANDOSI PROTAGONISTI DI UNA CHALLENGE ESTREMA
Un tredicenne entra a scuola, quando ancora non sono iniziate le lezioni. In mano ha un coltello; appeso al collo ha uno smartphone da cui ha fatto partire una diretta che riprende in tempo reale ciò che sta per fare. Il ragazzo assale la propria professoressa di francese. La accoltella al collo e al petto e solo la prontezza dell’intervento medico - tramite elisoccorso - le salva la vita. Il ragazzo viene fermato e poi condotto in questura. Racconta che il suo gesto è dovuto al fatto che la professoressa gli ha dato un voto più basso di quello che secondo lui, si sarebbe meritato. Inoltre, in un litigio con un compagno, ha preso le difese dell’altro. Tutto questo, nella sua visione delle cose, giustifica un tentato omicidio.
La sua azione criminale non è il risultato dell’impulso rabbioso. È invece un progetto studiato in ogni particolare. Il ragazzo si reca a scuola con una felpa che riporta la scritta “vendetta”. Con sé ha anche una pi***la scacciacani. A casa si è procurato, probabilmente tramite acquisti online, materiale esplosivo per produrre un ordigno che, per fortuna, non ha mai portato a termine. Sembra di assistere al copione di un video youtube di una challenge estrema, ovvero quei video in cui ci sono giovanissimi che si riprendono mentre fanno cose molto pericolose con cui dimostrano al mondo il loro “presunto” coraggio.
Tutta questa vicenda mette in scena le peggiori ansie genitoriali ed educative del terzo millennio. Che cosa sta accadendo ai giovanissimi? Per quale motivo si muovono nella realtà, immaginando di essere i protagonisti di un film, in cui agiscono copioni criminali che avranno conseguenze enormi sul loro tragitto esistenziale? La cronaca afferma che il tredicenne, fermato quasi subito dopo il suo f***e gesto, una volta portato in presidenza, ha pianto copiosamente probabilmente essendosi reso conto dell’enormità di ciò che aveva compiuto. Ecco: questo è, secondo me, il fermo-immagine su cui concentrare le nostre riflessioni educative.
La preadolescenza è un’età in cui il funzionamento della mente spinge ad agire senza averci “pensato su”.
Ogni giorno il cervello dei minori in crescita galleggia in un brodo digitale in cui si gioca per ore con videogiochi sparatutto, si ascoltano canzoni piene di riferimenti violenti e sprezzanti nei confronti di tutto e tutti, si guardano video estremi dove tutto è centrato sul valore della potenza. E’ così che muore la possibilità di generare competenza emotiva, cognitiva e socio-relazionale. Così un cervello che ancora non sa come si sta al mondo, si abitua a pensarsi onnipotente e progetta azioni distruttive, trasgressive, a volte criminali come in questo caso.
I ragazzi oggi nutrono il loro cervello di violenza e bruttezza. Il male arriva alle menti di chi cresce molto più del bene. I modelli negativi sembrano più popolari e vincenti di quelli positivi, così che avere in mano un coltello può apparirti più vantaggioso – a livello identitario – che avere in mano un libro. E’ in questo modo che si agisce quello che si sente, senza pensarci su. Per poi magari piangere a dirotto, una volta compiuto il danno, perché ci si accorge che la vita reale non funziona come la video dentro youtube.
MA LA DOMANDA SUL QUALE RIFLETTERE É PROPRIO QUESTA:
Di cosa c’è bisogno?